Posa della prima pietra del tecnopolo dell’Unione Terre di Castelli

C_home 5apr2014 012Un po’ di teatro è funzionale alla campagna elettorale in corso. Questa “giustifica” il fatto che la prima pietra del tecnopolo è stata posata sul muretto che delimita l’area, dove è perfettamente inutile (e domani non ci sarà più). Ma alla stampa locale bisognava pur dare qualcosa. Ecco allora il sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini armato di cazzuola e secchio di cemento – braccia rubate all’edilizia? – circondato dai colleghi con fascia tricolore ad inscenare il rito della posa della prima pietra. La politica vive anche di questo. Depurato dal folklore l’episodio ha comunque la sua importanza.

La rete dei "tecnopoli" in Emilia-Romagna, ovvero Rete Regionale per l'Alta Tecnologia (fonte: RER)

La rete dei “tecnopoli” in Emilia-Romagna, ovvero Rete Regionale per l’Alta Tecnologia (fonte: RER)

[1] L’idea di riqualificare l’area ex-Sipe collocandovi un “parco scientifico e tecnologico” affonda nella notte dei tempi della politica locale (era la seconda metà degli anni ’90). A lungo si è lavorato a quel progetto – non senza tensioni anche all’interno del PD, allora DS, per le “compensazioni” da offrire al privato proprietario dell’area (vedi) – arrivando in due occasioni (nel 2000 e nel 2004) all’approvazione di un Accordo di programma tra i comuni interessati e la Provincia. La fragilità finanziaria della Green Village Srl, società proprietaria dell’area, e la crisi economica hanno messo una pietra tombale sul progetto. Ma esso è stato la premessa per la partecipazione di questo territorio alla Rete Regionale per l’Alta Tecnologia (progettata tra 2008 e 2009) ed in particolar modo al “tecnopolo di Modena”, con relativo accesso ai finanziamenti regionali. L’abbandono del progetto originario nelle “Sipe Basse” ha imposto un ridimensionamento del progetto; la ricerca di una nuova area per l’insediamento (poi trovata al margine dell’area produttiva delle Sipe Alte, dove qualche settimana fa ha preso il via il cantiere); la rinegoziazione con la Regione (con conseguente ridimensionamento dei finanziamenti, in origine assai più corposi, a 750.000 euro). Ma anche con queste variazioni l’avvio del cantiere era stato annunciato entro il 2011 (“il cantiere partirà entro dicembre 2011” – recita un comunicato stampa dell’Unione Terre di Castelli: vedi). La consegna del cantiere è avvenuta il 22 gennaio scorso (vedi). Ieri la posa della prima pietra ad uso dei media (i lavori di cantiere sono infatti già iniziati). 1.870.000 euro la spesa prevista.

Da tre anni presidia l'area: "Il Tecnopolo: allora si può fare!". L'avvio del cantiere era stato annunciato entro dicembre 2011 (foto del 10 marzo 2014)

Da tre anni presidia l’area: “Il Tecnopolo: allora si può fare!”. L’avvio del cantiere era stato annunciato entro dicembre 2011 (foto del 10 marzo 2014)

[2] La Rete Regionale per l’Alta Tecnologia, composta secondo il progetto originario da dieci “tecnopoli” (uno per provincia ad eccezione di Bologna a cui ne sono riservati due: ex-Manifattura Tabacchi e CNR), è in corso di realizzazione. Più lentamente del previsto. E con importanti variazioni rispetto al programma originario (in genere ridimensionamenti, ma è comunque da segnalare il progetto di una sede tecnopolo aggiuntiva a Mirandola – una “compensazione” per il sisma del 2012). Come spesso succede nei progetti a debole definizione, è alla fase dell’implementazione che vengono demandate scelte importanti per la qualità della realizzazione. Comunque, tanto per citare le ultime news che mi sono capitate sottomano, il tecnopolo di maggiori dimensioni, quello di Bologna, ha appena ottenuto il parere positivo della Soprintendenza per il progetto all’ex-Manifattura Tabacchi (primo stralcio dell’opera 58 milioni di euro). Demolizioni e poi cantiere per la costruzione sono attesi tra fine 2014 ed inizio 2015 (pdf). L’1 aprile è invece avvenuta la posa della prima pietra del tecnopolo di Cesena (pdf). Mentre il 25 marzo scorso è stata inaugurata a Ferrara la nuova sede del Tecnopolo – TekneHub, uno dei quattro laboratori del Tecnopolo di Ferrara (vedi). Quello di Modena, la cui sede principale è prevista nelle ex-Fonderie, è ancora in fase di progettazione (vedi). Meglio di tutti ha fatto Reggio Emilia, dove la sede del tecnopolo, presso lo stabilimento ristrutturato delle ex-Officine Meccaniche Reggiane (vedi), è stata inaugurata il 26 ottobre 2013 – primo tecnopolo inaugurato in Regione (vedi). Questo solo per citare alcuni casi. 160.000 metri quadrati di aree riqualificate in totale per l’intera Rete Regionale per l’Alta Tecnologia (di cui 1.350 mq del “pezzetto” dell’Unione Terre di Castelli; ovvero lo 0,8%). Un investimento regionale di 136 milioni di euro (tra cui 750.000 euro destinati al “pezzetto” dell’Unione Terre di Castelli; ovvero lo 0,55%). In estrema sintesi.

Il cantiere per la realizzazione della sede del tecnopolo dell'Unione Terre di Castelli (foto del 5 aprile 2014)

Il cantiere per la realizzazione della sede del tecnopolo dell’Unione Terre di Castelli (foto del 5 aprile 2014)

[3] Rappresentare adeguatamente la collocazione del pezzetto di tecnopolo di Modena ubicato nell’Unione Terre di Castelli (a Spilamberto) nel complesso della Rete regionale è importante sia per comprendere la portata del progetto complessivo a cui esso partecipa, sia per comprendere il contributo che esso può dare allo sviluppo locale. Presso questo pezzetto di tecnopolo non sono previsti ricercatori (in genere messi da Università, enti di ricerca, imprese) – ne sono previsti ivece circa 1.600 sull’intera Rete (di cui 560 nuovi ricercatori). Esso infatti è solo un luogo di incubazione di start-up, ovvero di embrioni di imprese (appunto da incubare, nel tentativo di farle diventare imprese vere). Quest’attività è peraltro già iniziata (sotto l’etichetta “Knowbel”, il marchio di questo pezzetto di tecnopolo: vedi) nell’aprile 2013, presso la sede Democenter-Sipe di Spilamberto (praticamente a fianco dell’area in cui verrà realizzata la nuova sede). E si registrano dunque i primi “sviluppi”: alcune delle imprese incubate sembrano essere ben impostate e dunque passibili di sviluppo (es. Milky Way), altre stanno ancora cercando una prospettiva, altre sono morte sul nascere o hanno abbandonato l’incubatore. Comunque vada quest’attività nei prossimi anni – e noi ci auguriamo che vada bene – non sarà comunque essa a cambiare la traiettoria di sviluppo dell’economia locale (oggi stagnante, se non orientata alla “decrescita infelice”). Per una mera ragione di dimensioni, ovvero di capacità d’impatto.

Ecco fatto. Posata la prima pietra della sede del tecnopolo! Anzi tre! (foto del 5 aprile 2014)

Ecco fatto. Posata la prima pietra della sede del tecnopolo! Anzi tre! (foto del 5 aprile 2014)

[4] La realizzazione della nuova sede del tecnopolo dell’Unione Terre di Castelli (anche con il brutto design uscito dalla progettazione interna, affidata agli uffici tecnici comunali di Vignola e Spilamberto) apre tuttavia un’opportunità, nella misura in cui consente non solo di incubare un po’ di start-up, ma anche di offrire nuovi servizi di trasferimento tecnologico o di fundraising per la ricerca & sviluppo per le imprese locali. Ma questa missione attende ancora di essere tradotta in un progetto credibile – nonostante l’impegno di Democenter-Sipe su questo territorio. Intanto bisogna riconoscere che se è vera la notizia del progetto del trasferimento del CRIT a Bologna (con conseguente abbandono della sede vignolese) si perde un pezzo importante ancor prima di partire (vedi)! Occorre procedere ad elaborare un progetto che definisca un realistico, per quanto ambizioso, programma di crescita del “pezzetto” di tecnopolo verso funzioni di servizio all’innovazione di processo e di prodotto delle imprese locali (oltre che di attrattore di nuove imprese). Occorre al tempo stesso impostare un programma di raccolta fondi per sostenere questa nuova attività (oggi il principale finanziatore è la Fondazione di Vignola, ma bisognerà il prima possibile iniziare ad intercettare i fondi dei bandi UE e dei privati). Occorre infine anche cambiare modo di “gestire” queste risorse, abbracciando una trasparenza totale su obiettivi perseguiti e risultati raggiunti (oggi nessun documento programmatico significativo è disponibile pubblicamente su Knowbel, così come sui progetti commissionati a Democenter-Sipe dal comune di Vignola). Come ho già scritto: “Non possiamo più permetterci politiche realizzate con risorse pubbliche che non superino un test di efficacia. E che dunque non vengano adeguatamente rendicontate. Anche su questo serve una vera “rivoluzione” rispetto alla triste prassi dell’amministrazione Denti.

Il tecnopolo di Modena sede di Vignola in realtà sta a Spilamberto. Non è ridicola la cosa?

Il tecnopolo di Modena sede di Vignola in realtà sta a Spilamberto. Non è ridicola la cosa?

PS Oltre al folklore della finta posa della prima pietra ci sono altri due aspetti che vanno evidenziati dell’evento di ieri. Pochi i partecipanti (non più di 70-80) e pochissime le imprese presenti. Del tutto assenti, poi, i rappresentanti delle associazioni di categoria. Insomma, se si vuole fare del nostro pezzetto del tecnopolo un progetto anche a servizio delle imprese locali non si è certo partiti con il piede giusto. Inoltre evitiamo di pasticciare con le questioni “di campanile”. Scrivere negli inviti “il nuovo tecnopolo di Modena sede di Vignola”, quando poi la sede è a Spilamberto è cosa solamente ridicola.

PPS Per un primo ed approssimativo confronto sull’attività di Knowbel può essere utile il riferimento all’incubatore di start-up di UniBo e Unindustria Bologna “AlmaCube”. Si veda l’articolo “AlmaCube, l’Ateneo cresce le imprese”, Il Resto del Carlino Bologna, 10 aprile 2014, p.12 (pdf).

 

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One Response to Posa della prima pietra del tecnopolo dell’Unione Terre di Castelli

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    AlmaCube è l’incubatore dell’Università di Bologna che, insieme ad Unindustria Bologna, genera Start-Up ed accompagna i giovani talenti nella prima fase del percorso imprenditoriale.
    http://www.almacube.com/chi-siamo/
    E’ stata fondata nel marzo 2013 ed è dunque coeva di Knowbel. Due delle sue start-up sono partecipate dall’Università di Bologna che ha acquisito il 10% del loro capitale sociale. Una terza è in fase di valutazione. Un’altra decina di start-up sono in incubazione, ma senza partecipazione nel capitale sociale.
    Secondo i dati riportati oggi da Il Resto del Carlino Bologna “l’Emilia-Romagna è seconda in Italia per numero di start-up con 223 imprese in incubazione, di cui 63 a Bologna” (dunque il 28,3%).
    Comunque, per valutare l’attività dell’incubatore Knowbel, come degli altri incubatori in ambito regionale, è opportuno individuare una serie di indicatori tramite cui monitorarne attività e risultati. Purtroppo nulla di tutto ciò oggi è presente. Non in ambito regionale e neppure in ambito locale. L’amministrazione comunale di Vignola e l’Unione Terre di Castelli non hanno sino ad ora dimostrato di avere a cuore una reale attività di accountability.
    Qui l’articolo “AlmaCube, l’Ateneo cresce imprese”, Il Resto del Carlino Bologna, 10 aprile 2014, p.12:
    https://amarevignola.files.wordpress.com/2014/04/almacube_primo-anno-carlino-bo-10apr2014.pdf

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