Cosa non convince nella candidatura di Gianni Cuperlo a segretario del PD

La lettura del documento con cui Gianni Cuperlo ha avanzato la sua candidatura a segretario del PD (E’ tempo di crederci, 32 pagg., qui il pdf) mi ha suscitato sentimenti contrapposti. Ci sono diverse cose condivisibili, anche se più nell’analisi che nella proposta. Ma ci sono anche mancanze clamorose, timide prese d’atto, un eccesso di retorica, oltre all’indicazione di fini condivisibili, ma senza chiara indicazione dei mezzi per conseguirli! Inoltre è difficile cogliere una qualche innovazione significativa rispetto alla “narrazione” bersaniana che ha caratterizzato il PD negli ultimi anni! Anzi, il documento di Cuperlo potrebbe essere stato scritto qualche anno fa (od anche prima della nascita del PD!) tanto poco fa i conti con le ragioni della sconfitta di pbersani2013! Tanto poco fa i conti con i cambiamenti intervenuti nella società – nonostante ripeta in più occasioni che “non ha senso resuscitare la sinistra del passato” (p.22). Insomma, Cuperlo mi sembra l’espressione di un partito afflitto da tempo da un deficit di elaborazione politica o, come direbbe Fabrizio Barca, di “mobilitazione cognitiva” (vedi). Provo ad argomentare.

Gianni Cuperlo (foto il Manifesto)

Gianni Cuperlo (foto il Manifesto)

[1] C’è un messaggio chiaro al centro del documento di Cuperlo: “il lavoro prima di tutto” (nessuna novità rispetto al pensiero di Stefano Fassina: vedi). Essere di sinistra significa lottare per ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. E’ del tutto condivisibile la descrizione di come i trent’anni di globalizzazione neoliberista hanno cambiato il mondo ed anche le società dell’occidente – in sintesi: “nella battaglia secolare tra capitale e lavoro, negli ultimi trent’anni a piegarsi è stato il secondo” (a pag. 8 questo tema è sviluppato in modo convincente). L’analisi su questo è condivisibile. L’obiettivo della riduzione delle disuguaglianze (in alcuni casi davvero “oscene”: vedi) è assolutamente condivisibile (ma la visione di Cuperlo è parziale: il mercato del lavoro non è l’unica fonte di disuguaglianze nelle società moderne!). Ma manca l’indicazione della strada per conseguirlo! Il fatto è che sempre meno tali obiettivi sono alla portata degli stati nazionali, come Wolfgang Streeck illustra in modo inequivocabile nel suo libro Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico (vedi), visto che da tempo si trovano in grande affanno nel fronteggiare una finanza sempre più forte e transnazionale. Rispetto ad essa la politica risulta da qualche decennio priva di un adeguato potere d’intervento. Lo testimoniano le attese, andate deluse, riposte in Obama (negli USA) o in Hollande (in Europa). Ciò che serve è un rafforzamento della funzione di “governo” europeo e mondiale. Ma oggi nessuno sa come conseguirlo (e la vittoria della Merkel in Germania complica ulteriormente una tale prospettiva: vedi). Proposte di “coordinamento della contrattazione salariale a livello europeo” e la definizione di uno “standard retributivo fondato sul presupposto che tutti i paesi dell’Eurozona garantiscano una crescita minima dei redditi da lavoro e pensioni” (p.11) sono decisamente auspicabili – ma come ci arriviamo? Il punto vero è questo. L’obiettivo è chiaro, condivisibile e magari pure raggiungibile nel lungo periodo. Ma nel lungo periodo siamo tutti morti! – per usare l’espressione di Keynes (lettera a James E. Meade dell’aprile 1943). Il fatto è che i problemi sono concentrati nel Sud Europa, ma la capacità decisionale in Germania e nei paesi del Nord! Nel frattempo, dunque, bisognerà pur trovare un modo per risollevare comunque le sorti dell’Italia, senza contare su ulteriori “aiuti” da parte dell’UE (gli “eurobond” non sono all’orizzonte – in ogni caso è bene essere scettici sulla possibilità che tramite il loro impiego si riequilibrino le asimmetrie strutturali dell’economia in Europa, su questo Streeck sviluppa argomenti convincenti). Comunque, è in quest’ambito che si trova la proposta più innovativa del programma di Cuperlo: “sarà giusto prevedere che alcune funzioni di elaborazione e direzione del partito – a iniziare da una parte della futura segreteria – siano collocate stabilmente a Bruxelles e lavorino sulla più intensa integrazione della nostra agenda con quella europea e sulla costruzione del Partito Europeo dei Democratici e dei Socialisti” (p.26). La proposta è assolutamente condivisibile, semmai un po’ tardiva. Andava applicata vent’anni fa o almeno nel momento stesso della nascita dell’euro.

Donal Baechler, Pink tulip, 2010 (foto Artefiera, Bologna, 30 gennaio 2011)

Donal Baechler, Pink tulip, 2010 (foto Artefiera, Bologna, 30 gennaio 2011)

[2] E’ dalla sua nascita che il PD si propone di “cambiare l’Italia”. La narrazione di Walter Veltroni era più convincente, se non altro perché è stata la prima. Poi è venuta la segreteria di Pierluigi Bersani – ed il tasso di innovazione è diminuito, per salvaguardare gli interessi (sic) della “ditta”. Adesso Gianni Cuperlo ripropone per l’ennesima volta quel messaggio. Che però si è un po’ consumato (specie se a proferirlo è chi ha fatto parte del gruppo dirigente DS-PD negli ultimi quindici anni). “All’Italia non basta qualche riforma” (p.5). “È tempo di fare cose che potranno anche rompere, spaccare rendite e consorterie, corporazioni e congreghe, ma che avranno la forza di allargare il consenso intorno a una forza come questa, nata per rovesciare l’Italia come nessuno mai ha tentato di fare” (p.24). Si coglie subito, però, che l’ambizione è spropositata rispetto alle idee messe in campo. Il tutto rischia di ridursi ad un esercizio di retorica. Che oggi, dopo un po’ di insuccessi e di non-vittorie colti dal 2008 ad oggi, risulta pure parecchio disturbante. Comunque, la questione vera è questa: nel programma di Gianni Cuperlo ci sono davvero le idee per “per rovesciare l’Italia come nessuno mai ha tentato di fare”? Secondo me no. Non ci sono idee forti per rinnovare il welfare state all’italiana (che non solo ha bisogno di più risorse, ma anche di più equità!). Non ci sono idee forti per innovare la democrazia né a livello nazionale, né a livello locale – eppure viviamo in un’epoca di grande sfiducia verso la politica (Fabrizio Barca, ad esempio, ne è consapevole ed infatti propone un’interessante “sperimentalismo democratico”: vedi). Non ci sono idee forti per dare più potere ai “consumatori” (spesso in balia dei “mercati all’italiana”) e neppure agli utenti della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici! Per questo mi sembra vecchia la proposta di Cuperlo. Un po’ un tentativo di rimettere indietro le lancette dell’orologio. Eppure anche lui è consapevole del fatto che non si può semplicemente tornare indietro, alle ricette della sinistra anni ’70 (più stato), tant’è che scrive: “non ha senso resuscitare la sinistra del passato. Per la ragione che è cambiata in modo irreversibile la società che quella sinistra aveva interpretato” (p.22); ed anche: “chi pensa di avanzare indossando i panni di ieri non ha capito che il mondo è cambiato” (p.5). Ma è proprio sulla “nuova ricetta” che il programma di Cuperlo evidenzia fragilità e mancanze. Provo ad evidenziarlo in merito a due tra i diversi temi trattati nel programma di Cuperlo: welfare state e democrazia.

Wainer Vaccari, Nicole Minetti (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Wainer Vaccari, Nicole Minetti (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

[3] Nel dopoguerra la progressiva costruzione del welfare state ha avuto un potente effetto di redistribuzione, anche se da noi ha manifestato un certo squilibrio tra le diverse voci che lo compongono (una spesa previdenziale usata per fini assistenziali, un intervento striminzito per l’assistenza sociale, la pressoché completa mancanza di politiche per la famiglia). Abbiamo però imparato (ma evidentemente non tutti) che lo stato non è un mezzo neutro, ma finisce per sviluppare proprie finalità – lungo una gamma che va dall’autoreferenzialità, all’occupazione delle istituzioni e delle “società partecipate” (basta guardare, anche a Modena, chi siede nei cda di queste società), al clientelismo. In Italia, poi, c’è una vastissima fenomenologia di questi “malanni”, decisamente più accentuata che altrove. Non si tratta dunque solo di trovare più risorse per sanità, scuola, servizi pubblici, pubblica amministrazione, casa, sociale, ecc. (e già questo è una sorta di mission impossible), ma anche di spezzare questo rimpallarsi delle politiche dal “più stato, meno mercato” al “più mercato, meno stato” e viceversa. Paradossalmente la ricetta di Cuperlo assomiglia tanto a quella della Compagnia delle opere: il ricorso al terzo settore! C’è un illuminante passaggio nel suo programma: “Le nostre società vedono l’emergere di nuovi bisogni quasi ogni giorno. Il vecchio intervento pubblico non può farvi fronte da solo. Non è tanto questione di costi o risorse insufficienti, che pure pesano. È la presa d’atto dell’esistenza di una domanda di beni relazionali come l’amicizia o la fiducia, che per essere ‘consumati’ hanno bisogno di un’azione comune, di un legame sociale e come tali sono l’esito delle relazioni tra i cittadini stessi. È la strada di un nuovo welfare civile capace di salvare l’universalismo senza cedere all’assistenzialismo. Qui c’è uno spazio enorme per il Terzo settore e per le sue organizzazioni.” (pp.15-16) In alcuni ambiti questa ricetta può essere efficace e condivisibile (se e quanto convincente lo si vedrà quando verranno resi noti i “dettagli” della proposta), ma in molti altri serve altro! Di cui non c’è traccia nel programma di Cuperlo. Il tema vero, infatti, è come dare più efficacia e più efficienza alla pubblica amministrazione! Serve cioè una potente azione di riforma della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici: un nuovo modello di governance (ridisegno dei circuiti di indirizzo, controllo, rendicontazione), più trasparenza, l’introduzione di un ulteriore “attore” (il cittadino-utente a cui vanno riconosciuti diritti veri, es. in termini di partecipazione al controllo e miglioramento della qualità dei servizi) oggi lasciato colpevolmente ai margini anche nel pensiero del PD (vedi). Ma su tutto ciò Cuperlo non dice una parola.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1898-1902, Museo del Novecento, Milano (foto del 27 dicembre 2010)

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1898-1902, Museo del Novecento, Milano (foto del 27 dicembre 2010)

[4] Altro deficit di pensiero si riscontra sul versante della innovazione della democrazia. Anche per Cuperlo l’obiettivo perseguito dal PD deve essere quello “di guidare l’Italia fuori da una crisi radicale (…) della democrazia” (p.12).  I sintomi di malessere sono infatti molto forti. A livello nazionale le istituzioni politiche mancano di autorevolezza e potere decisionale. Inoltre si registrano tuttora partiti “forti” (pensiamo solo alla quantità di risorse che assorbono), ma privi di legittimità, vista l’incapacità di svolgere la loro principale funzione (cfr. Ignazi P., Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti, Laterza, Bari, 2012: vedi). A livello locale la legge sull’elezione diretta dei sindaci ha garantito potere decisionale, ma si riscontra comunque un deficit di autorevolezza ed una crescente disaffezione dei cittadini. Ma il programma di Cuperlo è privo di una ricetta o anche solo di una visione sul tema. Solo buoni propositi: “Se la democrazia sarà quel che ha promesso di essere: il governo dei cittadini per mezzo della loro volontà e della loro opinione. Eguaglianza di potere politico e di opportunità di influenza politica: questa promessa è oggi largamente disattesa. Ma deve tornare a essere la promessa per noi” (p.6). Anche qui nulla si dice sul “come”. Eppure se Cuperlo crede davvero alla diagnosi che fa – “una perdita di legittimità della rappresentanza” (p.5) – non è pensabile che non proponga, se non un programma concluso, almeno una visione dell’impegno di innovazione del PD che vorrebbe guidare! Si limita ad enunciazioni di principio: serve “una democrazia rigenerata anch’essa, nelle procedure e nei soggetti” (p.6). Bello sforzo. Ma come? E in che direzione? Rafforzamento del potere decisionale o della partecipazione – per stare alla dicotomia di Barca (vedi)? Anche su questo fronte la vaghezza del documento di Cuperlo è indicativa del deficit di elaborazione che caratterizza da tempo il PD. In che modo rafforzare o integrare la democrazia rappresentativa ritenuta in crisi? Rafforzando istituti di democrazia diretta, come il referendum, come propone Aldo Schiavone (vedi)? Adottando come metodo di governo lo “sperimentalismo democratico” come propone Barca (vedi)? Sperimentando, almeno a livello locale ed almeno per le decisioni più importanti per la città, nuove arene deliberative (vedi)? O con altro ancora? Al di là della denuncia dei guasti del berlusconismo  Cuperlo risulta privo di una precisa diagnosi del nostro malessere democratico e di un adeguato programma di innovazione per conseguire quella “eguaglianza di potere politico e di opportunità di influenza politica” che pure lui auspica. Insomma, per queste ragioni il programma di Cuperlo, le idee che lui incarna, non sembrano adeguate per fronteggiare la sfida di ridare slancio a questo paese.

L'Italia giusta. Era il 18 gennaio 2013 (foto scattata alla stazione FS di Bologna centrale)

L’Italia giusta. Era il 18 gennaio 2013 (foto scattata alla stazione FS di Bologna centrale)

PS E’ tempo di crederci è il titolo del documento programmatico che accompagna la candidatura a segretario del PD di Gianni Cuperlo. Il titolo è singolare. Come se fosse per via del fatto che “non ci si è creduto abbastanza” che il PD non è riuscito a vincere per davvero le elezioni politiche 2013! Ritengo invece che non di “crederci” abbia bisogno il PD, ma di recuperare una capacità di elaborazione politica (analisi della realtà economica e sociale e formulazione di nuove politiche in grado di aggredire i nodi critici del paese) che oggi non ha (vedi). Insomma, serve più “mobilitazione cognitiva”, non più fede. Comunque, qui c’é il sito web di Gianni Cuperlo (vedi). E per chi vuole una opinione diversa dalla mia, in ambito locale, trova una presa di posizione (sulla base di argomenti per me poco convincenti, lo dico chiaramente) a favore di Cuperlo in questo post di Omer Bonezzi, su Spillapost.it (vedi). Qui invece la presentazione delle candidature ufficiali per la carica di segretario del PD, avvenuta a Roma il 15 ottobre (vedi) e, invece, del 19 ottobre, la presentazione ufficiale della candidatura di Cuperlo (vedi).

 

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3 Responses to Cosa non convince nella candidatura di Gianni Cuperlo a segretario del PD

  1. lanfrancoviola2011 ha detto:

    Un proverbio ricorda che :”Il pesce puzza sempre dalla testa.” ,ma non saranno certo quelli che fanno parte della “casta2 a cambiare le cose, comunque la mettiate.
    Rassegnatevi.
    Volete un esempio non politico:
    http://www.nocensura.com/2013/10/scandalo-giudici-costituzionali-si.html
    Rifletteteci: se anche i supremi Giudici adottano questi trucchetti, siamo alla frutta..

  2. Rosamari Fino ha detto:

    Gentile Andrea, attendo che lei si esprima anche sulla mozione Renzi. Mi piacerebbe confrontarli entrambi,Grazie per quel che può fare, a presto Rosamaria Fino

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Lucida, anzi, lucidissima analisi della sconfitta di Cuperlo nel post di Gad Lerner:
    http://www.gadlerner.it/2013/12/09/la-sconfitta-di-cuperlo-e-lerrore-di-quelli-come-me-pochi
    Il passaggio più significativo:
    “Non lo si poteva indicare più chiaro di così: neanche il popolo di sinistra (ex comunista e ex dc) tradizionalmente inteso è disposto a lasciarsi ancora rappresentare dalla vecchia guardia dei D’Alema, Marini, Bersani, Fioroni. Cuperlo ha ritenuto, a torto o a ragione, di dovergli restare leale a costo di sopportare la nomea di grigio funzionario d’apparato, difensore dello status quo. E l’ha pagata cara.”

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