Primarie PD 2013. Io voto Renzi

Renzi? La domanda che mi pongo e vi pongo in realtà sono tre: riuscirà a vincere le elezioni, prendere una larga maggioranza e poi a cambiare l’Italia, trascinandola fuori dalla crisi permanente in cui vive da troppo tempo?

Matteo Renzi

Matteo Renzi, candidato alla segreteria PD

Riuscirà a vincere le elezioni? Non lo so ma so che lui è tra tutti i politici che abbiamo nel centrosinistra quello con maggiori possibilità ad oggi.
Riuscirà a prendere una larga maggioranza? Poiché ha una idea maggioritaria del PD credo che potrà presentare agli Italiani la politica in cui crede e che ha chiesto in queste primarie di votare. Credo quindi che questa libertà di azione potrà dargli il massimo di possibilità di allargare il consenso. E’ anche l’unico candidato capace di allargare il consenso a persone che fino ad oggi non hanno visto nel PD una opportunità.
Riuscirà poi a governare un cambiamento radicale? Non lo so. E’ difficile per chiunque. Ma anche qui credo che sia la persona meglio attrezzata per provarci, perché ha capito che bisogna essere netti e radicali per cambiare e che il conflitto può essere uno strumento del cambiamento, se utilizzato nel modo giusto
Detto questo, ha mille difetti, è inesperto, a tratti può risultare antipatico, ama rischiare e osare anche quando forse la prudenza fosse una via più sicura. Potrei io stesso scrivere di tutti i dubbi che si possono avere su di lui e sulla sua proposta politica. Ma credo sia la nostra ultima possibilità prima del baratro in cui cadremo se non riuscirà a rispondere, nei fatti, positivamente alle tre domande che mi pongo in questo post.” Non sono parole mie, ma di Luca Foresti (postate su facebook), classe 1973, amministratore di una società privata, che ho avuto occasione di incrociare un paio di volte ad iniziative politiche. Parole che illustrano con precisione anche il mio stato d’animo. E che non sono molto diverse da quelle che ha scritto Roberto Adani a commento di un precedente post (vedi).

Matteo Renzi, manifesto per le primarie 2012

Matteo Renzi, manifesto per le primarie 2012

Non ho più l’età per diventare fan di un personaggio politico. Vedo molto bene gli aspetti di fragilità che ci sono (vedi) nella proposta di Matteo Renzi quale segretario del PD, prima, e di candidato alla presidenza del consiglio, poi – visto che è di questo che si tratta! Ma li vedo con altrettanta chiarezza, ed assai più corposi, negli altri due candidati – e per ragioni diverse: Gianni Cuperlo perché riproduce una cultura politica inadeguata a portare il centrosinistra alla vittoria in una prossima competizione elettorale (riproducendo la vicenda di pbersani2013 e della sua “ditta”: vedi) e pure a produrre quel cambiamento di cui il paese ha bisogno (mancanza di leadership, subalternità rispetto al “blocco sociale” tradizionale del centrosinistra); Pippo Civati perché incarna “una linea di fuga movimentistica” (sono parole di Stefano Ceccanti, tratte da un commento acuto su cosa sta succedendo nel PD con le primarie 2013: vedi), difficile da tradurre in un progetto di governo (anche se vi sono alcune idee condivisibili) ed ancora più difficile da portare al governo in quest’Italia. Perché il compito è particolarmente impegnativo, il percorso tortuoso e l’obiettivo – il cambiamento di questo paese a partire dalle istituzioni e dalla politica – è quanto mai incerto. C’è bisogno di aggiornare la cultura politica della sinistra – un tema che non possiamo nasconderci, visto che Fabrizio Barca ci ha fatto le sue “fortune” riconoscendo il profondo deficit di “mobilitazione cognitiva” (vedi) (possibile che nessuno della “ditta” di pbersani2013 e, oggi, di Cuperlo, voglia riconoscere questo?).

Fabrizio Barca, ex-ministro alla coesione territoriale nel governo Monti.

Fabrizio Barca, ex-ministro alla coesione territoriale nel governo Monti.

E c’è bisogno di contrastare l’onda montante in questo paese (da anni, in verità) del populismo e della demagogia, anche a seguito di un sistema politico che unisce alta inefficacia ad insopportabili privilegi. Tant’è che Paolo Natale, che non è proprio uno sprovveduto, immagina già la competizione politica del futuro, non più tra le tradizionali destra e sinistra, ma tra una “sinistra” rappresentata da Matteo Renzi e l’urlatore Beppe Grillo (vedi): “E comunque il duello tra Renzi e Grillo già inizia a proiettarsi sul futuro della nostra politica. Entrambi sono ben consci di essere loro i veri antagonisti, nei prossimi mesi che condurranno a nuove elezioni, nella perdurante incapacità degli altri leader – con Berlusconi in scadenza – di divenire punto di riferimento di un elettorato deluso un po’ da tutti, senza più partiti di riferimento. Almeno per ora. Sono gli unici che riescono a scaldare le folle, che riescono a proporre una prospettiva (certo, a volte solamente utopica) al dissesto delle forze politiche, a ridare agli elettori il sogno di un cambiamento delle forme e delle modalità di avvicinarsi alla politica stessa. È ovvio che, con rispetto parlando, nessuno di loro è un nuovo Bob Kennedy, e neppure un Obama, e nemmeno un nuovo Blair. Ma noi italiani dobbiamo un poco accontentarci. Questo è quello che passa il convento: il simbolo di un declino politico che dura da almeno trent’anni. Un giorno, certamente, ci risolleveremo.” Per questo io l’8 dicembre voto Renzi. Non è neppure una novità.

Volantinaggio per Matteo Renzi in centro a Vignola: Amos Balugani e Federico Clò (foto dell'1 dicembre 2013)

Volantinaggio per Matteo Renzi in centro a Vignola: Amos Balugani e Federico Clò (foto dell’1 dicembre 2013)

PS Qui le indicazioni sui seggi per partecipare alle primarie PD di domenica 8 dicembre (ore 8.00-20.00): vedi. Ricordarsi: prendere carta d’identità e tessera elettorale. Possono votare coloro che hanno compiuto 16 anni e dichiarano di riconoscersi nei principi del Partito democratico, versando un contributo minimo di 2€

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5 Responses to Primarie PD 2013. Io voto Renzi

  1. Daniele Bartolini ha detto:

    Buon giorno
    certo la speranza è l’ultima a morire, e se non ha più l’età l’ex Sindaco Adani per diventare fan di un politico, figuriamoci il sottoscritto che di anni ne ha 55. La mia speranza sono le figlie che ho, il lavoro che bene o male non manca, qualche valore che ancora resiste, in questa società che, dimenticata l’educazione civica a discapito di una rincorsa sfrenata al personalismo, ad oggi ci lascia poco sperare nel futuro. I capelli grigi e i dettami di genitori nati e cresciuti a pane e cipolla mi hanno però dato la convinzione che mai si debba abdicare alla rassegnazione. e’ quello che sto trasmettendo alle mie figlie ed è quello che spero si possa diffondere a macchia d’olio in questa società, in particolare nei più giovani, il nostro futuro. Ritengo che il passaggio di queste primarie possa certo essere fondamentale per il futuro non solo del PD ma dell’intera Italia. Certo, concordo, Renzi a volte non convince del tutto, sarà la giovane età, sarà che tenta di imitare uno stile Kennediano che mai non ha convinto fino in fondo gli italiani (vedi lo scrittore Veltroni) sarà che a volte è un pò troppo slegato dal partito e non segue i vecchi schemi, oramai annacquati, del partitone e quindi da alcuni è visto come un innovatore con uno sgurado troppo al centro se non addirittura alla destra. Però è anche vero che pare sia rimasto l’unico, tolto Barca che a mio parere ha lo spessore per essere un leader, per tentare di portare l’Italia fuori dalle paludi del precipizio economico e sociale. Quindi personalmente fiducia al giovane Sindaco e poi subito al lavoro, ma attenzione, la rottamazione che personalmente la concentrerei più sul modus operandi e sulle regole della politica e non solo sulle persone, deve iniziare anche dall’apparato, è lì che si nascondono i veri nemici della crescita economica e sociale del nostro Paese. L’apparato statale, decine e decine di enti e uffici inutili da eliminare o riformare, migliaia di dipendenti pubblici ai quali fare cambiare mentalità, migliaia di lavoratori e professionisti, ai quali una volta concessa la flessibilità e un minor carico fiscale non dovranno più essere concessi condoni o scappatoie. Se Renzi riuscirà in questa mastodontica impresa riuscirà a salvare l’Italia, altrimenti non c’è rottamazione che tenga e dovremo rassegnarci a diventare, in parte lo siamo già, commissariati in eterno.

    Daniele Bartolini

  2. Roberto Adani ha detto:

    Visto che mi citi ne approfitto per complimentarmi Daniele, chiaro e condivisibile in assoluto

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nel momento in cui scrivo (7197 sezioni scrutinate su 8476) Matteo Renzi ha il 67,8% dei voti (il numero complessivo dei votanti è di poco inferiore ai 3 milioni); Cuperlo il 18,0%; Civati il 14,3%. Una valanga di voti elegge dunque Matteo Renzi nuovo segretario del PD. Con un percorso tortuoso, che passa dalla non-vittoria di pbersani2013 alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013, cambia il gruppo dirigente ai vertici del PD. Forse il PD nasce davvero solo in questo momento, sganciandosi da dirigenti che hanno svolto la propria vita e carriera nei vecchi partiti (DS e Margherita). Sulle spalle di Matteo Renzi sta ora una grandissima responsabilità, ma queste primarie gli consegnano anche una grande forza. Speriamo bene. Qui uno dei primi commenti, quello di Mario Lavia su Europa, da significativo titolo “Un nuovo leader, un altro PD”:
    http://www.europaquotidiano.it/2013/12/08/le-persone-hanno-chiesto-uun-nuovo-pd/
    I primi dati evidenziano due cose: (1) lo scarto tra il voto dei soli iscritti (Renzi 45,3%; Cuperlo 39,4%; Civati 9,4%; Pittella 5,8%) e quello complessivo, di iscritti ed elettori (Renzi 67,8%; Cuperlo 18,0%; Civati 14,3%). Risulta evidente lo scarto consistente tra il nucleo degli iscritti (hanno votato il 55% di loro) e gli elettori. Segno dell’esigenza di un “aggiornamento”. (2) Ugualmente interessante l’andamento territoriale del voto, con Renzi che vince in modo clamoroso nelle regioni “rosse” (78,5% in Toscana; 76,0% nelle Marche; 75,4% in Umbria; 71,1% in Emilia-Romagna), ma risulta comunque sopra al 50% in tutte le regioni. Cuperlo, invece, risulta avere la sua base elettorale soprattutto al Sud: Basilicata 34,7%; Calabria 33,7%; Campania 28,7%.
    Qui un primo commento:
    http://www.europaquotidiano.it/2013/12/08/il-popolo-rosso-sceglie-renzi-la-ridotta-di-cuperlo-al-sud/
    Qui un po’ di mappe che aiutano a comprendere la distribuzione territoriale e le differenze 2012-2013:
    http://www.europaquotidiano.it/2013/12/08/mappa-primarie-2/
    Qui i dati regione per regione:
    http://www.primariepd2013.it/
    Questi i risultati in provincia di Modena: votanti 70.443; Matteo Renzi 51.958 voti (73,98%), Gianni Cuperlo 9.801 voti (13,96%), Pippo Civati 8.472 voti (12,06%). Le schede bianche sono state 93 (0,13%), quelle nulle 116 (0,17%), 2 le contestate.
    Questi invece i risultati nei comuni dell’Unione Terre di Castelli: Renzi 7.316 (77,95%), Cuperlo 1.138 (12,12%), Civati 932 (9,93%). E questi a Vignola dove a votare sono stati in 2.451: Renzi 1.900 (77,81%), Cuperlo 305 (12,49%), Civati 237 (9,71%) (dati ufficiosi). Castelnuovo Rangone: totale votanti 1.851; bianche 1; nulle 4; Renzi 1.477 (79,79%); Cuperlo 165 (8,91%); Civati 179 (9,67%). Spilamberto: totale votanti 1.630; nulle 4; Renzi 1.227 (75,46%); Cuperlo 261 (16,05%); Civati 138 (8,49%).

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Tra i commenti più acuti della nuova situazione consegnataci dalle primarie PD di domenica 8 dicembre segnalo quello di Antonio Polito, sul Corriere della Sera di ieri:
    http://www.corriere.it/politica/13_dicembre_09/peso-successo-2f7d469a-609b-11e3-afd4-40bf4f69b5f9.shtml
    “La vittoria a valanga di Matteo Renzi è una benedizione per il Pd. Appena otto mesi fa quel partito si era liquefatto nel voto sul capo dello Stato, dopo aver perso un’elezione che poteva solo vincere. Era insomma allo sbando. Il governo Letta l’ha tenuto in vita con l’ossigeno; un nuovo leader, scelto da una base elettorale ancora una volta molto ampia e con un grande distacco, può ora rimetterlo in piedi. Renzi ha cominciato a vincere quando ha perso le primarie di un anno fa, perché il disastro politico che ne è seguito ha persuaso anche i più scettici elettori del Pd che rischiare con lui è sempre meglio che perdere di sicuro con gli altri.
    Il voto di ieri ha così dimostrato che il Pd è scalabile, anche da un uomo nuovo che viene dalla periferia, anche senza accordi preventivi, anche senza peli sulla lingua. Si tratta di una qualità democratica di cui oggi nessun altro partito dispone, e che speriamo contagi presto il futuro centrodestra (sul Movimento di Grillo, almeno da questo punto di vista, c’è poco da sperare).
    Ma il successo di Renzi apre una pagina nuova anche nella storia della sinistra italiana. Se è vero infatti che il Pd aveva già avuto un segretario non ex comunista (Franceschini) e perfino un segretario ex socialista (Epifani), quello che è stato eletto ieri è il primo segretario che non è post di niente, nemmeno della Dc. È dunque l’incarnazione di una generazione X, giunta alla politica quando il Muro era già caduto e la Prima Repubblica già finita. La Bad Godesberg, che al riformismo italiano è sempre mancata sul piano dei programmi e delle idee, si è forse realizzata con un salto antropologico e una rottura genealogica.
    Renzi ha insomma già cambiato il Pd. Cambierà anche l’Italia, come ripetutamente promette? Qui l’esperienza impone cautela, perché l’ultimo ventennio della sinistra italiana è lastricato di grandi speranze presto fallite.
    Contro Renzi lavorano tre fattori. Il primo è il suo partito, nel quale operano ancora troppi nemici palesi e troppi finti amici, saltati sul carro del cambiamento all’ultimo istante solo per fare in modo che nulla cambi. Il secondo è Renzi stesso: finora ha dimostrato di avere molto scatto televisivo ma poca profondità di analisi, una notevole capacità immaginifica ma scarsa attenzione ai dettagli. Soprattutto è ancora troppo solo, perché intorno a lui non si è finora visto crescere l’abbozzo di una classe dirigente in grado di governare il Paese.
    Ma il vero formidabile ostacolo che dovrà affrontare è la complessità quasi disperata del rebus italiano. Per risolverlo, a partire dal tassello centrale della legge elettorale, servirà una grande capacità di alleanze e di persuasione: la chiarezza della direzione di marcia non dovrà mai trasformarsi in arroganza. E bisognerà resistere alle sirene dell’opposizione, che lo spingono ad affrettare bottini elettorali destinati a risultare poi inutili per governare. Questa, soprattutto, è la svolta cui Renzi è chiamato. Fino a ieri la sua forza è consistita nell’essere all’opposizione di tutto: del passato, della nomenklatura, dell’establishment . Da stamattina è invece il capo del maggior partito di governo, chiamato a realizzare, e presto, le cose tanto predicate. Sarà capace il sindaco di Firenze, nei due giorni alla settimana che intende passare a Roma, di trasformarsi in un uomo di governo? Per come è messo il nostro Paese, bisogna augurarselo.”

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