Per il post-Errani avanza la candidatura di Roberto Balzani, ex-sindaco di Forlì

Dopo le dimissioni del presidente della giunta regionale Vasco Errani (vedi) si è aperta una fase di incertezza per il PD dell’Emilia-Romagna. Con ogni probabilità per la scelta del candidato alla presidenza verranno organizzate le primarie (forse “primarie di coalizione”). “La sfida si annuncia intensa, con le possibili candidature di Bonaccini, Richetti, Saliera, Balzani e Manca” (e forse qualcun altro ancora): così qualche giorno fa su uno dei quotidiani che seguono la vicenda (vedi). Dei nomi circolati sino ad ora – a fianco di uno Stefano Bonaccini, ex-segretario PD a Modena, mancato candidato sindaco per Modena, ed ora segretario PD dell’Emilia-Romagna, uomo per tutte le stagioni (prima fedelissimo bersaniano, ora fedelissimo renziano) – il più convincente è certamente quello di Roberto Balzani, ex-sindaco di Forlì (vedi). E che ora si dice disponibile a partecipare alle primarie PD. Vale la pena seguire quest’uomo!

Roberto Balzani, sindaco di Forlì (al centro), con Luciano Nigro (a sinistra) e Mauro Moruzzi, presidente dell'Associazione Achille Ardigò (a destra) (foto del 16 aprile 2014)

Roberto Balzani, ex-sindaco di Forlì (al centro), con Luciano Nigro (a sinistra) e Mauro Moruzzi, presidente dell’Associazione Achille Ardigò (a destra) (foto del 16 aprile 2014)

[1] A chi segue le vicende politico-amministrative in questa regione il nome di Roberto Balzani è certamente noto (vedi). Vincitore da outsider delle primarie del PD per la scelta del candidato sindaco a Forlì nel dicembre 2008 (superò con il 50,27% dei voti il Sindaco in carica Nadia Masini) è stato sindaco a Forlì nella legislatura 2009-2014 (rinunciando però a ricandidarsi dopo una brillante prima legislatura). Professore ordinario di storia contemporanea all’Università di Bologna ha portato in politica una nuova capacità di analisi e di visione – ne abbiamo già parlato su AmareVignola in un precedente post (vedi). Incarna una diversa visione dello sviluppo locale e della risposta da dare alla crisi economica in atto, ma anche una volontà di dare più potere ai cittadini a scapito delle lobby (i piccoli grandi “poteri forti” nostrani) che traggono vantaggio dallo scambio politico con un PD divenuto “conservatore” anche a seguito di una reale mancanza di competizione (sia esterna che interna). In un certo senso è l’unica visione alternativa, all’interno del PD, ad un modello di regione in crisi da tempo, come ha spiegato di recente in una bella intervista (vedi).

Roberto Balzani, ex-sindaco di Forl', probabile contendente alle primarie PD per la scelta del candidato alla presidenta della giunta regionale (foto del 16 aprile 2014)

Roberto Balzani, ex-sindaco di Forlì, probabile contendente alle primarie PD per la scelta del candidato alla presidenza della giunta regionale (foto del 16 aprile 2014)

[2] “Il modello emiliano era già finito da parecchi anni, rimaneva in piedi l’involucro politico, ma socialmente ed economicamente era esaurito da tempo, di fatto con la crisi economica e probabilmente anche prima. Con Errani finisce un blocco di potere omogeneo.” Ed ancora: “oggi non si può fare a meno di rilevare che ci sono problemi strutturali di caduta del modello emiliano. Errani è stato l’ultimo tenace difensore di quel modello, che però era già morto.” Sono parole di Balzani. Certo, se facciamo un confronto con le altre regioni italiane l’Emilia-Romagna se la cava ancora bene (divide con la Lombardia il primato nelle classifiche regionali in molti ambiti). Ma è rispetto alle regioni più avanzate d’Europa che l’Emilia-Romagna sta perdendo terreno, partecipando al declino dell’intero paese. E’ così per l’economia e l’innovazione, per i trasporti (esemplari le tribolate vicende del Servizio Ferroviario Regionale: vedi), per la condizione dei giovani e del mercato del lavoro, per il welfare (vedi). E così via. Nel panorama politico regionale (di centrosinistra) Balzani è la persona che coglie con maggiore chiarezza e lucidità i limiti di questo “modello” e l’esigenza di cambiare traiettoria di sviluppo. Innanzitutto l’esigenza di cambiare modalità del “fare politica”: l’acquisizione del consenso tramite la distribuzione a pioggia delle risorse (ma sempre con qualcuno che ottiene di più non per “meriti”, ma per “lealtà politica”) non funziona più, per il semplice fatto che siamo in una fase di riduzione delle risorse. Di downsizing dell’ente regione (come degli enti locali). La coperta, dunque, è sempre più corta. Si è trattato di un modello “fortemente segnato da una preponderanza del pubblico, gestita in una maniera anche pesante e con gruppi di attori privilegiati: una parte del sistema cooperativo, le multiutility (che sono un altro grande centro di potere), la sanità, gestita in maniera tendenzialmente “aziendalistica” ma con una marcata burocrazia di carattere regionale che, di fatto, è stata una specie di proconsolato della Regione sui territori. Un sistema elefantiaco che si è retto in piedi distribuendo in maniera irrazionale risorse, penalizzando alcuni e privilegiando altri, tanto da essere diventato politicamente insostenibile. In tempi di vacche grasse alcuni ottenevano di più, però in buona sostanza ce n’era per tutti, ma in una fase in cui c’è da tagliare, se il sistema è sperequato non regge.” Ed ancora: “Un modello che è stato costruito sull’aumento dei servizi in una logica di incremento del pil regionale, cioè di crescita economica, non si fa facilmente gestire in una fase di caduta degli investimenti pubblici e di riduzione delle risorse.

Le "torri" di Kenzo Tange a Bologna, sede della Regione Emilia-Romagna (foto del 6 dicembre 2011)

Le “torri” di Kenzo Tange a Bologna, sede della Regione Emilia-Romagna (foto del 6 dicembre 2011)

[3] Due suggestioni dalla sua visione delle cose. Una su una diversa gestione del ciclo dei rifiuti (tema su cui Forlì ha fatto da capofila degli enti locali che intendevano riappropriarsi della capacità di indirizzo politico nei confronti di Hera, ad esempio tramite un ambizioso progetto “rifiuti zero”: vedi). Un secondo sulle politiche del turismo e, più in generale, sull’esigenza di “più trasparenza” nelle politiche pubbliche (ovvero di una vera “valutazione” delle politiche).

  • La sinistra ha preso voti su alcuni temi, penso ai beni comuni, spesso usati retoricamente, e poi la politica reale è andata da un’altra parte. Credo occorra ripartire dal riallineamento della narrazione politica del centro sinistra con la cultura di governo e la sua operatività. In questo filone il tema delle tariffe dei servizi pubblici è fondamentale, essendo una delle partite che rappresentano oggi una forma di tassazione occulta che affianca pesantemente la tassazione diretta. Come si gestisce, ad esempio, la partita dei rifiuti, che ha una incidenza enorme e reclama un ribaltamento di prospettiva? (…) I rifiuti sono una risorsa, dovrebbero essere un bene e non un costo per la comunità, un business clamoroso, mentre la collettività paradossalmente paga dei costi, quando invece potrebbe avere dei benefici. Immagina cosa potrebbe significare mettere le mani su questo tema nella nostra regione?
  • Ho visto un sacco di soldi buttati nella promozione turistica e quello che manca completamente nell’amministrazione pubblica è il tema del feedback. Nel momento in cui faccio un investimento devo chiedermi qual è l’obiettivo, mentre l’analisi del feedback non c’è quasi mai, mancano forse anche le competenze. E c’è una ragione di questo: per il consenso politico è l’atto della spesa ad essere importante, quando premio qualcuno, perché in quel momento costruisco il consenso. Anche sotto questo profilo l’amministrazione pubblica va completamente riorientata. Se riuscissimo a costruire dei controllori indipendenti, partendo da presupposti chiari, avremmo posto le premesse per una svolta.

Insomma, qui finalmente c’è una capacità di lettura critica delle politiche regionali e la proposta di una visione alternativa, che a me sembra assai più convincente. Conviene seguire quest’uomo! E prepararsi alle primarie PD (leggendosi l’intera intervista: vedi).

Una parte del complesso architettonico di Kenzo Tange a Bologna, sede della Regione Emilia-Romagna (foto del 6 dicembre 2011)

Una parte del complesso architettonico di Kenzo Tange a Bologna, sede della Regione Emilia-Romagna (foto del 6 dicembre 2011)

PS Si veda anche il post “Roberto Balzani, riflessioni sull’esperienza di cinque anni sindaco a Forlì” (vedi). Oltre al libro di Roberto Balzani, Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco, Il Mulino, Bologna, 2012 (vedi) – “l’invito a ricostruire un nuovo civismo, una nuova politica”.

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4 Responses to Per il post-Errani avanza la candidatura di Roberto Balzani, ex-sindaco di Forlì

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Le mediazioni sembrano però più veloci della politica, e di accordo in accordo nei corridoi del Pd circolano già bozze dell’organigramma della futura giunta di viale Aldo Moro, quando ancora non c’è nemmeno un candidato. Con tanto di “varianti” a seconda di chi sarà il governatore.” Così va la politica nel “basso impero” PD dell’Emilia-Romagna. Leader di “corrente” o semplicemente di “clan”, rappresentanti delle federazioni provinciali, sono già all’opera per ipotizzare la suddivisione dei posti in giunta. “Il più accurato dei “si dice” della vigilia sarebbe ad esempio quello che vuole il segretario del PD bolognese Raffaele Donini come futuro assessore alla Sanità, al posto di Carlo Lusenti. Non è un mistero che lui aspiri da tempo a quel ruolo, e chi cerca nei corridoi dell’Ausl trova conferme.” Qui il testo completo:
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/07/27/news/regione_il_candidato_non_c_ma_nel_pd_gi_si_tratta_sugli_assessori-92535558/
    Prima le poltrone, insomma. Le idee seguiranno. Forse. Comunque è di ieri, sulla stampa bolognese, una sorta di “endorsement” per Donini (uno che più inconcludente non ce n’é) da parte delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil di Bologna che hanno auspicato che il futuro assessore alla sanità “non sia un medico” (e qui ci può anche stare), ma sia invece “un bolognese” (e qui non si capisce dove stia l’elemento di “ragionevolezza”). Dichiarazioni da tutti interpretate come un endorsement a Donini. Pochezza della cultura politica della sinistra. E pochezza del sindacato, sempre meno capace di svolgere il proprio ruolo vero e sempre più occupato ad occuparsi di poltrone.
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/30/liste-dattesa-non-piu-tollerabili-quasi-due-anni-per-un-esameBologna08.html
    Emerge intanto l’impazienza verso l’indecisione di Stefano Bonaccini (o forse verso la sua strategia di ritardare l’esplicitazione della sua volontà o meno di candidarsi). Visto che altri (Matteo Richetti e Daniele Manca) sembrano attendere la sua decisione per decidere “che fare”.
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/30/merola-replica-e-punge-aspettiamo-laltro-50–balzani-spartizione-gia-in-attoBologna02.html

  2. Luciano Credi ha detto:

    Io auguro a Mauro Smeraldi,

    di essere il prossimo candidato del centrodestra regionale (2014), perché contrariamente a quello che crede Andrea io non c’è l’ho con il mondo. Nel 2009 politicamente parlando a Vignola vinse la destra, nel 2014 la palude, non forzatamente leghista, ma il vice sindaco è un leghista emiliano, non lombardo…

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Hai preso una cantonata, Luciano. Per il resto mi guardo bene dal fare congetture circa i tuoi sentimenti verso il mondo. Per quanto riguarda i possibili candidati, area PD o centrosinistra, alle possibili primarie PD mi sembra che almeno due personaggi interessanti ci siano: Roberto Balzani, ex-sindaco di Forl’ (di cui parlo in questo post ed anche altrove) e Patrizio Bianchi, economista, ex-rettore all’Università di Ferrara, ex-Nomisma e ora assessore regionale uscente.
      http://www.regione.emilia-romagna.it/giunta/patrizio-bianchi
      E’ uno dei pochi che ha una visione strategica circa il rilancio dell’economia in Emilia-Romagna. Tema cruciale di questi tempi.
      http://www.estense.com/?p=402188

  3. Luciano Credi ha detto:

    Forse Andrea,

    ma io ho sofferto molto durante la Giunta Guazzoloca (sindaco anche bravo) eletto solo a causa degli errori altrui. Perché ho sofferto? Perché io vivevo quella Bologna… e politicamente parlando la maggioranza della popolazione era a lui avversa… i veri rossi non il “ridicolo” ed amichevole, chiassoso… Lucio, non sanno perdere… Poi se vuoi sapere se sono di destra o di sinistra queste cose le dico solo con le mie “corteggiatrici” (non mi prendere alla
    lettera)… nel senso che confluivano a quel vecchio PCI emiliano anche persone nate in famiglie destroidi… quantomeno per aver qualche amico da proteggere, per esempio i post Salò emiliani… in quel PCI da 80% post 1945 c’erano tutti: fascisti, repubblicani, monarchici… democristiani… detto ciò le mie sono considerazioni fatte da sensazioni non supportate da ragionamenti storici… xché la mia è una libera riflessione fatta amichevolemente in un Blog… di certo io non credo di essere candidato PD al consiglio comunale nel 2019… ma se anche lo fossi questi 5 anni non saranno fatti contro la giunta Smeraldi, da parte MIA, quantomeno x amicizia verso gente che ne fanno parte, ma non credo che tutti la pensano come me!!!

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