Al via il progetto per ridare alla Rocca di Vignola gli affreschi esterni del ‘400

Perché non riportare la Rocca ai suoi colori originari, visto che siamo in grado di ricreare al PC quegli affreschi in ogni dettaglio? Dopo un attento studio su colori, decorazioni e proporzioni effettuato su enormi tavole 1:10, grazie a dei macchinari proietteremo sulla Rocca i suoi antichi affreschi. Prima per pochi giorni, come prova, ma se tutto andasse bene, quella della Rocca ‘a colori’ potrebbe diventare un’immagine costante” – sono le parole di Giuseppe Pesci, vicepresidente della Fondazione di Vignola, rilasciate a Il Resto del Carlino del 10 luglio (pdf). Il progetto è strepitoso perché mira a centrare contemporaneamente due obiettivi ambiziosi: uno culturale, l’altro di promozione turistica. Un plauso dunque alla Fondazione di Vignola. E qualche considerazione.

L'intervista al vicepresidente della Fondazione di Vignola, Giuseppe Pesci, su Il Resto del Carlino del 10 luglio 2014 (p.15).

L’intervista al vicepresidente della Fondazione di Vignola, Giuseppe Pesci, su Il Resto del Carlino del 10 luglio 2014 (p.15).

[1] Tra le mille rocche e castelli presenti in Italia la Rocca di Vignola avrebbe così la possibilità di distinguersi. E ne avrebbe già oggi tutte le ragioni, trattandosi di una Rocca del XIV secolo, come noi oggi la vediamo, non con esclusiva funzione militare, ma dimora di un signore nei primi anni del “Rinascimento” italiano. Ciò che la contraddistingue e la rende meritevole di distinzione nell’ambito delle rocche anche coeve è dunque, assai più che la sua importante configurazione, il ciclo degli affreschi che ornano le stanze del signore, Uguccione Contrari (vedi), dal 1401 feudatario di Nicolò III d’Este (signore di Ferrara e di Modena). Dopo gli ampliamenti del 1402-1419 la Rocca venne infatti affrescata sia all’interno (ed oggi questi affreschi sono in larga parte ben visibili ed apprezzabili, anche grazie ad un continuo intervento di restauro – l’ultimo caso è quello della Sala delle colombe: vedi), sia all’esterno. Solo che questi ultimi sono oggi quasi interamente scomparsi – se ne vedono le tracce ad occhio nudo solo in alcuni limitati punti. Ne abbiamo però testimonianza in un acquerello realizzato nel 1931 dal pittore e restauratore Ginogiano Mandrone in cui, utilizzando le tracce degli affreschi allora visibili, ricostruisce le decorazioni quattrocentesche presenti sulla sommità delle torri della Rocca (torre del Pennello e torre delle Donne). Nelle settimane scorse le indagini promosse dalla Fondazione di Vignola e condotte con l’utilizzo di droni hanno consentito di raccogliere ulteriori elementi utili per una puntuale ricostruzione di quegli affreschi (esterni), risalenti agli anni ’20-’30 del quattrocento (come quelli interni). Se il progetto andrà in porto, dunque, sarà nuovamente possibile apprezzare la Rocca di Vignola così come essa si presentava ai tempi di Uguccione Contrari, nella prima metà del XV secolo. La Rocca di Vignola potrà dunque presentarsi come un “unico” ed in tal modo distinguersi, aumentando la sua capacità di attrazione di visitatori e turisti.

Ricostruzione degli interventi quattrocenteschi di ampliamento della Rocca di Vignola. Pianta del piano terra (tratta da Rocca di Vignola. Percorsi, storia e immagini, pubblicazione della Fondazione di Vignola, 2013, p.71)

Ricostruzione degli interventi quattrocenteschi di ampliamento della Rocca di Vignola. Pianta del piano terra (tratta da Rocca di Vignola. Percorsi, storia e immagini, pubblicazione della Fondazione di Vignola, 2013, p.71)

[2] L’aspetto convincente del progetto è la sua capacità di mantenere connesse una funzione di attrazione turistica con una funzione culturale. Esso potrà consentire, infatti, anche grazie alla sua grande spettacolarità, di svolgere una funzione di promozione culturale. Fare cultura, innanzitutto verso i cittadini di Vignola, ma non solo, circa il periodo storico più importante della città. Quando Vignola, sino ad allora uno dei tanti borghi medioevali dotati di castrum, divenne anche dimora di un Signore, braccio destro ed intimo amico del marchese di Ferrara, Nicolò III d’Este – un episodio che segna una forte discontinuità nella storia della città. L’epoca d’oro della storia di Vignola è dunque il XV secolo. Ed è esso – il periodo di Uguccione Contrari (1379-1448: vedi), soprattutto, e poi quello degli eredi Nicolò e Ambrogio Contrari, conti di Vignola – che lascia segni decisivi e peculiari sulla città (a partire dalla Rocca e dal borgo medioevale – l’attuale “centro storico” – che proprio allora fu oggetto di ampliamento, aggiungendo al “Castelvecchio” anche il “Castelnuovo”, ovvero il “nuovo” urbanizzato ricompreso nel perimetro delle mura – un perimetro da allora mai più ampliato). Questa è una consapevolezza che, proprio grazie alle iniziative della Fondazione di Vignola (da ultimo anche grazie alle due pubblicazioni per specialisti sul “Quattrocento vignolese”, 2007 e 2013: vedi), sta progressivamente prendendo piede. Il progetto della proiezione degli affreschi quattrocenteschi sulle pareti della Rocca offre pertanto un’ulteriore occasione di creazione di una consapevolezza diffusa circa l’importanza di questo momento storico ed offre l’opportunità di potenziare la conoscenza di questo periodo (delle vicende e delle caratteristiche della comunità di allora) tra i cittadini vignolesi.

Il Pardo (ghepardo) di Uguccione Contrari, elemento decorativo della sala dei Leoni e dei Ghepardi nella Rocca di Vignola (foto del 15 agosto 2013)

Il Pardo (ghepardo) di Uguccione Contrari, elemento decorativo della sala dei Leoni e dei Ghepardi nella Rocca di Vignola (foto del 15 agosto 2013)

[3] Il progetto di proiezione degli antichi affreschi sulle pareti della Rocca verrà probabilmente realizzato dopo l’estate 2015, una volta concluso l’intervento di stabilizzazione della torre del Pennello. Sempre secondo le parole del vicepresidente Pesci “il traguardo ideale per proiettare gli affreschi costantemente sulla Rocca è da spostare almeno a maggio 2016” (Il Resto del Carlino, 10 luglio 2014, p.15). Sarebbe decisamente opportuno impiegare il tempo che ci separa da quel momento per elaborare una nuova visione di marketing territoriale e di un piano strategico culturale per l’intero territorio dell’Unione Terre di Castelli – un compito da troppo tempo in attesa di attori locali (in primis gli amministratori dei comuni dell’Unione) che se ne facciano carico (vedi). Il progetto degli affreschi quattrocenteschi all’esterno della Rocca di Vignola, per la sua importanza e per il suo potenziale impatto, potrebbe svolgere la funzione di “catalizzatore” di una visione finalmente “di sistema” per questo territorio.

La Rocca di Vignola. Da sinistra: torre del Pennello, torre delle Donne, torre Nonantolana (foto del 29 marzo 2014)

La Rocca di Vignola. Da sinistra: torre del Pennello, torre delle Donne, torre Nonantolana (foto del 29 marzo 2014)

Si aprano dunque, finalmente, gli “stati generali” della cultura! Un percorso partecipato che “costringa” tutti gli attori rilevanti (enti locali, Fondazione, associazioni culturali e di promozione turistica, cittadini interessati) a sviluppare un “piano”, superando la sindrome del “campanile”. Per Vignola si aprirebbe l’opportunità di giocare un ruolo non secondario nella promozione della cultura sul Quattrocento in Emilia-Romagna, con evidenti ricadute in termini di turismo culturale. Andrebbe pertanto rafforzata la collaborazione con Ferrara (sviluppata da tempo, ma ancora priva di ricadute tangibili). Inoltre la Fondazione stessa dovrebbe sviluppare un “piano locale” per affiancare alla proiezione degli affreschi all’esterno della Rocca ulteriori elementi sul quattrocento vignolese, trovando i giusti ingredienti per diffondere, ovvero “popolarizzare”, quel significativo patrimonio di conoscenze che ha accumulato in quest’ultimo decennio sul momento d’oro della storia vignolese: l’epoca di Uguccione.

La Rocca di Vignola vista da piazza dei Contrari. In primo piano la torre del Pennello, lesionata (foto del 23 ottobre 2013)

La Rocca di Vignola vista da piazza dei Contrari. In primo piano la torre del Pennello, lesionata (foto del 23 ottobre 2013)

PS “Le decorazioni abbellivano le pareti esterne della Rocca e le merlature, creando un fascinoso apparato comunicativo che mostrava, grazie alle coloriture ed ai simboli, la levatura e l’appartenenza politica dell’edificio. Nei resti di affreschi giunti sino a noi sono sempre presenti il bianco, il rosso e il verde, associazione di colori che rimanda certamente alla divisa estense dei primi decenni del XV secolo. (…) La presenza dei variopinti adornamenti sulle pareti esterne e sulle torri era assai comune nelle rocche e nei palazzi fortificati del XIV-XV secolo. Le testimonianze documentali risalenti ai primi decenni del Quattrocento ricordano come molti castelli estensi fossero decorati a somiglianza della Rocca vignolese da artisti vicini alla corte ferrarese, tra cui si ricordano Giacomo della Badia e Giacomo Ursini.” (Rocca di Vignola. Percorsi, storia e immagini, pubblicazione della Fondazione di Vignola, 2013, pp52-53).

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3 Responses to Al via il progetto per ridare alla Rocca di Vignola gli affreschi esterni del ‘400

  1. Rosanna Sirotti ha detto:

    non si può negare che tanto ha fatto negli anni per la riqualificazione del castello la Fondazione di Vignola ma questa nuova iniziativa mi sembra straordinaria. sono nata in Palesi e sono molto sensibile e felice delle iniziative” buone” che lo riguardano

  2. Ivano ha detto:

    Stati generali della cultura? Anche no. Proviamo a fare un paio di ragionamenti. Una recente esperienza di “stati generali” è stata approntata dall’ex assessore al comune di Modena Lugli durante il primo mandato Pighi. Il risultato? Il solito. Ovvero un insieme più o meno organizzato di ‘attori’: dai cultori del locale (archeologi dilettanti, storici improvvisati, cavalieri del settimo sigillo etc..) fino all’associazionismo più strutturato passando per le passioni giovanili mai sopite (beat e varie), per convogliare tutti nel narcisismo del meglio il mio del tuo. La grande assente dalla scena è naturalmente la politica. Poiché di solito questi stati generali altro non producono che somme di micro proposte tutte legittime dove ogni politica e verità è perduta nell’elenco, mentre il decisore pubblico travolto dal ‘coinvolgimento dei cittadini’ (espressione che col tempo mostrerà la sua retorica ambigua e distante dalla politica) annaspa e raccoglie idee e proposte nel tentativo di ‘valorizzare’.
    Ora, modestamente dico no a questa procedura ultra inclusiva e dissipante per portare il discorso su un altro piano.
    Incontri pubblici mirati e organizzati con personalità vere del mondo della cultura, esperienze maturate sul territorio nazionale raccontate da chi le vive e soprattutto un ordine del discorso pubblico da cui partire che muove dalla politica. Esperienze seminariali con chi organizza cultura. In due parole parole: priorità e conflitto, di idee per le idee.
    Marketing territoriale a partire dal 400 vignolese? Agricoltura e cultura gastronomica d’eccellenza? Poesia e prosa per riscoprire la virtù civica della parola? Il naturalismo in pittura e Giuseppe Graziosi? La scena indie musicale? Diamoci delle linee e delle politiche, copiamo, impariamo, escludiamo.
    Vogliamo uscire dal campanilismo? Vogliamo evitare l’invenzione della tradizione? (Savignano città dell’archeologia per citare la stampa di oggi).
    Chiediamo alla politica, prima di sviluppare progetti e sporadiche iniziative di sindaci disorientati, di aprire un dibattito pubblico e intelligente su quali criteri darci, quale retorica sostenere, quale politica sviluppare. E.. si, in questo senso la politica siamo noi, con le nostre idee prima dei campanili e del rifugio delle passioni brevi.
    Viviamo l’urgenza del rilancio? (Il famoso esempio di Bilbao) o siamo ancora dell’idea che la cultura potrà renderci un minimo migliori di oggi, meno provinciali meno attaccati alla tradizione come feticcio e soprattutto più liberi?
    Magari il sindaco Smeraldi ha qualche idea, magari la condivide con qualche collega?

  3. Luciano Credi ha detto:

    Fare una ricerca sui colori originari in cui sono visibili i diversi passaggi è sicuramente valido…

    Ma non sicuro che una riproposizione netta dei colori originari sia giustificata dalla più esperta bibliografia del settore… A proposito diedi esame univ. ma ormai sono passati 15 anni ed in seguito ho preso altre strade… ed in 15 anni la bibliografia si orienta molto diversamente… Anzi sono preoccupato. Sicuramente Daverio non è d’accordo, ma lui non per forza di cosa è la Bibbia, sicuramente è esperto.

    L’altro giorno mi è capito dover sentire che progetti in altri settori diversi da quello citato, fossero fatti da perito agrario diplomato qualche anno fa… in realtà c’era dietro la mano di agronomo/veterinario (e molti altri) quasi ottantenne… ora al ricovero… figlio del referente ministeriale (anche lui agronomo laureato subito dopo la guerra nel 1920…), messo da Mussolini per la regione Emilia…

    Tornando a quanto discusso uno può telefonare a qualcuno del settore (meglio se prof. univ. che semplice diplomato al Venturi per esempio nel 1953…)… che è sicuramente più aggiornato di me.

    Bella questa voglia di fare… ma se anche indirizzata da esperti del settore non lucrosi ossia non spropositati rispetto al lavoro da fare… assieme si può lavorare… Lavoro d’èquipe. Meglio…

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