Una modesta proposta/13. Illuminare la torre Galvani

A_torre 1mar2014 074Il “piano delle strategie” dell’Unione Terre di Castelli, redatto nel 2006 e subito messo nel cassetto, cercava di tracciare un diverso modello di sviluppo locale nell’ambito del qualche anche la promozione di un turismo culturale (oltre che enogastronomico) potesse giocare un ruolo. E ciò recuperando elementi di identità storica. Per questo motivo prescriveva una politica di “valorizzazione delle fortificazioni”: castelli, torri, mura del periodo medioevale. A Vignola l’unica realizzazione avvenuta in questi anni (se si fa eccezione per il restauro di spazi interni alla Rocca: vedi; mentre invece per gli spazi esterni: vedi) è stato il recupero, consolidamento, pulizia di un tratto delle mura medioevali, sul versante sud della Torre Galvani. Fu un intervento realizzato negli ultimi mesi dell’amministrazione Adani (2009) a cui però non è più seguito nulla. Anzi, nel febbraio di quest’anno si è avuto il crollo di un pezzo delle mura poco distanti (vedi). Questa politica di valorizzazione delle fortificazioni va assolutamente ripresa sia a Vignola, sia sul territorio dell’Unione “Terre di Castelli” (importante, ad esempio, è stata l’acquisizione al patrimonio comunale della Rocca Rangoni a Spilamberto). Si inserisce in questa visione la valorizzazione della torre Galvani. Oggi è priva di illuminazione. Come già fatto per la Rocca ed il campanile, non starebbe bene adeguatamente illuminata?

La torre Galvani, una delle torri difensive del borgo medioevale di Vignola. Il tratto adiacente delle mura non era ancora stato oggetto di intervento di ripulitura e consolidamento (foto del 23 luglio 2008)

La torre Galvani, una delle torri difensive del borgo medioevale di Vignola. Il tratto adiacente delle mura non era ancora stato oggetto di intervento di ripulitura e consolidamento (foto del 23 luglio 2008)

[1] La Torre Galvani venne realizzata a seguito dei lavori di ampliamento del borgo medioevale promossi da Uguccione Contrari, nel corso del XV secolo. Essa prende il nome da quello di una famiglia, i Galvani, appunto, che giunsero a Vignola da Ferrara, al seguito dei Contrari. Il ramo vignolese della famiglia Galvani giunse da Ferrara nella prima metà del ‘400: “ad iniziare il ramo vignolese della famiglia fu Tommaso II° «necessarius» di Uguccione Contrari” (vedi). Probabilmente molto presto presero residenza in un edificio ubicato in prossimità al lato settentrionale delle mura castellane (l’attuale via Soli, allora via della Beccaria o del Macello) e lì realizzarono a loro spese la torre difensiva che porta il loro nome, partecipando anche in tal modo all’edificazione della nuova città ampliata (il cosiddetto “borgo nuovo”, contrapposto al “borgo vecchio”).

La torre Galvani. Pulizia e consolidamento dell'adiacente tratto di mura è già avvenuto (foto del 20 febbraio 2010)

La torre Galvani. Pulizia e consolidamento dell’adiacente tratto di mura è già avvenuto (foto del 20 febbraio 2010)

[2] La proposta di illuminazione della torre nasce da un’idea di Sergio Smerieri. Formulata sul web ha subito trovato apprezzamento ed anche alcune prime proposte progettuali, sviluppate da Davide Sola. Una di questa prevede l’installazione a terra di 4 proiettori a led con ottica concentrante. Un’altra, invece, ipotizza l’installazione di 2 pali, ciascuno con 2 proiettori a led con ottica concentrante. Entrambe le soluzioni consentono di produrre luce modulata solo sull’edificio. Viste le caratteristiche dell’intervento, magari sarebbe anche possibile finanziare l’opera grazie ad uno sponsor.

Rendering dell'illuminazione con proiettori led a terra (progetto di Davide Sola)

Rendering dell’illuminazione della Torre Galvani con proiettori led a terra (dal progetto di Davide Sola)

[3] Il “piano delle strategie” del 2006 enfatizza indubbiamente oltre misura la capacità di attrazione turistica di questo territorio (vedi). Ma risulta indubbiamente convincente quando invita a contrastare la “banalizzazione” della realtà urbana, recuperando e facendo meglio percepire gli edfici e gli elementi architettonici che hanno segnato la storia della città e del territorio (in quest’ottica si colloca anche il recupero della piazza antistante l’ottocentesca Villa Braglia: vedi). Vale la pena riportare le considerazioni fissate nel piano sotto la voce “valorizzazione delle fortificazioni”, visto che delinea uno scenario di interventi tuttora attuale: “Il sistema di rocche, castelli e fortificazioni, costituisce il simbolo di riconoscimento dei Comuni appartenenti all’“Unione Terre di Castelli”, presenza autorevole nel territorio e nel tessuto urbano e testimonianza monumentale di un passato ricco e culturalmente evoluto. L’attuale gestione del patrimonio tradisce le potenzialità di sistema dei castelli, sia dal punto di vista dell’utilizzo
(assenza di funzioni) che della percezione (degrado delle fortificazioni). Attorno a questi monumenti si avverte marginalità e abbandono con conseguente difficoltà di integrazione con spazi e attività limitrofe. Le fortificazioni sono spesso “occultate” da sterpaglia e piante nate in modo spontaneo addosso alle pareti delle mura. La presenza di questo verde, oltre a costituire un problema culturale e semantico, perché rende “romantiche” e pittoresche architetture militari nate quali simboli dell’intervento dell’uomo nel territorio, costituisce un notevole problema tecnico: le radici “smontano” letteralmente le architetture perché “divorano” il legante tra i giunti, disgregando sia i paramenti in mattone che quelli realizzati in sasso.

Rendering dell'illuminazione della Torre Galvani con proiettori led su pali (dal progetto di Davide Sola)

Rendering dell’illuminazione della Torre Galvani con proiettori led su pali (dal progetto di Davide Sola)

Occorre un piano unitario di intervento che ponga requisiti comuni:

  • restauro delle fortificazioni;
  • eliminazione del verde incompatibile;
  • riutilizzazione dei volumi, dei percorsi e degli spazi collettivi;
  • collegamento al verde di fossato (parco urbano);
  • progetto di illuminazione;
  • progetto di marketing culturale;
  • integrazione con servizi e polarità esistenti.”
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