Primarie PD per la presidenza della Regione. Cosa succede?

Per il PD dell’Emilia-Romagna la vicenda delle candidature alle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione è stata il tormentone dell’estate. Sino a due giorni in fa erano in lizza solo due outsiders: l’ex-sindaco di Forlì Roberto Balzani (vedi) e l’assessore regionale uscente Patrizio Bianchi, economista ed ex-rettore dell’Università di Ferrara (vedi). Gli unici – lo dico subito – ad avere idee vere nel panorama politico regionale. I molti altri pretendenti erano alla finestra, in un logorante gioco tattico. Che infine è saltato. E’ così che ieri (martedì) si è candidata – pure lei da outsiderPalma Costi, attuale presidente dell’Assemblea legislativa (vedi). Questa mattina (mercoledì), alle 9.56, Matteo Richetti, oggi parlamentare, ma in precedenza presidente dell’Assemblea legislativa e renziano della prima ora, ha annunciato via fb la sua candidatura usando il plurale maiestatis: “Abbiamo deciso. Ci candidiamo a guidare la nostra Regione per i prossimi 5 anni”. Per contraccolpo Daniele Manca, attuale sindaco di Imola nonché presidente del patto di sindacato di Hera (vedi) e indicato come possibile “candidato unitario” a seguito di un ipotetico patto tra bersaniani e renziani d’Emilia, ha ritirato la sua disponibilità a candidarsi, annunciando che resta dov’è, a fare il sindaco. Infine, ultimo episodio della giornata, anche Stefano Bonaccini, attuale segretario del PD dell’Emilia-Romagna (vedi), vero protagonista del tormentone estivo (si candida? non si candida?), ha sciolto la riserva: ci sarà anche lui (vedi). E’ la prima volta che si registra tanta confusione nel partito per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Segno di una “complessità” accresciuta (le diverse rappresentanze territoriali si intersecano con le correnti interne) e di un partito sempre più ingovernabile (e ingovernato). Ma anche se guardiamo allo “spessore” dei candidati c’è da esserne preoccupati.

Matteo Richetti, parlamentare, e Stefano Bonaccini, segretario PD dell'Emilia-Romagna, entrambi modenesi (foto Europa Quotidiano web)

Matteo Richetti, parlamentare, e Stefano Bonaccini, segretario PD dell’Emilia-Romagna, entrambi modenesi (foto Europa Quotidiano web)

[1] Come afferma sul suo profilo fb Fausto Anderlini, sociologo e profondo conoscitore del partito, “da che la Regione esiste l’equilibrio (e la guerriglia che lo anticipa) è l’esito di una lotta di potere fra interessi territorialmente organizzati e di filieres di ceto politico che ambiscono a legarli. Era così anche nell’epoca precedente, cioè del tardo Pci e delle sue derivazioni. Ma allora la regione era una federazione di repubbliche socialiste dislocate sul grande decumano, ognuna in rapporto diretto di dipendenza con un comune centro nazionale. I loro rapporti locali erano mediati in prima istanza dal regionale del partito, non un luogo di direzione, ma una stanza di compensazione, sicchè quando si entrava in ambito istituzionale i giochi erano fatti. Il perno del ‘modello emiliano’ era la funzione integratrice e oltremodo complessa del partito politico. Ora, con il beneplacito trionfale di tutti i riformatori, le anime candide e i cambia verso di questo mondo, le cose sono evolute. E nel verso peggiore. Non c’è più il vecchio collante. La fine celebrata del partito ideologico e del suo apparato ha liberato la lotta di potere dall’involucro che la teneva in forma e la nutriva di senso (fini, programmi, strumentazioni, inclinazioni….). Mai si è vista una lotta per la conquista del palazzo così esplicita e trasparente.” Una sorta di balcanizzazione del partito o di impazzita organizzazione “a matrice” (da un lato i territori, ovvero le federazioni più importanti: Bologna e Modena in primis; dall’altro le “correnti”: bersaniani, renziani della prima ora, renziani saltati sul carro del vincitore, civatiani, ecc.) che, a fronte di un gruppo dirigente particolarmente debole (lo testimonia anche la terza candidatura di Errani nel 2010), produce questo effetto di guerra di tutti contro tutti. Sullo sfondo la querelle sul superamento del modello della “regione policentrica” – su cui tutti, o quasi, si dicono d’accordo (almeno fino a quando non si tratta di dichiarare “come”).

Roberto Balzani, ex-sindaco di Forl', probabile contendente alle primarie PD per la scelta del candidato alla presidenta della giunta regionale (foto del 16 aprile 2014)

Roberto Balzani, ex-sindaco di Forl’, candidato alle primarie PD per la scelta del presidente della giunta regionale (foto del 16 aprile 2014)

[2] La prima mano di questa partita ha lasciato sul campo almeno uno sconfitto: il sindaco di Bologna – uno dei principali sponsor (assieme al presidente uscente Vasco Errani) della candidatura di Daniele Manca, sindaco di Imola (vedi). Cos’era questa soluzione se non l’invio nello scranno più alto della Regione del “vicario” della città metropolitana bolognese? “Un Presidente per procura, tratto dalla periferia provinciale. Utile per svoltare quasi in incognito dal policentrismo innervando nel centro regionale la città metropolitana. Facendola così uscire dall’evanescenza e portando in risalto gli ‘interessi’ del capoluogo” – è ancora Anderlini che parla. Una prospettiva che ha allarmato gli altri territori e che non è passata (presentata come “soluzione unitaria”, evidentemente tanto unitaria non era). L’alternativa ricerca di un candidato in grado di rappresentare l’equilibrio tra i territori regionali ha infine portato alla candidatura del Godot modenese Stefano Bonaccini – cosa che si è concretizzata nel tardo pomeriggio. Di certo si può sin d’ora affermare che si tratta anche questa di una proposta assai “insipida”. Principale caratteristica: la mancanza di un tratto distintivo forte. D’altro canto Bonaccini è passato con grande facilità da bersaniano (convinto?) – primarie 2012 – a renziano (convinto?) – primarie 2013.

Roberto Balzani, sindaco di Forlì (al centro), con Luciano Nigro (a sinistra) e Mauro Moruzzi, presidente dell'Associazione Achille Ardigò (a destra) (foto del 16 aprile 2014)

Roberto Balzani, sindaco di Forlì (al centro), con Luciano Nigro (a sinistra) e Mauro Moruzzi, presidente dell’Associazione Achille Ardigò (a destra) (foto del 16 aprile 2014)

[3] Ovviamente ora sarà tutto un fiorire di discorsi programmatici. Privi di spessore, purtroppo. Basta leggersi la dichiarazione di oggi di Matteo Richetti: un’infilata di luoghi comuni, di temi declinati con grande superficialità, ma probabilmente sufficienti a dare l’idea del movimento (vedi). Frasi del tipo: “la prima grande rivoluzione sarà questa: la dimensione pubblica non può in nessun modo ostacolare qualcosa che contiene in sé opportunità per la comunità” (un nonsenso!). O come questa: “Si apre una fase nuova e la deve guidare un gruppo dirigente nuovo. Al quale chiediamo il coraggio e la generosità dei nostri padri. Ma deve essere la nostra.” Il fatto è che, per essere credibili, questi discorsi programmatici dovrebbero prospettare ciò che, nel corso di una carriera politico-amministrativa, è già stato testimoniato da concrete azioni. Da questo punto di vista né Richetti, né Bonaccini si sono mai distinti per una particolare visione su come “innovare” le politiche di questa regione. Lo stesso vale per la Costi. Per trovare dei contenuti forti – lo dicevo all’inizio – bisogna guardare a Patrizio Bianchi (che da economista ha indubbiamente un’idea per il rilancio dell’economia regionale) od a Roberto Balzani (che da sindaco di Forlì ha maturato una visione dei limiti della governance socio-sanitaria, dei dispositivi di pianificazione urbanistica e territoriale, delle politiche regionali sui rifiuti – per fare qualche esempio: vedi). Balzani ha inoltre preso posizione e guidato per davvero, mettendosi in gioco personalmente, processi di innovazione anche contrapponendosi all’establishment “conservatore” del PD (contrapponendosi spesso a Vasco Errani) (per alcune riflessioni sulla sua esperienza amministrativa: vedi). Insomma, i candidati maggiormente radicati nel partito (Richetti e Bonaccini) sono anche i meno “consistenti” in termine di visione. Coloro che hanno davvero cose significative da dire sono gli outsiders (Balzani e Bianchi). Anche questo riflette oggi la condizione del PD dell’Emilia-Romagna. Stigmatizzarne la condizione, però, non è sufficiente. Né può essere una consolazione. E’ facile prevedere che alle elezioni regionali di novembre il candidato PD potrà vincere senza grande difficoltà. La partita vera, piaccia o non piaccia, si gioca ora, con queste primarie. Per questo vale davvero la pena “guardarci dentro”. E mobilitarsi.

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5 Responses to Primarie PD per la presidenza della Regione. Cosa succede?

  1. mauro smeraldi ha detto:

    Caro Andrea, nell’ultimo giorno delle mie vacanze, il tuo articolo mi stimola alcune brevi riflessioni e mi dà l’occasione di esprimere le mie opinioni sulle prossime elezioni regionali.
    Sono da sempre convinto che sia comunque importante esercitare sempre il proprio diritto al voto, che qualcosa vale in ogni caso. Tuttavia se si guarda, come hai fatto tu, a quello che sta avvenendo in casa Pd, gia’ si esclude la possibilità di votare quel partito. Concordo con la valutazione che i candidati interessanti, ma destinati a non vincere le primarie, sono Balzani e Bianchi. Il primo, che ha un buon programma ed è da sempre impegnato sul fronte della difesa dei beni comuni, lo conosco solo telefonicamente e mi sembra comunque una brava persona. Il secondo anche: l’ho conosciuto personalmente durante la battaglia per conservare il tempo pieno a Vignola e ho utilizzato alcune sue idee su scuola e formazione durante la campagna elettorale.
    Considerando peraltro che non saranno loro a vincere le primarie e che, a quanto pare, la lista dei candidati consiglieri sara’ piena di riciclati, come farai a votare Pd?
    Cerchiamo piuttosto di costruire una lista di cittadini regionale, in grado di proporre un’alternativa anche a livello regionale. I tempi sono ristretti, ma ci sono gia’ stati contatti tra Vignola Cambia, Savignano e altre liste modenesi e bolognesi. Ci vorrebbe un candidato presidente forte. Ma perche’ non chiedere a Balzani se mai fosse disponibile? Mi fermo qui. Sto scrivendo dall’estero in condizioni precarie. Ma mi interessava per ora alimentare il dibattito.
    Ciao e a presto.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ho l’impressione che la bella e straordinaria esperienza vignolese finisca con alterare la valutazione sul quadro regionale e su che cosa è possibile realisticamente conseguire. Mancano praticamente tutti gli ingredienti per un’affermazione significativa di una “lista civica regionale”: manca un programma sufficientemente condiviso tra le non sovrapponibili esperienze civiche locali (la tutela dei “beni comuni” è anche bandiera di una sinistra che in questa regione fa fatica a raggiungere il 4%); manca un candidato forte in grado di catalizzare l’attenzione e rendere credibile un siffatto movimento (uno che sia conosciuto e soprattutto credibile per “curriculum”, ovvero per impegno concreto in questi anni); manca pure uno spazio politico per una tale lista (o meglio, lo spazio politico è ampiamente conteso con il M5S che ha assai più visibilità e riconoscibilità). Insomma a poco più di due mesi dalla data delle elezioni regionali questa prospettiva è una “mission impossible”. Al di là di questo, io seguo le idee. Seguo e sostengo idee e visioni convincenti. E quelle di Roberto Balzani lo sono, visto che sono ampiamente sovrapponibili a quelle che abbiamo provato a promuovere in questi anni, prima come lista di opposizione, poi come aggregazione civica candidata al governo della città. Per questo motivo mi sembra assai più produttivo provare a dare un contributo per cercare di ottenere l’affermazione di Balzani in queste difficilissime primarie del PD (di coalizione, in verità).

  3. luciano credi ha detto:

    Anch’io per motivi di ricerca domani per la milionesima volta parto x estero.

    Io nella vita sono sempre stato un fragile forte, fragile xché vengo da situazioni massimaliste in cui tutto si doveva dividere, quando dietro alle spalle nessuno divideva… Forte xché fra 20 anni avere x esempio il dottorato che ho io in Italia sarà una cosa solo x figli di benestanti… In data attuale il mio dottorato certamente x un pariolino sarebbe molto più spendibile,,, a me serve solo x non passare al 100% come “borderline”… Detto ciò Balzani sicuramente è una proposta super interessantisssssssima (cito lo slang di persona amica)… Però vorrei che questa volta Smeraldi prendesse in considerazione anche il fatto che le partite si vincono se oltre ad un grande numero 10 ci sono anche grandi mediani (Oriali… Ligabue…), anche loro hanno diritto ad un minimo di riconoscimento. Certo che politicamente parlando se questa lista si presentasse, lo scenario x Vignola e la regione prenderebbe connotati estremamente diversi… Certo che il derby Richetti e Bonaccini è già un segnale di paura del PD Emilia, altrimenti questo il partito non lo avrebbe accettato. Scusate l’incursione ma a volte a me piace parlare qui, xché quando sono a Vignola vivo anche la strada popolare e non tutti sono laureati e vogliono in uno slang molto semplice chiarimenti… tante persone anche immigrate spesso mi fermano x strada x chiedermi cosa vuole dire questo? xché? in modo approssimativo rispondo (rispondere è faticoso ma aiuta spesso a vivere meglio la periferia citando Eros ci torno quasi mai… adesso tu… spesso a 200 metri di distanza a volte aspetto la mia mamma come il sindaco vide in campagna elettorale presso bar Gioconda dove l’altra sera proprio persona del bar, italiana, mi ha insultato x aver parcheggiato auto nello stesso modo in cui l’ha parcheggiata nel maggio 2014 Smeraldi, dicendomi che non avevo rispettato le strisce, ma lì non ci sono più!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!… io che sono sempre attentissimo a queste cose… da 18 anni patentato faccio 65mila km all’anno in tutta Europa, mai fatto un incidente… ma il bullismo dei quartieri popolari non è fatto evidentemente parlando da Bocconiani)…. ma io non sono nella stanza dei bottoni… a volte l’ho solo costeggiata. Però un buon risultato è possibile.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Sulle primarie PD in Emilia-Romagna è interessante un articolo di Salvatore Vassallo, apparso su Europa il 29 agosto, in cui osserva che era praticamente inevitabile che la successione del lungo regno di Vasco Errani non fosse governabile centralmente, con un unico candidato “unitario” (ovvero Daniele Manca, attuale sindaco di Imola, come per un po’ si è provato a prospettare, ma senza successo).
    http://www.europaquotidiano.it/2014/08/29/primarie-in-emilia-romagna-il-segno-della-discontinuita/
    In un altro articolo sul Corriere di Bologna (30 agosto 2014), Salvatore Vassallo, prende quindi posizione a favore di Stefano Bonaccini. Singolarmente, però, riconosce che il “riformatore più incisivo” è Roberto Balzani. Scrive: “Se dovessi scegliere il riformatore più incisivo, che con maggiore competenza e determinazione può stabilire una nuova agenda nella politica regionale, voterei per Roberto Balzani”. Ecco, come ho detto in diverse occasioni è quello che io farò, senza farmi distrarre dalle (per oggi) maggiori chances che ha il candidato Bonaccini! Per quanto ho visto nei settori che conosco meglio – la sanità, il welfare locale, il trasporto ferroviario – sono fermamente convinto della necessità di una vera azione “riformatrice” e sono convinto, come Vassallo, che quello culturalmente meglio attrezzato sia Roberto Balzani.
    Anche in questo commento di Andrea Chiarini, su la Repubblica Bologna del 27 agosto 2014, le primarie e la travagliata vicenda della (mancata) candidatura del sindaco di Imola, Daniele Manca, viene legata agli equilibri territoriali in regione ed a differenze di visione strategica:
    “L’asse Manca-Merola che spinge per cambiare e sposterebbe il peso sul “partito degli amministratori” ridisegnando la governance sulla città metropolitana. Oppure l’intesa Bonaccini- De Maria-Donini per lanciare il segretario regionale ridimensionando il ruolo dei sindaci, Merola in testa.”
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/08/27/news/la_vera_posta_in_gioco_all_ombra_delle_primarie-94502731/

    Ancora più severa la valutazione sulla “vicenda bolognese” nelle primarie PD 2014 per la scelta del successore di Vasco Errani, in un articolo di Marco Marozzi apparso sul Corriere di Bologna il 29 agosto scorso. In questo caso si stigmatizza lo scarto tra la retorica (2Bologna capitale”) e la capacità di mettere in campo una strategia coerente:
    “Ultimo disastro la successione di Vasco Errani in Regione. Virginio Merola il 25 giugno ha detto: «Bologna non può rivendicare un ruolo in regione solo lamentando la scarsa considerazione. La Città metropolitana deve candidarsi a guida dell’intero sistema regionale, dimostrando in concreto di esserne capace». E ancora, in una intervista al Corriere: «Serve qualcosa in più per essere davvero la città guida: occorre che i bolognesi, per primi, la smettano di essere localistici e chiusi in difesa. Siano piuttosto capaci di coinvolgere gli altri». Analisi e propositi intelligenti. Poi Errani si è dimesso e quando si è passati ai fatti Merola non è stato solo sconfitto. È stato azzerato. Sia per il candidato proposto, Daniele Manca, sindaco di Imola, che si è comportato con grande dignità in tutta la faccenda, fino a essere costretto a ritirarsi. Sia – ed è grave – come progetto. Altro che Città metropolitana leader dell’Emilia-Romagna, di cui l’accordo con Manca era il pilastro.”
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2014/29-agosto-2014/gli-autogol-una-citta-che-non-sa-diventare-grande–23035618514.shtml

  5. Dimer ha detto:

    Le elezioni regionali, ma seppure in misura inferiore, quelle provinciali, ci impongono una riflessione su quale sia la politica del PD rispetto alla stato decentramento, ossia in merito alle autonomie locali.
    Ci sono segnali inquietanti come dimostrano:
    – la lettera dei sindaci dell’Unione per la delusione relativa alle risorse finanziarie;
    – le politiche relative ai piani urbanistici e alla mobilità che in questi anni ha penalizzato spesso i pendolari;
    – le politiche scarsamente partecipative per quanto riguarda, ad esempio, il caso della fusione dei comuni della Valsamoggia:
    – lo stato di sofferenza del territorio: frane, erosione…

    Seguendo, seppure sommariamente, sia le prossime elezioni provinciali che le dispute emerse per le primarie regionali PD, appare con evidenza che quello che abitualmente si considera un valore, ossia il territorio e le sue comunità, possa diventare un elemento esclusivo per provare la forza di questo o quel candidato, di questo o quel gruppo dirigente.
    Fatto assai deludente se si considera che ciò emerge in una forza strutturata e nazionale e non in un gruppo dalle connotazioni localistiche.
    Non so se sia per questo che è stato sacrificato Manca, confidando in un Bonaccini “tessitore”; certo il potenziale politico espresso dai Comuni e la possibilità di ridurre lo stato di stress a cui questi sono sottoposti da almeno 5 anni ne escono indeboliti.

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