Una guerra di trincea per la difesa dell’ambiente. Ultime news dal fronte circa l’uso di grassi animali per produrre energia, di Roberto Monfredini

Tutto quello che rimane del nostro luculliano modo di produrre l’alimento carneo termina in una classificazione, i SOA (sta per Sottoprodotti di Origine Animale). Questi a loro volta sono classificati in tre categorie: 1, 2, 3. Con  i sottoprodotti di categoria 3 la destinazione primaria è il cibo in scatola per cani e gatti. Con i sottoprodotti di categoria 2 si fa il biogas. Mentre i sottoprodotti di categoria 1 sono vero e proprio rifiuto (vedi), spesso pericoloso che deve essere smaltito ad elevate temperature stabilite dal regolamento 142/2011.

Il Comitato No Impianto a biomasse Inalca festeggia. E' il 22 maggio 2012

Il Comitato No Impianto a biomasse Inalca festeggia. E’ il 22 maggio 2012

[1] Molti non sanno, pur cibandosi di carne, che la “bistecca” rappresenta solo il 50% della resa totale dell’animale vivo. L’altro 50% è scarto classificato nelle 3 categorie e prende  tre diverse strade. Da quando il mercato delle cosiddette fonti rinnovabili è stato incentivato con i famosi 280 euro per MWh, vi è stata la corsa in tutti i settori a cercare di inserire ogni cosa all’interno delle tabelle ministeriali, con il fine ultimo di ricavare profitto elevato con capitali altrimenti fermi in banca o con utili che l’azienda fa e reinveste ottenendo profitti certamente superiori al deposito bancario, senza costi di personale o manodopera. Serve solo il motore che funzioni costantemente e un buon contratto con il gestore del servizio elettrico, oltre alla materia prima: l’olio. A questo punto si entra nella specificità del regolamento relativo ai biocombustibili che possono essere vegetali o animali. Tra i primi ci sono i vari olii ottenuti da soia, arachide e girasole, colza (vedi), cocco – spesso di origine africana e con multinazionali che radono al suolo e affittano per decenni i terreni in Africa per portare nel “mondo sviluppato” l’olio con le navi al fine di utilizzarlo come combustibile. I secondi sono gli olii animali, ricavati dalla lavorazione dei SOA. Questi olii dovranno terminare dentro a motori endotermici, pistoni navali spesso a 750 giri e 500 gradi in camera di combustione e che funzionando 24 ore al giorno fanno girare degli alternatori che a loro volta produrranno energia elettrica che verrà contabilizzata e pagata al gestore dell’impianto (con un prelievo che viene fatto a tutte le famiglie sulla bolletta: vedi), chiamandolo “fonte rinnovabile”.

Roberto Monferdini interviene all'assemblea pubblica presso lo Spazio Famigli a Spilamberto (foto del 9 marzo 2012)

Roberto Monferdini interviene all’assemblea pubblica presso lo Spazio Famigli a Spilamberto (foto del 9 marzo 2012)

[2] Questa premessa era d’obbligo per chiarire cosa accadde dopo il 18 giugno 2012, giorno della parziale certificazione della bocciatura del progetto Inalca (vedi allegato provincia 2) per la realizzazione della centrale di cogenerazione a grassi animali (SOA di categoria 1) a Castelvetro di Modena (vedi tabella cronologia: doc). In sintesi si è aperta una fase di revisione della normativa per consentire l’impiego a fini energetici di grassi animali prima trattabili esclusivamente come rifiuti. Anche grazie al “lavoro” delle lobbies. L’Europa stessa in un suo magnifico Report a gennaio 2013 ha affermato che le pressioni delle lobbies anche presso la Commissione Europea  hanno  il fine ultimo di  cercare l’approvazione di  progetti di tutti i tipi, spesso a scapito della salute dei cittadini. Certificando, quindi, che un sistema di pressione esiste e quando è di tipo industriale (specie in momenti di crisi) è forte la tentazione e rischia di lasciare spazio ad ogni genere di prodotto.

Motore endotermico

Motore endotermico

[3] Quando il progetto Inalca fu bocciato dalla Provincia (in realtà questa parte del progetto fu ritirata il giorno prima – poco importa qui) che fece proprie alcune importanti osservazioni del Comitato No Impianto a biomasse Inalca (vedi), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) fornì al Ministero della salute una nota (la 25825, qui il pdf; e qui la risposta della Regione Emilia-Romagna alla richiesta di parere avanzata dalla Provincia di Modena: pdf)  che superava la famosa nota 20201 del 7 settembre 2009 (pdf), cavallo di battaglia nella controversia tra Azienda e Comitato.
Quindi in pochi giorni l’ISS ha equiparato il motore endotermico alla caldaia a 1.100 gradi  con i 0,2 sec come tempo di passaggio del materiale in camera di combustione (al momento non vi è traccia dello studio scientifico che dovrebbe dimostrare l’equiparazione tra i due “metodi di trattamento”), superando la vecchia nota 20201 che parlava di biodisel. Il Ministero della Salute ha comunicato a tutte le ASL di competenza la nuova nota dell’ISS, siamo sempre a giugno 2012, comunicando l’avvenuta equiparazione (anche se l’ISS nella parte finale specifica che il riferimento è alla sicurezza della BSE, il cosiddetto “morbo della mucca pazza”).
Dopo pochi giorni un onorevole del PDL presenta un emendamento per l’introduzione dei grassi di categoria 1 e 2 tra le fonti rinnovabili. L’emendamento viene recepito per il categoria 1 e non il 2 (tra i SOA di categoria 2 vie è la presenza di animali morti per epizoozie), quindi il D.L. n.83/2012 diventa legge n.134 del Governo Monti  il 7 Agosto 2012. All’art 35, comma 5 ter inserisce come fonti rinnovabili dopo le vinacce, alla settima voce, i grassi di categoria 1,  ma è costretto in tale legge a scrivere – non poteva fare altrimenti! – che l’impiego come fonte rinnovabile può avvenire qualora soddisfi l’art. 184 bis della legge 152/06 (legge di materia ambientale) in tutti i suoi 4 punti – cosa che non è mai stata possibile. Lo stesso Ministero dell’Ambiente a febbraio 2012 classifica come rifiuti tali materiali (lo stesso risulta da varie sentenze di Cassazione, tutte univoche). Ma  una associazione nazionale di categoria del settore agricolo il giorno dopo tuona: finalmente i grassi di categoria 1 sono fonti rinnovabili, senza accennare al vincolo della legge 152/06. Risulta pertanto inattuabile questo inserimento. Ma allora perché – ci si chiede – vi fu il pronunciamento e l’inserimento in tabella?
La Regione Emilia-Romagna – un po’ in ritardo! – finalmente a settembre 2012 (doc) prende una posizione e classifica come “rifiuti” i grassi di categoria 1, ma a novembre 2012 la commissione Europea Veterinaria 7015/2012 MK prepara una bozza per modificare il regolamento veterinario 142/2011 con il fine di permettere l’utilizzo dei grassi di categoria 1 come combustibili. Dopo il lavoro iniziale, di questa commissione non si sa, ad oggi, più nulla.

Simulazione della diffusione di ossidi d'azoto in caso di termovalorizzazione dei grassi bovini dalla centrale Inalca (assemblea pubblica organizzata dal Comitato No Impianto a Biomasse Inalca, foto del 9 marzo 2012)

Simulazione della diffusione di ossidi d’azoto in caso di termovalorizzazione dei grassi bovini dalla centrale Inalca (assemblea pubblica organizzata dal Comitato No Impianto a Biomasse Inalca, foto del 9 marzo 2012)

[4] In sostanza dal 18 giugno al 5 novembre 2012 (in solo 4 mesi!) si registra una serie di eventi che vanno a modificare un quadro legislativo che era fermo dal 2009 (alla nota 20201). Riassumendo, la legge afferma che se devo smaltire previo incenerimento dei rifiuti animali, per la sicurezza delle persone (vedi nota ISS) la temperatura di esercizio deve essere di 1.100 °C ed il materiale deve stazionare in camera di combustione per 0,2 secondi. Se invece la temperatura è più bassa e cioè 850 °C il materiale deve soggiornare 2 secondi. Sotto gli 850 °C o, peggio, a 400-500 °C si forma diossina soprattutto in presenza di cloro. Per questo motivo queste “basse temperature” non sono consigliate come temperature da smaltimento, visto che bisognerebbe inserire un’ulteriore fase del processo (un post combustore che va a metano), ma così si brucerebbe anche tutto il guadagno della produzione  elettrica incentivata. Quindi, in poche parole, i rifiuti animali (spesso anche pericolosi come i Materiali Specifici a Rischio – MSR) devono bruciare a temperature uguali o superiori a 1.100 °C. A questo punto sorge un dubbio: per quale motivo l’ISS ha equiparato il motore endotermico (visto che gli esperti affermano andare a temperature più basse alla caldaia a 1.100 °C)? E’ logico che non sono pistoni da auto: fanno 750 giri al minuto e raggiungono 500 °C, devono andare 24 ore al giorno per 365 giorni/anno,  non possono raggiungere temperature elevate altrimenti sarebbero sempre fermi, anche perché il combustibile “olio animale” non è certamente dei migliori e spesso occorre associare olio vegetale per ridurre la viscosità. L’equiparazione sembra non stare in piedi, come emerge da studi, tesi universitarie e pareri di ingegneri.

Assemblea pubblica promossa dal Comitato No Impianto a biomasse Inalca a Spilamberto (foto del 9 marzo 2012)

Assemblea pubblica promossa dal Comitato No Impianto a biomasse Inalca a Spilamberto (foto del 9 marzo 2012)

PS In questi giorni il Parlamento Europeo ha votato la nuova direttiva sulla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) che fissa gli standard ambientali di tutte le grandi opere e infrastrutture. L’eurodeputato Andrea Zanoni è stato il relatore per il Parlamento (vedi). Su 106 infrazioni accertate in materia ambientale certificate dall’Europa 29 sono dell’Italia – a testimonianza del fatto che non c’è ancora un’applicazione puntuale della legge europea nel nostro Paese. Il voto del parlamento europeo ha cancellato le possibilità di commistione tra pubblici uffici e imprenditori (ovvero interessi privati), lo spezzettamento delle AIA al fine di fare approvare successivamente il pezzo mancante (vedi), i conflitti di interesse. E la parola passerebbe ai cittadini in primis, senza dover chiedere varie volte e per favore al sindaco di  indire pubblica assemblea per informare i cittadini di un’AIA in corso con rifiuti sul territorio da lui amministrato. Ma se non cresce nei cittadini il desiderio di veder applicare la legge, ogni nuova norma verrà inascoltata e sarà un suono sordo e inutile  in una terra che fatica a collettivizzare i beni, facendo prevalere il vantaggio di parte su quello collettivo. Tanti auguri all’On. Zanoni per il lavoro che svolge a difesa di noi tutti.

Roberto Monfredini

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