L’uscita dalla crisi economica diventi la vera priorità delle amministrazioni locali

Illuminante è il sito web della Provincia di Modena. Il tema della crisi economica e dell’aumento della disoccupazione non compare! Nella home page non c’è nulla che faccia pensare che stiamo vivendo la crisi economica più drammatica da ottant’anni a questa parte. Amministratori tutt’altro che depressi (vedi) vogliono forse evitare un’ulteriore “depressione” dell’umore dei cittadini? Eppure la crisi è ancora qua e, come sappiamo da tempo, colpisce soprattutto i giovani (vedi).

Tasso di disoccupazione in provincia di Modena, anni 2004-2013 (elaborazione su dati della Provincia di Modena).

Tasso di disoccupazione in provincia di Modena, anni 2004-2013 (elaborazione su dati della Provincia di Modena).

[1] In provincia di Modena il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato (dal 3,5-3,7% del periodo pre-crisi al 7,6% del 2013) e sta tuttora crescendo (nel secondo trimestre 2014 le persone in cerca di lavoro in Emilia-Romagna sono cresciute dello 0,7% rispetto ad un anno prima). Le persone in cerca di occupazione erano 11.829 nel 2004, ma erano salite a 25.706 nel 2013. Stiamo vivendo una lenta ma progressiva “great recession”. Ma le istituzioni pubbliche evitano di parlarne. O meglio, politici ed amministratori si rappresentano impegnati a fronteggiare la crisi (sin qui con risultati del tutto deludenti, in verità), ma preferiscono non fornire ai cittadini le informazioni per farsi un’idea sufficientemente precisa della crisi: come e chi colpisce, quali effetti produce, come le famiglie vi si adattano o reagiscono. E così via. In modo del tutto singolare, ad esempio, l’attività dell’osservatorio provinciale sul lavoro è rallentata con la crisi economica (vedi)! Proprio quando c’era bisogno di un maggiore impegno di analisi e di comunicazione (comunicare la crisi economica significa infatti agevolare un mutamento d’opinione che potrebbe rendere più facile un più radicale cambiamento nell’allocazione delle risorse pubbliche). Meglio invece – debbono aver pensato in Provincia – puntare su Mimmo Jodice e Kenro Izu (due delle numerose mostre su cui la Provincia, invece, fa comunicazione). Ma anche questa strategia comunicativa – sempre ammesso che di strategia si tratti (e non semplicemente di incapacità o pavidità) – impone infine un prezzo all’intera comunità: contribuisce a mantenere l’illusione che la crisi sia tollerabile e passeggera. Ma così non è. La contrazione dei redditi, dei consumi (vedi), del patrimonio (qui una news interessante sui compro-oro: vedi) sta progressivamente toccando strati sociali sempre più ampi a seguito di una sorta di effetto domino.

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Tasso di disoccupazione giovanile in Italia. Serie trimestrale (gennaio 2007 – luglio 2014). Grafico tratto da A.Rosina, Meno promesse e più fatti sul lavoro dei giovani, LaVoce.info, 5 dicembre 2014.

[2] L’Italia in crisi non è paese per giovani. Gli effetti, infatti, non colpiscono in modo omogeneo tutte le generazioni. E’ chi deve entrare ora nel mercato del lavoro (un mercato del lavoro che offre meno posti, posti meno stabili, lavori meno retribuiti) che “paga” il prezzo maggiore. E’ chiaro da tempo (vedi). Ed ogni ricerca lo conferma. “È ormai assodato che gli effetti della crisi iniziata nel 2008 sono stati molto severi per le fasce di età più giovani, che più delle altre hanno perduto il lavoro o non riescono a trovarne uno, o ricevono salari d’ingresso molto inferiori a quelli dei loro genitori” – così Massimo Baldini su LaVoce.info (vedi). Difficile trovare dati aggiornati sul tasso di disoccupazione giovanile a livello provinciale (ma anche regionale) – e già questo è indicativo del cono d’ombra che le istituzioni locali preferiscono gettare sul tema. Ma i dati di livello nazionale dicono che la situazione è drammatica: “Il tasso di disoccupazione giovanile, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, è salito al 43,3 per cento. Si tratta dei valori peggiori mai incontrati dalle generazioni del secondo dopoguerra” (vedi).

A_incontro_bilancio[3] Anche l’Unione Terre di Castelli, assieme agli enti locali del territorio e ad istituzioni come la Fondazione di Vignola, deve cambiare le proprie politiche di settore e la “strategia” comunicativa sul tema. Patti, accordi, tavoli, fondi anti-crisi: negli ultimi anni ne abbiamo visti di ogni sorta. Ma non c’è un documento – uno che sia uno – che dice cosa è stato ottenuto, se le misure aggiuntive introdotte hanno funzionato, cosa hanno prodotto le risorse messe in campo o anche solamente “cosa abbiamo imparato a livello locale sul management della crisi”. Niente di tutto ciò. Il tema della progettazione trasparente e della rendicontazione comprensibile qui (come altrove) non è ancora giunto. Ma bisognerà fare finalmente un salto di qualità!

  • Bisognerà, innanzitutto, iniziare a dire che si metterà ogni energia (e tutte le risorse possibili, rivedendo allocazioni improntate a sostanziale continuità) nello “sviluppo locale”, anche recuperando visioni più lungimiranti (ovvero ambientalmente sostenibili). Il primo passo fatto dalla Fondazione di Vignola è importante, ma è insufficiente in termini di risorse (vedi) e deve inoltre essere accompagnato da un’azione di sistema degli enti locali che ad oggi non c’è (è su questi temi che dovrebbe accendersi il dibattito locale).
  • Inoltre bisognerà finalmente adottare un diverso stile di governo: chiara definizione degli obiettivi dell’azione locale (ed anche su questo si potrebbero fare cose interessanti in termini di partecipazione) e puntuale rendicontazione circa l’efficacia delle politiche pubbliche. Esiste da tempo un “ufficio di piano” incardinato nella struttura del welfare locale – lo si faccia lavorare anche su questi temi (ed anche qui con un occhio all’informazione ai cittadini: quegli esseri vocianti, ma anche pensanti, che stanno fuori dal “palazzo”). I momenti cruciali per reimpostare l’azione delle amministrazioni locali sono alle porte: innanzitutto il bilancio di previsione 2015 dei comuni e dell’Unione Terre di Castelli. Se ne inizia a parlare ora: la presentazione/discussione dello schema di bilancio di previsione avrà luogo presso la Consulta economica e del lavoro giovedì 17 dicembre (vedi; a proposito: non si era detto in seduta pubblica?) e, per Vignola, in un incontro pubblico giovedì 18 dicembre, ore 20.30, nella rinnovata sala consiliare. E’ bene “cogliere l’attimo”.
Una vignetta di Altan

Una vignetta di Altan

PS Dal Report sul mercato regionale del lavoro nel 2° trimestre 2014 (vedi): “Rispetto al secondo trimestre 2008 ciò che colpisce maggiormente è l’aumento delle persone in cerca di occupazione: l’Emilia-Romagna passa da 66 mila a 163 mila disoccupati facendo segnare un incremento (+146,2%), superiore sia rispetto al Nord Est (+114,7%) che all’Italia (+84,6%).

PPS Sul tema della promozione di posti di lavoro qualificati per i giovani si veda anche l’articolo di Dario Braga, prorettore alla ricerca dell’Università di Bologna: “L’Italia ha bisogno di un Jobs Act della ricerca”, Il Sole 24 Ore, 6 dicembre 2014 (pdf).

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Una risposta a L’uscita dalla crisi economica diventi la vera priorità delle amministrazioni locali

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Unioncamere Emilia-Romagna, in collaborazione con Prometeia, propone un miglioramento prospettico della crescita, che nel 2015 potrebbe salire all’1,0 per cento.” Come sempre le previsioni servono anche per nutrire la speranza, anche se basta leggere poco più oltre per capire che non si tratta affatto di “uscita dalla crisi” (per l’Emilia-Romagna), come afferma il titolista. Visto che, “quanto al mercato del lavoro, nonostante la ripresa, il quadro resta cupo. Il tasso di attività scenderà dal 47,3 al 46,8 per cento.” Uscire dalla crisi economica con un mercato del lavoro che non migliora? Una pia illusione.

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2014/30-dicembre-2014/prometeia-2015-emilia-fuori-crisi-pil-piu-1percento-230786191977.shtml

    Vedi però anche: “La provincia di Bologna ha superato i 96mila disoccupati, registrando un aumento del 13% rispetto a fine dicembre 2013 e del +138% a fine 2008.”

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2014/29-dicembre-2014/crisi-senza-fine-bologna-2008-disoccupazione-cresciuta-138percento-230781795699.shtml

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