Medioevo pop a Vignola. Ne abbiamo bisogno?

L_home medioevo in RoccaSabato 31 maggio e domenica 1 giugno Vignola ha avuto il suo momento di medioevo pop. “Un viaggio nel medioevo. A.D. 1239 assalto alla Rocca” il titolo della manifestazione promossa dalla Fondazione di Vignola in collaborazione con Compagnia Cavalieri del Fiume e Associazione Eidos (vedi). Lo dico chiaramente (e brutalmente): dalla Fondazione di Vignola mi aspetterei altro. Né la Rocca, né la città hanno bisogno di queste “pataccate”. La Fondazione ha risorse – innanzitutto conoscitive, quindi economiche – per non dover scimmiottare i tanti spacciatori di un falso medioevo.

Accampamento nella fossa castellana (foto del 31 maggio 2014)

Accampamento nella fossa castellana (foto del 31 maggio 2014)

[1] E’ comprensibile che, alla ricerca di positive sinergie, anche la Fondazione di Vignola intenda offrire il proprio contributo alla riuscita dei principali eventi cittadini. La “rievocazione storica”, in effetti, era uno degli elementi di attrazione dell’anteprima (il week end del 31 maggio-1 giugno) della festa cittadina dedicata alle ciliegie, ancora oggi l’elemento identitario più importante di Vignola. Ma per fare questo non c’è bisogno di rinunciare completamente ad ogni pretesa di promozione culturale, proponendo eventi “storici” con l’unica finalità dello spettacolo (anche a costo di propinare dei clamorosi falsi storici!). Certo, intercettare l’interesse di larghe fasce di cittadini, visitatori e turisti è un obiettivo condivisibile. Non è questo in discussione. Ciò che si vuole discutere è il fatto che per catturare l’attenzione di un po’ di spettatori si rinunci a qualsiasi pretesa culturale. Se questa fosse un’iniziativa di Vignola Grandi Idee non avrei nulla da dire. Ma la mission della Fondazione di Vignola dovrebbe essere un’altra. Promuovere eventi che non tradiscono l’ambizione di promozione culturale che è propria della Fondazione.

Arcieri sulle mura castellane (foto di Cinzia Torelli, da facebook)

Arcieri sulle mura castellane (foto di Cinzia Torelli, da facebook)

[2] Possibile che la Fondazione di Vignola debba rinunciare a qualsiasi pretesa culturale? A me sembra che sia questo l’esito della “rievocazione storica” (sic!) proposta il 31 maggio e 1 giugno scorsi. Situata sul confine tra Modena (ghibellina) e Bologna (guelfa) Vignola e la sua Rocca furono teatro di numerosi eventi bellici nel corso del XIII secolo, contrassegnato dalle lotte tra Papato e Impero. Nel 1228 Vignola venne conquistata dai bolognesi guidati da Alberto da Mangone, ma ritornò sotto Modena l’anno successivo. Di nuovo nel 1239 i bolognesi l’assediarono e questa volta, come racconta Girolamo Tiraboschi (Dizionario topografico-storico degli stati Estensi. Opera postuma, Volume 2), “sconfitti con grave perdita da’ Modenesi, dovettero allontanarsene”. Pochi anni dopo, nel 1247, la Rocca di Vignola venne data alle fiamme da Re Enzo di Sardegna (figlio dell’imperatore Federico II), poi fatto prigioniero, due anni dopo, dai bolognesi – quindi rinchiuso nel palazzo del Podestà di Bologna, oggi meglio conosciuto come Palazzo di Re Enzo (vedi). Il castello di Vignola venne quindi riedificato da Gherardo Grassoni che in tal modo si affermò come signore di Vignola (i Grassoni rimasero signori di Vignola fino al XIV secolo, quando Vignola, assieme a Modena, passò sotto il dominio degli Este). La “rievocazione storica” vorrebbe dunque rimettere in scena l’assedio della Rocca da parte delle truppe bolognesi e la sconfitta di queste da parte dei modenesi (Vignola era sottoposta alla potestà del Comune di Modena dal 1227).

Accampamento nella fossa castellana (foto del 31 maggio 2014)

Accampamento nella fossa castellana (foto del 31 maggio 2014)

[3] Dell’assedio alla Rocca di Vignola del 1239 sappiamo assai poco. Purtroppo anche nei materiali informativi della Fondazione di Vignola si dice pochissimo della vicenda (vedi). Né è stato approntato un minimo di documentazione sull’evento in occasione della “rievocazione storica”. Insomma, chi al seguito della “sceneggiata” fosse stato incuriosito della vicenda non troverebbe nulla per soddisfare la propria curiosità da parte della Fondazione. E qui sta il primo tradimento della propria missione. Lo spettacolo dell’assalto alla Rocca poteva essere un’esca per attirare l’attenzione di cittadini e visitatori. Possibile però che non si potesse offrire loro – anche solo a quella minoranza incuriosita e disponibile a prestare attenzione ad un po’ di veritiera narrazione storica – nulla di più? Nulla in grado di dare informazioni, dunque conoscenza, sui fatti dell’epoca, il loro svolgimento, le implicazioni – ed in questo modo far conoscere un pezzetto di medioevo? Nel resoconto dell’evento fatto nelle Istorie vignolesi (1885) di Alessandro Plessi l’assedio dell’autunno 1239 è descritto così: “Valorosamente resistettero i Vignolesi risoluti a non cedere la piazza; a tal che l’oste nemica ebbe d’uopo porre in campo le più potenti macchine guerresche. E già la piazza era ingombra per le pesanti pietre scagliatevi dalle catapulte, e già le muraglie cedevano al poderoso cozzo degli arieti, e già gli assalitori prevalevano agli assaliti, quando sopravvenne l’esercito modenese coi Parmeggiani e coi Ferraresi suoi collegati, il quale attaccò i Bolognesi con tale impeto, che costoro, quantunque combattessero con grande valore, furono vinti e sconfitti, lasciando de’ loro 2.600 prigioni” (p.23). Forse il resoconto del Plessi è eccessivamente romanzato. E magari pure privo di solidi riscontri documentali. Ma basta a gettare qualche dubbio sulla “rievocazione storica” proposta. Fu battaglia tra poche decine di soldati o invece di centinaia o di migliaia? E che caratteristiche avevano quegli eserciti? Quali armi, attrezzature, eventuali “macchine da guerra”? E queste sono solo le domande più banali. Non una parola su tutto ciò è stata offerta agli “spettatori” del medioevo pop vignolese.

Vita nell'accampamento (militare?) (foto del 31 maggio 2014)

Vita nell’accampamento (militare?) (foto del 31 maggio 2014)

[4] In passato la Fondazione di Vignola ha saputo realizzare iniziative di divulgazione storica “spettacolarizzata” di grande interesse. Ovvero eventi dove lo “spettacolo” era unito alla trasmissione di conoscenze storiche reali – anziché essere offerto a discapito di questa. Ho in mente, in primo luogo, gli eventi di “Accadde in Rocca”, realizzati tra 2005 e 2009. Nel 2005, ad esempio, venne “teatralizzato” un evento reale, un processo, avvenuto in Rocca nel 1754 (lo spettacolo “La Mostarda”). Nel triennio 2007-2009 altri eventi teatralizzati vennero proposti (vedi). E’ una formula che andrebbe ripresa, adattata, applicata ad un pubblico più ampio. Comunque sia, nulla vieta di costruire eventi in grado di coniugare trasmissione culturale ed intrattenimento, ovvero spettacolo. Anzi, proprio questo dovrebbe essere l’obiettivo della Fondazione di Vignola (considerazioni peraltro già svolte: vedi). Spiace dunque constatare che essa abbia imboccato una diversa strada: quella della rinuncia alla sua missione di promozione culturale. Tra una Fondazione che propone solo iniziative d’élite ed una che rinuncia ad ogni ambizione culturale c’è di sicuro una “terza via”.

PS L’immagine in testa al post è di Cinzia Torelli (da facebook).

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19 risposte a Medioevo pop a Vignola. Ne abbiamo bisogno?

  1. ceccowp ha detto:

    Salve signor Paltrinieri. Volevo complimentarmi con lei per l’articolo. Inutilmente velenoso, spocchioso e molto snob. Lei sa dello studio che ci mettono nella preparazione delle rievocazioni le associazioni coinvolte? Lei lo sa quante diatribe ci sono tra gli stessi rievocatori anche solo per capire se una cucitura è giusta o meno? Lei è dentro al movimento rievocativo italiano? Lei soprattutto che interesse ha a denigrare gente appassionata (attaccando in primis la fondazione) che si fa il mazzo quadro per far capire alla gente che poco o nulla sa, che il medioevo non è fatto solo di cavalieri e principesse?
    Inoltre mi è piaciuto il appunto sulla quantità di forze impiegate storicamente. Le faccio un’altra domanda. Lei lo sa che i rievocatori non vivono d’amore per la storia? Equipaggiamenti, accampamenti e tutto il necessario hanno un costo e di conseguenza ingaggiare le compagnie costa. Ingaggiare eventuali truppe a cavallo e macchine da guerra (e le posso assicurare che c’è chi li fornisce) ha ovviamente un costo molto elevato. Un costo che, a mio avviso, poteva essere azzardato per una prima “prova” a Vignola.
    Forse questa “falsa storia” è un po’ troppo pop per i radical chic vignolesi come lei, ma grazie a dio a Vignola non sono tutti come lei.

    Le faccio un’ultima domanda, ma lei lo sa che in una delle associazioni storiche promotrici dell’evento c’è un suo compagno di “partito”?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Se non condividi le mie opinioni non è necessario che tu mi definisca snob. Così come, pur essendo io in disaccordo con le tue, non ti definisco culturalmente deprivato. Non mi sembra ci sia nulla di snob nel tentativo di salvare una connessione tra spettacolo e momento culturale – ci era riuscita in passato la Fondazione stessa con il ciclo “Accadde in Rocca”:
      http://www.roccadivignola.it/iniziative_in_rocca/accad_d_e_in_rocca/index.htm
      L’elemento convincente di quelle iniziative è che veniva “teatralizzato” un evento storico preciso. Al termine dello spettacolo chi voleva aveva dunque imparato qualcosa di nuovo della storia di Vignola e della sua Rocca. Qualcuno era già sazio del puro spettacolo. Qualcun altro trovava in esso anche un reale pezzetto di cultura. Questo è quello che è mancato alla rievocazione storica dell’assedio A.D. 1239. Nessuno ha potuto imparare qualcosa di nuovo che non sapesse già dall’aver visto, ad esempio, un qualsiasi film di cassetta, tipo Robin Hood o Le crociate. Ma questo – la connessione tra spettacolo e momento culturale – sarebbe il compito della Fondazione di Vignola. I “privati” possono trascurare questo obiettivo, la Fondazione no. Rimane il tema del “falso storico”, la cui pertinenza prescinde dall’accuratezza della ricostruzione degli oggetti, degli abbigliamenti e delle armi (anche se l’abbigliamento da “soldato medioevale” proposto in quell’occasione non può di certo riferirsi all’intero periodo medioevale, diciamo dall’VIII al XIV secolo). Il falso maggiore è sempre nel dare l’idea di una falsa continuità con il passato, come se la cultura non fosse nel frattempo profondamente mutata. Gerarchia (rapporto signore/servo), rapporti di genere (uomo/donna), visione secolare/religiosa (o comunque superstiziosa) della vita e del mondo. Nessuno, per fare un solo esempio, che si ponga l’interrogativo circa i riti propiziatori precedenti la battaglia. Il quesito è forse banale oggi. Temo che non lo fosse nel medioevo. Per questo questo genere di spettacoli sono una “pataccata”. Basterebbe mettere un cartello: falso, falso d’autore.

  2. Yakko ha detto:

    Andrea, sì: c’è bisogno anche di “medioevo pop” (e contesto anche la definizione). contesto in particolar modo la parola “pataccata” che hai usato. non sto qui a spiegarti perché preferisco di gran lunga un evento che almeno porta visitatori al castello (le guide erano a disposizione anche sabato sera per fare una visita guidata) piuttosto che il nulla. tra l’altro, da quel che ho avuto modo di sapere, la fondazione ha raccolto una proposta da parte dei cavalieri del fiume (la compagnia di spilamberto), mostrandosi interessata.
    la filologia ce la possiamo permettere se il pubblico è interessato a questa.
    Con la mia compagnia di cene con delitto abbiamo realizzato, tra le attività collaterali a Play, due serate dentro il lapidario estense. penso che siamo stati un evento di cui andare orgogliosi, esattamente come i cavalieri del fiume possano e debbano andare orgogliosi di quanto fatto al castello.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Caro Yakko, dissento. L’espressione “pataccata” si riferisce a qualcosa di palesemente falso. Per questo è pertinente. Qui comunque non si tratta di preferire un evento che porta visitatori in Rocca al nulla. Si tratta di preferire eventi in grado di trasmettere un pezzetto di cultura (ovviamente a chi è interessato a recepirla) ad eventi che non sono in grado di fare ciò, perché privi di contenuto culturale. Tutti coloro che hanno assistito allo spettacolo alla fine non sapevano nulla di più né sulla Rocca, né sull’assedio A.D. 1239! Si erano semplicemente divertiti. Va bene anche questo, ma dalla Fondazione si deve pretendere di più. La Fondazione aveva già sperimentato in passato eventi in grado di attirare pubblico ed al tempo stesso di far conoscere qualcosa della propria storia. Mi riferisco alle “teatralizzazioni” di Accadde in Rocca, di cui ho parlato nel post.
      http://www.roccadivignola.it/iniziative_in_rocca/accad_d_e_in_rocca/index.htm
      Quella formula aveva anch’essa qualche elemento non del tutto convincente, dunque da aggiornare, ma era quella la strada giusta. Mentre qualsiasi ente privato è libero da qualsivoglia preoccupazione culturale – se vuole può proporre iniziative di “puro divertimento” – così non dovrebbe essere per la Fondazione di Vignola. Tutto qui.

  3. Marcello Beccati ha detto:

    Suvvia Andrea Paltrinieri capisco che tu abbia il palato fine e una cultura assai sopra la media ma, per una volta in cui si da luogo ad un evento coinvolgente (e adatto a tutti… non solo a saccenti storici o studiosi), appassionante e divertente (magari mostrar anche il gran numero di spettatori presente non era male…) non mi pare logico, ne giusto, sparar a zero cosi.
    Magari di eventi così ce ne fossero tutti i week end… con un sacco di “armigeri” appassionati e amatoriali (eh si… nessuno di questi era un professionista) che hanno ridestato una certa voglia di “vivere” il castello e la sua fossa…
    Poi magari la parte di verità storica la faranno narrare, o decantare, a qualche saccente e colto studioso… sempre che se ne trovi qualcuno disposto “amatorialmente” a dedicar un proprio week end a tale attività. ..

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Singolarmente usi ripetutamente la parola “saccente”. Ma faccio fatica a credere che cultura, conoscenza, sapere – “risorse” che scarseggiano in questo povero paese – ti diano fastidio. In realtà il post nasce dall’esigenza di mantenere una connessione tra la “cultura” e gli “spettacoli”, evitando sia le sole iniziative indirizzate all’élite (la cosiddetta “cultura alta”), sia le espressioni più banali della “cultura” popolare. Le rievocazioni storiche come quella di cui si parla qui appartengono a quest’ultimo genere. Vi sono eventi già realizzati in passato dalla Fondazione che riescono assai di più nell’intento di preservare o fornire un nocciolo “culturale” a momenti di spettacolo, come le “teatralizzazioni” di Accadde in Rocca, peraltro citate nel post:
      http://www.roccadivignola.it/iniziative_in_rocca/accad_d_e_in_rocca/index.htm

  4. Basta! ha detto:

    Credo che queste pagliacciate possano piacere solo a chi culturalmente non vada oltre Disneyworld, altro che essere noi dei radicals: il fatto è che studiare costa fatica, ed illudersi di fare cultura con queste cose è ridicolo. SIamo al cosplay, mascherato da cultura, per far dormire bene la notte, contenti voi…

  5. Caro sig. Paltrinieri,
    in qualità di Direttivo dell’Associazione CULTURALE “Libera Compagnia dei Cavalieri del Fiume”, siamo a rispondere al post comparso in data 29 giugno c.a. sul suo blog “AmareVignola” in merito all’evento “Viaggio nel Medioevo”, da noi promosso e organizzato. Ci teniamo ad assumerci la piena responsabilità tecnica della manifestazione, che abbiamo proposto alla Fondazione di Vignola e, con questa, vogliamo esprimere il nostro dissenso e rispondere puntualmente a quanto da lei affermato.
    Definizioni quali “pataccate”, “medioevo pop”, “clamorosi falsi storici”, “sceneggiata” e “falso medioevo” (solo per citare le più evidenti) oltre che sgradevoli, devono essere meglio argomentate. Una critica costruttiva sarebbe stata certo gradita, in quanto noi stessi aspiriamo a migliorare costantemente il nostro lavoro e questo evento, mentre in questi termini si è fermato al livello della critica sterile, inappropriata e infondata.
    In particolare, e per seguire il corso del suo post, vorremmo discutere:
    • “Ma per fare questo non c’è bisogno di rinunciare completamente ad ogni pretesa di promozione culturale, proponendo eventi “storici” con l’unica finalità dello spettacolo (anche a costo di propinare dei clamorosi falsi storici!)”: potrebbe, cortesemente, indicare con precisione (e non nascondendosi dietro citazioni di cui parleremo più avanti) di quale falso storico stiamo parlando? Come certamente saprà, nell’anno 1239, le truppe bolognesi assediarono la Rocca di Vignola e, dopo un violento scontro, furono respinte grazie all’intervento di truppe modenesi, ferraresi e parmensi, giunte in aiuto dei vignolesi assediati (vedi “Memorie storiche modenesi” di Girolamo Tiraboschi, “Cronaca di Modena” di Giovanni da Bazzano e Bonifacio Morano e “Memorie storiche di Vignola” del prof. Luca Tosi). Appurato, dunque, che l’episodio è riportato da più fonti, in cosa consisterebbero i “clamorosi falsi storici” ai quali si riferisce?
    • In merito alla citazione di Alessandro Plessi, che presumibilmente ha attinto, a sua volta, dalle Cronache precedentemente citate e da quelle Parmigiane, abbiamo alcune rilevazioni da fare:
    1. siamo consapevoli che alla battaglia REALE parteciparono centinaia o, più probabilmente, migliaia di combattenti, come riportato da lei nel commento (“Fu battaglia tra poche decine di soldati o invece di centinaia o di migliaia?”), ma le sembra possibile avvicinarsi a questi numeri? ha tenuto conto di sicurezza del pubblico, budget, spazi etc.?
    2. rispondendo ai suoi ulteriori dubbi “E che caratteristiche avevano quegli eserciti? Quali armi, attrezzature, eventuali “macchine da guerra”? “,
     le caratteristiche degli eserciti schierati sono state illustrate sia nei percorsi didattici organizzati in collaborazione con Eidos (ai quali, evidentemente, non ha partecipato, a differenza di numerosi cittadini. Su questo punto, la invitiamo a verificare con la Fondazione il numero di ingressi registrato nelle due giornate della manifestazione), sia la domenica nel contesto della battaglia;
     armi ed attrezzature sono state esposte nelle due giornate della manifestazione e sono frutto di una ricerca scrupolosa e filologicamente accurata (lettura consigliata “Comuni in guerra – Armi ed eserciti nell’Italia delle città ” di Aldo A. Settia), così come ampiamente spiegato ai visitatori e come siamo disposti a discutere, spiegare ed argomentare anche a lei, se ne avrà tempo e voglia;
     le macchine d’assedio sono da noi conosciute nei dettagli (mangano, trabucco, solo per citarne alcune) e utilizzate, in collaborazione con altre Compagnie di Rievocazione in altri contesti (la invitiamo, a questo proposito, alla manifestazione che si terrà nel mese di luglio nel Comune di Urgnano), ma per ovvi motivi di spazio, sicurezza e contenimento delle spese, non è stato possibile replicarne l’utilizzo in questa occasione.
    3. “E già la piazza era ingombra per le pesanti pietre scagliatevi dalle catapulte, e già le muraglie cedevano al poderoso cozzo degli arieti”: per tranquillizzarla, in futuro, chiederemo alla Fondazione di poter abbattere parte delle mura per aumentare la veridicità degli eventi narrati
    • “Né è stato approntato un minimo di documentazione sull’evento in occasione della “rievocazione storica”. Insomma, chi al seguito della “sceneggiata” fosse stato incuriosito della vicenda non troverebbe nulla per soddisfare la propria curiosità”: come comunemente realizzato nelle rievocazioni storiche (non virgolettate), i visitatori sono stimolati ad interagire con i rievocatori (cosa puntualmente avvenuta durante la manifestazione di Vignola), che mettono in campo una preparazione culturale, e non di sola “presenza scenica”, al servizio del pubblico;

    Ci teniamo a precisare che la rievocazione storica che questo gruppo di Compagnie (oltre ai Cavalieri del Fiume, hanno collaborato, infatti, la Confraternita del Dragone, la Confraternita dell’Orso, i Corvi di Ventura, il Gonfalone del Bufalo e lo Speculum Historiae) propone è frutto di accurate ricerche storiche e continuo confronto mediante una piattaforma comune di scambio di idee. Questo è quanto di più veritiero, filologico e storicamente attinente si possa proporre, vorremmo capire di quali strumenti dispone per affermare il contrario. Non è questa CULTURA? E’ singolare che sembrino pensarla diversamente
    • Scuola primaria “Aldo Moro” di Vignola, presso la quale abbiamo realizzato momenti didattici,
    • Istituto comprensivo “Severino Fabriani” di Spilamberto, in collaborazione con il Comune di Spilamberto, per il quale abbiamo realizzato giornate didattiche
    • Fondazione di Vignola
    • Fondazione Rocca Bentivoglio
    • History Channel
    • svariati Comuni (Soncino, Urgnano, Cassano d’Adda, Cusago, Pergine, ad esempio, che organizzano importanti rievocazioni storiche)
    Siamo, inoltre, orgogliosi di aver incontrato il favore e l’interesse di un grande numero di cittadini (possiamo fornirle materiale fotografico dal quale farsi un’idea della risposta di pubblico), non soltanto di Vignola, che hanno potuto, così, visitare una Rocca aperta e vissuta. Ha avuto la pazienza di salire nelle stanze “degli Armigeri”, prendendo visione dell’allestimento da noi realizzato sulla base di documentazione e miniature dell’epoca e assistendo alle presentazioni didattiche? Forse, però, siamo troppo POPolari per lei.

    Se è un confronto costruttivo che cerca, per ampliare le sue conoscenze sul XIII secolo in Italia e chiarire ulteriori dubbi, saremo lieti di incontrarla.
    Attendiamo una sua risposta,
    per i Cavalieri dei Fiume

    il Presidente Andrea Manzini andrea.manzini1983@gmail.com il Vicepresidente Enrico Panini panini.enrico@yahoo.it

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ecco la risposta in cui ho provato a spiegare perché, nonostante la perizia e l’accuratezza nella ricostruzione di abbigliamento, armi e tecnica militare, la “rievocazione storica” rimane un falso:
      https://amarevignola.wordpress.com/2014/07/02/medioevo-pop-a-vignola-una-replica/

      • Yuri godino ha detto:

        Gent.mo Andrea, sono un archeologo medievale e vicepresidente dell’associazione ARES-Archeologia, Reenactment e Storia, di cui fa parte il progetto Gonfalone del bufalo. Sono profondamente deluso dalle sue parole, perché nascondendo un poco velato attacco preventivato alla manifestazione, rischiano di gettare discredito sull’ottimo operato delle associazioni e dei ricostruttori coinvolti, tra i migliori che si trovino sul panorama italiano. Molte di queste associazioni collaborano in pianta stabile con musei e universitá di primo livello, e si distinguono per un lavoro certosino sulle fonti storiche e sulle ricostruzioni dei dettagli. Tutti noi ricostruttori, archeologi e semplici appassionati vorremmo poter ricostruire in scala 1:1 alcuni fatti storici, ma in un’Italia dove non ci sono fondi per la sanitá e l’istruzione, il pubblico deve accontentarsi di eventi organizzati grazie ai sacrifici di associazioni e singoli ricostruttori. Al di la di queste sterili critiche, credo che il suo attacco alle ricostruzioni di armati, abiti e quant’altro sia davvero pretestuoso. OGNI dettaglio che può trovare sulle nostre ricostruzioni è documentato, motivato e spiegabile; dal momento che non ha voluto fermarsi ad interagire con i ricostruttori durante l’evento, imparando qualcosa, la prego di segnalare qui o per mail (yuri.godino@gmail.com) i suoi dubbi: dopo le sue critiche, é d’obbligo un contenzioso. I ricostruttori che ha visto sono quasi professionisti: le rievocazzate le lasciamo ad altri, che magari chiedono di poter vedere in un unico contesto ricostruttivo l’interpretazione di un armato medievale, “diciamo dall’VIII al XV secolo”(cito). Lo sa che non uno di quei “cialtroni” ricostruttori che ha visto riuscirebbe a guardare un film medievale su robin hood, tanto siamo distanti dalle fesserie propinate dal cinema? Attendo di sapere le motivazioni dei suoi attacchi: fatti, non semplici e false parole. Grazie.

  6. diana manzini ha detto:

    Scrivo alcuni pensieri in libertà…
    Mi dispiace Andrea, ma non concordo su quanto hai scritto. Credo che i Cavalieri del Fiume abbiano risposto in maniera appropriata e veritiera. Pure io faccio parte di un’Associazione di rievocazioni storiche che, posso assicurarti, il “filologicamente corretto” (termine ricorrente, quasi intimidatorio, sempre agognato ma alquanto illusorio riuscire a raggiungere) lo persegue da anni e anni, con molto studio, approfondite ricerche, cura, passione, grande fatica, epperò con grandi risultati. Certamente sono percorsi lunghi e difficili e l’organizzazione di qualsiasi evento, anche piccolo, è pesante e laboriosa con mille difficoltà, non ultimi gli spazi da gestire e la sicurezza che non permettono sempre di fare tutto ciò che si vorrebbe realizzare.
    Certo è che, negli ultimi anni, si è assistiro ad un moltiplicarsi di rievocazioni realizzate senza arte nè parte, senza alcuna preparazione, a volte senza neanche la conoscenza del periodo storico ricostruito, con scarsa attenzione non solo filologica ma proprio culturale: molta roba e poca qualità, mentre il motto che deve guidare le associazioni di questo genere dovrebbe essere piuttosto “POCO, MA DI GRANDE QUALITA”. E non parlo di rievocazioni organizzate a livello “paesano” e/o da piccoli gruppetti (beninteso senza voler usare questi ultimi termini in maniera offensiva) ma, soprattutto, ed è per me veramente grave, organizzate da Enti importantii e in città ritenuti culturalmente rilevanti e per tale motivo osannate da giornali e altri media.
    Non concordo di sicuro con chi sostiene il “…piuttosto che niente…” per amor del cielo io dico …meglio niente…! perchè già siamo, in generale, talmente poco attenti alla cultura, a partire dai gradini più alti, che sarebbe solo un peggioramento e non si riconoscerebbe più “il meglio dal peggio”.
    In ultimo, hai ripetuto tante volte l’ammirazione per le manifestazioni di “Accadde in Rocca” ebbene, sono sincera, sin dalla prima volta io le ho trovate scadenti, molto confusionarie e di poca qualità:
    a mio parere un vero “fricandò” (se mi è permesso questo termine dialettale). Ho sempre ammirato quanto fatto dalla Fondazione, ma “Accadde in Rocca” no.
    In bocca al lupo a tutti.

  7. Giangurgiolo ha detto:

    complimenti agli scrittori! Camping medioevale, milizie composte da renitenti alla leva ….. mi sa tutto di new age.

  8. Francesco ha detto:

    Buongiorno,vorrei scrivere qualche parola sull’articolo proposto dall’autore rivolgendomi a lui stesso ed a tutti i suoi lettori.
    L’evento “pop” di Vignola è stato organizzato da un’associazione (associazione,ci tengo a sottolinearlo,quindi priva di ogni scopo lucrativo) che cerca di occuparsi del XIII sec ormai da anni con l’unico scopo di divulgare e divertire il pubblico delle piazze.L’occasione di Vignola è stato un modo per proporre il proprio lavoro sul loro territorio:onestamente credo che tale impegno e voglia di fare per valorizzare il proprio territorio siano encomiabili soprattutto in questa Italia dove fondi per realizzare qualcosa di grande non esistono (centinaia o migliaia di soldati?macchine d’assedio e cavalli in una piazza di 300 mt quadrati?Non scherziamo suvvia lei parla di cultura senza aver coscienza di ciò che dice dimostrando profonda ignoranza sull’argomento) e dove la cultura,la sua divulgazione e pubblicizzazione non esistono quasi più.Non voglio scadere nel populismo più becero (i vari autori degli articoli qua sopra bastano ed avanzano) ma è davanti ai nostri occhi:la situazione culturale dei nostri cittadini è sempre più scadente,a partire dalle famiglie fino agli istituti di studio superiore.Le nostre piazze sono normalmente piene di sagre alimentari e suonatori di fisarmoniche (ben vengano sia chiaro non ne possiamo di certo fare a meno) mentre i musei restano chiusi,i ragazzi restano nelle aule scolastiche ed il livello generale si abbassa.Discutere in questa sede dei motivi che hanno portato il nostro caro Paese a tale situazione è inutile,ciò che mi preme e focalizzarci sull’impegno di volontari che senza nessun tornaconto tentano di invertire questo orrendo trend per far riscoprire tradizione ed usi e ricordiamocelo sempre,far divertire il pubblico.La Fondazione di Vignola accettando il patrocinio dell’evento non ha fatto altro che promuovere qualcosa di onesto e valido correndo si un rischio ma ottenendo anche dei risultati (con una spesa molto contenuta).La missione della Fondazione di cui parla si è prodigata a tali propositi ed i suoi commenti a riguardo non sono che offese personali,quindi parole prive di senso alcuno.
    Caro Paltrinieri si evince chiaramente come lei sia ignorante sull’argomento.L’attività di living history non è ciò che lei avrebbe voluto vedere a Vignola,quello che lei si auspicava è il contenuto di una lezione accademica.Nessun commento sui contenuti,semplicemente si parla di approcci differenti alla disciplina storica.Se lei avesse provato a parlare con i ragazzi che per due giorni hanno animato l’interno e l’esterno della Rocca si sarebbe accorto che le risposte alle sue domande erano presenti sul campo.Riguardo milizie,equipaggiamenti,abiti ed anche fatti storici.Non per tesserne le lodi,ma se lei avesse provato a parlare con qualcuno di loro si sarebbe accorto di come quei ragazzi pop sono depositari di un sapere di cui molti ignorano anche l’esistenza ed avrebbero risposto ad ogni sua domanda sull’argomento in maniera esaustiva ma so che è più facile criticare senza conoscere.Volendo entrare nel merito le dico due cose:la prima è che l’aggettivo pop è ovviamente solo un suo parere,il livello dei figuranti e dei loro equipaggiamenti era filostoricamente molto valido e se non se ne è reso conto ciò non fa altro che denotare ancor più la sua ignoranza a riguardo.In secondo luogo giustamente lei fa notare come non ci fosse molta attinenza tra la battaglia ed un nesso storico preciso.E’ ben vero ma sono convinto (dati i presupposti prima esposti) che sia necessario rinunciare a qualcosa pur di aver la possibilità di proporre un prodotto che comunque resta valido e divulgativo (e senza pretese,non come i suoi “articoli”),soprattutto ad una prima edizione.Mi domando se lei abbia idea di quale è stato il budget utilizzato per riunire 70 figuranti e tutto quel materiale…
    L’impegno di queste associazioni è importantissimo per la cittadinanza e negli anni ha ottenuto risultati sempre maggiori,anche a livello accademico l’impegno dei rievocatori storici è sempre più apprezzato proprio per la precisione dei loro studi.E’ chiaro come il rischio di aver a che fare con ciarlatani sia elevato (succede di trovarne anche tra i blogger non concorda?) ma non mi sembra il caso di Vignola ed in ogni caso per non sbagliare basta far foto a casaccio e scrivere articoli pungenti giusto?
    Geniale la didascalia proposta per l’immagine di due ragazze intente a cucire.Certo è molto strana come scena per essere ambientata in un campo militare ma forse lei che è solo non sente l’esigenza di condividere con la propria compagna una passione.Come le dicevo di compromessi ce ne saranno sempre e la presenza di donne ad un campo militare è uno di questi ma forse io sono troppo femminista e lei è rimasto al 1967.Pure leggere le sue parole è un compromesso per i miei occhi ma non me ne lamento.Ciò che lamento di lei è aver fatto una critica inutile,imprecisa e posta su basi totalmente sbagliate (l’ignoranza non sempre è una colpa,suvvia la perdoniamo Paltrinieri) ma soprattutto sono imperdonabili i toni,il sarcasmo e la cattiveria da lei manifestati.Si evince chiaramente quanto lei sia rabbioso ed infelice,evidentemente si nasconde del personale nelle sue frasi.
    Ringrazio i lettori per l’attenzione e sono pronto a qualsiasi confronto purchè non mi facciate troppo ridere con arroganza ed ignoranza ingiustificate.

    Francesco Fenaroli

    anatol_80@yahoo.it

  9. cattyvik ha detto:

    Purtroppo nel panorama rievocativo ci sono gruppi e gruppi, e molti partono senza conoscere il periodo storico ne la localizzazione, ne la storia del borgo, ma non per questo la colpa deve essere dei rievocatori… Il problema del sedicente reenactor può essere il non rispetto di abiti/equipaggiamenti legati al periodo, l’uso di oggetti moderni etc…

  10. Alessandro ha detto:

    Purtroppo, non posso che esprimere il mio disgusto per articoli come questo.
    In primis, perché già non cita tutte le compagnie che collaboravano allo spettacolo (che mi spiace dirlo, ma denota scarsa documentazione sulla giornata svolta) e oltre a questo che non sa riconoscere e che denigrano il grande impegno altrui per proporre uno spettacolo che davvero rispecchia la realtà.
    La qualità offerta, la disponibilità dei rievocatori storici (veri, definirlo “falso storico” è sinonimo di lacune) è stata apprezzata dal pubblico.
    Eventi del genere sono decisamente necessari alla cultura, ma da ciò che scrive, sembra che non ne abbia bisogno lei.

  11. Pasquale ha detto:

    Non mi pare questo un problema fondamentale per Vignola di fare o meno una rievocazione medioevale, se questi repressi nostalgici di un medioevo alla peppa pig trovano fondamentale ciò, ebbene non capisco che obiettivi abbiano nella vita..
    Comunque..
    Si sta perdendo tempo in polemiche sterili e si perdono di vista i punti focali di vignola, punti trascurati dalle precedenti amministrazioni.

  12. fabio gregorini ha detto:

    Gent.mo, dalle fotografie che pubblichi sembra che i rievocatori abbiano fatto un buon lavoro ricostrttivo. Di solito la teatralizzazione degli eventi, trasfigurandoli, Li rende meno veritieri ancora di quanto può essere una rievocazione pura e semplice. Se devo scegliere tra rievocazione e teatro, in questi ambiti voto per la rievocazione. Senza nulla voler togliere al teatro come forma espressiva. Grazie per lo spazio. Fabio

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