Un unico polo archivistico a servizio del territorio: si può fare?

Nella giornata di ieri, mercoledì 23 aprile, la Fondazione di Vignola ha presentato prima alla stampa e poi agli studiosi locali il progetto di accorpamento degli archivi comunali e di altri archivi storici del territorio (oltre agli archivi comunali di Castelnuovo, Castelvetro, Marano, Savignano, Spilamberto e Vignola si tratta degli archivi dell’ospedale di Vignola e dell’ex-Ipab Roncati di Spilamberto). Progetto che prevede l’acquisto dalla BPER dell’edificio usato fino a poco tempo fa come archivio della Cassa di Risparmio di Vignola, ubicato in via Giovanni Paolo II (nella zona retrostante l’ospedale, a fianco della linea ferroviaria) – qui l’articolo pubblicato oggi sulla Gazzetta di Modena (pdf). L’operazione, del costo di 1,55 milioni di euro, non ha mancato di sollevare già qualche protesta da parte di cittadini che non vogliono rinunciare alla presenza dell’archivio storico nel proprio comune. Nei giorni scorsi, ad esempio, voci di protesta levatesi a Spilamberto sono state raccolte dalla stampa locale. Che dire?

Vista di Villa Trenti (vecchia sede della biblioteca comunale). Per fortuna il progetto di farne la sede dell'archivio comunale è stato abbandonato (foto del 23 marzo 2013)

Vista di Villa Trenti (vecchia sede della biblioteca comunale). Per fortuna il progetto di farne la sede dell’archivio comunale è stato abbandonato (foto del 23 marzo 2013)

[1] Il progetto di accorpamento degli archivi storici del territorio sembra essere assolutamente ragionevole. Consentirebbe finalmente di dotarsi di un polo archivistico a norma di legge (cosa che oggi non è – forse con l’eccezione di quello di Castelvetro), visto che la nuova sede fungeva già da archivio (per la CRV). Vedrebbe inoltre dischiudersi la possibilità di trovare in un’unica sede documenti e materiali storici di questo territorio – oggi disseminati tra più archivi. Forse offrirebbe pure l’opportunità di una migliore organizzazione del servizio ed accessibilità oraria (oggi l’accesso all’archivio comunale di Vignola, ad esempio, è consentito su appuntamento per 3,5 ore ogni due settimane: un mercoledì dalle 9 alle 12.30). Certo, il progetto presenta l’inconveniente di allungare le distanze per una parte dei fruitori locali: il nuovo archivio sarà “centralizzato” a Vignola (dove ha sede l’ex-archivio CRV). Ma a ben vedere sembra un inconveniente trascurabile a fronte degli evidenti benefici. Eppure le proteste non hanno tardato a levarsi, soprattutto a Spilamberto. Cosa succede? Cos’è andato storto?

Villa Trenti

Villa Trenti (vecchia sede della biblioteca comunale). Il progetto di farne la sede degli archivi comunali è stato abbandonato individuando una nuova sede (gli ex-archivi CRV a Vignola) in grado di ospitare tutti gli archivi dei 6 comuni (foto del 21 aprile 2013)

[2] In una lettera del 2 aprile scorso a sindaco, consiglieri comunale ed altre autorità, Criseide Sassatelli, residente a Spilamberto e cultrice di storia locale, ha espresso una netta contrarietà rispetto a questo progetto (qui il testo: pdf). Al disagio logistico conseguente alla “centralizzazione” si aggiungono considerazioni sulla “svendita” di questo importante patrimonio spilambertese – giocando però sull’equivoco, visto che né di cessione, né di “svendita” si tratta (vi si legge però: “è un “tesoro” che sarebbe un “sacrilegio” svendere”), ma di semplice spostamento (gli archivi non vengono ceduti ad un diverso comune, ma solo ubicati in un’unica sede che, necessariamente, è in un comune). Pochi giorni dopo si è registrata la presa di posizione critica del presidente del Circolo culturale “Il Torrione”, Graziano Giacobazzi, a cui fornisce una risposta, sempre a mezzo stampa, il sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini (Gazzetta di Modena del 16 aprile 2014: vedi).

Vista del centro di Spilamberto, da dove si sono levate voci critiche contro il progetto del polo archivistico unico (foto del 7 novembre 2009)

Vista del centro di Spilamberto, da dove si sono levate voci critiche contro il progetto del polo archivistico unico (foto del 7 novembre 2009)

[3] Ribadisco che per quanto è dato vedere il progetto sembra ragionevole (direi la stessa cosa, ovviamente, se il nuovo archivio unico fosse ubicato a Spilamberto, a Savignano o in uno degli altri comuni coinvolti nell’operazione). Per l’uso del nuovo edificio è stimato un canone, a carico delle 6 amministrazioni comunali, di 50mila euro all’anno. Va inoltre considerato che i frequentatori degli archivi comunali si contano sulle dita di due mani (io ne ho fruito in passato per ricostruire le vicende delle celebrazioni del 50° d’Italia a Vignola, nel 1911: vedi). Chiedere agli utilizzatori un piccolo sacrificio logistico sembra ragionevole (mentre anche il portarvi in visita una o più classi scolastiche sembra potersi fare in modo decisamente più agevole nella nuova sede!). Eppure le reazioni a Spilamberto sono di contrarietà (forse non di tutti, ma diversi cittadini, studiosi di storia locale, hanno comunque protestato). Magari sarebbe andata comunque così. Eppure ho l’impressione che queste reazioni siano determinate anche dalle modalità decisionali, ovvero dal mancato coinvolgimento di interessati e cittadini sin dalla fase iniziale di impostazione del progetto. Responsabilità, questa, non certo della Fondazione di Vignola (che qui funge essenzialmente da esecutore di un progetto degli enti locali), ma delle amministrazioni comunali. Con la presentazione del progetto avvenuta ieri si è cercato di mettere una pezza. Che però evidenzia in modo ancora più chiaro l’inadeguatezza del processo decisionale e la mancanza di un adeguato impegno comunicativo.

Localizzazione della sede ex-archivio CRV, destinato a diventare polo archivistico di 6 comuni, a Vignola. E' collocato nella zona retrostante l'ospedale, in prossimità della ferrovia (elaborazione da Google Maps)

Localizzazione dell’ex-archivio CRV, destinato a diventare polo archivistico di 6 comuni, a Vignola. E’ collocato nella zona retrostante l’ospedale, in prossimità della ferrovia (elaborazione da Google Maps)

[4] Come insegnano anche le recenti vicende di fusione di comuni (vedi) non esiste alcuna aprioristica contrarietà a progetti di accorpamento di enti, di strutture, di servizi. Laddove sono risultati convincenti tali progetti di fusione hanno ottenuto il consenso dei cittadini (della loro maggioranza) in occasione del corrispondente referendum consultivo. Ciò che invece suscita sempre più spesso reazioni di protesta è la sottrazione della possibilità di prendere parte al processo decisionale. Sono le decisioni calate dall’alto e prese nelle “segrete stanze” ad innescare sentimenti di contrarietà e proteste. Questo oramai dovrebbe essere chiarissimo, eppure si tarda a prenderne atto e ad innovare le modalità decisionali. Sarebbe bastato presentare per tempo la condizione problematica degli archivi comunali e comunicare che, nella ricerca di una soluzione, si sarebbe preso in considerazione anche l’ipotesi dell’accorpamento, ovvero di una sede unica per gli archivi storici del territorio. Basterebbe oggi presentare un progetto di funzionamento del nuovo polo archivistico, così da rendere tangibili i benefici che esso comporta agli studiosi locali ed ai cittadini (quali orari di apertura? quali tecnologie? ecc.). Comunicazione, consultazione, dibattito pubblico, impegno argomentativo – sono questi gli ingredienti che la politica locale non è più in grado di maneggiare! Perdendo così di autorevolezza. A ciò si aggiunga l’esigenza, avvertita da anni in questo territorio, ma tuttora priva di amministratori che se ne facciano carico (vedi), di un piano strategico della cultura (per luoghi ed eventi culturali) in cui affrontare anche il tema delle migliore modalità di valorizzazione e di gestione del nostro patrimonio culturale. Insomma, serve davvero un nuovo modo di amministrare la città ed il territorio.

Lo stabile di proprietà BPER che ospitava l'archivio della CRV, in via Giovanni Paolo II n.267 (foto del 25 aprile 2014)

Lo stabile di proprietà BPER che ospitava l’archivio della CRV, in via Giovanni Paolo II n.264 (foto del 25 aprile 2014)

[5] Chi si prende la briga di andare a leggere i documenti programmatici che accompagnano il bilancio di previsione 2014 difficilmente troverebbe una parola sul progetto del nuovo “polo archivistico”, neppure come ipotesi remota. Di certo non risulta nulla nei documenti dell’amministrazione vignolese. Una semplice conferma dell’afasia delle istituzioni locali, sempre più incapaci di proporre in modo autorevole ai propri cittadini i nuovi scenari di organizzazione dei servizi. Sino a pochi mesi fa, infatti, gli archivi storici vignolesi erano destinati ad una diversa sede. Anzi, ad essere sinceri, nel corso di questi anni la loro ipotesi di collocazione è cambiata più volte: dall’ex-magazzino Toschi (sic) all’ex-stabilimento Galassini, fino a Villa Trenti (la vecchia sede della biblioteca vignolese) – un’ipotesi per fortuna tramontata con il nuovo corso della Fondazione di Vignola. Ma del progetto di una “centralizzazione” presso la nuova sede (o anche solo una presentazione delle ragioni della “centralizzazione”) voi non trovate traccia nei documenti ufficiali! La Relazione Previsionale e Programmatica che accompagna il bilancio di previsione 2014 nulla dice in proposito. Anzi, ancora si prospetta la “soluzione Villa Trenti”, anche se questa è già stata abbandonata da mesi! Si trova inoltre scritto: “Permangono i problemi legati alla mancanza di una sede idonea per la conservazione del materiale documentario, nonché adeguata alle esigenze di consultazione da parte dell’utenza. Sono tuttavia al vaglio dell’Amministrazione alcune possibili soluzioni, anche temporanee, per migliorare la situazione” (p.23). Ed ancora: “In attesa dell’avvio dei lavori [su Villa Trenti], la Fondazione ha consentito al Comune di mantenere all’interno della struttura le raccolte che già vi sono custodite (cioè il fondo storico, i fondi speciali e l’Archivio aggregato dell’Ospedale), a condizione che i carichi venissero ridistribuiti lungo le scaffalature perimetrali in modo da non superare la portata massima consentita sul perimetro” (p.23). Insomma, istituzioni incapaci di parlare con franchezza alla città, di presentare per tempo problemi e progetti per fronteggiarli, raccolgono semplicemente quanto produce la loro mancanza di credibilità, autorevolezza, coraggio: sospetto e sfiducia. Contribuendo così a rendere ancora più difficile le necessarie riorganizzazioni.

L'edificio dell'ex-archivio CRV visto da ovest. Si vede in primo piano il binario ferroviario (foto del 25 aprile 2014)

L’edificio dell’ex-archivio CRV visto da ovest. Si vede in primo piano il binario ferroviario (foto del 25 aprile 2014)

PS Nella giornata di ieri il progetto del polo archivistico è stato presentato alla stampa alle ore 16, agli studiosi locali alle 17. Non si capisce perché si sia evitato di farne un momento pubblico, accessibile da parte di qualsiasi cittadino interessato al tema. Anche in questo caso si ha l’impressione che ci si limiti a giocare di rimessa e non si abbia il coraggio di interloquire con la città tutta.

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3 risposte a Un unico polo archivistico a servizio del territorio: si può fare?

  1. Rosanna Sirotti ha detto:

    in linea teorica potrebbe essere una ottima idea perché da’ la possibilità di fare ricerche sul territorio senza dispersioni, purtroppo siamo in presenza  di una forte idea di appartenenza al paese che si avvicina molto al campanilismo. Non bisogna trascurare l’ aspetto economico di questa operazione.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Non a caso ho citato i progetti di fusione di comuni che hanno avuto il consenso dei cittadini. Ve ne sono stati diversi in Emilia-Romagna nell’ultimo anno. Se il progetto è convincente, ovvero porta tangibili benefici a tutti, non c’é motivo per contrastarlo. Questo è quanto avviene di norma. Certo, perché le cose vadano così ci vuole il coraggio della trasparenza. Purtroppo anche in questo caso la comunicazione segue le decisione, anziché precederla.

  2. diana manzini ha detto:

    Condivido in pieno quanto scritto da Criseide Sassatelli! A mio parere ogni Comune deve tenersi un bell’archivio, ben sistemato e alla portata di tutti ( possibilmente consultabile senza alcun appuntamento e con più tempo a disposizione).
    Sia le parole di Criseide che le mie non sono scritte sulla spinta del “campanilismo” – che poi anche fosse non lo vedrei così grave!- ma dettate dalla logica e dall’amore.
    In ultimo:
    – la spesa annua è alta
    – si dovrebbe cercare di limitare il traffico sulle strade
    – le persone non più giovanissime, ma lucide, studiose, brave ricercatrici, vengono a Vignola a fare ricerche in 3 ore e 1/2 alla settimana – non fanno neanche in tempo ad entrare e a sfogliare una lista che è già scaduto il tempo- per proseguire nelle ricerche dovrebbero tornare parecchie volte e chissà quanto tempo impiegherebbero per fare una ricerca seria e approfondita (come, ad esempio, è abituata a fare la brava Sassatelli).
    Insomma, a me sembra che si peggiorino sempre le cose, e le si facciano sempre complicate anche dove sarebbero semplici.
    Un saluto e complimenti alla studiosa Criseide Sassatelli da parte di
    Diana Garofani Manzini di Vignola

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