Liberty. Uno stile per l’Italia moderna, di Carlo Maria Pelatti

Si è tenuta nei Musei San Domenico di Forlì dall’1 febbraio al 15 giugno scorso. E’ la mostra “Liberty. Uno stile per l’Italia moderna” (vedi). Mostra bella ed importante. Ce la racconta Carlo Maria Pelatti.

Se si ammirano le foto degli Expo del 1902 torinese, Expo 1905 milanese, la biennale di Venezia del 1910 e l’Expo romana del 1911, si capisce che, una volta, le opere venivano finite e date in pasto alla storia! L’Italia, già allora era “rimasta indietro”, a causa del ricco patrimonio storico artistico, rispetto allo sviluppo culturale europeo, ma l’orgoglio italiano ha reagito recuperando, come al solito, con grande stile. La prova è nella mostra “Liberty. Uno stile per l’Italia” allestita, in pompa magna, nelle sale del Museo di San Domenico, in Forlì. Non solo quadri, ma tutto il mondo liberty italiano, rappresentato dalle più prestigiose firme del mondo artistico nazionale.

Giorgio Kienerk, L’enigma umano. Il dolore, il silenzio, il piacere (particolare), 1900, Pavia, Musei civici

Giorgio Kienerk, L’enigma umano. Il dolore, il silenzio, il piacere (particolare), 1900, Pavia, Musei civici

Sulle pareti e nelle stanze, perfettamente illuminate – caso raro – passano, sotto gli occhi dei visitatori, quadri, statue, vestiti, ferri battuti, pizzi, vetrate, manifesti, pubblicazioni nazionali ed estere, arredo, ceramica. Tutto rigorosamente Liberty. Una vera educazione estetica e, lasciatemelo dire, italiana. Il Liberty come arte totale, europee, dalla forchetta alla strada: tutto era per la bellezza della vita e della città.
Mi permetto di sottolineare una situazione che, anche oggi, è più attuale che mai. Con il progresso industriale si passò dalla vita “rurale” alla vita “cittadina” dove l’industria assorbiva la nuova manodopera proveniente alle campagne. La nuova borghesia si rivestì dello stile Liberty, espressione culturale identificatrice. Già allora sorse il conflitto tra produzione industriale e bottega artigianale. Non mi dilungo oltre ma, per fortuna ancora oggi, sappiamo cos’è il “Made in Italy”! Mi dispiace per l’Ikea.

Giovanni Battista Carpanetto, Festeggiamenti durante l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna, 1902, stampa  litografica a quattro colori. Torino, collezione privata

Giovanni Battista Carpanetto, Festeggiamenti durante l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna, 1902, stampa litografica a quattro colori. Torino, collezione privata

Quale pregio hanno apportato gli artisti italiani al Liberty o, meglio, allo “Stile Nuovo”? Non solo il rifiuto antiaccademico di copiare il passato, ma il desiderio di evocarlo e farlo rivivere nella nota della natura. Non a caso, se non si cita Pasteur e Darwin, non si comprende la natura nel suo attivo dinamismo conoscitivo al servizio dell’umanità. Energia che vivifica la linfa vitale della vita espressa dal Liberty con la semplice linea. Si parte dalla natura per oltrepassarla, per ricercarla, offrirla, solo ed esclusivamente, come bellezza pervasa di laica sacralità. E’ l’antico desiderio dell’uomo di andare oltre le apparenza per ricercare quei legami che lo uniscono allo spirito dell’universo. Il Liberty diventò l’occasione per il viaggio interiore nella visione più romantica che c’era. La natura diventa il luogo del cuore, battito dello Stile Nuovo. Il Liberty non è solo lo stile della borghesia, ma lingua giocosa, canto della libertà, celebrazione della bellezza estesa ad ogni forma, l’esasperazione della linea capricciosa, sinuosa e sferzante.

Alberto Issel, Salotto, 1902 ca., rovere, tessuto, vetro. Genova, Wolfsoniana-Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo

Alberto Issel, Salotto, 1902 ca., rovere, tessuto, vetro. Genova, Wolfsoniana-Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo

Il corpo liberty è donna. Nel ricordo di Botticelli la mostra esibisce, come prima opera, un quadro dell’inglese Edward Burne-JonesLa principessa Sabra” (1865c.). E’ interessante questa ouverture. Se l’Italia guarda il Belgio, la Francia, la Germania e l’Austria, gli artisti stranieri si rivolgo, nel solito Grand Tour, all’arte italiana. Attenzione: la donna Liberty è una donna protagonista della vita sociale e culturale, ma al col tempo, diventa tramite con il mondo naturale. Le donne di Boldini ne sono una prova: pura seduzione artistica che svaniscono nel tempo di colpo di pennello, omaggio virtuosistico al grande Frans Hals.
Un consiglio. Quando si visita una mostra, come quella di Forlì, è necessario avere Gabriele d’Annunzio come compagno di viaggio, o almeno, avere tra le mani il suo “Il piacere”. E quale musica mettere come sottofondo? Puccini, nell’incanto della sua Versilia invasa dalla luce dei suoi profumi. Solo allora si può guardare una delle opere più belle qui esposte: “Autunno in Versilia” e “Madre e figlio nel giardino” di Plinio Nomellini. Pura estasi cromatica, anticipazione della dissolvenza pittorica che fece grande Pierre Bonnard.

Plinio Nomellini, Autunno in Versilia, 1912, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Plinio Nomellini, Autunno in Versilia, 1912, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Colore, musica e poesia: non solo D’Annunzio, ma, soprattutto lui, Giovanni Pascoli. Tutti riuniti sotto lo stile che attinge alla linfa vitale della natura e offerta all’umanità nello stile Liberty.
Come non si può rimanere incantati, con le note di Puccini nei colori, di Giovanni Battista Carpaneto, Galileo Chini, Vittorio Zecchin, Ettore Tito, nella michelangiolesca opera di Giulio Aristide Sartorio, nel design di Carlo Bugatti, nel silenzio metafisico di Emilio Longoni e Cesare Maggi, nella danza pittorica delle donne di Leonardo Bistolfi, nelle architetture di Raimondo D’Aronco o nei futuristici progetti di Antonio Sant’Elia sino ad arrivare alla strizzatina d’occhio divisionista, presente alla mostra, di Giovanni Segantini e Gaetano Previati. E che dire della presenza di Umberto Boccioni o di Felice Casorati, degli aromi della pittura di Umberto Moggioli. Tutti, ma proprio tutti, presenti a Forlì!

Galileo Chini, La primavera classica, 1914, tempera, olio, inserti metallici e pastiglia su tela. Montecatini Terme, Fondazione Credito Valdinievole

Galileo Chini, La primavera classica, 1914, tempera, olio, inserti metallici e pastiglia su tela. Montecatini Terme, Fondazione Credito Valdinievole

C’è posto anche per un addio: la grande fabbrica italiana che ha reso grande il “Made in Italy” nel mondo della ceramica: la Società Ceramica Richard-Ginori Manifattura di Doccia, nell’opera “Fioriera con tre figure danzanti”. Ahimè!
1910, Parigi. Marinetti & C. firmano il manifesto futurista. 1915. La grande guerra. E’ la fine della libertà, della linea Liberty. Una grande mostra, nel vero senso della parola. Bravi!

Carlo Maria Pelatti

Carlo Maria Pelatti (foto del 10 agosto 2013)

Carlo Maria Pelatti (foto del 10 agosto 2013)

PS Le immagini a corredo di questo post sono tratte dal sito web della mostra. Qui la galleria d’immagini completa: vedi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: