Una festa medioevale a Bologna. La festa della porchetta

Alla bona Porcellina, Sù sù tutti a chi ne vole, Venga via senza parole, Che l’è cotta in la cucina, Alla bona Porcellina.” Inizia così un poemetto “pop” di Giulio Cesare Croce (1550-1609), “cantastorie” originario di San Giovanni in Persiceto, dedicato alla “festa della Porchetta” (o della Porcellina), una festa bolognese che si celebrava il 24 agosto, in occasione della ricorrenza di San Bartolomeo. La festa è testimoniata dal XIII secolo. L’ultima celebrazione fu quella del 24 agosto 1796. Dopo di allora, con la perdita di potere del Senato bolognese, conseguenza della dominazione francese (l’esercito “rivoluzionario” era entrato in città il 20 maggio 1796), la festa non fu più celebrata. Anche tra i cittadini bolognesi sono in pochi a sapere dell’esistenza della medioevale “festa della porchetta”. Una festa di “lunga durata” (almeno seicento anni) che ci dice cose interessanti sulla società medioevale e della prima età moderna, non solo bolognese.

Il lancio della porchetta alla folla in piazza. Immagine di copertina di G.C.Croce, , La vera historia della piacevolissima festa della Porchetta, che si fa ogn’anno in Bologna il giorno di San Bartolomeo, 1599.

Il lancio della porchetta alla folla in piazza. Immagine di copertina di G.C.Croce, La vera historia della piacevolissima festa della Porchetta, che si fa ogn’anno in Bologna il giorno di San Bartolomeo, 1599.

[1] Della bolognese “festa della porchetta” ha scritto un interessante libriccino Lorena Bianconi, Alle origini della festa bolognese della Porchetta. Ovvero San Bartolomeo e il cambio di stagione, Clueb, Bologna, 2005 (vedi), in cui l’interpretazione antropologica è usata ad integrazione della ricostruzione storica (ad esso si riferiscono i numeri di pagina indicati nel post). La documentazione storica, articolata dal XIII al XVIII secolo, consente di ricostruire la struttura della festa. La mattina del 24 agosto era dedicata alle funzioni religiose, con le più alte cariche del governo cittadino che si recavano ad assistere alla messa nella chiesa di San Bartolomeo (non è chiaro se si tratta della chiesa di San Bartolomeo di Palazzo, oggi non più esistente, ma ubicata all’inizio dell’attuale via Ugo Bassi, oppure della chiesa di San Bartolomeo “alla Porta ravennate” ubicata subito fuori le mura altomedioevali “di selenite”, su quella che è l’attuale piazza di Porta Ravegnana, sotto le “due torri”). Il più antico documento scritto in cui risulta citata questa chiesa di San Bartolomeo è del 15 dicembre 1068 e risulta conservato presso l’archivio dell’abbazia di Nonantola; la chiesa risale però probabilmente all’VIII-IX secolo e se ne ipotizza l’origine longobarda, come “cappella arimannica”. L’apostolo Bartolomeo era infatti uno dei santi venerati dai Longobardi (cfr. Mario Fanti, San Bartolomeo di Porta Ravegnana. Una sede monastica bolognese fra XI e XV secolo, Bologna, 2007). La “parte popolare” della festa, invece, aveva luogo nel pomeriggio con diversi spettacoli (via via più elaborati nel corso del ‘500 e ‘600 quando in piazza Maggiore venivano allestite imponenti rappresentazioni teatrali, con anche 150-200 personaggi), il “Palio” corso per le strade cittadine e, per finire, il “lancio” della porchetta: dalla “renghiera” del Palazzo del Popolo (l’attuale Palazzo d’Accursio, sede municipale) il cuoco di Palazzo gettava al popolo sottostante “una porchetta arrostita, accompagnato dai nobili che elargivano allo stesso modo volatili, selvaggina, dolci, confetti, monete d’oro e d’argento e fiumi di vino bianco e rosso” (p.18). Ovviamente le manifestazioni particolari della festa di San Bartolomeo sono evolute assieme alla società bolognese. Le fonti scritte più antiche, in ogni modo, “sono concordi nell’assumere quale forma più antica della festa la corsa di un palio e il documento più antico che ne testimonia lo svolgimento è una Riformagione del 1254. (…) Nel 1254 la festa della Porchetta (sotto forma di Palio) era già una consuetudine.” (p.21)

La prima parte di G.C.Croce, Sopra la porcellina che si trà giù del palazzo dell’Illustrissima città di Bologna per la festa di Sa Bartolomeo. Con tutti gli trattenimenti di detta festa, Bologna, 1622.

La prima parte di G.C.Croce, Sopra la porcellina che si trà giù del palazzo dell’Illustrissima città di Bologna per la festa di Sa Bartolomeo. Con tutti gli trattenimenti di detta festa, Bologna, 1622 (immagine dalla biblioteca digitale dell’Archiginnasio. Gli opuscoli di Giulio Cesare Croce).

[2] Tra fine ‘500 ed inizio ‘600 è Giulio Cesare Croce che offre alcune delle più ampie descrizioni della “festa della porchetta” (i testi sono accessibili online essendo stati digitalizzati dalla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, Bologna: vedi). La prima di queste descrizioni è in prosa e si trova in un opuscolo che Croce dedica al “porco”: G.C.Croce, L’eccellenza e il trionfo del porco, Ferrara, 1594. Il “trionfo della porcellina di Bologna” è narrato alle pp.55-58 (vedi; selezionare le slides nn.29-30-31). Secondo questa descrizione il momento centrale della festa era quello denominato la Colta o Coglia (il termine è simile anche nel dialetto vignolese), ovvero la gettata (a cura degli Anziani, ovvero delle autorità cittadine) dalla ringhiera del palazzo, e conseguente “raccolta”, di volatili (“ma però spelazzati di modo che non possano volare tropp’alto”) che poi si concludeva con il lancio della porchetta alla sottostante folla che se la contendeva a pugni e spintoni: “Poi finito di gittare queste robbe [i volatili], comincia una bellissima musica di cornetti, di flauti, e di tromboni, la quale và dietro sonando fin’a tanto, che portano la Porchetta, la quale si vede comparire tutta infiorata, e involta come poetessa nelle fronde di Laura, dove rende un’odore tanto soave, che tutta la piazza s’empie di una ghiottissima, e golosissima fragranza, e allora si conoscono i golosi, perché molti inghiottiscono la saliva, e si vedono preparare molte persone sotto, per pigliarla con sacchi, sacconi, sacchette, lenzuoli e altre simili cose (…) Così stanno un quarto d’hora, facendo finta ora di gittarla giù, hora tirarla indietro, per più trattenimento della folla, spingendo hora innanzi hora indietro la tavola dove ella posa su. Alfine, doppo infiniti scemitoni e baie la gettano giù, dove non così presto ella si vede calare, che tutti si gettano con le mani in aria per pigliarla, e non così tosto ella arriva tra loro, ch’ella resta sbranata, squarciata e fatta in mille pezzi; chi piglia il grugno, chi un zampetto, chi la testa, chi una coscia, chi un’altra.” Poco più avanti Croce ricorda anche il palio, che però sembra avere un carattere “scherzoso” (“perché si corre un Cavallo, un Bracco, e uno Sparviero; e i mugnai correndo sopra i cavalli da soma, tirano il collo all’oca, e corrono una berretta di panno, con un pennone dentro …”).
Di Giulio Cesare Croce si vedano anche:

  • G.C.Croce, La vera historia della piacevolissima festa della Porchetta, che si fa ogn’anno in Bologna il giorno di San Bartolomeo, Bologna, per gli heredi di Gio.Rossi, 1599 (qui la versione digitale: vedi);
  • G.C.Croce, Canzone sopra la porcellina che si trà giù del palazzo dell’Illustrissima città di Bologna per la festa di Sa Bartolomeo. Con tutti gli trattenimenti di detta festa, Bologna, 1622 (qui la versione digitale: vedi).

Nel corso del ‘600, inoltre, Piazza Maggiore diviene la sede di scenografie teatrali in occasione della festa della porchetta. Sembra che un importante punto di svolta sia stato l’anno 1627 quando, per la prima volta, “le botteghe della fiera della Beata Vergine d’Agosto, già da tempo trasferitasi da Porta S-Mamolo in piazza Nettuno, furono utilizzate come base strutturale per le scene del teatro” (p.48, nota 79). Una raccolta delle scenografie allestite per la festa della porchetta nel ‘600 e ‘700 è stata curata da Giuseppe Guidicini, Collezione delle Relazioni della Festa della Porchetta nella città di Bologna dal 1627 al 1783, 2 voll., Bologna, 1815-1820.

Scenografie per la festa della porchetta di Bologna, anno 1632.

Scenografie per la festa della porchetta di Bologna, anno 1632. Si vede in fondo il Palazzo del Popolo con il balcone da cui avveniva il lancio (sulla sx la basilica di San Petronio e Palazzo dei Notai)

[3] L’analisi di Lorena Bianconi risulta convincente nell’escludere che l’origine della “festa della Porchetta” sia da ricercarsi in uno dei fatti del XIII secolo a cui è stata più volte associata. Più facile escluderne l’origine da uno degli episodi del lungo conflitto tra la fazione Guelfa e quella Ghibellina a Bologna, avvenuto nel 1281 tra la famiglia Lambertazzi (appartenente alla prima) e quella dei Geremei (appartenente alla seconda), visto che nel 1281 la festa della porchetta era già in uso (se ne trova scritto per la prima volta in un documento del 1254). L’altro episodio chiamato in causa per spiegarne l’origine ha qualche interesse maggiore per noi modenesi, visto che si tratta dell’entrata in Bologna di Re Enzo (figlio dell’Imperatore Federico II), fatto prigioniero nella battaglia di Fossalta (località fra il fiume Panaro e la Via Emilia, in territorio modenese) del 26 maggio 1249 dove le truppe filo-imperiali (di cui faceva parte un contingente modenese) furono sconfitte dai bolognesi (vedi). Le più recenti indagini storiche accreditano l’ingresso di Re Enzo in Bologna il giorno stesso della cattura, il 26 maggio, anziché il 24 agosto – verrebbe così a cadere lo stretto rapporto, istituito da alcuni cronachisti locali, tra l’ingresso del re prigioniero e le celebrazioni del 24 agosto (le cronache quattrocentesche che spostano l’ingresso del re prigioniero al 24 agosto, giorno di San Bartolomeo ed una delle festività più importanti della Bologna medioevale, probabilmente partecipano del processo di fare di quell’avvenimento il “mito fondante dell’identità cittadina”). E’ dunque del tutto probabile che gli elementi che ricordano il sovrano catturato siano stati innestati dopo il 1249 sul corpo di una festa già presente, trattandosi comunque di una delle feste religiose più importanti per la città (in epoca medioevale) e comunque di una festa dall’evidente presenza di una componente popolare. Ad esempio, “la cerimonia del cuoco che a cavallo di un ronzino percorreva il tragitto della corsa del palio con uno sparviere e una porchetta infilzata in uno spiedo, poteva essere (…) la rappresentazione parodica dell’entrata di re Enzo a Bologna, celebrata annualmente in ricordo della sconfitta dell’autorità imperiale e della vittoria dei bolognesi” (p.37). Una rappresentazione ad uso popolare e magari frutto di elaborazione popolare che si innesta nella più antica manifestazione a simboleggiare, con la pubblica derisione, la caduta della potestà di Re Enzo (identificato anche dallo sparviere, visto che era nota la passione per la falconeria dell’Imperatore Federico II e di suo figlio Enzo) sconfitto dai bolognesi.

Disegno con le scenografie per la festa della porchetta di Bologna, anno 1697.

Disegno con le scenografie per la festa della porchetta di Bologna, anno 1697.

[4] E’ nella seconda parte del suo libro che Lorena Bianconi va alla ricerca delle origini della bolognese “festa della Porchetta”, ritenendo plausibile che possa trattarsi del “relitto di un’antica forma di religiosità precristiana, assorbita dal cristianesimo e sopravvissuta quasi fino ai giorni nostri nella festa di San Bartolomeo.” (p.55) La rassegna dei riti con sacrificio del maiale, dall’antica Grecia all’epoca romana, non consente di istituire però alcun nesso preciso (al di là delle intenzioni dell’autrice). Questa analisi consente tuttavia di riconoscere nel 24 agosto – festività di San Bartolomeo – il giorno di passaggio tra la stagione estiva e quella autunnale, probabilmente associata anche a riti sulla pioggia. La festività di San Bartolomeo avrebbe dunque un “legame con il cambio di stagione, ma anche e soprattutto con l’elemento acquatico-pluviale” (p.77). La bolognese festa della Porchetta, dunque, avrebbe origine da un nucleo rituale legato al cambio di stagione e la distribuzione di cibo che caratterizza la festa potrebbe richiamare una funzione socio-integrativa del rito. Al nucleo originario delle manifestazioni svolte in occasione di questo rito del cambio di stagione sarebbero quindi state aggiunte, nel corso del tempo, altre azioni “festive” evidenziando la capacità della festa di adattarsi al mutare dei tempi (es. integrazione con la rappresentazione “degradata” dei simboli del potere imperiale portati in giro per le strade cittadine sul dorso di un “ronzino”). Sebbene l’indagine “antropologica” non consenta di giungere ad alcuna interpretazione conclusiva essa dischiude un nuovo orizzonte interpretativo invitando gli storici ad indagare le forme, al tempo stesso persistenti e però mutevoli, del rito e della festa popolare.

Re Enzo condotto prigioniero a Bologna (miniatura del Codice Chigi, Biblioteca Vaticana)

Re Enzo condotto prigioniero a Bologna (miniatura del Codice Chigi, Biblioteca Vaticana)

PS Una rassegna delle scenografie della festa della porchetta è contenuta nel libro a cura di Umberto Leotti e Marinella Pigozzi, La Festa della Porchetta a Bologna. Fra tradizione popolare, arte e pubblico spettacolo, Loreto, Edizioni Tecnostampa, 2010 (qui due diverse presentazioni: vedi1; vedi2). Oltre a ciò il Gruppo di Lettura San Vitale ha realizzato lo spettacolo “L’eccellenza e il trionfo del porco”, spettacolo di musica, racconti e canzoni liberamente tratto da una delle opere più belle e ironiche di Giulio Cesare Croce (vedi). Qui invece un video con Philippe Daverio che parla delle scenografie teatrali installate in Piazza Maggiore a Bologna in occasione della festa della Porchetta (dal minuto 14.40: vedi). Qui, infine, una sintesi del libro di Lorena Bianconi (vedi).

PPS Di grande interesse la sezione web della Biblioteca Digitale dell’Archiginnasio con le opere (antiche) disponibili online (vedi).

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2 risposte a Una festa medioevale a Bologna. La festa della porchetta

  1. Luciano Credi ha detto:

    Il picaresco è difficilissimo d’analizzare (anche xché non tutti sono d’accordo al 100% che Bertoldo faccia parte di quel genere), ricordi Dott… Detto ciò, se avrò x un paio di decenni una vita di sana noia (spero…) dalle ore 23 del 23/11/2014 (in Italia si è coinvolti in campagna elettorale anche quando si vorrebbe fare altro…), quindi x 2 decenni niente picaro, se fra 20 anni non so da qualche Univ… mi viene chiesto x esempio di occuparmi nuovamente del genere (un progetto x i giovani del 2040…), con tutti gli amici (geograficamente vicini e lontani…), conosciuti x strada, voglio farlo con un taglio diverso (rispetto Dottorato…) non più emiliano ma romagnolo/riminese xché ultimamente folgorato da film visto all’ultimo festival di Locarno (ma anche xché con gli anni l’esperienza aumenta ma purtroppo non le forze fisiche…) :

    La prima notte di quiete, film italiano del 1972 con Alain Delon, Lea Massari, Alida Valli, Salvo Randone, Giancarlo Giannini, Renato Salvatori e Sonia Petrovna, …

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Un riferimento alla bolognese festa di San Bartolomeo compare nella biografia di Giovanni da Barbiano (attuale frazione di Cotignola, in provincia di Ravenna), condottiero e mercenario del XIV secolo che nel 1399 operò nei pressi di Vignola: “si diede allora a scorrerie banditesche in proprio sui confini occidentali con Modena, facendo base a Vignola, che era tenuta dai Grassoni a lui favorevoli, per l’aiuto dato loro da Giovanni nel 1396 a togliere la rocca ai Rangoni.”

    Qualche anno prima, nel 1386, era entrato in conflitto con Bologna (al cui soldo aveva pure in precedenza combattuto), venendo bandito dalla città. Tuttavia, “rimosso il bando contro Giovanni da Barbiano, infatti, egli, già il 17 giugno successivo, si recò a Bologna a fare atto di sottomissione formale; tuttavia il castello rimase ai conti di Barbiano quale dominio mediato, dietro la ricognizione formale della sovranità bolognese nella tradizionale forma di un falcone da caccia da presentare annualmente alla vigilia di S. Bartolomeo. Questo canone di ricognizione fu presentato regolarmente almeno fino al 1396, quando il Comune lo volse a favore della Fabbrica di S. Petronio” (che era stata avviata nel 1390).
    http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-da-barbiano_%28Dizionario-Biografico%29/

    Giovanni da Barbiano venne poi fatto prigioniero a Spilamberto. “Lì venne però affrontato dalla compagnia della Rosa, adunata contro di lui da Nicolò (III) d’Este e comandata da Filippo da Pistoia: questa lo catturò nell’agosto 1399 e lo eliminò definitivamente dallo scacchiere. Giovanni infatti, insieme con Lodovico, Lipazzo, Conselice e Bandezato da Barbiano fu consegnato ai Bolognesi e imprigionato a Bologna nella torre degli Anziani; tutti – tranne Conselice, giustiziato già il 25 agosto, e Lodovico, morto nel frattempo in carcere – furono condannati a morte il 27 settembre 1399 come “rebelles Comunis Bononiae, robatores, assassinos, fractores stratarum” e con numerosi altri capi d’accusa; giustiziati lo stesso giorno “in platea Comunis”, furono sepolti presso la chiesa di S. Francesco.”

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