Un sindaco part-time a Vignola? Meglio di no

Il candidato sindaco del PD, Giancarlo Gasparini, ha annunciato che se eletto farà il sindaco a part-time. 50% in municipio, 50% in ambulatorio. Molti cittadini si interrogano perplessi di fronte all’ipotesi di un sindaco part-time. Hanno ragione. Anche se ciò, come annunciato, si dovesse tradurre in un dimezzamento dell’indennità di carica. Vediamo perché.

Un sindaco al 50%? Davvero non cambia nulla per Vignola? (foto del 9 aprile 2014)

Un sindaco al 50%? Davvero non cambia nulla per Vignola? (foto del 9 aprile 2014)

[1] E’ certamente un obiettivo condivisibile cercare di conciliare attività professionale ed impegno da amministratore locale. La questione è se ciò sia fattibile ed a quali condizioni. In un comune di 5.000 o 10.000 abitanti, come Marano o Savignano, è certamente possibile fare il sindaco a part-time e dunque continuare a metà tempo la propria attività lavorativa. Non lo è però a Vignola, se non infliggendo un costo elevato alla città.

  • Non solo il comune di Vignola è, con i suoi 25mila abitanti (vedi), il trentesimo comune per dimensioni dell’Emilia-Romagna. Dunque con una certa complessità amministrativa da gestire.
  • E’ anche il comune capodistretto, ovvero su cui ruotano le politiche sociali e soprattutto sanitarie del distretto di Vignola. Deve dunque partecipare ai lavori degli organismi distrettuali, provinciali e regionali (garantendo, tra l’altro, quella assiduità di presenza che è mancata con il sindaco Denti) e governare l’impostazione di politiche in un ambito di grande trasformazione (vedi).
  • Oltre a ciò il comune di Vignola è il comune-perno dell’Unione Terre di Castelli, un ente con un bilancio da quasi 50 milioni di euro e che ha bisogno di particolare attenzione dopo gli anni di “distrazione” del presidente Denti (e le spinte centrifughe che ne sono conseguite: vedi).
  • E non è tutto. Introdurre oggi quelle politiche innovative di cui un buon governo locale ha terribilmente bisogno (dalla gestione dei rifiuti alle politiche di rigenerazione urbana, passando per le politiche di trasferimento tecnologico, le politiche energetiche-PAES, il marketing territoriale, ecc.) significa, per gli amministratori locali, sindaco in primis, far parte di network di “buone pratiche” su scala regionale, nazionale od anche internazionale. Un ulteriore impegno non delegabile.

In tutti questi momenti il sindaco non può essere surrogato efficacemente, visto che qualsiasi sostituto non gode di uguale autorevolezza e considerazione – elemento fondamentale nella “lotta politica” quotidiana necessaria per ottenere ascolto dai livelli istituzionali sovraordinati ed in tal modo assicurarsi la possibilità di incidere sugli orientamenti in via di definizione, l’accesso a finanziamenti e così via. Insomma, un sindaco part-time significa per Vignola un comune che conta metà. Meglio evitare. Chiunque abbia un po’ di esperienza da amministratore lo sa bene.

Manifesto elettorale presso la sede del candidato del PD Gasparini (foto del 28 aprile 2014)

Manifesto elettorale presso la sede del candidato del PD Gasparini (foto del 28 aprile 2014)

[2] Finalmente si spende meno per gli organi politici locali – qualcuno potrebbe osservare. Ho argomentato da tempo – era ancora sindaco Adani – che si tratta di una soddisfazione magrissima (vedi). Il vero costo della politica, localmente, non è dato né dal numero degli assessori, né dalle loro indennità, e neppure da quella del sindaco. Il vero costo della politica locale è piuttosto dato dalla sua inefficacia: dalla incapacità di affrontare i problemi veri della città, accontentandosi di far bella figura con un po’ di “effetti speciali” (caso esemplare è l’amministrazione Denti che ha puntato tutto su questi – senza successo però: vedi). Un sindaco part-time va dunque messo nel conto dei “costi” veri per Vignola, ovvero della perdita di efficacia della politica locale. Certo, Gasparini ha annunciato che facendo il sindaco part-time si ridurrà l’indennità di carica del 50%, destinando le risorse così risparmiate “a sostegno della qualificazione scolastica” (pag. 25 del programma elettorale PD). Un po’ di zucchero per addolcire la pillola che, con un sindaco part-time, sarebbe davvero amara per la città.

Manifesto elettorale di Giancarlo Gasparini, candidato sindaco del PD (foto del 12 aprile 2014)

Manifesto elettorale di Giancarlo Gasparini, candidato sindaco del PD (foto del 12 aprile 2014)

[3] In un eccesso di entusiasmo Massimo Dragonetti, candidato PD per il consiglio comunale, vede in ciò il bel gesto che segna il rinnovamento del PD locale. “Giancarlo Gasparini ha già detto pubblicamente che se diventerà sindaco la prima cosa che farà sarà ridursi lo stipendio del 50%. Perché questa per noi è la politica, quella vissuta come servizio e non come professione” – così scrivere in un commento su questo blog (vedi). Aggiungendo, anzi, che ciò sarebbe già un “fatto” nella lotta contro la casta! Singolare osservazione. Vediamo perché.

Giancarlo Gasparini e Daria Denti in occasione della prima seduta del consiglio comunale (foto dell'11 luglio 2009)

Giancarlo Gasparini e Daria Denti in occasione della prima seduta del consiglio comunale (foto dell’11 luglio 2009)

[4] Con i riflettori puntati sulla sua candidatura Gasparini non può che annunciare il dimezzamento dell’indennità di carica a fronte di un impegno dimezzato (sindaco a part-time). Non è stato così, però, nei quattro anni tra 2009 e 2013, quando Gasparini è stato presidente del consiglio comunale. Lì infatti ha percepito l’indennità piena – ribadisco: piena – nonostante svolgesse contemporaneamente a tempo pieno la sua attività professionale. Per la cronaca percependo, per un impegno di poche ore alla settimana, 1.436,26 euro lordi al mese (così fino al 13/11/2011), poi ridotti a 1.292,63 euro lordi al mese per effetto di una sentenza della corte dei conti (l’indennità è equiparata a quella di un assessore pur sapendo che il presidente del consiglio comunale lavora un quinto rispetto a questo!). Prendere l’indennità piena, non svolgendo l’incarico a tempo pieno – un fulgido esempio di senso civico e di attaccamento alla città! E’ vero che la legge (art.82 del testo unico degli Enti Locali) prevede il dimezzamento dell’indennità di funzione solo per i per i lavoratori dipendenti (che non hanno richiesto l’aspettativa non retribuita), non anche per i liberi professionisti. Ma non ci voleva molto a dare un segnale di correttezza riconoscendo che l’indennità piena non è affatto giustificata e dunque auto-riducendosi l’indennità come si propone di fare oggi, se eletto. L’unica differenza tra i due momenti è che ora i riflettori sono accesi, allora no. L’entusiasmo dei supporters PD come Dragonetti si infrange dunque contro la dura realtà. Che cosa giustifica il fatto che il presidente del consiglio comunale prenda 65mila euro lordi (euro più, euro meno) nei primi quattro anni di questa legislatura? Forse la mole di lavoro (assolutamente non paragonabile a quella di un assessore!) che è chiamato a svolgere? E il fatto che Gasparini si sia mantenuto l’indennità intera, come se quello di presidente del consiglio fosse per lui un incarico a tempo pieno, è lotta alla casta? Insomma: troppo facile dare il buon esempio quando si è costretti a farlo!

Un sindaco al 50%? Davvero non cambia nulla per Vignola? (foto del 9 aprile 2014)

Un sindaco al 50%? E l’altro 50% da chi sarà esercitato? (foto del 9 aprile 2014)

PS Con un sindaco part-time al 50% ci sarà un sindaco-ombra? Sarà il vicesindaco ad avere un ruolo non più secondario nella conduzione degli affari dell’amministrazione? E se è così, come sembra plausibile, non sarebbe corretto annunciare sin d’ora il nome del vice-quasi-sindaco che affiancherà – e per il 50% del tempo sostituirà – l’eventuale sindaco Gasparini? Lascio volutamente da parte questi quesiti perché la questione vera, come ho provato ad argomentare, è che non è pensabile fare il sindaco part-time in una realtà come Vignola senza penalizzare l’azione amministrativa e dunque l’intera comunità.

PPS I dati sull’indennità degli amministratori, tra cui il presidente del consiglio comunale Gasparini, pubblicati sul sito web del comune di Vignola non sono completi (manca il primo semestre della legislatura, da luglio a dicembre 2009). Nel periodo dall’1 gennaio 2010 al 19 giugno 2013, quando si è dimesso dall’incarico, l’indennità percepita da Gasparini è stata pari a 56.894,97 euro lordi. Aggiungendo anche il semestre del 2009 si arriva a circa 65mila euro. Una tale indennità non è affatto giustificata, in considerazione della modesta quantità di lavoro del presidente del consiglio comunale. Non è un caso se a più riprese, nel corso della legislatura, esponenti delle minoranze abbiano invitato il presidente del consiglio comunale ad autoridursi l’indennità di carica del 50%. Marco Santunione, subentrato a Gasparini nella carica, ha percepito l’indennità dimezzata, trattandosi di lavoratore dipendente: 646,32 euro lordi al mese. L’attività del consiglio comunale è proseguita ugualmente senza intoppi.

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10 Responses to Un sindaco part-time a Vignola? Meglio di no

  1. Cristoni Andrea ha detto:

    Grazie per i dati interessanti su cui potrò trarre le mie giuste conclusioni quando sarò in cabina elettorale.

  2. Monica Maisani ha detto:

    Faccio notare che Emilia Muratori da quando ha assunto la carica di sindaco di Marano non svolge più la sua attività di insegnante essendo in aspettativa e lo stesso Caroli è sindaco di Savignano a tempo pieno.
    Una domanda: passi per il sindaco part time ma che dire del pediatra part time?

  3. Andrea ha detto:

    … sindaco a part time !!! … piuttosto che lasciar posto a qualcuno che potesse finalmente fare qualcosa per Vignola , questi del PD se le inventano tutte ! … si finirà !!!!

  4. Daniele ha detto:

    Va bene, Gasparini è quello che è: vuole fare il sindaco part-time, cosa che neppure io condivido ed appoggiato (anzi sporcato) dal PD, un partitone vecchio stampo che rappresenta al momento “il male” personificato.
    La soluzione al problema è votare Vignola Cambia, appoggiata da altre due liste civiche, una fra tutte è formata da gente tesserata in Lega Nord e da esponenti che sui social network non disdegnano di tanto in tanto una bella frase del caro Benito.
    Io Smeraldi lo voterei pure, per me resta un candidato valido, ma così no.
    Perchè non basta il “per il bene di Vignola” per giustificare il mischione ideologico.
    Tutt’al più se per non fare la lista “appoggiata” dal PD la si fa con esponenti della Lega Nord (è gente che si riempie ancora la bocca di “tutti fuori dall’Euro” o “padroni a casa nostra” queste cose qua per intenderci).
    Per concludere, ho molte perplessità su Gasparini sì, ma le ho anche sulla vostra lista civica: è facile fare il mischione per prendere più voti subito, è difficile dopo dare una linea generale con gente del genere all’interno, anche in un piccolo comune.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Se si fa un bilancio del pro e dei contro di ciascuna delle cinque proposte che si confrontano alle elezioni comunali del 25 maggio, considerando candidato a sindaco, persone più rappresentative in lista, candidati consiglieri, programma, io non ho dubbi che quella che nell’insieme esprime la maggior capacità di rispondere alle sfide che Vignola ha di fronte è quella di Mauro Smeraldi. Ovviamente ci sono tre liste che lo sostengono e l’eterogeneità, per questo, è maggiore che altrove. Ma in questi mesi abbiamo analizzato i problemi della città, ci siamo confrontati alla ricerca di soluzioni, ne abbiamo parlato con i cittadini (siamo gli unici che hanno fatto gli incontri con i cittadini – al Teatro Cantelli – prima, e non dopo, la consegna del programma). Il programma è il più articolato, la visione che incarna la più avanzata su molti temi: come organizzare la partecipazione dei cittadini e dunque il rinnovamento della democrazia locale; come affrontare la crescente sfida ambientale (energia, rifiuti, fiume, paesaggio, acqua, riqualificazione anziché consumo di territorio); come ri-allocare risorse del bilancio comunale (taglio dei dirigenti; spending review e trasparenza su ogni capitolo di spesa; più funzioni associate) per sostenere l’economia del territorio e l’imprenditorialità giovanile; ecc. Questo è quanto penso. Ed in ciò sono ancora più rafforzato dal confronto tra i cinque candidati (in realtà quattro, visto che M5S non si è presentato) a cui ho assistito stasera a Casa Frate Leone (si parlava di sanità, sociale, volontariato). Sono rimasto stupito, ad esempio, dai distinguo barocchi di Gasparini quando si è trattato di rispondere alla domanda su come rafforzare la relazione tra amministrazione e volontariato. Non è possibile che uno, dopo 24 anni di politica attiva (è diventato assessore con Quartieri nel 1990), non riesca ad avere un minimo di “visione” e riconoscere che, in effetti, un po’ di coordinamento tra amministrazione comunale e consulta del volontariato fa solo bene. E’ un punto soltanto, ne convengo, ma ha offerto la perfetta rappresentazione del principale limite della persona: la mancanza di una “visione”, di un “principio ordinatore”. Se a questo uniamo il part-time …

      • andrea ha detto:

        Questi qua del PD si sono giocati l’ unica carta possibile per tentare ancora di vincere ! Mi meraviglio di Gasparini ! Comunque , o fa il pediatra o fa il sindaco ! … e mi sembra che il pediatra lo sappia fare …. a parte questo andate anche a vedere il programma del M5S … mi sembra molto interessante !

  5. Bonucchi Decenzio ha detto:

    Intervengo sulla serata di ieri alla Sala Frate Leone, in quanto faccio parte del Gruppo Sanità e Sociale presso il Centro Ginsburg. L’incontro non è sfuggito (e come poteva in campagna elettorale ?) alla tentazione della retorica e del moralismo sul volontariato. Così come non sfugge a retorica e moralismo il nostro padrone di casa Andrea Paltrinieri. Ieri sera non si poteva dire il “pensato vero”, ovvero lo si è sfiorato quando Ceci ha ipotizzato uno scenario da “sciopero dei volontari e conseguente blocco del mondo intero”. Non penso che il problema vignolese sia il sindaco part-time; il problema viene da un sistema di welfare che è esso prima di tutto part-time, in quanto poggia pesantemente sul volontariato (e sul privato demoniaco). Suggerisco di pensare alla ricaduta sociale della riforma Fornero: quelli della mia età andranno in ospizio senza passare dal via (come a Monopoli), senza avere nè forze nè tempo per fare i volontari, per fare attivismo sociale, senza poter accudire i nipotini. Se potremo, daremo un contributo in soldini (ma quali ?) ai nostri nipoti. Il mondo insostituibile del volontariato ha in sè una contraddizione forte, l’enorme energia potenziale e il grande rischio di autoreferenzialità. In questo scenario, non stupisce che le istituzioni in difficoltà (creativa oltre che economica) si comportino con il volontariato allo stesso modo di Alberto Sordi: “mò me te magno” . Non importa il tempo, per governare serve l’intensità creativa, perchè in questa fase anche Andrea Paltrinieri ha rinunciato alla mobilitazione cognitiva per dedicarsi alla Tobooza-politik. Ieri sera Smeraldi è stato intelligente nel pescare le idee nel cestone del dibattito sulla sanità, quelle idee che il PD fatica ad accettare per paura di sdoppiarsi in un cambiamento troppo veloce per le proprie mappe mentali (casa della salute sì o no ? grande o piccola ? basterebbe piena di idee, grazie). Ma nella poliedrica lista Smeraldi non c’è una sufficiente lucidità per uscire da antagonismi stantii e controproducenti (i medici non soddisfano le esigenze dei cittadini, ci vuole più prevenzione, l’erboristeria ci salverà, l’iomeopatia è meglio dell’ortopedia, etc). E allora penso che il voto giusto sia per la Lista “La Vignola che vogliamo”, per portare in campo insieme a Gasparini il pragmatismo necessario a dare voce all’Unione nelle sedi di programmazione, per confezionare i servizi e non per accettare “pacchi” chiusi.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Mi limito ad una considerazione, esprimendo una diversa opinione. “Non penso che il problema vignolese sia il sindaco part-time”, scrivi. Io, essendo stato assessore per 7 anni ed avendo visto da vicino il sindaco Adani al lavoro (legislatura 1999-2004), penso invece di sì. Un sindaco part-time è un handicap. Inutile girarci attorno, inutile inventarsi spot con l’infermiera nello studio e la squadra dei capaci in municipio (o viceversa?). E’ un handicap. Se qualcuno non lo riconosce significa semplicemente che non sa di cosa parla. Ma poi aggiungi: “Non importa il tempo, per governare serve l’intensità creativa”. Ecco. Nella serata di ieri sera mi è bastato sentire parlare Gasparini per venti minuti per giungere alla conclusione che oltre al part-time rischiamo di sorbirci anche la mancanza di “intensità creativa”. Se penso infatti che Gasparini è in politica dal 1990 (iniziò appunto allora come assessore con Gino Quartieri sindaco), ovvero che sta “studiando” da sindaco da 24 anni, e non si distingue affatto per capacità di visione (anzi) dagli altri candidati (e ieri sera si parlava proprio di quei settori in cui dovrebbe sentirsi più a suo agio: sanità, sociale, volontariato) allora è evidente che qui di “intensità creativa” ce n’é assai poca. Insomma, dissento su entrambi i fronti: importa il tempo (altro che part-time!) ed importa l’intensità creativa (e per questo mi sembra decisamente meglio Mauro Smeraldi). Per il resto dei ragionamenti ti rimando al programma delle tre liste civiche (spero di riuscire, prima del 25 maggio, a farne una lettura in parallelo con quello del PD, tanto per mettere in evidenza dove sta l’intensità creativa).

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Caro Decenzio, ecco qualche considerazione un po’ più articolata sul tema “volontariato” (ma la conclusione non cambia, anzi):
      https://amarevignola.wordpress.com/2014/05/16/sul-volontariato-liste-civiche-battono-pd-4-a-0/

  6. Ziva ha detto:

    Vignola non ha bisogno di un sindaco a tempo pieno!!!!!
    Vignola ha bisogno di un sindaco H24!!!!!!!!!!
    è inutile che ci stiamo a raccontare che il mondo è rotondo perchè gli han smussato gli angoli

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