Nuove indagini sulla prigionia di Ugo Foscolo nella Rocca di Vignola

La ricostruzione della vicenda della prigionia di Ugo Foscolo nella Rocca di Vignola è ben lungi dall’essere compiuta in modo definitivo. L’analisi delle biografie di Foscolo, peraltro tutt’altro che recenti, e di alcuni interessanti documenti poco noti risalenti all’800 portano a ritenere poco credibile la versione offerta da Pietro Brighenti che testimoniava della permanenza di Foscolo nella Rocca per otto giorni (vedi). Nonostante incertezze e contraddizioni nelle fonti lo sforzo per chiarire quegli avvenimenti merita di essere compiuto. Anche un fatto marginale come questo può infatti “dischiudere un mondo” ed aiutare a comprendere un po’ di più uno dei letterati italiani più importanti, le prime manifestazioni di “patriottismo”, aspettative e delusioni dell’Italia napoleonica.

Ugo Foscolo (dalla copertina dell'edizione Longanesi del 1974 della prima biografia di Foscolo, quella di Giuseppe Pecchio del 1830)

Ugo Foscolo (dalla copertina dell’edizione Longanesi del 1974 della prima biografia di Foscolo, quella di Giuseppe Pecchio del 1830)

[1] I fatti che ci interessano hanno luogo nel 1799, nel momento in cui la dominazione francese dell’Italia viene seriamente messa in discussione dalla campagna militare della “seconda coalizione” antifrancese (formata da austriaci, russi, inglesi). All’inizio del 1799 tutta l’Italia, ad eccezione della Venezia e del ducato di Parma, era sotto il controllo francese (la provincia di Modena, come Bologna, apparteneva dal luglio 1797 alla Repubblica Cisalpina). Alla fine del 1799, dopo la vittoriosa campagna Austro-Russa, ai francesi rimaneva solo Genova. Nel mezzo intervengono numerosi fatti d’arme e rivolte popolari (a volte ricondotte al variegato movimento Sanfedista). L’inizio è a fine marzo 1799, quando prende il via la mobilitazione degli eserciti Austro-Russi dalla zona dell’Adige per entrare nella Cisalpina. Il 27 aprile 1799 a Cassano d’Adda gli Austro-Russi, comandati dal generale russo Aleksandr Vasilieviˇc Suvorov (1729-1800), battono l’esercito francese ed il 28 aprile entrano a Milano determinando la caduta della Repubblica Cisalpina. Il 17 aprile, intanto, un gruppo di “insorgenti” filo-austriaci si impadronisce di Cento (FE) e Pieve di Cento (BO). Il comandante generale della Guardia Nazionale bolognese, Sebastiano Tattini, organizza subito un battaglione (“700 guardie e 500 soldati di linea fra cui cisalpini, francesi e piemontesi”) per riconquistare Cento. E’ in quei giorni – esattamente il 21 aprile 1799 – che Ugo Foscolo lascia il suo ufficio presso il Dipartimento del Reno a Bologna per rientrare volontario nei ranghi dell’esercito come luogotenente della Guardia Nazionale di Bologna, per partecipare alla riconquista di Cento (sotto la guida del generale francese Tripoult). Ed è lì che viene ferito e che hanno origine le vicende che lo porteranno nelle prigioni della Rocca di Vignola. Nel volgere di un paio di mesi la rotta dei francesi è definitiva. Il 17-20 giugno 1799 le truppe Austro-Russe guidate da Suvorov si scontrano con l’esercito francese (comandato dal generale E.J.J.A.Macdonald) sul fiume Trebbia, in provincia di Piacenza, uscendone vittoriose ed aprendo la strada all’occupazione di Torino. Anche in questo caso Foscolo è tra i combattenti. Il 15 agosto 1799, invece, ha luogo la battaglia di Novi Ligure (AL), anche questa persa dai francesi. Quel che resta delle armate francesi si rifugia a Genova dove resterà sotto assedio per quasi un anno. Foscolo è con loro. La situazione muta di nuovo in modo radicale l’anno successivo. Alla fine del maggio 1800 Napoleone passa il Gran San Bernardo con il suo esercito ed il 14 giugno sconfigge gli Austro-Russi nella battaglia di Marengo (AL). Il Nord Italia ritorna sotto il dominio dei francesi.

Il frontespizio della prima biografia di Ugo Foscolo: Giuseppe Pecchio, Vita di Ugo Foscolo, Lugano, 1830.

Il frontespizio della prima biografia di Ugo Foscolo: Giuseppe Pecchio, Vita di Ugo Foscolo, G.Ruggia & C., Lugano, 1830.

[2] Le vicende che ci interessano hanno luogo tra il 21 aprile 1799, quando Foscolo lascia Bologna per partecipare alla riconquista di Cento, ed il 12 giugno 1799, quando viene liberato a Modena. La ricostruzione più precisa di questa vicenda è contenuta in una monografia di Antonio Cappelli (1818-1887): Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in Modena: memoria del cav. Antonio Cappelli, Modena: Tip. dell’erede Soliani, 1867. Si trova anche inclusa nel tomo VIII delle Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti di Modena (1867), contenente le relazioni dell’anno accademico 1865-1866 (vedi). Facciamo parlare direttamente il Cappelli:

Nell’aprile del 1799 allorché l’Italia era invasa dagli Austro-Russi, e la vittoria rifuggitasi col Bonaparte in Egitto lasciava abbandonate ai nemici le repubblicane milizie, numerose torme dì insorti contadini, sotto pretesto di voler difendere la religione, si posero a depredare le terre e castella del Bolognese, commettendovi ogni sorta di nefandità. I Generali austriaci si servivano di costoro, cui avevano dato soldo e condottieri, per incutere timore agli abitanti delle città, e formavano l’avanguardia delle truppe imperiali, che già avevano totalmente occupata la Lombardia e molti luoghi della Toscana. La Guardia Nazionale di Bologna, comandata dal prode capitano Tripoult, li battè a Forte-Urbano [la fortezza di Castelfranco Emilia, allora bolognese], a Cento, e presso Ferrara ed a Lugo, sì che ebbe a meritare da Ferdinando Marescalchi, uno de’ componenti il Direttorio esecutivo in Milano, pubblici encomj riportati nella Gazzetta di Bologna in data delli 27 di aprile. Ma avanzandosi vittorioso per forze preponderanti l’esercito alleato con appoggio tumultuoso degli insorgenti, una banda di contadini arrestò li 30 maggio a Monteveglio un giovine sconosciuto e in sospetto di giacobino, che tradotto a Vignola, poi il dimani a Modena, fu posto nelle carceri di cittadella. Questo giovine era il nostro Ugo Foscolo (…) il quale essendosi proposto di consacrare l’ingegno ed il braccio alla libertà dell’ Italia, trovandosi a Bologna col grado di tenente della milizia cisalpina e in qualità di segretario di un Consiglio militare, fu sollecito di accorrere anch’ esso alla testa dell’ardita gioventù bolognese, che né da leggi né da stipendj costretta, e terre e città redimea da’ ribelli; e poich’ebbe valorosamente combattuto a Forte-Urbano ed alla presa di Cento, con rimanervi ferito d’un colpo di bajonetta in una coscia, obbligato a ritrarsi dall’ azione, riparava verso il confine bolognese col modenese a Monteveglio.

L'ingresso della prigione, nella torre Nonantolana della Rocca di Vignola, dove Ugo Foscolo fu rinchiuso nei primi giorni di giugno del 1799 (foto del 19 luglio 2014)

L’ingresso della prigione, nella torre Nonantolana della Rocca di Vignola, dove Ugo Foscolo fu rinchiuso all’inizio del giugno 1799 (foto del 19 luglio 2014)

Nel ricostruire la vicenda Cappelli si era basato sulla “testimonianza” rilasciata dallo stesso Foscolo di fronte ad una sorta di commissione investigativa, chiamata a decidere della sua sorte nei primi giorni del giugno 1799, in cui risultava imprigionato a Modena, di cui Cappelli aveva a disposizione il verbale, recuperato plausibilmente presso l’Archivio di Stato di Modena: “L’imperiale Commissione di Polizia di recente creata in Modena, e composta de’ cittadini Piazzoni, Fabrizi e Schedoni, lo faceva sette giorni dopo esaminare con altri reclusi politici, come apparisce dal seguente documento che levai dal nostro Archivio governativo, filza 133, intestata Giacobinismo.

« Adì 7 giugno 1799-
« Ugo Foscolo q. Andrea, nato in Venezia, depone:
« Che per l’articolo del Trattato di pace, che concede ai Veneziani di domiciliarsi fuori degli Stati Austriaci, egli é passato a domiciliarsi a Bologna, dove fu fatto con una legge cittadino cisalpino.
« Che nel giovedì della settimana ultima scorsa fu arrestato da contadini in luogo detto Monteveglio, Comune bolognese, dicendogli que’ soldati che la Municipalità di Bazzano, cui é soggetto Monteveglio, voleva sapere chi fosse.
« Che giunto a Bazzano, si trovò che quella Municipalità era stata soppressa, carcerato il Segretario e alcun altri, ch’egli non sa chi sieno.
« Che dopo alcune ore vennero a Bazzano quattro Ussari austriaci, che lo condussero a Vignola, dove risiede un posto avanzato Tedesco.
« Che fu presentato a quell’ufficiale austriaco, il quale lo interrogò in latino; ma s’intesero poco fra loro. Fece indi esaminare le carte che aveva presso di sé, e che gli erano state prese da un contadino. Gli disse in appresso che stesse di buon animo, mentre nulla v’era che lo rendesse sospetto; aggiungendo che nell’indomani sarebbe stato spedito a Modena perché esso ufficiale non poteva decidere. E fattolo passare presso quel Governatore (…) fu trattato con molta cortesia; e nella vegnente mattina, anzi nel dopo pranzo, fu scortato qua a Modena e posto in carcere, dove ora si trova.
« Che erano 24 giorni che si trovava in Monteveglio, dove era andato per levarsi dall’incontro di dovere unirsi alla Guardia Nazionale e battersi coi Tedeschi, che si diceva fossero per venire a momenti ; e d’altra parte per sfuggire l’incontro di essere accusato presso i Tedeschi, per esser egli impiegato in qualità di Segretario nella Commissione Criminale in Bologna; anche perché non si trovava molto bene in salute, soffrendo gran male di petto.
« Che fu il sig. conte Turini suo caro amico, che lo mandò prima a Calcara, pure in Bolognese, e indi a Monteveglio presso un suo contadino, dove esso deponente corrispondeva con questo suo amico Turini sotto il nome di Lorenzo Alighieri, perchè temeva che si sapesse [che] egli fosse a Bologna. Questo suo amico medesimo gli fece avere per mezzo del sig. avv. Aldini [Nota 7: L’illustre statista avvocato Antonio Aldini, già presidente del Consiglio dei Seniori, che si era anch’esso ritirato con pochi amici in una sua villa alquanto distante da Bologna …] due stanze nel soppresso Monastero di Monteveglio.»

La cella, di dimensioni circa 3metri per 3 metri. Sulle pareti vi sono incisioni antiche e recenti, in larga parte lasciate dai visitatori (foto del 19 luglio 2014)

La cella nella Torre Nonantolana della Rocca di Vignola, di dimensioni circa 3 metri per 3 metri. Sulle pareti vi sono incisioni antiche e recenti, in larga parte lasciate dai visitatori (foto del 19 luglio 2014)

Cappelli quindi osserva che alcune parti del racconto del Foscolo non sono veritiere, volendo lui occultare la sua partecipazione a fatti d’arme assieme ai francesi. “Alla deposizione suddetta gioverà fare alcune osservazioni. — Caduto il Foscolo in potere de’ nemici della Repubblica in momenti di persecuzioni e vendette, era ben naturale che cercasse occultare i fatti che maggiormente potevano comprometterlo e che non fossero in contradizione agli scritti che gli vennero tolti. Ma volendo tentare di uscire al più presto dì carcere, temendo non forse potessero giungere informazioni vessatorie sul di lui conto si prevalse della circostanza di trovarsi da 24 giorni a Monteveglio, con far credere ch’eravi andato per levarsi dall’ incontro di dovere unirsi alla Guardia Nazionale e battersi coi Tedeschi, ed anche per soffrire un gran male di petto; quando invece sappiamo com’egli prese parte all’azione, e che il male onde allora soffriva doveva esser quello principalmente della riportata ferita.” Cappelli, quindi, contesta la testimonianza di Pietro Brighenti, circa gli otto giorni trascorsi da Foscolo nella Rocca di Vignola ed il ruolo avuto dal Brighenti stesso nella sua “anticipata” liberazione (nella testimonianza del Brighenti si legge infatti: “entrò in tanta grazia del figlio di lui Pietro Brighenti (…) che questi valse a farlo porre in libertà prima degli ordini di Bologna e di Modena”). In realtà la liberazione di Foscolo avvenne a Modena il 12 giugno 1799 quando il generale Macdonald alla testa dell’armata di Napoli arrivò a Modena, disperdendo gli austriaci e pubblicando un’ordinanza che metteva in libertà ogni patriota detenuto.

Ugo Foscolo (incisione di Luigi Paradisi su disegno di R. Bonaiuti)

Ugo Foscolo (incisione di Luigi Paradisi su disegno di R. Bonaiuti)

[3] Nelle biografie di Ugo Foscolo l’episodio non è descritto con uguale accuratezza, anche se le biografie di Giuseppe Chiarini (1910) e di Mario Apollonio (1927) riportano sostanzialmente una versione sintetica dei fatti coerente con la descrizione di Antonio Cappelli (1867). Comunque, sei sono le biografie consultate:

  1. Giuseppe Pecchio, Vita di Ugo Foscolo, G.Ruggia & C., Lugano, 1830 (qui la versione digitalizzata: vedi). E’ la prima biografia di Ugo Foscolo (morto pochi anni prima, nel 1827). Su Google Libri è disponibile invece la copia digitalizzata della seconda edizione: Tipografia di G.Ruggia & C., Lugano, 1833 (vedi). Il capitolo III “Invasione degli Austro-Russi – Caduta della Repubblica Cisalpina – Ecc.” non riporta però le vicende che ci interessano, ma sorvola sui fatti di guerra del 1799 nella Pianura Padana, ricordando solo la presenza di Ugo Foscolo a Genova, nella seconda metà del 1799, con la guarnigione francese del generale Masséna (è a pag. 72 dell’edizione del 1830 e del 1833; alle pp.179-181 dell’edizione Longanesi, Milano, 1974, curata da Giuseppe Nicoletti).
  2. Luigi Carrer, Vita di Ugo Foscolo, 1842. La “vita” venne pubblicata in appendice agli scritti editi ed inediti di Foscolo, curati dal Carrer, anche con l’intento di controbattere la biografia “demolitrice” del Pecchio, “sacco d’impudenti menzogne” (come scrisse Carrer nel 1837). Oggi si trova in Luigi Carrer, Scritti critici, 1969 (dove occupa le pagg. 480-720). Nel paragrafo XXIII (a p.523) sono ricordati i fatti del 1799, ma limitatamente alla partecipazione di Ugo Foscolo alle battaglie di Cento, Forte Urbano [è la fortezza di Castelfranco Emilia], Trebbia.
  3. Federigo Gilbert De Winckels, Vita di Ugo Foscolo, Libreria H.F.Münster, Verona, 1885. Gli avvenimenti del 1799 sono narrati nel capitolo VI “Foscolo soldato. Ecc.” (pp.97-115). A pag. 98 l’autore ricorda semplicemente che dopo la battaglia di “Cento” e di “Forte Urbano” [la fortezza di Castelfranco Emilia] Foscolo “fu fatto prigioniero e cambiato poi alla venuta dell’esercito condotta da Macdonald” senza specificare il luogo o i luoghi della prigionia (pdf).
  4. Pellegrino Artusi, Vita di Ugo Foscolo. Note al Carme dei sepolcri, Tipografia di G. Barbera, Firenze, 1878 (qui la copia digitalizzata: vedi; esiste una ristampa anastatica pubblicata a Forlì, 2011). La vicenda vignolese, riportata a pag.41, è riportata come parte di un “aneddoto” basato sul resoconto di Pietro Brighenti, impreciso sotto diversi aspetti e plausibilmente adattato per fini di gloria propria. Non si fa riferimento ai combattimenti a cui Foscolo partecipò, né al suo ferimento ed al suo successivo cercare rifugio, ma l’episodio è ricondotto ad una vicenda di “polizia” nel passaggio del confine tra Bologna e Modena. E’ qui, in questa “nota degli editori toscani sulla fede del signor Prospero Viani da cui lo ebbero” che viene indicata la durata del “soggiorno” nelle carceri della Rocca di Vignola in otto giorni (pdf).
  5. Giuseppe Chiarini, La vita di Ugo Foscolo, edizione G.Barbèra, Firenze, 1910 (quindi una nuova edizione del 1927). L’autore era morto il 4 agosto 1908 e la sua morte interruppe la stampa del libro. Gli avvenimenti del 1799 sono narrati nel capitolo IV “Romanziere e soldato” (pp.69-89). La vicenda della prigionia a Vignola (e prima anche a Bazzano) è narrata a pagina 72 (pdf), attingendo dal resoconto di Tommaso Casini (1859-1917; studioso di letteratura, docente e poi pubblico funzionario vissuto a Bazzano: vedi). A seguito della battaglia di Cento, in cui fu ferito da un colpo di baionetta alla coscia, Foscolo riparò prima a Calcara (nella villa dell’amico Lucio Turrini), quindi al monastero di Monteveglio (dove rimase sotto il falso nome di Lorenzo Alighieri dal 7 al 30 maggio 1799), quindi fu arrestato dalla municipalità di Bazzano (temendo si trattasse di un agente austriaco) e condotto prigioniero a Bazzano (dove “ebbe compagni in carcere il Segretario Lanzerini e alcuni altri patrioti“), per poi essere trasferito a Vignola “e di là a Modena, dove l’arrivo del generale francese Macdonald gli restituì il 12 giugno la libertà”.
  6. Mario Apollonio, Vita di Ugo Foscolo, edizioni Athena, Milano, 1927 (biografia pubblicata in occasione del primo centenario della morte). Riporta l’episodio vignolese a pag. 64 (nel capitolo “Gli anni dal 1797 al 1800”). Secondo il resoconto di Apollonio, che cita anche l’autobiografia militare del Foscolo (ritenendola però non pienamente attendibile per quanto riguarda la sequenza degli eventi), dopo la battaglia di Cento (in cui Foscolo fu ferito da un colpo di baionetta alla coscia) riparò prima a Calcara (nella villa dell’amico Lucio Turrini), quindi al monastero di Monteveglio (dove rimase sotto il falso nome di Lorenzo Alighieri dal 7 al 30 maggio 1799), quindi fu arrestato dalla municipalità di Bazzano, tradotto a Vignola e poi a Modena, dove viene liberato il 12 giugno 1799 (pdf). Apollonio si affida alla stessa fonte del Chiarini ed in effetti i loro resoconti sulle vicende di Foscolo nel maggio-giugno 1799 sono in larga parte coincidenti (Apollonio però non indica l’incarceramento a Bazzano, prima di essere portato a Vignola).
Al piano terra della Rocca di Bazzano, con accesso dal cortile interno, la prigione in cui fu rinchiuso Ugo Foscolo nel 1799. Qui la targa all'ingresso (foto dell'11 ottobre 2014)

Al piano terra della Rocca di Bazzano, con accesso dal cortile interno, la prigione in cui fu rinchiuso Ugo Foscolo nel 1799. Qui la targa all’ingresso (foto dell’11 ottobre 2014)

PS Ringrazio Luca Grasselli che per primo mi ha segnalato l’esistenza di una “prigione di Ugo Foscolo” anche nella Rocca dei Bentivoglio a Bazzano (vedi). Le biografie di Ugo Foscolo sono state consultate nella Biblioteca di italianistica del Dipartimento di Filologia classica e italianistica dell’Università di Bologna, via Zamboni 32.

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