Nel nuovo statuto dell’Unione le liste civiche chiedono più potere ai cittadini

Parlare del nuovo Statuto dell’Unione Terre di Castelli significa occuparsi di faccende “di Palazzo”? No. Non è così. Nonostante lo scarso appeal che hanno le questioni relative alle norme ed all’ingegneria istituzionale, c’è una posta in gioco importante nelle modifiche che si stanno approntando per la nuova versione dello Statuto. Non è dunque solo la governance dell’Unione, ovvero le modalità decisionali della giunta, il rapporto tra giunta e consiglio, la composizione del consiglio – temi fondamentali per garantire un buon funzionamento della macchina politico-amministrativa (e su cui si sono accesi scontri feroci, purtroppo anche sintomo di un “malessere” ignorato per troppo tempo: vedi). C’è dell’altro. Ed è frutto dell’azione delle liste civiche, più sensibili al tema dell’empowerment dei cittadini. Vediamo.

Anthony Ausgang (opera esposta ad Artefiera Bologna - foto del 26 gennaio 2014)

Anthony Ausgang (opera esposta ad Artefiera Bologna – foto del 26 gennaio 2014)

[1] Le proposte di emendamento allo Statuto, per la parte relativa agli “istituti di partecipazione” (Titolo V), sono formulate tramite sei articoli. Rispetto al testo vigente, questi introducono norme che rafforzano il potere dei cittadini o introducono nuove opportunità di esercizio di un potere di segnalazione, indirizzo, controllo. Operano dunque sulla “frontiera” tra sistema politico-amministrativo e società civile, per rendere il primo più “permeabile” alle istanze collettive che emergono nella società. Se pensiamo che ancora oggi, dopo undici anni dall’istituzione dell’Unione Terre di Castelli, manca un regolamento degli istituti di partecipazione (per controllare: vedi) risulta chiara la scarsa attenzione prestata dagli amministratori verso questo ambito di diritti politici. L’articolo su “istanze, petizioni e proposte” vuole dunque dare certezza del fatto che segnalazioni o atti predisposti dai cittadini ottengano attenzione e risposta in tempi certi. L’articolo sul “referendum” vuole finalmente rendere possibile l’assunzione del potere deliberativo direttamente da parte dei cittadini – certo uno strumento non ordinario, ma che incarna il principio della “sovranità popolare”. Infine, quello sull’istruttoria pubblica (vedi) vuole facilitare la comunicazione tra le realtà associative ed il consiglio dell’Unione quando quest’ultimo è chiamato ad assumere atti di programmazione o a definire politiche settoriali (es. riorganizzazione dei servizi per l’infanzia, politiche di promozione dello sport, politiche di integrazione degli stranieri, ecc.). Volendo mettere in comunicazione “consiglio” e “società civile” è importante che possa essere promossa sia dall’uno che dall’altra (lo dico innanzitutto a Maurizio Piccinini, capogruppo PD nel consiglio dell’Unione, che nella commissione consiliare del 19 febbraio ha dimostrato di non aver colto il punto).

Carla Bedini, Greta, 2014 (Artefiera Bologna - foto del 26 gennaio 2014)

Carla Bedini, Greta, 2014 (Artefiera Bologna – foto del 26 gennaio 2014)

[2] L’articolo proposto in merito alla “trasparenza amministrativa” è innovativo ed importante in quanto introduce in modo puntuale una serie di obblighi per l’Unione. Al cuore sta l’obbligo di far comprendere in modo semplice e chiaro che cosa l’Unione fa, come impiega le risorse del proprio bilancio, quali risultati ottiene (ad esempio con rappresentazioni grafiche). Dice anche in modo chiaro che questa “rappresentazione” va fatta sulla base di un piano di indicatori approvato dal consiglio comunale (riducendo il rischio che sia la giunta stessa a scegliere gli indicatori con cui rappresentare la propria performance – spetterà poi ai consiglieri di maggioranza e di minoranza sfruttare in modo intelligente questa opportunità). Insomma, l’obiettivo è quello di far sì che ogni cittadino che sia interessato a capire come opera l’Unione, con quali risultati, abbia la possibilità di farlo con relativa semplicità – provateci oggi! – ad esempio tramite un’apposita sezione web. E’ specificato anche che tali dati debbono essere coerenti con quelli del “bilancio di missione”, un documento di rendicontazione da redigere annualmente (si tratta di una norma statutaria inserita su iniziativa del sottoscritto nel 2004 (vedi), ma non ancora applicata! – anche allora Maurizio Piccinini non colse il punto).

Paolo de Cuarto, E allora assaggi questo caffé, 2012 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Paolo de Cuarto, E allora assaggi questo caffé, 2012 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

[3] Forse la norma più innovativa è quella relativa ai “diritti degli utenti dei servizi” (per alcune considerazioni sul tema: vedi). In questo caso si va a normare non tanto opportunità e strumenti del cittadino che intende esercitare un diritto di indirizzo politico o controllo, ma del cittadino che è utente dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione (nel caso specifico, dell’Unione). In particolare si dice che l’Unione “riconosce il diritto degli utenti dei servizi di cui è titolare ad essere coinvolti nella programmazione, gestione, controllo e miglioramento della qualità dei servizi, secondo modalità che possono variare in relazione alle caratteristiche del servizio, al contesto, alla propensione alla partecipazione e che includono, a titolo esemplificativo, i comitati di gestione, i comitati consultivi misti, l’audit civico, le indagini di customer satisfaction ed altro”. Riconoscere un diritto significa che tutte le volte che lo ritengono opportuno i cittadini-utenti possono esigerne l’applicazione: il comitato genitori può andare a controllare i pasti alla mensa scolastica, le famiglie degli anziani possono controllare la qualità dei servizi assistenziali, i genitori possono richiedere la verifica routinaria della qualità dei centri estivi (se la titolarità è in capo all’Unione) e così via. Ovviamente secondo modalità predefinite (ma negoziate) – tra queste si cita significativamente il controllo congiunto tramite audit civico (vedi). Si ribalta la logica della pubblica amministrazione: la partecipazione alla pianificazione o al controllo della qualità non è una benevola concessione (secondo quel paternalismo che ancora oggi caratterizza larga parte della burocrazia italiana), ma è un diritto esigibile dagli utenti! Dispiace che neppure questo snodo sia stato colto da Maurizio Piccinini.

Achille Perilli, Con poco ritardo, 1961 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Achille Perilli, Con poco ritardo, 1961 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

[4] Gli emendamenti sono stati presentati dal gruppo consiliare “Cittadini insieme nell’Unione” – a cui appartiene Chiara Smeraldi – e protocollati il 13 gennaio. Sono il frutto di un lavoro collettivo a cui hanno partecipato le liste civiche del territorio (Vignola Cambia, Insieme per Savignano, Spilamberto Solidarietà Ambiente) ed il Movimento 5 Stelle di Castelvetro. Un mese dopo, il 14 febbraio, il PD ha presentato gli stessi emendamenti, riscritti generalmente in senso restrittivo. L’atteggiamento, come spesso capita, è difensivo. E l’impressione è che non sia stata colta la visione in termini di empowerment dei due ruoli complementari di “cittadino” e di “utente dei servizi pubblici”. Ennesimo segno di un deficit di elaborazione politica – altro che sinistra pensante (vedi)! L’iter travagliato di modifica dello statuto arriverà probabilmente a conclusione il prossimo 27 febbraio, con la seduta consiliare a cui è iscritta all’ordine del giorno l’approvazione dello Statuto aggiornato. Ad oggi gli emendamenti, pur ritoccati e modificati, hanno superato il vaglio della competente commissione consiliare. Vedremo presto se almeno su questa parte c’è la volontà di innovare significativamente i rapporti con i cittadini.

Valerio Adami, Ascoltando la radio, 2012 (foto Artefiera Bologna del 27 gennaio 2013)

Valerio Adami, Ascoltando la radio, 2012 (foto Artefiera Bologna del 27 gennaio 2013)

PS Qui il file con gli emendamenti presentati dal gruppo consiliare “Cittadini insieme nell’Unione” e protocollati il 13 gennaio 2014 (pdf). Qui invece il testo “concorrente” presentato dal capogruppo PD, Maurizio Piccinini, e protocollato il 17 febbraio 2014 (pdf). Il post commenta solo la parte relativa agli “istituti di partecipazione”. Per il resto so bene che lo statuto è fatto di norme – non è dunque assicurata la loro messa in pratica. Ma oggi la discussione è sullo statuto, meglio dunque approffittarne per rafforzare il potere dei cittadini (oltre alla governance, ovviamente). Domani si tratterà di chiederne il rispetto.

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