Ciliegia di Vignola IGP, un’altra patata bollente?, di Stefano Lugli

Pubblico molto volentieri questo post di Stefano Lugli, tecnico del Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna, a proposito della Ciliegia di Vignola IGP. Aggiunge considerazioni sul tema della gestione dell’IGP per la ciliegia di Vignola, sin qui non proprio brillantissima. Il tema è molto importante per questo territorio e merita dunque un adeguato dibattito pubblico. Sino ad ora mancato.

"Tentatrici" - la nuova confezione predisposta dal Consorzio per le ciliegie non-IGP (foto del 9 giugno 2013)

“Tentatrici” – la nuova confezione predisposta dal Consorzio per le ciliegie non-IGP (foto del 9 giugno 2013)

[1] Non condivido per niente l’affermazione riportata in una parte del post di Arcadio Boschi (vedi), ovvero che la ricerca e l’innovazione vanno contro la IGP di Vignola. Mi auguro sia stata solo una frase provocatoria. Premetto che sarei stato pienamente d’accordo con tanti dei concetti espressi da Boschi, se mai la IGP fosse stata chiesta per le sole varietà storiche vignolesi, ma con un altro nome. Aver speso il marchio Vignola per una IGP che sarà comunque sempre una produzione di nicchia credo sia stato un grosso errore. Come una zappata sui piedi, di cui nessuno vuole lamentarsi, ma prima o poi il dolore arriverà. Non importa se oggi si tenta di fare credere di avere certificato IGP lo scorso anno la metà della produzione locale (vedi). I miracoli, la moltiplicazione dei pani e dei pesci purtroppo non riescono con le ciliegie vignolesi IGP (vedi) e nemmeno sono riusciti con le cugine patate bolognesi Dop come la recente e triste cronaca giudiziaria dimostra. Non importa se i giornali riportano titoli trionfalistici sulla IGP Vignola, tutte le varietà ammesse alla IGP dal 2015. Tutte balle!

[2] Voi produttori di Vignola, invece della classica ricetta della nonna, fatta di ingredienti naturali di origine contadina garantita, i Duroni e la Moretta di Vignola, avete preferito, a maggioranza, un bel minestrone IGP mescolando materie prime locali con prodotti arrivati da oltre confine, nemmeno tanto nuovi e tanto buoni rispetto al vostro oro rosso. Ingordi. E ora vi lamentate che il minestrone risulta indigesto, che non rende come doveva e date la colpa a chi fa ricerca e crea innovazione, sviluppo e reddito agli agricoltori! Era meglio quando si stava peggio, senza IGP, col il solo marchio Vignola conosciuto in tutto il mondo, senza troppe regole e con un solo nome che dava garanzia di vera autenticità e alta qualità del prodotto, Vignola.

La tradizionale confezione della Ciliegia di Vignola - non compare ancora la sigla IGP (foto del 9 giugno 2013)

La tradizionale confezione della Ciliegia di Vignola – non compare ancora la sigla IGP (foto del 9 giugno 2013)

[3] Io lavoro all’università di Bologna, sono il costitutore della varietà di ciliegio serie Star (Grace Star e Black Star e alcune altre) e delle nuove varietà di ciliegio Sweet, create e selezionate a Vignola dopo 15 anni di lavoro partendo da incroci fatti proprio con i Duroni di Vignola. Varietà Made in Vignola 100%. Nessuna delle nostre varietà si trova inserita nella IGP Vignola, sono però presenti nella IGP di Marostica, piccola realtà diversa da questa se non per la lungimiranza, la capacità dei vicentini di guardare avanti, prima e meglio. Ma tutti questi discorsi oggi non contano niente. La frittata è fatta, giusto per accontentare qualche funzionario, qualche politico e dare un consenso elettorale a chi vi – ci governa. Se la ricerca rema contro l’IGP, con l’IGP la politica sta andando a gonfie vele. Ma forse il vento ha cambiato rotta.

[4] L’errore fatto a suo tempo di non includere nella domanda IGP alcune delle nuove varietà selezionate e diffuse in queste terre – parlo ad esempio di Grace Star e Black Star (nate a Vignola nel 1984. Dove sta la regola dei 20 anni?) è stato nuovamente ripetuto qualche mese fa evitando di inserire nella richiesta di modifica del disciplinare alcune nuove varietà che probabilmente saranno tra le varietà più coltivate a Vignola e altrove nel prossimo futuro. Cosa fate adesso? Si torna a Roma il prossimo anno a chiedere un nuovo aggiornamento varietale? Ci si prepara per invitare il nuovo commissario europeo perché possa rimediare ai ripetuti errori?

Stand di un produttore in occasione di "Vignola E' tempo di ciliegie" (foto del 9 giugno 2013)

Stand di un produttore in occasione di “Vignola E’ tempo di ciliegie” (foto del 9 giugno 2013)

[5] Comunque, tornando con i piedi per terra, la soluzione di tutto ciò è che verranno anche quest’anno marchiate IGP varietà non ammesse dal disciplinare. Un Early Lory o Early Bigi o un Burlat marchiate IGP Vignola come Bigarreau Moreau, una Grace star marchiata IGP Vignola come Samba, un Celeste marchiato IGP Vignola come Anella o Anellone e via di seguito. Tutto il possibile dovrà essere certificato IGP. Soprattutto in una annata come questa, di sovra produzione, dove solo le produzioni a marchio Vignola, legali o illegali, potranno spuntarla a fronte delle ferree regole dei mercati e della pesante crisi economica. E’ proprio vero, una ciliegia tira l’altra, la ciliegia e’ una vera e propria Tentatrice, soprattutto quando si tratta di affari… . E meno male che esiste un Consorzio di tutela dell’IGP Vignola e un Organismo di controllo che verifica, controlla e certifica tutto questo processo, a difesa del produttore e del consumatore, sulla vera autenticità della IGP di Vignola.

[6] Infine, una piccola raccomandazione, a tutela vostra, del sistema IGP e della ciliegia di Vignola. Molti di voi non sanno o fingono di non sapere che molte delle varietà non ammesse dal disciplinare di produzione sono varietà protette da brevetto, brevetto che protegge ogni parte di pianta, anche il frutto, fino alla sua destinazione finale, il consumo. A marchiare IGP una varietà protetta da brevetto non compresa nel disciplinare si sbaglia due volte. Le varietà brevettate sono tutte varietà facilmente distinguibili ad occhio e, per chi non ha occhio, col una semplice analisi del DNA. Una patata bollente da trattare con cura.

Stefano Lugli

Annunci

3 Responses to Ciliegia di Vignola IGP, un’altra patata bollente?, di Stefano Lugli

  1. Marco ha detto:

    E meno male che esiste un Consorzio di tutela dell’IGP Vignola e un Organismo di controllo che verifica, controlla e certifica tutto questo processo, a difesa del produttore e del consumatore, sulla vera autenticità della IGP di Vignola.

    Si forse sulla carta esiste !!!! La realtà e ben diversa e chi è del settore la sa bene !!! Siamo sempre a raccontare le belle favole quando sappiamo bene che i piazzisti sono contrari all’igp per colpa in primis delle confezioni !!! Le cooperative hanno obbligato i soci a votare per l’igp e nessuno sapeva di dover rinunciare in questo modo al marchio Vignola ! Nè sapeva di questo imballaggio che causa piu danni che benefici !!!! E’ davvero ridicolo essere di Vignola e girare con cessette con scritto tentatrici ! Siamo diventati lo zimbello dell’agricoltura !

  2. Stefano Lugli ha detto:

    Gentile Marco

    Il consorzio della ciliegia tipica di Vignola esiste credo da quasi mezzo secolo. E’ grazie a questo consorzio che i produttori di ciliegie del comprensorio vignolese si sono riuniti e allineati per difendere un patrimonio comune, la ciliegia. Grazie al consorzio la ciliegia di queste terre è diventata un simbolo, conosciuto da sempre in Italia e in Europa. E ha creato un valore aggiunto che nessuna altra realtà ha saputo creare, altro che “solo sulla carta”!

    La mia critica va verso la decisione presa qualche anno fa di rinunciare al nome Vignola e spenderlo 100% sulla IGP. Una scelta che ha portato sicuramente lustro e immagine a qualche politico locale, una scelta che credo sia stata accettata con molti mal di pancia dai produttori, una scelta che nel lungo periodo credo si rivelerà sbagliata. E a pagarla saranno solo i produttori.

    Aggiungo. Ben vengano gli organismi di tutela della IGP e quelli di controllo, agenzie certificate che dovranno vigilare sul corretto utilizzo del marchio IGP. Altrimenti sarà la fine della IGP e del nome Vignola.

    Si prenda esempio dai marosticani, loro producono 10000 quintali di ciliegie e certificano IGP ciliegie di Marostica appena il 10-15%. E hanno pure fatto l’aggiornamento del disciplinare aggiungendo 11 nuove varietà.

    Mia personale soluzione? Rinunciare alla IGP, tornare ai bei tempi dove si poteva utilizzare il marchio Vignola per certificare un prodotto di alta qualità riconosciuto anche oltre confine = Conta molto di più il nome Vignola della sigla IGP. Almeno per i produttori.

    Buona serata a tutti

    • boschi arcadio ha detto:

      Cosa dirle? Che sono d’accordo al 100%.
      Bisognerebbe proprio avere il coraggio e l’umilta’ di fare un passo indietro.
      E’ comunque stupefacente come tutta questa storia sia stata fatta con superficialita’, stupidita’, arroganza e ignoranza.
      100 anni di storia vignolese buttata via.
      Si figuri che uno di questi attori protagonisti voleva pure candidarsi sindaco a Vignola.
      Comunque lo ripeto: quando la politica entra in questioni che non la riguardano fa solo disastri e c’e’ chi a questi politici gli dà ancora il voto.
      Roba da matti…
      Buona notte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: