Incertezze sul futuro dell’ospedale di Vignola

Giusto il tempo di rimettere in magazzino urne e cabine elettorali che vengono annunciate nuove “razionalizzazioni” sulla sanità. Il riferimento è in questo caso all’ospedale di Castelfranco Emilia ed al corrispondente progetto di riconversione in “ospedale di comunità” (20 posti letto) ed hospice (10 posti letto) – contro gli attuali 50 posti letto (così almeno secondo quanto riportato da Modena Qui del 25 giugno: pdf). La “riorganizzazione” del Servizio Sanitario Regionale (vedi) va dunque avanti – sospesa solo un attimo in occasione della recente tornata elettorale, per non irritare troppo il cittadino-elettore. E’ dunque il caso di interrogarsi ulteriormente circa il futuro dell’ospedale di Vignola. Nessun allarmismo. Solo qualche dato preoccupante che richiede chiarimenti ed un’inversione di rotta.

Ospedali pubblici nella regione Emilia-Romagna per numero di posti letto. Si va dal Policlinico S.Orsola-Malpighi (1.535 posti letto) agli ospedali di Borgonovo Val Tidone (PC) e Santa Sofia (FC), ciascuno con 24 posti letto (situazione al 31/12/2013).

Ospedali pubblici nella regione Emilia-Romagna per numero di posti letto. Si va dal Policlinico S.Orsola-Malpighi (1.535 posti letto) agli ospedali di Borgonovo Val Tidone (PC) e Santa Sofia (FC), ciascuno con 24 posti letto (situazione al 31/12/2013).

[1] L’ospedale di Vignola ha attualmente 108 posti letto (situazione a maggio 2014). E’ dunque un ospedale di medio-piccole dimensioni. Uno dei 32 presidi ospedalieri (sugli oltre 60 presenti in regione) con meno di 150 posti letto di cui è stata prospettata la conversione in “ospedale di comunità” (ovvero ospedale privo di posti letto per acuti – per una illustrazione del modello di “ospedale di comunità”: vedi). Ovviamente la riorganizzazione della rete ospedaliera (vedi) non può avvenire considerando esclusivamente il dato quantitativo dei posti letto: sarebbe una regola “stupida”. Anche il contesto, ovvero le caratteristiche del territorio servito, alla fine avrà la sua importanza. Per questo motivo al di là dei rigidi schematismi prefigurati inizialmente (qui l’articolo pubblicato su Il Resto del Carlino del 17 dicembre 2013 con le informazioni fornite dal direttore generale RER politiche sociali e sanità, Tiziano Carradoripdf), le indicazioni iniziali dovranno essere applicate con flessibilità. Sta di fatto che oggi in Emilia-Romagna ci sono 11 stabilimenti ospedalieri con meno di 50 posti letto, altri 9 con un numero di posti letto compresi tra 50 e 99 ed ulteriori 12 ospedali con un numero di posti letto compresi tra 100 e 149 (ed uno di questi è l’ospedale di Vignola) (per una mappa degli ospedali in regione: vedi). E’ chiaro dunque che anche l’ospedale vignolese sarà toccato dalla riorganizzazione in atto del Servizio Sanitario Regionale. Anzi, già lo è stato, visto che negli ultimi anni il numero dei posti letto è progressivamente diminuito: era pari a 133 posti letto al 31/12/2011; è divenuto pari a 107 posti letto al 31/12/2013. Tra gli ospedali in provincia di Modena è quello di minori dimensioni – fatto salvo l’ospedale di Castelfranco Emilia, di cui però si prospetta oggi la riconversione in “ospedale di comunità” (si veda il grafico). La diminuzione intervenuta è data esclusivamente dalla riduzione dei posti letto “chirurgici”, quelli di maggiore qualificazione, passati dai 52 del 31/12/2011 ai 31 del 31/12/2013. Senza che l’amministrazione Denti dicesse niente. E’ invece giunto il momento di dire con chiarezza quali sono le attuali caratteristiche dell’assistenza ospedaliera a Vignola e quali potranno essere in futuro.

Ospedali pubblici in provincia di Modena: numero di posti letto  (al 31/12 degli anni 2011-2013; a maggio 2014)

Ospedali pubblici in provincia di Modena: numero di posti letto (al 31/12 degli anni 2011-2013; a maggio 2014). Gli ospedali di Carpi e Mirandola vedono una riduzione dei posti letto a seguito del terremoto del maggio 2012.

[2] Il numero assoluto dei posti letto ospedalieri potrebbe anche risultare meno rilevante di quanto si pensi. In effetti è da tempo in atto una riduzione del tasso di ospedalizzazione. Inoltre è ugualmente in atto una riduzione dei ricoveri in regime ordinario, visto che l’evoluzione della medicina consente di spostare una parte di questi ricoveri verso il regime di day-surgery (ed una parte di questi ultimi verso il regime della chirurgia ambulatoriale). Sta di fatto, però, che come abbiamo già evidenziato in passato (vedi), nel caso dell’ospedale di Vignola si riduce il numero dei posti letto, cala o comunque non cresce il numero dei dimessi in regime ordinario, ma ugualmente non cresce l’attività di day-surgery e non cresce neppure l’attività ambulatoriale! Anzi, anche sul versante dell’attività della “specialistica ambulatoriale” si evidenzia da tempo un elemento di fragilità del distretto di Vignola.

Percentuale di fuga fuori distretto (anni 2011, 2012, 2013). Risulta chiaramente la situazione critica dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola

Percentuale di fuga fuori distretto per le visite specialistiche (anni 2011, 2012, 2013). Risulta chiaramente la situazione critica dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola

[3] Un campanello d’allarme, infatti, è dato dall’elevata percentuale di “fuga fuori distretto” per la specialistica ambulatoriale (i grafici riportati si riferiscono alle componenti principali: “visite specialistiche” e “diagnostica”). Qui un confronto con la situazione degli altri distretti sanitari dell’Azienda USL di Modena è illuminante. Ed allarmante. Mentre sul territorio provinciale la percentuale di “fuga fuori distretto” (coloro che scelgono di andare fuori-distretto sanitario in cui risiedono per visite specialistiche e per esami diagnostici) è pari al 35,4% (visite ambulatoriali) e al 39,4% (diagnostica), nel distretto di Vignola è pari rispettivamente al 54,99% e 68,87%. Insomma, i cittadini di Vignola e degli altri comuni del distretto per fruire di prestazioni di specialistica ambulatoriale sono “costretti”, nella maggior parte dei casi, a recarsi fuori dal distretto. Uno dei motivi di ciò è indubbiamente la non adeguata offerta di prestazioni di specialistica ambulatoriale! Peggio di Vignola risulta solo la situazione del distretto di Castelfranco Emilia (rispettivamente 72,96% e 75,98%)! Purtroppo si tratta di una situazione nota da tempo, su cui è mancata sino ad ora una incisiva azione di riequilibrio dell’offerta da parte dell’Azienda USL di Modena (ed anche un adeguato pressing da parte degli enti locali del distretto per conseguire un tale riequilibrio).

Percentuale di fuga fuori distretto per la diagnostica (anni 2011, 2012, 2013).

Percentuale di fuga fuori distretto per la diagnostica (anni 2011, 2012, 2013). Risulta chiaramente la situazione critica dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola

[4] La riduzione nel tempo del numero dei posti letto nell’ospedale di Vignola; la mancata crescita dell’attività di day-surgery (vedi); l’inadeguatezza nell’offerta di “specialistica ambulatoriale” – sono solo alcuni dati che gettano qualche incertezza di troppo sul futuro dell’ospedale di Vignola e sull’assistenza sanitaria in questo distretto. Si tratta di dati di non facile reperibilità (e lettura), ma che dovrebbero essere evidenziati con grande enfasi e comunicati con continuità ai cittadini di questo territorio. Solo una reale operazione di trasparenza (vedi) sulle caratteristiche dell’offerta di assistenza sanitaria (e sui suoi esiti) può infatti consentire ai cittadini di questo distretto (e più in generale del Servizio Sanitario Regionale) di comprendere se la “riorganizzazione” in corso di progettazione ed implementazione (vedi) avviene a scapito della tutela della loro salute oppure no.

PS La fonte dei dati utilizzati in questo post (anche per la realizzazione dei grafici) è la piattaforma ReportER: vedi.

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7 risposte a Incertezze sul futuro dell’ospedale di Vignola

  1. antonio ha detto:

    Spesso non condivido nulla di questo blog,oggi ho letto con piacere il post di Paltrinieri,un’analisi corretta e puntuale,è da tempo che il nostro ospedale e sotto la lente regionale x la sua trasformazione in casa della salute,la riduzione della spesa non puo’ essere solo e sempre la salute dei cittadini,il bacino d’utenza è di circa 70 mila potenziali pazienti,arrivare a baggiovara o sassuolo per un paziente che ha bisogno di cure è complicato,pensiamo ad un anziano di guiglia,di marano o savignano,abbiamo delle competenze e dei sanitari di livello regionale,è stata ristrutturata un’intera ala dell’ospedale,abbiamo un ps,e una radiologia con strumenti di ultima generazione,con medici e tecnici preparati,tre sale operatorie,un ‘area omogenea,chirurgica e ortopedica dove vengono eseguite ogni anno circa 20 mila interventi,una centro di fisioterapia che da assistenza continua ai post acuti dell’ortopedia,un poliambulatorio specialistico dove arrivano centinaia di pazienti x controlli e terapie,a Paltrinieri propongo questa nostra idea,impegnamoci affinchè il nostro ospedale non venga smantellato,comprendiamo che la riduzione ci puo stare ,quindi,ps,radiologia e sale operatorie non si toccano,riduciamo come stanno facendo i posti letto di chirurgia e ortopedia,ma teniamoci con forza la piccola chirurgia(colicisti)e la protesi d’anca,l’ortepedia di Vignola è tra le migliori in questo,e chiediamo senza se e senza ma,il rafforzamento del day-surgery,con otorino,oculistica e interventi oro-maxillo,facendo di queste branche l’eccellenza,il poliambulatorio ha solo bisogno di aumentare il monte ore, abbiamo apprezzato tutti il nuovo Sindaco che un paio di giorni fa è passato dall’ospedale,un gesto che nessuno ha mai fatto,è stata una visita informale ed ho avuto il piacere di fare con lui un giro ed ho molto apprezzato e non solo io la sua disponibiltà e la sua umanità,tutti noi confidiamo nel suo operato,questa è una battaglia che tutti i cittadini devono sentire propria.

  2. Bonucchi Decenzio ha detto:

    Un commento sintetico per Antonio: non cadiamo nell’errore di “fare cambio” fra ospedale e CdS. La CdS serve al cittadino per usufruire della medicina di associazione (medici di famiglia) h24, per eliminare i codici bianchi e verdi del PS, per rafforzare l’offerta specialistica (ma gli specialisti SUMAI-ambulatoriali vengono attualmente utilizzati per coprire le carenze di organico in ospedale). L’ospedale è un’altra cosa ed è al vertice del triangolo delle….montagne. L’una non esclude l’altro. Questo timore equivoco ha bloccato la discussione all’interno del PD in campagna elettorale. Peccato.

  3. Bonucchi Decenzio ha detto:

    Caro Andrea, smaltito il fumo orgiastico della campagna elettorale, il tuo blog ritorna ad essere utile. Grazie dell’analisi e di aver “scovato” i dati. Oltre ai tuoi utili commenti, emerge il problema vero: il solco che esiste fra amministratori e cittadini e la difficoltà-impossibilità di controllo democratico. Prima delle elezioni si dichiara la volontà di tutelare e ad elezioni avvenute ci si rimangia tutto. Questa è la minaccia che incombe su vecchi e nuovi sindaci, che dovrebbero dotarsi di canali indipendenti per valutare il rapporto con la sanità regionale e locale prima di fare firme di avallo che equivalgono ad assegni in bianco. Il PAL è scaduto: quello nuovo sarà un bel banco di prova………..

  4. Roberto Adani ha detto:

    Su questo ho voglia di intervenire, perché con una certa regolarità si torna a parlare di Ospedale di Vignola e tutte le volte diventa immediatamente una battaglia in difesa. Anche io mi sono dovuto cimentare a suo tempo in questa battaglia e l’esito di quella battaglia fu però un ospedale che recuperava eccellenze, in particolare nell’ambito della chirurgia, in particolare in quella che con un termine inglese viene chiamata day surgery, dove ti operano e ti mandano a casa in giornata insomma . Questa battaglia doveva accompagnarsi con un processo di ammodernamento dell’ospedale sia dal punto di vista strutturale, l’ampliamento, il nuovo pronto soccorso, il nuovo comparto operatorio, la ristrutturazione della radiodiagnostica, i “raggi” come si chiamavano una volta, sono il risultato di quella battaglia, che rinunciava ad alcune funzioni (ostetricia ad esempio) a vantaggio dei grandi ospedali ma che doveva recuperare da questi verso la periferia in competenze e tecnologie. Il modello era quello di un sistema a rete in cui a muoversi erano gli specialisti e gli operatori e non i pazienti. Ricordo che contribuimmo anche al di fuori delle nostre dirette competenze per questo obiettivo e se da allora a Vignola c’è una TAC lo si deve allo sforzo e al contributo decisivo del comune. Questo processo ha portato a Vignola una qualità professionale dei medici e degli operatori che fino a quel momento era totalmente offuscata dal clima di generale sfiducia dei vignolesi verso il proprio ospedale. Sinceramente non avrei mai pensato che in pochi anni, l’attaccamento campanilesco al proprio ospedale si tramutasse in un reale attaccamento e ancor più apprezzamento dell’ospedale di Vignola e degli operatori in esso presenti, che sono poi quelli che fanno la qualità di una struttura ospedaliera. Ritengo quindi irresponsabile perdere la memoria di questo processo, ritengo irresponsabilità burocratica non pesare assieme ai costi di gestione anche gli investimenti fatti, in strutture e attrezzature ma ancor più nelle persone, in quelle che dentro l’ospedale lavorano e in quelle che l’ospedale utilizzano. E’ quindi necessario a mio parere che un’idea strategica di organizzazione sanitaria e di conseguenza di ospedale rimanga stabile per un arco temporale sufficiente ad ammortizzare tale investimento e a raccoglierne tutti i frutti. Come a Sassuolo si è sperimentato seppur senza iniziale convinzione un nuovo modello, in quel caso di gestione pubblico-privato, penso a Vignola si possa sperimentare fino in fondo un modello di ospedale incentrato su una specialistica di eccellenza che si integra come dice bene Bonucchi con una sanità territoriale che si riorganizza. Sogno ancora una sanità in cui incontro lo specialista ospedaliero nell’ambulatorio dei medici di medicina generale e un medico di medicina generale che aspetta il proprio paziente all’uscita dalla sala operatoria. Per fare questo non abbiamo mai chiesto più risorse, abbiamo chiesto di poterle riorganizzare a misura delle esigenze del nostro territorio. Bisogna crederci per primi, dove c’è pericolo che si disinvesta bisogna investire per primi e allora ricordo all’amministrazione comunale che servono idee e progetti sfidanti, che rimanendo sulla difensiva si ottiene al massimo di perdere poco ma si perde sempre qualcosa, ricordo ad esempio che l’area dell’ex distributore di fronte all’ospedale è lì che aspetta un progetto di sanità territoriale, dategli il nome che volete, casa della salute, ospedale di comunità, stiamo tutti bene… e su questo il comune per primo dovrebbe impegnarsi. Poi cominciamo una battaglia che superi la fase emergenziale di sfiducia, emergenza per tutto e sfiducia per tutto e recuperiamo la capacità della politica di ben rappresentare i bisogni dei cittadini…e per politica in questo caso intendo gli eletti tutti a qualsiasi livello.

  5. diana manzini ha detto:

    Buongiorno Andrea, vorrei chiederti se sai qualcosa relativamente al Day Surgery dell’Ospedale di Vignola.
    Ti ringrazio per la risposta che potrai darmi.
    Diana

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Diana, non ho purtroppo dei dati aggiornati. La mia fonte è il bilancio di missione dell’Azienda USL di Modena, ma non sempre riporta i dati suddivisi per distretto. Comunque la situazione è tuttora quella osservata non molto tempo fa: le prestazioni di day surgery a Vignola sono stabili, ovvero non crescono, nonostante sia proprio questa tipologia di ricoveri che in un’ospedale di provincia come quello vignolese dovrebbero crescere significativamente. Riporto quanto scritto nel settembre 2012: “Ciò che colpisce, invece, è la mancata crescita dei ricoveri in day hospital/day surgery! Erano 1.130 nel 2008, sono 1.170 quattro anni dopo, nel 2011 (ma dopo esser stati 1.210 nel 2010).” Qui il post completo:
      https://amarevignola.wordpress.com/2012/09/04/sanita-a-vignola-solo-tagli-o-anche-nuovi-servizi/

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ interessante riportare le dichiarazioni del segretario comunale Pd di Castelfranco Emilia Andrea Casagrande sulla sanità locale, rilasciate in risposta agli “allarmismi” di un’associazione cittadina. Casagrande vorrebbe essere rassicurante. Avesse la bontà di commentare i dati disponibili oggi a chiunque (si veda la piattaforma ReportER nel sito web della sanità regionale SalutER) forse l’operazione di rassicurazione non riuscirebbe affatto (si vedano i dati riportati nel post sia sugli ospedali che sulla specialistica ambulatoriale). Comunque, ecco qui il testo del comunicato trasmesso dal PD provinciale:

    Castelfranco, Casagrande “Sulla sanità inutili allarmismi”
    “Sentiamo il dovere di rassicurare i cittadini dopo gli inutili allarmismi innescati dalle dichiarazioni del presidente dell’associazione “Liberi di scegliere” Modesto Amicucci sulla sanità castelfranchese”: è quanto afferma il segretario comunale Pd Andrea Casagrande che ribadisce che la sanità rimane uno dei fiori all’occhiello dei servizi a disposizione dei cittadini. Ecco la sua dichiarazione:
    «In merito alle avventate dichiarazioni del presidente dell’Associazione “Liberi di Scegliere” Modesto Amicucci sentiamo il dovere di rassicurare i cittadini. La sanità di Castelfranco Emilia come quella della Regione Emilia Romagna rimane uno dei fiori all’occhiello dei servizi a disposizione dei cittadini garantendo il diritto alla salute. La visione antica della sanità locale che ha l’Associazione – che ha come presidente il marito del consigliere Girotti Zirotti della Lega Nord – è dannosa per i cittadini di cui si dice non avrebbero la possibilità di essere assistiti e curati al meglio in ogni disciplina, nonché irrispettosa delle diverse professionalità che negli anni si sono sviluppate. L’Associazione, ogni volta, sempre con un tono polemico e pretestuoso contro l’Amministrazione Comunale verso la quale sembra avere un “occhio di riguardo” (chissà come mai…) piuttosto che guardare alle reali esigenze dei cittadini sembra quasi preferire che non vengano curati adeguatamente. Per quanto riguarda la trasparenza, poi, notiamo, ancora una volta, che l’arma della dietrologia dell’Associazione è sempre carica, peccato che prenda male la mira: il progetto sulla sanità castelfranchese, servizi distrettuali e ospedalieri, è stato presentato anche durante la campagna elettorale e su questo il sindaco Reggianini è risultato vincente. I cittadini dormano sonni tranquilli e non credano alle falsità e allarmismi di una Lega Nord mascherata».

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