Consumo di territorio nel PSC dell’Unione Terre di Castelli: una replica, di Francesco Lamandini

Andrea Paltrinieri, autore dell’articolo “Un PSC culturalmente vecchio. Vignola, Castelnuovo e Spilamberto prevedono ancora consumo di territorio agricolo!” (vedi), denuncia che, nel PSC dell’Unione, si continui a pensare ad una ulteriore urbanizzazione di terreni agricoli, dimostrando così di avere, il PSC, una impostazione vecchia sul futuro del nostro territorio. Vorrei provare a dare alcune risposte e rappresentare un quadro il più completo possibile.

La Rocca Rangoni a Spilamberto, da qualche anno proprietà comunale (foto dell'1 gennaio 2012)

La Rocca Rangoni a Spilamberto, dal 2005 proprietà comunale (foto dell’1 gennaio 2012)

[1] Anzitutto chiarisco un aspetto decisivo: la scelta strategica di questo PSC è la riqualificazione urbana e la riqualificazione diffusa (in ettari: Castelnuovo 11,4 + 5,6; Castelvetro 12,2 + 0,5; Savignano 30,5 + 23,5; Spilamberto 88,4 + 26,7; Vignola 37,3 + 102) per un totale di circa 338 ettari di quartieri esistenti da cambiare e migliorare nei prossimi vent’anni (questi dati potranno subire delle modifiche all’interno del percorso di approvazione del PSC).

Piazza Giovanni Falcone a Savignano con la fontana di Antonio Sgroi, a Savignano (foto del 6 marzo 2010)

Piazza Giovanni Falcone a Savignano con la fontana di Antonio Sgroi, a Savignano (foto del 6 marzo 2010)

[2] Secondo aspetto, si critica la mancanza di una impostazione sovracomunale e si dice che si assemblano solo politiche locali. In parte è vero, anzi sarebbe strano se non lo fosse: come si può pensare che di punto in bianco 5 comuni che hanno 5 PRG storicamente diversi  (con la parziale eccezione di Savignano e Vignola) mettano le loro scelte urbanistiche assieme e non si conservi traccia di cinquant’anni di piani regolatori realizzati in ottica comunale? Quindi occorre considerare normale in questa fase una non completa omogeneità da un parte e dall’altra invece valutare le scelte di area vasta come, per esempio, l’innovazione industriale con il polo delle carni a Modena sud, il polo delle scuole superiori e della sanità a Vignola, la ricerca con il tecnopolo e la mobilità stradale e ferroviaria, etc. E’ un percorso non semplice che non terminerà con questo PSC.

La Rocca di Vignola vista dalla sponda di Savignano del Panaro (foto dell'1 gennaio 2012)

La Rocca di Vignola vista dalla sponda di Savignano del Panaro (foto dell’1 gennaio 2012)

[3] Terzo aspetto, la legge regionale 20 del 2000 e sue modificazioni all’art. 2 prevede che si possa consumare nuovo territorio solo se non esistono alternative di recupero di aree già urbanizzate. Di conseguenza il piano provinciale (PTCP 2009) assegna, per la fascia pedemontana, una quota di eventuale territorio rurale urbanizzabile nella  misura massima del 3% della città esistente. Per i 5 comuni sommati significano 36 ettari. E non 68!
Quindi siamo ben consapevoli, come sindaci, di tutto questo e conseguentemente abbiamo individuato 338 ettari di aree esistenti su cui provare ad attivare azioni di trasformazione e riqualificazione per recuperare le nuove abitazioni e i nuovi servizi che serviranno. Anche se sappiamo che non sarà tutto semplice, per il periodo difficile e per le caratteristiche di alcune di queste aree.
La stessa legge regionale 20, poi, all’art. 30, comma 10, prevede che i comuni possano mettere in concorrenza (con i POC) le proposte di aree da riqualificare o le nuove aree (tutte le aree), nell’ottica di ridurre la cosiddetta rendita fondiaria urbana o rendita urbana, fonte di speculazioni e così tanto criticata nel passato e nel presente. Ma non puoi mettere in concorrenza aree se queste sono inferiori a quelle che potrebbero servire, mentre si ottiene la piena efficacia della concorrenza se hai individuato più aree di quelle che serviranno e alcune rischiano davvero di rimanere fuori da tutti i POC (principio elementare della domanda e dell’offerta).
Ecco svelato il mistero del perché alcuni comuni hanno messo nel documento preliminare una quantità superiore della propria capacità massima di aree rurale urbanizzabile (questi dati potranno subire delle modifiche all’interno del percorso di approvazione del PSC).

Il municipio di Savignano con la fontana dedicata alla "venere" (foto del 6 marzo 2010)

Il municipio di Savignano con la fontana dedicata alla “venere” (foto del 6 marzo 2010)

[4] Ma Paltrinieri ci pone una domanda legittima e precisa, ovvero non si poteva da subito decidere, come fa Savignano, di non prevedere neanche un metro quadro di territorio rurale da urbanizzare? Io credo di no, per un semplice motivo, piccole porzioni di terreno rurale potranno servire nei prossimi anni sia per favorire il processo di riqualificazione delle aree esistenti da riqualificare che per ottenere servizi per la città pubblica. Per Spilamberto faccio l’esempio di tre aree rurali urbanizzabili individuate, che sono confinanti con le aree di riqualificazione R15 (San pellegrino) e R16 (via Sardegna – via Coccola) e con un’area del PRG esistente da modificare (il Casinetto, adiacente al cimitero). Se serviranno, i consigli comunali di Spilamberto che verranno le potranno utilizzare; se non serviranno non le utilizzeranno.
Insomma, mi sembra più saggio, sempre nell’ottica tendenziale del consumo zero di suolo agricolo, poter prevedere nel PSC un’eventuale uso di piccole porzioni di aree rurali per favorire percorsi di riqualificazione di aree esistenti, di edilizia ad affitti calmierati (ERS) e di opere pubbliche, piuttosto che puntare in modo esclusivo sul consumo zero e quindi lasciare tutti gli assi in mano ai proprietari delle aree da riqualificare.
Ogni sindaco, nei prossimi anni, potrà valutare se riuscirà a realizzare le riqualificazioni delle aree esistenti a consumo zero di suolo o se invece dovrà usare una parte della previsione del PSC in modo virtuoso. Chiudere questa porta oggi mi sembra poco saggio.
Spero di aver dato delle risposte positive almeno ad una parte delle domande poste. Cordiali saluti.

Francesco Lamandini, sindaco di Spilamberto

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3 Responses to Consumo di territorio nel PSC dell’Unione Terre di Castelli: una replica, di Francesco Lamandini

  1. balestri79 ha detto:

    Riguardo a quanto scritto sul “polo della carne di Modena Sud”, probabilmente il sindaco Lamandini non si é accorto che nel territorio le aziende stanno chiudendo e cadendo come mosche. Decine sono i capannoni vuoti con affissi cartelli “AFFITTASI”. La domanda a queste affermazioni nasce spontanea: o chi redige il PSC ha la risposta alla crisi (e sarebbe bello fosse vero), oppure ci sono atre motivazioni che spingono a costruire altri metri quadri industriali. Motivi che si possono solo immaginare. Lavoro per una S.p.A della lavorazione carni. Stiamo ampliando il capannone per circa 2.500 mq, siamo gli unici nel territorio a prendere questa strada, gli altri CHIUDONO! E parlando con la dirigenza riguardo alla storia del polo delle carni, la risposta l’ho avuta con una grassa risata. Lo dicono gli industriali, caro sindaco. Quindi gli interessi sono soltanto politici.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Non trovo convincenti le repliche del sindaco di Spilamberto, Francesco Lamandini, per queste ragioni:
    (1) Sin dall’inizio le previsioni demografiche al 2028 non sono risultate convincenti. Ad un’analisi attenta di quanto sta succedendo in questi anni risultano “gonfiate”. Lo si vede in modo chiarissimo seguendo l’andamento demografico dei comuni interessati negli ultimi decenni. Il grafico relativo lo trovate qui:
    https://amarevignola.wordpress.com/2013/11/27/un-psc-culturalmente-vecchio-vignola-castelnuovo-e-spilamberto-prevedono-ancora-consumo-di-territorio-agricolo/
    Risulta evidente che l’andamento previsto (2013-2028) non risulta significativamente diverso da quello dei due decenni scorsi, quando la crescita demografica era originata non tanto da fattori endogeni, ma interamente da fattori esogeni (una parte di immigrazione per ragioni di lavoro; una parte di immigrazione alla ricerca di condizioni residenziali preferite o a minor costo rispetto alla città – ed a questa seconda componente con il nuovo PSC si dichiara di voler rinunciare). I documenti del piano tradiscono l’ansia di dimostrare che servono ancora case. Per questo esibiscono un “pregiudizio”, un bias, verso un eccesso di crescita demografica (nel Documento strategico si arriva persino a prefigurare non più solo un’immigrazione non qualificata – per occupare quei posti di lavoro che gli italiani non gradiscono – ma addirittura un’immigrazione “qualificata”, di laureati … proprio nel mentre si registra una fuga dei laureati dal territorio visto che questo non offre posti di lavoro adeguati!).
    https://amarevignola.wordpress.com/2013/05/01/psc-molto-cemento-poca-intelligenza/
    (2) Bisognerebbe inoltre considerare che Vignola, Castelnuovo e Spilamberto sono anche tra i comuni modenesi con la maggior densità abitativa (Vignola ha la densità abitativa più alta in provincia di Modena, con più di 1.000 abitanti per kmq). Vogliamo davvero insistere?
    (3) Sono gli amministratori per primi a non credere in quello che scrivono nel PSC. 338 ettari di quartieri da riqualificare (assieme alle previsioni di espansione previste negli strumenti vigenti di pianificazione, gli attuali PRG) sono infatti del tutto sufficienti per offrire opportunità residenziali in grado di rispondere al fabbisogno dei prossimi 15 anni. Eppure no. Si insiste anche nel prevedere ulteriore territorio agricolo “cementificato”. Il sindaco Lamandini (assieme al sindaco Bruzzi) ribadisce che si tratterebbe di una “rete di sicurezza”, che verrebbe sfruttata solo dopo aver constatato il fallimento degli interventi di riqualificazione. Certo che questo è anche il modo miglior per far fallire la prospettiva della riqualificazione! Qualche proprietario o qualche imprenditore edile avrà meno incentivi ad impegnarsi nella riqualificazione, sapendo che comunque si potrà comunque continuare a costruire su terreno agricolo!
    (4) Un commento anche sul tema dell’intercomunalità del PSC. Certo i PRG sono stati definiti, sino ad ora, in modo distinto. Anche se, in verità, la collaborazione tra comuni anche nel campo della pianificazione urbanistica e territoriale ha una sua storia non trascurabile. Vignola e Savignano (con Marano) hanno lavorato congiuntamente nella definizione dei vigenti PRG (poi adottati a fine anni ’90). I cinque comuni dell’Unione stanno lavorando su questo PSC dal 2006. Vi era dunque tutto il tempo per maturare scelte più forti in termini di intercomunalità. Così in effetti è stato fatto per le aree produttive. Nulla di tutto ciò, invece, per l’edilizia residenziale! Insomma, quando il sindaco Lamandini scrive: “sarebbe strano se non lo fosse: come si può pensare che di punto in bianco 5 comuni che hanno 5 PRG storicamente diversi (con la parziale eccezione di Savignano e Vignola) mettano le loro scelte urbanistiche assieme e non si conservi traccia di cinquant’anni di piani regolatori realizzati in ottica comunale?” nasconde il fatto che si poteva fare di più (come fatto per le zone produttive proprio in questo PSC). Che poi vuol dire che si poteva ragionare per allocare la crescita dell’edilizia residenziale dove questa risulta ambientalmente più sostenibile, ragionando sul territorio complessivo, non sui territori comunali!
    (5) Insomma, la scelta di consumare ancora territorio agricolo poteva forse essere giustificata nell’unico caso di un progetto di grande rilievo di scala sovracomunale. L’unico progetto che ha queste caratteristiche, sempre ammesso che abbia davvero chances di realizzabilità, è quello del nuovo “polo delle carni”. La concentrazione della filiera in un’unica area e la sua collocazione nei pressi del casello autostradale si tradurrebbe in un’evidente vantaggio logistico (ed anche ambientale: meno mezzi pesanti costretti ad attraversare il territorio). Ma questo è davvero l’unico progetto che può giustificare il sacrificio di terreno agricolo. Per tutto il resto non ce n’é assolutamente bisogno. Che i “campi da calcio” equivalenti delle nuove urbanizzazioni non siano 95, ma solo la metà non è motivo di consolazione. Di queste urbanizzazioni, per fare edilizia residenziale, non ve n’é bisogno!
    (6) Vignola, infine, ha un motivo di imbarazzo in più. In campagna elettorale, infatti, il sindaco Daria Denti si è impegnato davanti agli elettori promettendo “stop al consumo di territorio non compromesso”. Adesso vorrebbe far finta di niente.
    https://amarevignola.wordpress.com/2013/08/18/zero-consumo-di-territorio-era-solo-una-promessa-da-campagna-elettorale/
    Rimango stupito (sarò un ingenuo?) da tanta faccia tosta. E sono curioso di vedere quali scuse accamperà il PD nel momento in cui i documenti di piano dovranno essere approvati dal consiglio comunale. Non è questa la politica che si merita questa città e questo territorio.

  3. lanfrancoviola2011 ha detto:

    AFORISMA :” Una volta che il potere é al potere, cioè una volta che
    l’aspirazione al potere diventa realtà e realizzazione [ e magari abitudine ndr] diventano tutti di destra.”
    -Aldo Busi-

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