1915-2015. Si farà qualcosa a Vignola per ricordare la prima guerra mondiale?

Un po’ dappertutto ci si appresta a “celebrare” il centenario della Prima Guerra Mondiale, la ricorrenza dell’entrata in guerra, a conflitto già avviato, il 24 maggio 1915. La mobilitazione toccò allora l’intero paese. Chi al fronte. Chi a casa, ma partecipando delle vicende di guerra tramite il coinvolgimento di famigliari ed amici, tramite il vivere un’economia di guerra (razionamento e prezzi calmierati, aumento del lavoro femminile, sostegno economico allo sforzo bellico, ecc.), tramite la diffusione della propaganda. In un qualche modo la grande guerra coinvolse tutti. “Chi non può dare il braccio dia i beni / per esser degno / dei padri che iniziarono / dei figli che compiono / i destini d’Italia!” – queste le parole del Re di allora, Vittorio Emanuele III, da subito utilizzate per confezionare materiali di propaganda.

Cartolina postale propagandistica, con il proclama del Re del 25 maggio 1915.

Cartolina postale propagandistica, con il proclama del Re del 25 maggio 1915.

[1] Anche Vignola e la sua comunità partecipò al conflitto. Ed alla fine le autorità cittadine “certificarono” che i caduti vignolesi furono 150 (109 caduti in operazioni militari al fronte, 41 che pur non morendo nel corso di operazioni militari non fecero ritorno dalla guerra) – questo è il conteggio ufficiale risultante dall’opuscolo stampato dall’amministrazione comunale nel 1923 in occasione dell’inaugurazione del monumento ai caduti (realizzato dallo scultore vignolese Luigi Bondioli). I nomi dei 109 caduti in guerra sono iscritti nel basamento del monumento stesso. Al censimento del 1911 la popolazione vignolese risultava di 5.718 unità; le vittime (dirette) della guerra furono dunque circa il 3%.

A_Cartolina vinceremo 1a[2] Avendo mancato iniziative di rilievo in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia (vedi), non sarebbe male cogliere l’occasione di questa nuova ricorrenza per dare uno sguardo alla comunità di allora, al modo in cui essa riuscì a “metabolizzare” i tre anni e mezzo di conflitto (di quella che era stata spacciata all’inizio come una sorta di guerra-lampo), al modo in cui i fatti della guerra e la comunicazione sulla guerra trasformarono anche la nostra comunità assieme al resto del paese. Il modo migliore per fare ciò è richiedere direttamente ai cittadini vignolesi di mettere a disposizione le testimonianze di quegli anni (oggetti, documenti, lettere, espressioni della vita quotidiana dei vignolesi al fronte o della popolazione rimasta in paese). Fare parlare la Vignola di allora, le tribolazioni materiali e le sofferenze, l’adesione oppure l’ostilità alla guerra, le speranze di riunire la famiglia e di una vita migliore, la comprensione (o meno) della politica nazionale, le aspettative circa il futuro del paese. Comprenderne azioni e pensieri – questo dovrebbe essere l’obiettivo. E così provare a “misurare” i cambiamenti intervenuti da allora: nella struttura sociale, nell’economia, nella mentalità. Le differenze “tra noi e loro”. Con alcuni “fili rossi”, però. Uno di questi potrebbe essere la cultura civica o civico-politica, ovvero le “lenti” con cui venivano interpretati gli avvenimenti di quegli anni e che guidava i comportamenti quotidiani sia al fronte, che in città. Insomma, le idee, la mentalità, la cultura vissuta – e come questa ha guidato i vignolesi di allora nella lettura degli eventi e nell’adattarsi alla realtà della guerra.

A_Cartolina salvatemi 1b[3] “Degna corona di eroi, il vostro nome, legato ad un’opera d’arte che un valoroso concittadino [Luigi Bondioli], superstite compagno di trincea, trasfuse nel bronzo eterno, voi sarete testimoni austeri e silenziosi, della nostra fede operante, voi sarete la base granitica sulla quale questa e le future generazioni innalzeranno i valori della Nazione.” E’ un brano dell’introduzione, firmata dal presidente del Comitato del Parco delle Rimembranze e del Monumento ai Caduti, Dott. Paolo Ripandelli Martuzzi (anche primo sindaco fascista di Vignola), all’opuscolo “Vignola ai suoi caduti”, stampato in occasione dell’inaugurazione del parco e del monumento (entrambi erano ubicati nell’attuale Corso Italia) il 15 luglio 1923. Cosa sappiamo di quella “base granitica”? Chi erano le 150 vittime di guerra? E quanti erano (e chi erano) coloro che vennero chiamati al fronte (o invece ci andarono da volontari)? Sappiamo che anche diversi componenti del consiglio comunale di allora vennero arruolati nell’esercito – tra di loro anche il consigliere Muzzioli cav. Rag. Pietro, già sindaco di Vignola (cfr. Giuliano Grandi, Cronache della comunità di Vignola, vol.II 1900-1945, Vignola, 2014, p.55). Qualcuno partì volontario. Tra questi anche Gollini Carlo (figlio di Eugenio, titolare dell’omonima pasticceria), classe 1897, soldato volontario di guerra del 38° fanteria e che morì a Vignola il 20 luglio 1918 per la tubercolosi contratta al fronte. Tra i caduti non solo figli di contadini, ma anche della borghesia di allora, come l’Avv. Prof. Luca Antonio Tosi Bellucci (morto il 7 luglio 1916 a Sagrado, in provincia di Gorizia), unico erede maschio di quel Giacomo Tosi Bellucci che nella seconda metà dell’ottocento aveva fatto edificare la sontuosa Villa Braglia (vedi), che per quest’interruzione della linea maschile non riuscirà a mantenere l’antica gloria. La maggior parte dei caduti non aveva più di 25 anni.

A_Cartolina si arrenderanno 2c[4] Non solo coloro partiti per il fronte, ma l’intera comunità vignolese “visse” la guerra. L’entrata in guerra dell’Italia, infatti, determinò profonde trasformazioni anche sulla vita di coloro che erano “rimasti a casa”. L’interruzione delle relazioni economiche con i paesi nemici, le difficoltà della normale attività economica, l’impiego di manodopera femminile per riempire i vuoti lasciati da coloro chiamati al fronte, la riconversione di attività industriali civili a sostegno dello sforzo bellico, il razionamento dei beni scarsi (venne ridotta la pubblica illuminazione ed in alcuni casi vietata quella privata di notte) – questi ed altri fenomeni caratterizzarono l’economia e la vita negli anni di guerra. Le iniziative dell’amministrazione comunale per assicurare i rifornimenti alimentari e per contrastare i fenomeni speculativi ed il mercato nero sono descritti in Giuliano Grandi, Cronache della comunità di Vignola, vol.II 1900-1945, Vignola, 2014, pp.56-61. Sappiamo inoltre che la vicina fabbrica della SIPE incrementò l’attività produttiva, accrescendo l’impiego di manodopera femminile. Ma più in generale tutta la società venne “mobilitata”, fu cioè chiamata a supportare lo sforzo bellico: alcuni comuni dovettero dare ospitalità alle truppe sia dirette al fronte, sia in ripiegamento dopo la disfatta di Caporetto. Gli ospedali civili vennero destinati ad accogliere i soldati feriti e dove questi non bastavano vennero attrezzati locali ad hoc: a Vignola l’ospedale civile, con i suoi 170 posti letto, era posto alle dipendenze dell’ospedale militare di Bologna; in aggiunta venne attrezzato un ospedale militare sussidiario nell’edificio a fianco del campanile. Dappertutto si costituirono “comitati locali” per le necessità del momento (in genere sollecitati dall’alto): di preparazione civile e di soccorso; pro Gorizia redenta (così a Modena); pro prestito nazionale per sostenere finanziariamente lo sforzo bellico (vi entrò a far parte anche il parroco di Vignola); per gli orfani di guerra; per l’accoglienza dei profughi ed il sostegno delle famiglie nei territorio occupati dagli austriaci; e così via.

A_Cartolina prestito nazionale 1c[5] Questa costante “mobilitazione” a sostegno della guerra è descritta spesso anche come “fronte interno” (vedi), ovvero come coinvolgimento dell’intera nazione a sostegno degli eserciti impegnati al fronte. Rientra in questa attività di management la promozione del consenso dell’opinione pubblica e la soppressione del dissenso. Restrizione delle libertà (tra cui quella di opinione) e più rigido controllo della stampa ne furono manifestazioni. Ma anche le comunicazioni dei soldati al fronte indirizzate alle famiglie erano sottoposte a censura. Allo stesso tempo la guerra fece esplodere la sete di informazioni (spesso corredate da illustrazioni e foto di guerra ad uso di una popolazione ancora poco alfabetizzata: vedi). Nonostante gli sforzi di management del “fronte interno” non tutta la comunità condivise l’impegno bellico. Soprattutto nella bassa modenese furono diversi i casi di autorità civili o religiose che contestarono la guerra e per questo vennero sanzionati (a Concordia il sindaco si rifiutò di esporre il tricolore dopo i successi italiani in Trentino, nel 1916, e per questo venne contestato; lo stesso avvenne a Cavezzo dopo la presa di Gorizia il 9 agosto 1916). Nel 1917 anche Spilamberto fu teatro di agitazioni e scioperi dei lavoratori contro la guerra ed i suoi effetti. Anche recuperare consapevolezza delle linee di divisione e delle tensioni interne alla comunità di allora sarebbe un esercizio salutare, piuttosto che cedere ad una retorica della nostra comunità omogenea e compatta, sempre schierata dalla parte del “bene” (vedi).

Una cartolina postale timbrata 8 novembre 1917. Nel testo si parla della preoccupazione dei compagni veneti dopo lo sfondamento austriaco del fiume Tagliamento (battaglia di Ragogna), poco dopo la vicenda di Caporetto.

Una cartolina postale timbrata 8 novembre 1917. Nel testo si parla della preoccupazione dei compagni veneti dopo lo sfondamento austriaco del fiume Tagliamento (battaglia di Ragogna), poco dopo la vicenda di Caporetto.

[6] Ogni guerra ha i suoi eroi. Ed anche tra i militari vignolesi al fronte ve ne sono stati. Di alcuni di loro vi è una buona documentazione grazie a ricerche storiche recenti. Un Ricordo di Mario Pellegrini (1880-1954), nato a Vignola, ammiraglio della Marina e Medaglia d’oro al Valor Militare per l’assalto al porto di Pola nel maggio 1918, è stato realizzato nel 2004 dal Gruppo filatelico “Città di Vignola” e dal Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”. Nel 2010, invece, sempre il Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue” ha realizzato un libro dedicato ad Amleto Degli Esposti (1889-1923), tenente aviatore, Medaglia d’argento al Valor Militare per le imprese compiute nei cieli del Carso. Possiamo poi ricordare la vicenda di Carlo Contardo Baroni (1890-1917) a cui venne intitolata una via vignolese (dal Commissario Prefettizio che reggeva la città nell’ottobre 1922) in quanto “unico ufficiale vignolese caduto in combattimento”, a testimonianza che anche le politiche della memoria risentono della “lotta di classe”. Comunque, bisognerebbe per una volta, in questa ipotetica mostra del 2015, “far parlare” quella semplice gente comune che ha fatto la grande guerra, vuoi al fronte, vuoi nelle “retrovie” o senza muoversi da Vignola (per un’analoga suggestione relativa però al periodo risorgimentale: vedi).

A_Cartolina fate vostro dovere 2aPS Paltrinieri Leone di Geremia è uno dei 109 vignolesi caduti in guerra. Il suo nome compare nell’elenco riportato sul basamento del monumento ai caduti di Bondioli. Classe 1885, soldato della 31° compagnia presidiaria, morì il 20 novembre 1918 – a conflitto finito – nell’ospedale di Tappa di Thiene in seguito a bronco-polmonite. Aveva 33 anni. Potrebbe essere il fratello di Giuseppe, papà di Aldo Paltrinieri (mio nonno, classe 1908), anche lui conosciuto come “Geremìa” (un soprannome che potrebbe aver ereditato da suo nonno), gestore di un deposito di biciclette in via G.B.Bellucci prima e dopo la seconda guerra mondiale (vedi).

Una cartolina postale spedita da un soldato al fronte. Si nota il timbro "Verificato per censura".

Una cartolina postale spedita da un soldato al fronte. Si nota il timbro “Verificato per censura”.

PPS Un breve filmato, visibile sul sito web della Cineteca di Bologna, illustra l’attività dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna (e presso l’annesso Istituto Elioterapico Codivilla di Cortina d’Ampezzo) durante la prima guerra mondiale. Si curano e si sottopongono a riabilitazione i soldati tornati dal fronte con gravi mutilazioni. Si eseguono protesi presso le Officine Rizzoli avviate qualche anno prima presso l’Istituto (vedi).

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2 Responses to 1915-2015. Si farà qualcosa a Vignola per ricordare la prima guerra mondiale?

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Per fortuna anche la storiografia ufficiale si sta sempre più interessando delle vicende storiche “dalla parte della gente comune”. E’ questa la prospettiva assunta nel bel libro di Antonio Gibelli, La guerra grande. Storie di gente comune, Laterza, Bari-Roma, 2014, appena uscito:
    http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858114018

    “Questo libro parla di gente comune, uomini e donne, che vissero al tempo della prima guerra mondiale e furono interamente coinvolti e travolti da quell’evento, che modificò radicalmente il corso delle loro vite: sia che essi fossero inquadrati nell’esercito e chiamati a far parte della grande macchina del conflitto, nelle retrovie, al fronte o direttamente nelle prime linee, e di qui eventualmente rifluiti verso i campi di prigionia; sia che dovessero far fronte – come le donne – all’assenza di padri, figli, fratelli e mariti nella vita quotidiana, nelle cure domestiche e nell’allevamento dei figli, e seguirli a distanza nelle loro peregrinazioni dando loro conforto, trasmettendo notizie, elargendo parole di incoraggiamento.”
    Qui la presentazione (completa) dell’autore sul sito web della casa editrice Laterza:
    http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1511:la-guerra-grande-storie-di-gente-comune-antonio-gibell&catid=40:primopiano&Itemid=101

    Sarebbe di grande interesse realizzare un evento vignolese – una mostra prodotta con il materiale documentario (testi, immagini, oggetti) della “gente comune” vignolese nella grande guerra – con la stessa prospettiva. Sarebbe stato interessante farlo anche per il periodo risorgimentale – per i 150 anni dell’Unità d’Italia si è in effetti persa un’occasione:
    https://amarevignola.wordpress.com/2011/10/16/vignolesi-comuni-nel-risorgimento-una-mostra-mancata/

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ancora iniziative volte a rappresentare le vicende della “grande guerra” con gli occhi della gente comune. Una, molto interessante, è promossa dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale: “Uno strumento per viaggiare nel tempo, infilarsi nelle trincee della Grande Guerra del 1914-18, ascoltare i discorsi dei soldati, percepire gli odori, sentire i rumori, provare la paura, vedere gli orrori, desiderare il ritorno a casa. Questo vuole essere “La Grande Guerra, i diari raccontano”, un sito nato da un’inedita collaborazione tra un grande gruppo editoriale come l’Espresso e l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. (…) Navigando nel sito ci si può così incontrare con il soldato che assiste allibito alla fucilazione di un suo commilitone perché ha salutato un generale tenendo la pipa tra i denti. O ci si può immaginare un genitore che si rigira tra le mani quella che è diventata l’ultima lettera di suo figlio, ucciso da una pallottola austriaca. Oppure si possono andare a cercare tutti gli estratti in cui i soldati raccontano il terribile momento dell’assalto, quando si deve uscire dalle trincee sapendo che saranno in pochi a restare in vita. C’è anche la foto di un proiettile. Un proiettile che doveva uccidere un giovanissimo sottotenente e la cui corsa è stata fermata dai documenti chiusi nella giubba, all’altezza del cuore.”
    http://racconta.gelocal.it/la-grande-guerra/

    Interessante anche la mostra promossa dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna (e visibile nell’atro del palazzo dell’Assemblea, viale Aldo Moro 50, Bologna): 24 pannelli con circa 200 immagini tra fotografie e riproduzioni di documenti. Anche in questo caso attingendo, come fonte, dalle persone comuni che hanno fatto la guerra. La mostra, inoltre, tra pochi mesi sarà ospitatata al Museo del Risorgimento di Bologna. Essa “intende allargarsi, lanciando una raccolta di massa di lettere, foto, documenti e cimeli rimasti per anni nei cassetti delle famiglie. Uscendone, verrebbe tutto inventariato in un grande archivio digitale da costruire in regione” (così su la Repubblica Bologna di oggi, 4 novembre 2014, pag.9).
    http://scuola.regione.emilia-romagna.it/appuntamenti/grandeguerra-l2019emilia-romagna-tra-fronte-e-retrovia

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