Fondazione di Vignola: luci ed ombre del piano programmatico 2014-2016

Il piano programmatico della Fondazione di Vignola, relativo al triennio 2014-2016, è stato presentato al pubblico martedì 8 ottobre presso la Rocca di Vignola. Le linee fondamentali erano già state presentate alla stampa qualche giorno prima ed erano dunque finite sui quotidiani locali (e non solo: vedi). La serata è stata impostata come un ibrido tra un convegno sulle fondazioni di origine bancaria ed una presentazione dei programmi della nuova presidenza, una formula non molto convincente. “Mi aspettavo 7 o 8 cittadini” – così ha esordito il presidente Valerio Massimo Manfredi. Ovviamente il pubblico era assai più numeroso, ma probabilmente non così numeroso come in analoghi eventi del passato. Comunque, nelle linee programmatiche presentate ci sono alcune cose condivisibili, altre ancora in via di definizione (su cui quindi non è possibile oggi esprimere una valutazione), altre decisamente poco convincenti. Luci ed ombre, dunque. Vediamo.

Valerio Massimo Manfredi, presidente della Fondazione di Vignola, e Giuseppe Pesci, vicepresidente, in occasione della conferenza stampa di presentazione del Piano Programmatico Pluriennale 2014-2016 (foto del 4 ottobre 2013)

Valerio Massimo Manfredi, presidente della Fondazione di Vignola, e Giuseppe Pesci, vicepresidente, in occasione della conferenza stampa di presentazione del Piano Programmatico Pluriennale 2014-2016 (foto del 4 ottobre 2013)

[1] Gli aspetti più convincenti del programma di lavoro dei prossimi anni sono due: l’aggiunta di un nuovo “settore rilevante” (quello dello “sviluppo locale”) e la modifica del progetto relativo a Villa Trenti (la sede della vecchia biblioteca comunale, di fianco alla nuova biblioteca Auris). L’ampliamento del numero di “settori rilevanti” (i settori d’intervento privilegiati che passano da 3 a 4) consente alla Fondazione di Vignola di aprire un nuovo fronte d’intervento: quello dello “sviluppo locale”. In un’Italia che già cresceva pochissimo prima della crisi economica il tema dello “sviluppo locale”, inteso come “mobilitazione dal basso dei territori e delle città” per produrre innovazione e beni collettivi (cfr. Carlo Trigilia, Sviluppo locale. Un progetto per l’Italia, Laterza, Bari, 2005: vedi; per inciso, Trigilia è oggi ministro per la coesione territoriale: vedi), è oggi, in piena crisi, ancora più importante. Si potrebbe intendere l’aggiunta di questo settore rilevante come una risposta strategica alla crisi in atto (ed in effetti era stata suggerita in quest’ottica: vedi). E sarebbe in effetti così se venissero soddisfatte due condizioni che però oggi non lo sono: una dotazione adeguata di risorse (lo stanziamento di 150.000 euro all’anno per tre anni è assolutamente inadeguato) e una chiara visione dei progetti prioritari a cui affidare l’innesco della quota aggiuntiva di sviluppo (al momento il titolo “sviluppo locale” è privo di contenuti chiari, a parte uno sbrigativo accenno alla “valorizzazione turistica del territorio” – un fronte però a cui i progettisti del PSC non danno molto credito: vedi; lo ricordo solo come esempio dell’esigenza di una più approfondita discussione su entrambi i tavoli).

Riflesso della Rocca di Vignola sul lunotto di un'automobile parcheggiata in piazza dei Contrari (foto del 17 febbraio 2013)

Riflesso della Rocca di Vignola sul lunotto di un’automobile parcheggiata in piazza dei Contrari (foto del 17 febbraio 2013)

[2] L’abbandono del progetto di fare di Villa Trenti la sede degli archivi storici del territorio è la seconda good news. La scelta è stata motivata in base a considerazioni circa la valorizzazione del patrimonio (dicendo in sostanza che non convinceva investire 1,3 milioni di euro in un edificio che ne vale 0,4-0,5). Ugualmente rilevanti sono in realtà considerazioni “strategiche”: Villa Trenti dovrebbe diventare uno dei molteplici “attrattori” (culturali) del territorio e la sua destinazione dovrebbe essere definita anche in base a questo obiettivo (vedi). Difficilmente poteva esserlo come archivio storico. Ma se l’abbandono del progetto sin qui perseguito apre nuove opportunità, l’idea proposta di farne “sale di lettura” sembra decisamente minimalista (pur riconoscendo che il grande successo della biblioteca Auris ha generato sin da subito un’insufficienza di spazi). Forse la questione merita un approfondimento.

Villa Trenti vista dall'alto (foto del 23 marzo 2013)

Villa Trenti vista dall’alto (foto del 23 marzo 2013)

[3] Se è vero che le due decisioni più forti sono tuttora caratterizzate da una certa indeterminatezza (e forse, in tal modo, risultano un po’ meno convincenti), bisogna rilevare però altre due decisioni condivisibili. La prima di queste riguarda il fatto che ora la Fondazione “può assumere impegni pluriennali, comunque contenuti nell’arco di un triennio” (p.10). Come è stato ricordato, il lasciar cadere il vincolo del finanziamento anno per anno dei progetti consente di impostare attività nel medio periodo, offrendo anche garanzia di un sostegno continuativo alle realtà associative titolari di queste attività, evidentemente svolte con continuità nel tempo anziché “una tantum” (come le attività di “doposcuola” realizzate da associazioni come il Momo di Vignola ed Il Faro di Savignano). Ugualmente condivisibile è l’intento dichiarato (vedremo più avanti quanto e come realizzato) di introdurre una maggiore selettività e di richiedere un più forte coordinamento delle richieste di finanziamento degli istituti scolastici del territorio (un settore che, tra l’altro, vede crescere le risorse a disposizione: da 230mila a 300mila euro l’anno).

Particolare degli affreschi della Sala delle colombe, Rocca di Vignola (foto del 23 settembre 2012)

Particolare degli affreschi della Sala delle colombe, Rocca di Vignola (foto del 23 settembre 2012)

[4] Ci sono però anche punti poco convincenti. Il primo riguarda la trasparenza. Partiamo dall’aspetto più banale. Comitato esecutivo e consiglio si sono autoridotti l’indennità. La spesa per gli organi statutari (presidente, comitato di gestione, consiglio, collegio sindacale) “è diminuita complessivamente di 50mila euro” (così Manfredi a Prima Pagina del 13 ottobre 2013, p.11: pdf). Tuttavia ad oggi questi compensi non risultano pubblicati nel sito web della Fondazione. Eppure Manfredi, sempre su Prima Pagina, aveva dichiarato: “Credo che sia giusto che i cittadini sappiano quanto guadagniamo”. Per essere conseguenti con quella dichiarazione occorre però pubblicare i dati (in verità anche in precedenza tali dati erano pubblici, ma bisognava recuperarli dai documenti di bilancio). Insomma, servirebbe trasparenza. Vedremo se ciò accadrà davvero o se erano solo belle parole. Ma laddove il tema della trasparenza è decisivo è nell’ambito delle decisioni circa l’allocazione delle risorse della fondazione (oltre che della performance e dei risultati conseguiti – in tal caso si configura come rendicontazione: vedi). Abbiamo saputo che la Fondazione, nell’intento di recuperare risorse da ridistribuire, sposterà in avanti nel tempo alcuni interventi di manutenzione straordinaria o di riqualificazione della Rocca già programmati. Ma non sappiamo quali. Non siamo in grado, come cittadini, di valutare a cosa si rinuncia. Servirebbe trasparenza. Ma non è tutto. Nei prossimi anni la Fondazione erogherà 1,5 milioni di euro. Una parte consistente di queste risorse (circa 985mila euro) verranno erogate per progetti “del territorio”, ovvero presentati da enti locali, istituti scolastici, realtà associative. Nulla sappiamo però dei risultati conseguiti tramite i finanziamenti della fondazione (in alcuni casi i progetti fanno flop, come ad esempio il progetto del Piedibus del comune di Vignola – vedi – che pure aveva avuto un finanziamento di 8.000 euro, sembra restituito). Invece sarebbe importante consentire alla comunità locale di conoscere l’impatto prodotto dai progetti finanziati. Probabilmente sarebbe anche uno stimolo ad innalzare ulteriormente la qualità dei progetti e/o dell’impiego delle risorse (l’episodio dell’acquisto delle LIM da parte degli istituti scolatici del territorio raccontato dal vicepresidente in occasione della presentazione del Piano – ogni istituto per conto suo, spesso una spesa diversa per prodotti analoghi – non sembra affatto edificante). Insomma, anche qui servirebbe trasparenza. Ed in tal modo si spingerebbero gli enti beneficiati a “riflettere” sul contributo offerto al benessere collettivo.

Luce del tramonto sulla Rocca di Vignola (foto del 31 marzo 2013)

Luce del tramonto sulla Rocca di Vignola (foto del 31 marzo 2013)

[5] Un secondo aspetto riguarda il coinvolgimento delle comunità locali nella definizione delle scelte strategiche della Fondazione. Alcune affermazioni del Piano Programmatico vanno nella giusta direzione, ma la prassi non è ancora al livello della teoria! E’ scritto che “l’attività di ascolto e di analisi dei bisogni del proprio territorio di riferimento sarà considerata prioritaria nel corso del mandato del Consiglio” (p.4). Bene, bisogna però chiarire come avviene questa attività di ascolto e analisi. Il lavoro fatto per la predisposizione dello stesso Piano Programmatico fa pensare che vi siano ancora ampi margini di innovazione. Il Piano, infatti, nasce proprio dall’assemblaggio del lavoro delle “commissioni consiliari” costituite, dagli incontri settimanali fatti da presidente (poco) e vicepresidente (tanto) e da “due tavole rotonde di incontro pubblico con le associazioni di categorie imprenditoriali del territorio e con quelle culturali”. Due osservazioni. Innanzitutto: e le altre? In secondo luogo: si parla di incontro “pubblico”, ma in realtà gli incontri non erano affatto pubblici! L’uso di questa espressione tradisce in realtà la presenza di un’idea che occorre sviluppare: quella del confronto e dibattito pubblico sulle linee strategiche, sulle decisioni più importanti. L’ascolto del territorio è un tratto che ha sempre caratterizzato la Fondazione di Vignola, anche sotto la precedente presidenza. Ma la forma era “privatistica”, non pubblica (non dico che la prima vada eliminata; rilevo la mancanza della seconda). L’uso del confronto e del dibattito pubblico per “dar forma” alla visione strategica della Fondazione infatti è un aspetto inusuale nelle Fondazioni di origine bancaria (lo è persino per gli enti locali di questo territorio!). Ma proprio le dimensioni medio piccole della Fondazione di Vignola dischiudono la possibilità di un ulteriore passo in avanti nel “coinvolgimento” della comunità locale. Non si tratta di organizzare una serata pubblica ogni quattro anni (neppure una ogni anno) per realizzare ciò. Serve piuttosto un “percorso di partecipazione”, servono più tappe intermedie di riflessione e dibattito (magari coinvolgendo anche qualche esperto, attingendo alle “risorse” dell’università). Nel documento programmatico vi sono indicazioni che sembrano indicare questo obiettivo, ma sinora la prassi non è stata conseguente.  Mi riferisco ad una delle otto “linee strategiche” secondo cui dovrà svilupparsi l’attività della Fondazione (pp.4-5). Al punto 4, con grande intelligenza, si scrive che la Fondazione dovrà “assumere il ruolo di organismo permanente in grado di rivitalizzare il dibattito circa la situazione economica del territorio, attraverso lo svolgimento di un’attività mirata al monitoraggio dei bisogni socialmente rilevanti e dei mutamenti sociali ed economici che hanno interessato o interesseranno la Comunità di riferimento”. Rivitalizzare il “dibattito”! Questa comunità ne ha un gran bisogno (gli enti locali pure! Pensiamo che l’allocazione delle risorse dei bilanci comunali è avvenuta in questi anni senza alcun dato e senza alcuna riflessione sull’impatto della crisi economica!). Ma se questo è decisamente opportuno, stupisce che sia stata lasciata cadere proprio l’occasione più importante, quella della predisposizione del Piano Programmatico Triennale 2014-2016. Che meritava di nascere, invece, al termine di un percorso pubblico di “dibattito rivitalizzato”!

Una foto dei relatori alla presentazione pubblica del Piano Programmatico Pluriennale 2014-2016 (foto dell'8 ottobre 2013)

Una foto dei relatori alla presentazione pubblica del Piano Programmatico Pluriennale 2014-2016 (foto dell’8 ottobre 2013)

[6] Un’ultima considerazione riguarda il ruolo dell’Università. Rappresentanti dell’Università di Modena e Reggio Emilia siedono nel consiglio della Fondazione nella misura di 3 su 15. E’ importante riflettere sul significato di ciò. Mi piace pensare che l’obiettivo fosse quello di garantire il coinvolgimento di élites qualificate nell’indirizzare il lavoro della Fondazione. Questa partecipazione tramite propri rappresentanti non dovrebbe significare un coinvolgimento dell’università nel destino di questo territorio? Ho invece l’impressione che sino ad ora la presenza dell’università nel consiglio della Fondazione abbia significato principalmente (certo, non esclusivamente) il drenaggio di risorse per il finanziamento di progetti di ricerca presentati dall’università stessa (vedi). Qui qualche ripensamento va messo in atto (ad esempio sull’efficacia di finanziamenti da 20-30mila euro – lo ha riconosciuto pure il rettore Aldo Tomasi). Oltre a ciò occorre rafforzare il “drenaggio” in senso opposto: quello di intelligenza, conoscenza, sapere dall’università al territorio. Insomma, un contributo a “rivitalizzare il dibattito” l’università  lo può dare certamente! (che è poi anche un contributo a sprovincializzarci un po’).

La Rocca di Vignola vista da Piazza dei Contrari (foto del 25 agosto 2010)

La Rocca di Vignola vista da Piazza dei Contrari (foto del 25 agosto 2010)

PS Le variazioni deliberate circa l’indennità di carica di presidente (-30%) e vicepresidente (+20%) testimoniano il mutamento intervenuto, in termini di impegno, tra i due organi principali. Certificano quanto avevamo già intuito: che si tratta di una presidenza di “rappresentanza” (vedi), fortemente puntellata dal lavoro del vicepresidente. Sono ancora più convinto che questa comunità meritava di meglio e che al suo interno vi erano, a tal fine, ottime risorse.

PPS Qui il Piano Programmatico Pluriennale 2014-2016 della Fondazione di Vignola (pdf).

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2 Responses to Fondazione di Vignola: luci ed ombre del piano programmatico 2014-2016

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Una precisazione. Occorre in realtà considerare che anche finanziamenti a progetti rientranti nei settori rilevanti “educazione, istruzione e formazione” e “ricerca scientifica e tecnologica” potrebbero essere intesi come promozione dello “sviluppo locale”. Certi progetti promossi dalle scuole o certi progetti di ricerca scientifica e tecnologica possono essere intesi anche come attività finalizzate allo “sviluppo locale”. Potrebbe dunque essere che la somma complessivamente finalizzata allo “sviluppo locale” risulti infine superiore a quanto formalmente stanziato per questo settore. Ciò, ovviamente, a condizione che esista un progetto organico di “sviluppo locale” che includa anche progetti di “istruzione e formazione” o di “ricerca”. La rilevanza di questi dovrà essere definita in rapporto al contributo che possono realisticamente dare allo “sviluppo locale”. Una seconda considerazione riguarda la definizione delle somme da assegnare ai settori rilevanti per ciascun anno del Piano Programmatico Pluriennale 2014-2016. La scelta fatta è quella di fissare tali somme una volta per tutte, ovvero ad inizio periodo, tenendole ferme per tutto il triennio. Sarebbe invece opportuno ipotizzare sin d’ora una progressiva rimodulazione. L’avvio di un nuovo settore di intervento (“sviluppo locale”) richiede infatti una definizione di modalità operative ed una identificazione di progetti da sostenere che difficilmente saranno già precisate ad inizio periodo, nei primi mesi del 2014. Sembra più saggio allora prevedere un incremento delle somme per questo settore d’intervento nel corso del tempo. Magari 150mila euro nel 2014 sono ampiamente sufficienti. Ma volendo davvero dare un contributo significativo allo sviluppo di nuove traiettorie di crescita economica si potrebbe incrementare la dotazione per lo “sviluppo locale” nel corso del tempo, es. passando da 150mila euro nel 2014, 300mila euro nel 2015, 450mila euro nel 2016. Ovviamente vengono corrispondentemente ridimensionati gli altri capitoli di spesa (a meno che non si riesca a far crescere l’ammontare complessivo delle risorse annue disponibili, oggi stimato pari a 1,5 milioni di euro).

  2. Stefano ha detto:

    Il figlio del presidente che presenta in Fondazione il suo libro?
    Grottesco

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