Mille post su AmareVignola. E allora?

Il post numero mille di questo blog è stato pubblicato durante la campagna elettorale per le comunali. Era il maggio scorso. Allora però non c’era tempo per celebrare l’evento. Erano i giorni in cui Rossella Masetti, allora coordinatore del PD locale, mi affibiava a mezzo stampa l’etichetta di “grillo parlante”. Anche se l’espressione non era intesa come un complimento coglieva comunque nel segno: nella favola di Pinocchio il grillo parlante risulta fastidioso soprattutto a chi non vuole aprire gli occhi di fronte alla realtà. Mille post sono comunque un ragguardevole traguardo. Ancor di più visto che molte della valutazioni critiche sull’operato della trascorsa amministrazione sono risultate condivise dai cittadini (ed infine pure dal PD!). E soprattutto visto che lo scenario di un “ribaltone civico” (pronosticato per la prima volta su AmareVignola due anni fa: vedi) si è infine realizzato. Insomma, l’evento merita di essere celebrato anche se, nel frattempo, i post sono divenuti 1.050!

Anthony Ausgang (opera esposta ad Artefiera Bologna - foto del 26 gennaio 2014)

Anthony Ausgang (opera esposta ad Artefiera Bologna – foto del 26 gennaio 2014)

[1] Non c’è alcun dubbio che la soddisfazione per il lavoro fatto con questo blog sia pienamente legittima. In modo del tutto tardivo molte delle osservazioni critiche avanzate nei confronti dell’amministrazione Denti sono state ripetute (in campagna elettorale) addirittura da esponenti del PD! Insomma, come “grillo parlante” non ho sfigurato. Ugualmente una certa efficacia è risultata nel disegnare scenari per il fronte civico che è progressivamente cresciuto dopo le elezioni comunali del 2009 (risale ad allora l’ingresso in consiglio comunale di Chiara Smeraldi per Vignola Cambia e di Francesco Rubbiani per Città di Vignola), come testimonia questo post scritto subito dopo le elezioni politiche del 2013 (vedi). O quando, pur a fronte di un certo attivismo locale, si è qui pronosticato il tracollo del centrodestra cittadino, anche a seguito della sua progressiva frammentazione (vedi). Tuttavia questa è la superficie delle cose. Il tema vera che sta dietro ai mille e passa post di questo blog è un altro ancora. C’è un obiettivo, insomma, che non è ancora stato raggiunto. E che, per via di una certa componente utopica, non è detto che lo sia. Ma che su questo blog è stato più volte evocato e tratteggiato, finendo anche nel programma della coalizione civica che oggi amministra la città.

Enrico Baj, Scacchi (il Re e la Regina), Cantiere del '900. Opere dalle collezioni Intesa Sanpaolo, Milano (foto del 27 dicembre 2013)

Enrico Baj, Scacchi (il Re e la Regina), Cantiere del ‘900. Opere dalle collezioni Intesa Sanpaolo, Milano (foto del 27 dicembre 2013)

[2] La visione di fondo che in questi anni ha sorretto il lavoro di questo blog ha a che fare con il tema del potere e, precisamente, del suo “addomesticamento”. E’ un tema generale riguardante la politica, ma qui è declinato con riferimento alle istituzioni locali. L’elezione diretta dei sindaci ha dato loro in effetti un potere d’azione in precedenza sconosciuto. Con una giunta composta da assessori da loro nominati e con un consiglio incapace, per ragioni anche strutturali, di svolgere quelle funzioni di indirizzo e controllo che la legge gli assegna, è chiaro che il sindaco si trova depositario di un potere molto forte e comunque assai superiore alla situazione pre-riforma del 1993. Nell’osservare questo non c’é alcun rimpianto del tempo passato, ovvero di un sindaco spesso ostaggio della sua maggioranza (o delle correnti in cui questa era frammentata) e della sua continua ricomposizione nel tempo. Il “potere” non è caratterizzato da trade off per cui se aumenta quello di uno degli attori (il sindaco) questo va necessariamente a scapito del potere degli altri. Il circuito del potere è indubbiamente più complesso e la capacità di “fare cose” (o di prendere decisioni per la collettività) va assolutamente salvaguardata – altrimenti ci rimette l’intera collettività. Ma ogni potere porta con sé anche qualche rischio che è bene cercare di contrastare.

AES+F, Allegoria sacra - 55a Biennale d'Arte di Venezia (foto del 17 novembre 2013)

AES+F, Allegoria sacra – 55a Biennale d’Arte di Venezia (foto del 17 novembre 2013)

[3] Al proposito c’è una variegata fenomenologia di cui abbiamo avuto esperienza proprio sotto l’amministrazione Denti (ma il fenomeno, ovviamente, è assai più diffuso). La nomina di amici di partito in ruoli istituzionali anche quando lasciano il dubbio circa la soddisfazione dei criteri per la nomina (vedi). Lo stridentissimo contrasto tra le dichiarazioni ed i fatti, come quando si promette in campagna elettorale “stop al consumo di territorio non compromesso” e poi si realizzano documenti di pianificazione che prevedono ancora consumo di territorio (vedi). L’uso delle risorse istituzionali – in primo luogo della credibilità propria dell’istituzione – per far passare sulla stampa locale una versione edulcorata, per non dire manipolata, delle politiche locali (vedi). Insomma, una politica giocata sempre più con gli strumenti del marketing, confidando nella disattenzione dei cittadini (o nella loro labile memoria) o nella capacità di conquistarsi pezzi di consenso con distribuzioni di risorse. Ma ugualmente preoccupante è la sottrazione di temi importanti dai “pubblici riflettori”, come se fossero problemi contro cui non si andrà a “sbattere” assai presto (la de-industrializzazione in corso anche nel cuore dell’Emilia; l’effetto serra e le conseguenze che stiamo scaricando più o meno consapevolmente sui cittadini del 2050; ecc.). Anche la non-tematizzazione è un’arma del potere.

Fidia Falaschetti, Vota Pino Occhio, 2010 (foto Artefiera Bologna 27 gennaio 2013)

Fidia Falaschetti, Vota Pino Occhio, 2010 (foto Artefiera Bologna 27 gennaio 2013)

[4] Insomma, questa operazione di “addomesticamento” del potere (che vuol poi dire metterlo inequivocabilmente al servizio della collettività, non della carriera di qualcuno o degli interessi di una parte ristretta) richiede trasparenza e contro-informazione. Si tratta, per dirla in modo grossolano, di cercare di costringere il potere locale al rispetto della massima “faccio ciò che dico – dico ciò che faccio”. Un obiettivo rispetto a cui i partiti (e tra questi anche il PD) sono lontani mille miglia. E rispetto a cui – e la cosa è, se possibile, ancora più grave – forse non hanno neppure consapevolezza (lo si vede dalla scarsissima attenzione dedicata al funzionamento reale delle istituzioni locali e dall’assenza completa di riflessioni sul cosa fare per farle “funzionare meglio” o, per dirla in modo ancora diverso, su come democratizzare ulteriormente le nostre istituzioni democratiche).

Ridisegnare le istituzioni per spezzare il rircolo autoreferenziale della politica. Una vignetta di Altan

Ridisegnare le istituzioni per spezzare il rircolo autoreferenziale della politica. Una vignetta di Altan

[5] Meglio dunque affidarsi alle civiche “armate Brancaleone” o, secondo le dispregiative categorie degli avversari, al #mistomare civico? Rispondere non è facile. Ma non c’è dubbio che se oggi c’è una chances di evoluzione nel rapporto tra istituzioni locali e cittadini essa sta dentro a questi fragili aggregati civici. Più trasparenza sia per i processi decisionali che per l’attività degli organi decisionali (non a caso è solo nel programma civico vignolese che si prospetta, in modo radicalmente innovativo, l’apertura al pubblico delle sedute del Comitato di distretto, della CTSS, dell’assemblea dei soci dell’ASP, della Consulta economica, ecc.). Più partecipazione dei cittadini alla definizione degli orientamenti programmatici (tutto il contrario di quanto fatto con il PSC! vedi), più dispositivi di controllo, sistemi di rendicontazione più evoluti (e non piegati alle logiche del marketing! vedi), fino ad occasioni di democrazia diretta (ma sul tema si vedano queste riflessioni a partire da un libro di Aldo Schiavone: vedi). C’è un unico filo rosso che collega queste ed altre innovazioni ed è appunto lo spostamento del baricentro del potere locale in direzione dei cittadini (riducendo l’handicap che questi hanno nei confronti delle cosiddette élites). E’ quello che, appunto, abbiamo chiamato l’addomesticamento del potere. Si tratta della promessa più difficile da realizzare anche dopo il recente ribaltone civico.

PS Non è la prima volta che su AmareVignola si “celebra” il raggiungimento di un qualche traguardo. Lo si era fatto dopo i primi due anni (era la fine del 2009: vedi). Poi per i primi 500 post (vedi). Infine dopo i primi cinque anni (vedi).

Advertisements

2 risposte a Mille post su AmareVignola. E allora?

  1. Roberto Labanti ha detto:

    Complimenti da un affezionato e fedele lettore. Grazie Andrea.

  2. balestri79 ha detto:

    Sono molto felice ed orgoglioso di aver partecipato (anche se con una goccia nel mare) a questa “ricorrenza”.
    Non ho appeso la penna al chiodo, le storie di gusto sono tante….presto incrementeremo il numero dei post “gustosi”.
    Bravo Andrea!
    Altri centomila post!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: