Ospedale di Vignola. Le rassicurazioni del direttore generale Martini sono una prima risposta, ma non bastano

Mercoledì 23 luglio, nel corso di un incontro con il Direttore Generale dell’Azienda USL di Modena, Mariella Martini, e con il Direttore del Distretto sanitario di Vignola, Angelo Vezzosi, il sindaco Mauro Smeraldi ha ricevuto rassicurazioni sul futuro dell’ospedale di Vignola. E’ indubbiamente un fatto positivo. Una prima risposta a preoccupazioni espresse, a volte anche in modo strumentale, nella recente campagna elettorale. Ma, appunto, una prima risposta. Insufficiente se non sarà seguita da un vero e proprio cambio di metodo nel processo di indirizzo, controllo, rendicontazione della sanità del distretto vignolese. Metodo che deve essere reimpostato sulla base di due parole chiave: “trasparenza” e “partecipazione”. Tutte cose che il sindaco sa molto bene, visto che le ha volute e condivise nel suo programma elettorale. E che ora vanno messe in pratica, certo sapendo che l’amministrazione comunale di Vignola è solo uno degli attori in campo. Questa è la vera sfida della nuova amministrazione “civica”.

L'ingresso dell'ospedale di Vignola (foto 16 gennaio 2010)

L’ingresso dell’ospedale di Vignola (foto 16 gennaio 2010)

[1] “E’ stato un incontro estremamente soddisfacente – assicura il sindaco di Vignola Smeraldi – durante il quale tutte le parti intervenute hanno ribadito la volontà non solo di tutelare l’Ospedale di Vignola, ma anche di effettuarvi dei nuovi investimenti”. E’ quanto riporta il comunicato stampa n.62/2014 dell’amministrazione comunale (pdf). E poi anche: “Infine, è stata ribadita con forza la volontà non solo di mantenere il Pronto Soccorso, ma anche di investirci, a partire dalla conferma dell’Automedica che sarà attiva 24 ore su 24 da settembre 2014.” In mezzo dichiarazioni su “ottimizzazione dei posti letto tra i vari reparti”, garanzia dei day hospital, potenziamento e nuova collocazione della “guardia medica”.

L'ingresso del Pronto Soccorso di Vignola (foto del 9 giugno 2012)

L’ingresso del Pronto Soccorso di Vignola (foto del 9 giugno 2012)

[2] Sono dichiarazioni, in verità, che sanno un po’ di rito scaramantico. Perché è in effetti ciò che una parte consistente di cittadini percepisce avendo in mente vent’anni di dichiarazioni e rassicurazioni sull’ospedale di Vignola – io arrivo indietro fino alla fine degli anni ’90, quando l’amministrazione Quartieri (di cui pure facevo parte), acconsentì alla chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia con la promessa, però, della realizzazione di una “casa del parto” che tuttavia non venne mai realizzata. Il fatto è – è meglio parlarsi chiaro – che di “rassicurazioni” ne sono state fornite tante in passato. L’ospedale è tuttora presente e su di esso sono stati fatti importanti investimenti, è vero. Ma non è affatto vero che la dotazione di servizi sanitari (ospedalieri & territoriali) e la loro performance sia soddisfacente, come testimoniano alcuni dati relativi al distretto (vedi). Decisamente preoccupante, ad esempio, è la mancata crescita delle prestazioni di day surgery in questi anni, come l’alta percentuale di “fuga” fuori distretto per la specialistica ambulatoriale (sia visite che esami diagnostici) (vedi). Ed inoltre il quadro generale del paese ed anche il progetto di riorganizzazione della sanità regionale qualche “incertezza” la presenta (vedi).

Cartello che informa del trasferimento del Pronto Soccorso nella nuova sede, con accesso da via 1° maggio (foto del 16 gennaio 2010)

Cartello che informa del trasferimento del Pronto Soccorso nella nuova sede, con accesso da via 1° maggio (foto del 16 gennaio 2010)

[3] E’ dunque chiaro che la vecchia logica delle “periodiche rassicurazioni” si è consumata, ovvero non funziona più. Di questo il sindaco è consapevole. Ma proprio per questo occorre mettere in campo un nuovo “metodo di lavoro”, ovvero di indirizzo, controllo e rendicontazione che sia continuo (anziché spot), trasparente (in grado di rappresentare puntualmente l’attività svolta, la qualità dei servizi, la performance organizzativa), e pure partecipato (ovvero accessibile a tutti per la fase del “controllo” ed in grado di raccogliere contributi da tutti – operatori e cittadini – per la fase della “pianificazione”). Ogni fase (indirizzo, controllo, rendicontazione) ha le proprie specificità. Serve, in ogni caso, un mix di attività online ed offline. Ma indubbiamente il web va usato meglio che in passato per “rappresentare” l’andamento dell’assistenza sanitaria del distretto. Serve una sorta di “cruscotto web” per il monitoraggio, per intenderci. Gli obiettivi assunti dall’Azienda USL (e relativi documenti di programmazione) debbono essere pubblici. L’attività di pianificazione deve essere partecipata, ma anche basata su conoscenze non impressionistiche (sarebbe dunque opportuno iniziare sin d’ora gli incontri di preparazione, a livello di distretto, in vista del nuovo PAL 2014-2016, senza aspettare le istituzioni sovraordinate). E così via. E’ dunque di fondamentale importanza che un’amministrazione “civica” – un’espressione che vorrebbe testimoniare una maggiore attenzione alle esigenze dei cittadini – si faccia carico di un progetto di radicale revisione dei meccanismi di governance e di informazione alla città circa i servizi sanitari. Ovviamente in accordo con gli altri comuni del distretto e con l’azienda sanitaria stessa. Sviluppando in un vero “programma di lavoro” quei principi chiaramente precisati nel programma elettorale.

Cantiere per l'ampliamento e la ristrutturazione dell'ospedale di Vignola (foto dell'11 maggio 2005)

Cantiere per l’ampliamento e la ristrutturazione dell’ospedale di Vignola (foto dell’11 maggio 2005)

[4] In questo percorso di “tutela” e “miglioramento” della sanità cittadina amministratori e cittadini debbono fare ciascuno la propria parte. Per i cittadini le cose sono appena un po’ più semplici: la “trasparenza” offre la possibilità del controllo, ma se nessuno guarda attraverso il “vetro” essa rimane uno stato che non porta ad una nuova efficacia, ad un maggiore empowerment. Così come se rimangono pochi coloro che fanno sentire la propria “voce” all’azienda sanitaria (es. tramite i reclami) o all’amministrazione (es. segnalando temi di interesse generale). Per gli amministratori c’è bisogno della capacità di nuove “realizzazioni”. Ne elenco alcune:

  • sviluppare finalmente adeguate competenze tecniche a supporto dei decisori politici, ovvero mettere finalmente in funzione un adeguato Ufficio di Piano a supporto dei lavori del Comitato di Distretto (un Ufficio di Piano che funziona lo si vede dai “dossier” che produce – vanno resi pubblici!);
  • richiedere un analogo rafforzamento delle competenze tecniche dell’ufficio di supporto della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (serve una competenza tecnica di alto livello per “confrontarsi” alla pari con le due aziende sanitarie modenesi, altrimenti si rimane nella condizione di “dipendenza” del committente dal fornitore!), oltre ad un rafforzamento dell’Ufficio di Presidenza della CTSS (vedi) per una maggiore condivisione tra rappresentanti dei distretti ed un adeguato impegno comunicativo della CTSS stessa (oggi priva di un sito web in cui “pubblicizzare” i propri lavori; qui starebbe bene una webcam!);
  • rendere pubbliche le sedute del Comitato di Distretto (e dell’Assemblea dell’ASP), ovvero consentire la partecipazione dei cittadini, dei rappresentanti degli utenti, del volontariato socio-sanitario, pur solo come uditori (esattamente come in consiglio comunale);
  • mettere rappresentanti qualificati nel Comitato Consultivo Misto del distretto, l’organo di partecipazione dei rappresentanti degli utenti e del volontariato incaricato di presiedere al controllo e miglioramento della qualità dei servizi “dal lato degli utenti” (e richiedere, anche qui, che sia sempre pubblicamente accessibile programma di lavoro e rendiconti di attività);
  • elaborare un progetto per la sanità, che si traduca in una messa a disposizione di soluzioni logistiche, contenitori nuovi o ammodernati, insomma una visione sull’allocazione delle funzioni di assistenza sanitaria sul territorio. C’è infatti da trovare collocazione alla futura “casa della salute”, a nuovi spazi ambulatoriali (se davvero si vuole potenziare questa attività), a nuovi front office come quelli CUP, ecc. Sulla necessaria visione per le “infrastrutture materiali” per la sanità si vedano le considerazioni dell’ex-sindaco Roberto Adani su questo blog (vedi).
Il vecchio ingresso dell'ospedale di Vignola, su via A.Plessi (foto del 16 gennaio 2010)

Il vecchio ingresso dell’ospedale di Vignola, su via A.Plessi (foto del 16 gennaio 2010)

[5] C’è però – anche questo va detto con grande chiarezza – un nodo irrisolto (e spesso anche non detto) nella politica sanitaria modenese che riguarda inevitabilmente anche le realtà di provincia come Vignola. Si tratta del fatto che in una città come Modena, con circa 180mila abitanti, non si giustifica la presenza di due grandi ospedali (Policlinico da un lato, Nuovo Estense a Baggiovara dall’altro), ovvero non si giustifica la presenza di due aziende sanitarie (rispettivamente Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ed Azienda USL di Modena), spesso incapaci di un reale coordinamento (anche per le prerogative ancora oggi difese, pur non sempre razionali, dal mondo universitario) e dunque di un reale “servizio” all’intera popolazione provinciale. L’esistenza delle due azienda sanitarie non sembra più giustificabile e dunque va apertamente messa in discussione. Certo, è più facile “riconvertire” in ospedale di comunità l’ospedale di Castelfranco Emilia o eventualmente chiudere il punto nascite a Pavullo (come fatto dai colleghi bolognesi a Porretta Terme) che intaccare i “poteri forti” dell’Università. Ma è su decisioni di questo genere che si misurerà per davvero la volontà “riformatrice” della prossima giunta regionale (ed anche dei nuovi enti locali modenesi), visto che alla riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale non ci si potrà comunque sottrarre (vedi).

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One Response to Ospedale di Vignola. Le rassicurazioni del direttore generale Martini sono una prima risposta, ma non bastano

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ci voleva Roberto Balzani, ex-sindaco di Forlì (e PD eretico), a dire finalmente una parola chiara sulla sanità in Emilia-Romagna. Uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, certo. Ma oggi in sofferenza per l’incapacità di ripensarsi a fronte della non-più-crescita della spesa pubblica. Guarda a caso le difficoltà del Servizio Sanitario Regionale sono lette con la coppia di categorie trasparenza/opacità. Un progetto trasparente (e partecipato, ma alla luce del sole), contro una prassi fatta di informale negoziazione opaca, “frutto spesso di una debolezza formativa dell’attore politico”!
    Qui in modo più esteso quanto scritto da Balzani nel primo documento programmatico che accompagna la sua candidatura alle primarie per la scelta del candidato PD (o di “coalizione” – ma anche in questo caso non si sa ancora quale coalizione e su quale base programmatica!) a presidente della giunta regionale, dopo le dimissioni di Errani.

    “Bisogna «rileggere il sistema socio-sanitario in profondità», un chiodo fisso di Balzani, «a partire da un’analisi delle performance conseguite rispetto agli obiettivi (un libro bianco da redigere entro sei mesi dall’inizio del mandato) e dalle definizione di un nuovo progetto collettivo, da proporre sulla scorta della discussione generata dal libro bianco». In ogni caso, conclude l’ex sindaco che assicura di voler lavorare ad «un autentico progetto collettivo» come patrimonio «dell’intero centro-sinistra», conterà’ molto il «metodo», ovvero «analisi accurata dell’esistente, proposte/progetti, decisioni razionali, naturalmente previo largo confronto». In una parola, «trasparenza», al posto delle «opacità’ della negoziazione informale, frutto spesso di una debolezza formativa dell’attore politico», e’ l’ultimo affondo alla classe dirigente uscente.”
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2014/25-luglio-2014/regione-balzani-rottama-errani-basta-opacita-sanita-rifare-223630514581.shtml

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