Medioevo pop a Vignola. Una replica

Il commento critico alla “rievocazione storica” “Un viaggio nel medioevo. A.D. 1239 assalto alla Rocca” ha raccolto soprattutto critiche, tra cui quelle del comitato direttivo dell’associazione che ha realizzato l’evento (vedi), la Compagnia Cavalieri del Fiume (vedi). Che la discussione si accenda sulla correttezza della riproposizione di un evento storico locale non è certo cosa malvagia, potrebbe addirittura servire a chiarire la posta in gioco. Io rimango comunque convinto che quella rievocazione sia un falso. Come rimango convinto che le politiche culturali della Fondazione di Vignola dovrebbero avere una diversa caratterizzazione. Sono le risposte che ho dato ai commenti al post. Qui le presento in modo più organico.

Tre personaggi in costume medioevale (XIII secolo) alla rievocazione storica in Rocca (foto del 31 maggio 2014)

Tre personaggi in costume medioevale (XIII secolo) alla rievocazione storica in Rocca (foto del 31 maggio 2014)

[1] “Nella splendida cornice offerta dalla Rocca medievale e da Piazza dei Contrari, gruppi di rievocazione storica provenienti da tutto il nord Italia daranno vita ai drammatici giorni in cui la comunità vignolese assediata resisteva agli assalti delle truppe del Comune di Bologna. Sarà costruito nei dettagli un accampamento militare medievale e il castello “prenderà vita” grazie a numerosi figuranti, rigorosamente in abiti d’epoca. In due momenti diversi, sabato sera e domenica pomeriggio, verranno effettuati scontri fra armati in cui sarà deciso il destino della Rocca” – così recita la presentazione dell’evento nel sito web della Fondazione (vedi). L’intento dichiarato è dunque chiaro: riproporre l’evento del 1239, l’assedio dei bolognesi alla Rocca di Vignola (e conseguente sconfitta di questi ultimi da parte delle sopraggiunte truppe parmensi e ferraresi). Ma per “riproporre” bisognerebbe conoscere l’evento, sapere almeno con approssimazione lo svolgimento dei fatti. Cosa sappiamo di questo evento del 1239 quando le milizie bolognesi assediarono il castrum di Vignola nel giorno di San Michele? Assai poco. Né la Fondazione, né l’associazione che ha realizzato l’evento sembrano avere informazioni più consistenti di quelle assai scarne ad oggi note. Che Alessandro Plessi, nel 1885, sintetizzando quanto riportato da altre fonti, riassumeva così: “Valorosamente resistettero i Vignolesi risoluti a non cedere la piazza; a tal che l’oste nemica ebbe d’uopo porre in campo le più potenti macchine guerresche. E già la piazza era ingombra per le pesanti pietre scagliatevi dalle catapulte, e già le muraglie cedevano al poderoso cozzo degli arieti, e già gli assalitori prevalevano agli assaliti, quando sopravvenne l’esercito modenese coi Parmeggiani e coi Ferraresi suoi collegati, il quale attaccò i Bolognesi con tale impeto, che costoro, quantunque combattessero con grande valore, furono vinti e sconfitti, lasciando de’ loro 2.600 prigioni” (vedi).

Accampamento nella fossa castellana (foto del 31 maggio 2014)

Accampamento nella fossa castellana (foto del 31 maggio 2014)

[2] In assenza di una cronaca dei fatti redatta da qualche testimone o da qualcuno che ne aveva raccolto la narrazione da testimoni l’impresa della “rievocazione storica” diventa impossibile. Almeno se davvero la rievocazione vuole essere “storica”. La magistrale narrazione della battaglia di Bouvines (nelle Fiandre), del 27 luglio 2014 (un quarto di secolo antecedente alla meno rilevante “battaglia” vignolese), fatta da Georges Duby si basa in effetti sulla cronaca in prosa di Guglielmo il Bretone, un letterato della cerchia del re francese Filippo Augusto che a Bouvines guidò alla vittoria l’esercito francese (Duby G., La domenica di Bouvines. 27 luglio 1214, Einaudi, Torino, 1977: vedi). In assenza di un siffatto resoconto qualsiasi “ricostruzione” o “rievocazione” diventa decisamente arbitraria. Insomma, fiction.

Donna in costume con brocche d'acqua presso l'accampamento militare (foto del 31 maggio 2014)

Donna in costume con brocche d’acqua presso l’accampamento militare (foto del 31 maggio 2014)

[3] In realtà, le poche nozioni che ci sono state tramandate ci fanno capire che la recente rievocazione storica si discosta significativamente dall’evento del 1239. Non solo la Rocca del XIII secolo era significativamente diversa da quella che vediamo oggi (ampliata e modificata nel XV e XVI secolo), ma soprattutto gli assedianti stavano al di fuori del borgo di allora, il cosiddetto “castelvecchio” (dunque al di fuori dell’attuale Piazza dei Contrari in cui invece ha avuto luogo la rievocazione). Ma questi sono pur sempre dettagli (logistici). E sono “dettagli” anche la consistenza degli eserciti in campo – di qualche migliaio di soldati se dobbiamo prestar fede ai resoconti degli storici locali – e la presenza di “macchine guerresche” per condurre l’assedio. Dettagli. Che però ci fanno capire che l’evento del 1239 è stata cosa significativamente diversa dalla “rievocazione” del 2014.

Vista della piazza dei contrari, affollata da numerosi spettatori, in occasione della "rievocazione storica" (foto di Monica Tagliazucchi, da facebook)

Vista della piazza dei contrari, affollata da numerosi spettatori, in occasione della “rievocazione storica” (foto di Monica Tagliazucchi, da facebook)

[3] Ma non sono questi gli elementi decisivi che debbono far gridare al “falso” in questa “rievocazione storica”. Il punto vero è la falsa continuità che la recente rievocazione storica trasmette agli spettatori circa noi ed il mondo del medioevo e le sue genti. Una prima traccia la troviamo nell’indicazione che, secondo il cronista di allora, l’assedio al castrum di Vignola avvenne nel giorno di San Michele (il giorno di San Michele arcangelo è il 29 settembre). Il riferimento al santo del giorno per identificare la data è un piccolo segnale di una grande differenza tra la nostra epoca e quella in cui si svolsero i fatti: la mentalità. Non a caso nell’introduzione al suo resoconto della battaglia di Bouvines Duby rimarca, criticando l’antica storiografia, l’importanza di cogliere i mutamenti intervenuti nel corso delle numerose generazioni che ci separano dagli abitanti del mondo del XIII secolo circa “il comportamento delle genti e il significato dei loro atti”. E per questo intende considerare “da antropologo” la battaglia che studia, appunto quella di Bouvines del 1214. Ovvero come un evento immerso “in un complesso culturale diverso da quello che oggi regola il nostro rapporto con il mondo” (pp.8-9). Per quanto la battaglia del re di Francia a Bouvines nel 1214 e l’assalto alla Rocca di Vignola nel 1239, con relativa battaglia, siano diverse sotto molti aspetti – non da ultimo proprio per il “diverso complesso culturale” nel quale si inseriscono – è chiaro che evidenziano lo stesso genere di problema per l’uomo d’oggi che le vuole “comprendere” (e dunque “rappresentare” in modo veridico).

Un arciere all'ingresso della Rocca (foto del 31 maggio 2014)

Un arciere all’ingresso della Rocca (foto del 31 maggio 2014)

[4] Tra “noi” e “loro” è profondamente diversa la struttura sociale: l’ordine feudale (orantes, bellantes, laborantes) con tutto ciò che ciò significa circa la mentalità della gerarchia e del proprio ruolo nell’ordine sociale, o l’ordine nella struttura del “libero” comune (in cui la varietà dei beni posseduti si traduce in una grande varietà circa l’equipaggiamento per la guerra). E’ profondamente diversa la strutturazione dei ruoli di “genere” (del tutto improbabile vedere donne partecipare alla battaglia, anche dagli spalti, in mezzo ai soldati uomini). E’ profondamente diversa la cultura di allora, per molti radicata nella religione o comunque nella superstizione: da chi, prima della battaglia, va “a confessare religiosamente i propri peccati, riceverne l’assoluzione, e a promettere solennemente di essere da quel momento in poi leale protettore delle chiese e dei poveri” (p.141), a chi vi partecipa in quanto “mercenario”. A Bouvines, ad esempio, non appena le trombe danno inizio alla battaglia il cappellano del re assieme ad un chierico “cominciarono a salmodiare e a cantare ad alta voce” dei salmi, andando avanti così per tutta la durata della battaglia (p.49). Insomma, non basta essere adeguatamente abbigliati, impugnare le armi dell’epoca e maneggiarle nel giusto modo per essere credibili soldati medioevali! Ci sono differenze profonde di mentalità ed una adeguata “rievocazione storica”, se vuole davvero essere storicamente fondata, deve innanzitutto riuscire a far percepire queste differenze al pubblico degli spettatori. Più che alle questioni di “tecnica militare” bisognerebbe volgersi alla mentalità dei partecipanti di allora, ai significati per noi non immediatamente chiari dei loro comportamenti. Alla ritualità che precede ed accompagna la battaglia (stendardi, insegne – le rappresentazione del potere – il far suonare trombe, corni, tamburi). Al gioco delle provocazioni – di un nobile si scherniva la sua “molle spada”, un’allusione anche sessuale (p.33); mentre i Templari, ad esempio, erano derisi come “sodomiti” (p.161) – possiamo solo immaginare l’esistenza di un vasto repertorio in queste battaglie verbali tra modenesi e bolognesi (e parmensi e ferraresi). Alle solidarietà familiari e di paese che innervavano i diversi contingenti. Alle “leggi” dell’onore e del “giusto” combattimento (non eccedere nell’oltraggio; l’aspettativa di battersi solo con i propri pari grado; l’uso di determinate armi e non di altre – la balestra venne “scomunicata” in quanto troppo “mortifera” per gli standard del tempo, il coltello “strumento perfido usato dai villani”) (p.156). Sono tutti indizi di una differenza di mentalità tra “noi” e “loro” che deve essere colta e poi rappresentata, resa visibile, se non si vuole scadere nella fiction. Se questi aspetti non vengono rappresentati si commette un falso. Magari d’autore, ma falso.

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7 risposte a Medioevo pop a Vignola. Una replica

  1. Luciano Credi ha detto:

    Da dove si parte fare cultura a Vignola è spigoloso, perché?

    1) Benessere economico inteso come anche benessere culturale…

    2)Troppe discussioni su come governare… poche discussioni per una grande metropoli, molte per una città abbastanza importante come Vignola.

    Detto ciò, pur essendomi sentinto vicino per correttezza intellettuale nel seguire una linea dialettica onesta, quindi fatta di senso per esempio da parte neo presidente del consiglio comunale Sirotti, x gli anni passati; nei prossimi con un ritorno alla normalità (almeno spero) della dialettica politica con nuovo consiglio… Di nuovo mi sentirò forse “avversario” (non scendo in campo a Vignola… a Saronno sono tentato…) politico ma amico di Marco…

    Perché dico ciò? xcHé la cultura x non fare confusioni bisogna prenderla di volta da un punto di vista preciso, Sirotti psicologo, bene partiamo da un punto di vista, la psicologia per esempio… troppi punti di vista, su questo sono d’accordo con Andrea, in questi discorsi culturali creano attività culturali macchinose, anche se penso che lo spettacolo citato possa essere interessante.

    L’altro giorno mi è toccato sentire da ricercatore universitario, la diversa fra intelligenza propositiva (i filosofi), ed intelligenza interpretativa, legata all’intuito… i linguisti…

    Per favore non più queste divisioni… ma partire da un punto di vista preciso, all’inizio di un discorso sulle politiche culturali si, può essere utile.

  2. maranesedoc ha detto:

    A parere mio, la questione è un altra. Non credo che si possa dissertare su palati altrui, fini o grezzi. La questione davvero stonata è il modo un po ‘sguaitao’ che la Fondazione ha di autopromuoversi. Componenti del loro consiglio che si esponogno in eventi promossi dalla Fondazione, è una sorta di cortocircuito mediatico. Cattivo gusto, nulla di che.

  3. diana manzini ha detto:

    Mah…veramente mi sembra di sognare!
    Scusami Andrea mi pare che tu stia continuando a scrivere anche delle grandi ovvietà…ma è chiaro che, per quanto ci sia
    “pre-studio” e attenzione a quanto si intende rievocare, non si potrà mai, ripeto mai, essere/agire come allora – anche questo è super ovvio. Le rievocazioni storiche sono dei momenti di spettacolo teatrale: siamo in una cornice, siamo in uno spazio e realizziamo l’evento attenendoci a quanto di più preciso, storicamente, si trova negli archivi, nelle corrispondenze ecc. poi si agisce di conseguenza! Non può essere diversamente, ovvio. Ma se questa operazione viene fatta con tutti i crismi può veramente essere culturalmente rilevante. E se c’è anche solo una piccola parte di persone (bambini, giovani, anziani) che magari fino a quel momento non sapeva neppure che a Vignola c’erano state delle lotte tra bolognesi e modenesi ecc., oppure che nel 1564 a Castelvetro ha soggiornato T.Tasso ecc., che a Spilamberto la Rocca Rangoni è stata… ecc.ecc. e, dopo aver assistito alle rievocazioni cerca, ad esempio, dei libri dove poter leggere qualcosa al riguardo, ecco già questo per me
    è “fare cultura”. Dire “falso storico” è troppo ovvio e lapalissiano quindi totalmente inutile; allora Andrea non andiamo neanche più a teatro perchè ogni opera, sul palcoscenico, è realizzata secondo la visione di un dato regista che magari mi porta Shakespeares con scene e abiti dell’ultima guerra (fermo restando l’assoluta modernità di S. – ..è soltanto per fare un esempio) e può quindi ingenerare confusione ad un pubblico non preparato. Anche in questi casi si potrebbe parlare di “falsi storici” ma sarebbe del tutto inutile, data l’ovvietà.
    Un saluto a tutti, poi mi taccio!.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Siamo in due, Diana. Pare di sognare anche a me. 😦 Il valore del teatro non è certo dato dalla fedeltà, ma dall’esperienza che lo spettatore compie. I canoni artistici della nostra civiltà consentono di fare di ogni “rappresentazione”, come di ogni “traduzione”, un “tradimento”. Ma nel caso del teatro la cosa è risaputa. Lo sa benissimo lo spettatore che acquista il biglietto e si siede a “godere” lo spettacolo. Insomma, la riuscita di una rappresentazione teatrale non ha nulla a che fare con la “verità”. Diverso è per la storia e per le rappresentazioni o rievocazioni storiche. Io poi non ho nulla con chi si diverte a realizzare o vuol produrre divertimento negli spettatori di rappresentazioni storiche che prescindono dal rapporto con i fatti storici. Basta lo si dica. A me non interessano, ma so benissimo che i gusti sono varii. Diverse manifestazioni usano la storia come preteso per realizzare spettacoli agonistici (la lotta per la spada dei Contrari a Savignano) o non agonistici (la dama vivente a Castelvetro). Tutto lecito – e per molti cittadini pure appassionante. Ma questa è fiction. Punto. Come un bel film su “Robin Hood”, ecc. Io sto cercando di richiamare l’attenzione sul fatto che missione della Fondazione di Vignola è quella di fare cultura, anche mentre propone degli spettacoli (di carattere storico). Non a caso ho citato l’esempio di “Accadde in Rocca”, perché lì un episodio storico documentato veniva “spettacolarizzato”, mantenendo comunque la capacità di offrire conoscenza storica. Le modalità possono essere diverse. Anche le “rievocazioni storiche”, a certe condizioni, possono svolgere questa funzione: di “divertire” E AL CONTEMPO di “insegnare”. Però debbono avere alle spalle una base conoscitiva, documentale che in questo A.D. 1239 non c’è. Sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

  4. diana manzini ha detto:

    Salve Andrea, le ultime 5 righe che hai scritto sono esattamente ciò che penso, ciò che ritengo BASILARE e ciò che ho voluto dire nelle precedenti mail. Per quanto riguarda invece le parole
    “che in questo A.D. 1239 non c’è.Sfido chiunque a dire il contrario” non mi è possibile esprimere un giudizio completo. Dalle foto viste posso soltanto valutare su costumi/modi e usi/ e mi trovo a dare un giudizio positivo.
    Ciao, buon lavoro

  5. Cavalieri del Fiume ha detto:

    Buonasera Paltrinieri,
    sfida accettata.
    Rispetto al suo primo post rimane il fatto che la sua definizione di “falso storico”, ci permetta, è del tutto inesatta.
    La sua affermazione è minata dagli stessi elementi che lei identifica come DECISIVI per definire un falso la rievocazione, ovvero:
    -“Più che alle questioni di “tecnica militare” bisognerebbe volgersi alla mentalità dei partecipanti di allora, ai significati per noi non immediatamente chiari dei loro comportamenti. Alla ritualità che precede ed accompagna la battaglia (stendardi, insegne – le rappresentazione del potere – il far suonare trombe, corni, tamburi).” Gli stendardi identificativi degli schieramenti erano puntualmente presenti sul campo di battaglia come del resto anche l’accompagnamento musicale di trombe e corni (il tutto, certo, proporzionato al numero di combattenti presenti).
    -“Al gioco delle provocazioni – di un nobile si scherniva la sua “molle spada”, un’allusione anche sessuale (p.33); mentre i Templari, ad esempio, erano derisi come “sodomiti” “. Sia dalle mura che sul campo di battaglia (adattato) di Piazza Contrari questo è avvenuto.
    -“Alle “leggi” dell’onore e del “giusto” combattimento (non eccedere nell’oltraggio; l’aspettativa di battersi solo con i propri pari grado”. I capitani al comando degli schieramenti, certo, non hanno partecipato alla fase di mischia tra le fanterie “semplici”, ma sono entrati in scena solo quando gli altri pari di rango erano sul campo di battaglia.
    -“la balestra venne “scomunicata” in quanto troppo “mortifera” per gli standard del tempo, il coltello “strumento perfido usato dai villani”) “. La balestra fu, sì, proibita tra Cristiani dal Concilio Lateranense II, ma questo dettato non fu, nei fatti, mai seguito; citando SETTIA “essa progredisce in modo costante dalla metà del secolo XII in poi, e proprio l’ adozione su scala sempre più vasta delle balestra caratterizza e condiziona tutta la tecnologia militare del secolo XIII“. Questo a dimostrazione dell’importanza di questa arma da getto e la presenza accertata sui campi di battaglia di tutta l’Italia del XIII secolo, nonostante il veto della Chiesa.
    -L’approccio alla battaglia differente fra le varie figure è stato rimarcato su diversi aspetti, faccio alcuni esempi: prima della battaglia, già pronto per lo scontro, il capitano delle truppe si raccoglie in preghiera (se non si fida sulla parola possiamo anche fornire materiale fotografico). La milizia, invece, canta canzoni (documentate nella tradizione modenese sin dal IX sec.) che invocano la benedizione divina.
    -Il differente status sociale – come anche da lei annotato – è identificato dalla qualità dell’armamento in questo tipo di rievocazione: troviamo sia l’ uomo con un reddito più elevato che si presenta in battaglia con cotta di maglia, una particolare tipologia di elmo e spada, sia il popolano che indossa lo zuppone e impugna un falcione.

    Ci chiediamo come tutte queste situazioni elencate le siano sfuggite: lei era presente alla manifestazione? Perdoni la domanda, ma la quantità di elementi che si è perso sollevano qualche dubbio in merito.
    Sugli elementi che lei definisce NON DECISIVI (numero degli armati, collocazione degli accampamenti e del luogo dello scontro, ecc.. ), ma che, comunque, rimarca, ignorando totalmente le reali possibilità, non vogliamo tornare perché sarebbe inutile ripetere quello che già le abbiamo illustrato nella nostra prima risposta. Abbiamo parlato di logistica, budget, sicurezza, impossibilità di modificare edifici che nel XIII sec. apparivano differenti, ma, per compensare, appunto, quest’ultimo aspetto, se avesse investito un po’ di tempo nella visita della Rocca, avrebbe certamente notato il plastico collocato nella Rocchetta (sappiamo bene che si tratta di una parte della Rocca costruita in epoca posteriore al XIII secolo, prima che ce lo faccia notare), in cui veniva riproposta la ricostruzione di un castrum del XIII secolo, mutuato da Settia, “Proteggere e dominare. Fortificazioni e popolamento nell’Italia medievale”.

    Ulteriormente si ostina ad affermare che non conosciamo, almeno a livello approssimativo, la dinamica dei fatti. Tutti i testi che le abbiamo indicato ne parlano e danno una versione di massima concorde e sufficiente a tracciare una linea guida di quel che realmente accadde. Durante l’evento, tra l’altro, quanto riportato dai cronisti è stato narrato al pubblico dallo speaker (dobbiamo riconoscere che, purtroppo, in alcune zone della piazza, l’audio non arrivava benissimo) e nei percorsi didattici svoltisi all’interno della Rocca. E’ certo che non abbiamo una cronaca così dettagliata dello scontro assimilabile a quella della battaglia di Bouvines del 1214, ma capirà bene che l’importanza delle due vicende è del tutto non comparabile. Cita i passaggi dello scritto di Duby per rimarcare quello su cui ci si sarebbe dovuti concentrare per rendere più veritiera la battaglia. E’ esattamente il metodo che utilizziamo per procedere alle nostre ricostruzioni: cercare testi, cronache, miniature coeve per completare situazioni che ci giungono incomplete e, mi creda, studiando questo periodo storico si ha raramente tutto su un piatto d’ argento, ma, anzi, bisogna lavorare molto. Risulta un po’ singolare che per rilevare supposte nostre imprecisioni lei utilizzi la cronaca di una battaglia differente (battaglia campale e assedio presentano caratteristiche diversi, ne converrà) svoltasi in un contesto differente, completamente al di fuori delle dinamiche del XIII secolo italiano.
    Tutto questo lei lo chiama “fiction”, per noi (e non solo) è, invece, studio delle fonti, archeologia sperimentale, rievocazione storica…sì, lo chiamiamo fare CULTURA. Così, come, per noi è fare cultura il fatto di aver portato persone in Rocca che, altrimenti, non avrebbero mai salito le scale o percorso camminamenti o anche solo immaginato come poteva essere vissuta. Per noi è fare cultura anche aver avvicinato, per curiosità e stupore, vignolesi e non al patrimonio storico rappresentato dalla Rocca. Aver collaborato alle visite con la “living history”, rispondendo alle domande e coinvolgendo i visitatori, per noi è fare cultura.

    Con questo la salutiamo, questo sarà il nostro ultimo post sull’ argomento, ritenendo di aver rimarcato a sufficienza la nostra posizione. Sicuramente i suoi lettori si saranno, ormai, fatti un’idea e speriamo di aver chiarito in lei alcuni dubbi su questo tipo di manifestazioni. Se invece tutto questo non la convince le consigliamo di continuare a non “buttare” il suo tempo recandosi a rievocazione storiche.

    Certo, sarebbe stato più semplice convincerla se avesse partecipato come spettatore, ma in base a quanto ha scritto, pare proprio non averlo fatto.

    Cordiali Saluti

    I Cavalieri del Fiume

  6. Rita ha detto:

    Mi scuso se intervengo a proposito di un’evento che non ho visto dal vivo perchè impegnata altrove. Non posso esprimere giudizi sugli avvenimenti “rievocati” anche se dalle poche foto viste non noto nulla di così spaventoso. Però vorrei esprimere il mio parete totalmente discordante al suo modo di “fare critica”, Sig. Andrea Paltrinieri. Mi pare francamente che Lei scriva con poca cognizione dei fatti e della storia. Dalla sua stesura dei fatti e dalle sue critiche appare chiaro che LEI avrebbe voluto un bel “set cinematografico” con decine e decine di comparse alla Braveheart e uno scontro di massa con migliaia di “personaggi abbigliati ed armati”. Cosa assolutamente non fattibile, e Lei lo sa bene. Innanzitutto non fu assoltutamente così nella realtà e poi…cosa si sarebbe dovuto fare per avere ciò? Si faceva sloggiare tutto il pubblico (o rinchiuderlo dentro le mura di Vignola che non ci sono più…veda Lei), assoldare migliaia di “comparse” (quelle sì totalmente ignoranti dei fatti ivi svoltisi), montare catapulte, balliste e trabucchi tutt’intorno alla Rocca e l’abitato moderno, cingere Vignola tutt’intorno con un vallo di legno (lungo svariati km visto che l’abitato odierno è molto più esteso di quello di allora) ma, soprattutto, mettere in campo un budget coi controfiocchi (tipo cinema appunto). Mi scusi, ma con le premesse da me citate sopra, e da Lei invocate, appare chiaro a chiunque che Le sue richieste per la “veridicità” sono palesemente “assurde”. Inoltre mi pare che Lei poco conosca dell’effettivo modo di combattere degli eserciti comunali. Gli scontri Comunali del XIII sec erano spesso scaramucce combattute da poche centinaia (raramente poche migliaia) di armati (in epoca comunale era impossibile mettere in campo eserciti sterminati come propinato dai film). La stragrande maggioranza delle volte si rivolgevano ad assediare una torre, un castello o una rocca. In alcuni casi si radunavano più forze alleate insieme ed allora si poteva assistere a scontri di più larga scala. Quindi se l’assedio mostrato nella manifestazione citata è stato di alcune decina di armati (perchè impossibile come detto prima averne centinaia o migliaia), beh sappia che non siamo andati molto lontani dal vero. Molto spesso le rocche o i castelli erano sorvegliati e tenuti da pochissimi armati (alcune decine realmente) e le genti del contado che vi confluivano per difendersi dalle scorrerie nemiche davano una mano alla difesa delle mura. Tutto ciò che ho scritto è documentato da fonti storiche coeve (statuti comunali di Bologna ad esempio) e da numerosi scrittori moderni (vedi il già citato A.Settia). Le dirò di più: spessissimo gli assedi si risolvevano con il “comprare” il capitano deputato alla difesa, in cambio della vita dei difensori. Altro appunto da Lei fatto: vedere donne in mezzo agli armati non è storico! Mi dispiace contraddirla ma… Al seguito ed attorno agli eserciti di OGNI TEMPO (anche quelli comunali) giravano svariate schiere di personaggi: vivandiere (donne), prostitute (donne), accattoni, banditi (detti Zaffones), razziatori, commercianti ed altro ancora, sempre pronti a soddisfare le “truppe” nei loro bisogni quotidiani e “arraffare l’arraffabile”. Ecco che vedere donne negli accampamenti non era assolutamente inconsueto. Anche qui tutto documentato. Come vede mi dispiace constatare che i suoi “appunti inappuntabili” in realtà non sono affatto tali ma anzi altamente opinabili e pretestuosi. Sicuramente le sue critiche hanno altri fini ma il denigrare così gratuitamente i gruppi di rievocatori promotori di questa bella iniziativa è quantomeno sbagliato. Il fatto che a Lei questi “presidi temporanei di cultura” non piacciono non le deve dare il permesso di “sparare a zero” su queste manifestazioni, tanto più quando sono fatte con criterio e per “diffondere un briciolo di cultura” nel pubblico. E’ che Lei poi, in simili manifestazioni, non intravvede nemmeno un veicolo turistico importante, da sfruttare meglio e di più. Saluti

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