Processi di impoverimento in una società benestante. Primi dati dall’indagine ICESmo3

Con il titolo “Una società che diventa più povera”, Massimo Baldini, professore associato di Scienza delle finanze all’Università di Modena e Reggio Emilia (vedi), ha presentato questa mattina ad un convegno in Regione (pdf) i primi risultati dell’indagine ICESmo3 (Indagine sulle condizioni economiche e sociali delle famiglie nella provincia di Modena, terza edizione, 2012: vedi). Il titolo dice in sintesi quello che già tutti sappiamo: anche la benestante società modenese sta subendo significativi processi di impoverimento a seguito della crisi economica scoppiata nel 2008. L’indagine prova a misurare lo stato di questo processo di impoverimento al 2011. Poiché a Vignola e nel territorio dell’Unione non c’è stata in questi anni una sola iniziativa di analisi della situazione economica e sociale (completamente assenti sono risultate le istituzioni pubbliche!) questi primi dati sono anche per noi di assoluto interesse. La ripetizione dell’indagine nel tempo, inoltre, ci consente di confrontare la situazione nell’arco di un decennio, in tre diversi momenti: 2002, 2006 (vedi), 2011. Vediamo.

Reddito monetario per settore di attività del Capo Famiglia (solo famiglie con CF occupato) (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3, relazione presentata al convegno, 11 ottobre 2013)

Reddito monetario per settore di attività del Capo Famiglia (solo famiglie con CF occupato) (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3, relazione presentata al convegno “Una società impoverita. Riflessioni per riorientare le politiche”, Bologna, 11 ottobre 2013)

[1] Come per le precedenti edizioni, anche l’indagine ICESmo3, è un’indagine campionaria, svolta intervistando oltre 2.000 famiglie e rilevando, tramite un articolato questionario, la loro condizione economica e sociale. L’indagine è stata svolta nel periodo tra maggio ed ottobre 2012 (sono stati rilevati i redditi dell’anno 2011) (vedi). Dispiace che, diversamente dall’edizione 2006, l’Unione Terre di Castelli non abbia partecipato al finanziamento dell’indagine, venendo così a perdere un approfondimento mirato relativo alle famiglie del proprio territorio (vedi).

Reddito monetario per età del Capo Famiglia (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

Reddito monetario per età del Capo Famiglia (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

[2] L’indagine evidenzia innanzitutto una riduzione del reddito medio delle famiglie, sia complessivo sia monetario (quest’ultimo è al netto degli affitti imputati, visto che la proprietà della casa viene tradotta, per chi ce l’ha, in una quota di reddito famigliare), nel passaggio tra 2006 e 2011 (il reddito medio complessivo delle famiglie diminuisce dell’11,1%). Ma come nella storiella dei polli di Trilussa il valore medio sintetizza in realtà condizioni assai differenziate. Le variazioni più significative si evidenziano considerando il settore di attività del capofamiglia (in tutti i casi si registra una significativa riduzione, con l’eccezione degli addetti della pubblica amministrazione) e la classe d’eta del capofamiglia (qui si evidenziano forti riduzioni del reddito nel passaggio tra 2002 e 2011 per la classe d’età più giovane e per quella 51-60 anni; cresce invece solo per le classi over 60).

Tassi di diffusione della povertà relativa tra individui (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

Tassi di diffusione della povertà relativa tra individui (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

[3] Secondo il concetto di “povertà relativa”, la misurazione della povertà avviene considerando soglie di reddito inferiori del 40% o del 60% il reddito equivalente (ovvero rapportato al numero di componenti) mediano (pari a 21.877 euro nel 2011). Sono dunque considerate “povere” le famiglie con reddito equivalente inferiore a 13.126 euro (linea povertà al 60%: sono circa il 18% nel 2011) e “severamente povere” quelle con reddito equivalente inferiore a 8.751 euro (linea povertà al 40%: sono circa l’8% nel 2011). Anche in questo caso, tuttavia, l’aspetto più interessante sta nella serie storica che evidenzia una forte crescita della povertà relativa tra individui: tra 2002 e 2011 i “severamente poveri” (linea della povertà fissata al 40% del reddito equivalente mediano) aumentano di quasi tre volte, passando da 21mila a 59mila unità (qui si tratta di individui, non famiglie; si consideri che la popolazione provinciale è di poco più di 700mila unità) (per i dati nazionali prodotti dall’Istat e relativi al 2012: vedi).

Povertà al 60% per classi d’età (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

Povertà al 60% per classi d’età (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

L’analisi della curva della povertà in rapporto alle classi d’età evidenzia che la condizione più critica è quella dei minori o dei giovani (mentre le percentuali più basse di individui poveri si hanno nelle fasce d’età maggiori: i trattamenti pensionistici (oltre al patrimonio accumulato in una vita lavorativa svoltasi nella fase precrisi), evidentemente, pur configurando tutt’altro che una condizione di agiatezza, sono sufficienti per una condizione economicamente dignitosa. Invece nel passaggio tra 2002 e 2011 il numero di bambini “severamente poveri” è aumentato di 5 volte in provincia di Modena. Oltre a ciò i dati evidenziano che la nazionalità del capofamiglia è un potente predittore del rischio di povertà. All’interno del gruppo dei “poveri” o “severamente poveri” la maggior parte degli individui sono infatti stranieri.

Composizione dei decili di reddito equivalente nel 2011 per cittadinanza del Capo Famiglia (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

Composizione dei decili di reddito equivalente nel 2011 per cittadinanza del Capo Famiglia (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

[4] L’ultimo tema trattato riguarda la disuguaglianza – cresciuta anch’essa in questi ultimi dieci anni, anche in conseguenza della crisi economica (ma non solo). La distribuzione di frequenza del reddito disponibile equivalente tra gli individui evidenzia infatti un ingrossamento dei decili inferiori (quelli relativi a redditi più bassi). La stessa informazione è ottenuta dal confronto del principale indicatore della disuguaglianza (l’indice di Gini) nei tre anni dell’indagine: l’indice di Gini calcolato con riferimento al “reddito equivalente” passa da 0,255 del 2002 a 0,282 del 2006 a 0.296 del 2012 (la media italiana si colloca tra 0.3 e 0.35). Cresce dunque anche in provincia di Modena la disuguaglianza e la nostra realtà si avvicina di più a quella nazionale (assai più pronunciata di quella dell’Europa continentale e del Nord). L’analisi della composizione dei decili di reddito equivalente nel 2012 per cittadinanza del capofamiglia evidenzia la fortissima concentrazione degli stranieri nei due decili più bassi (è straniero quasi il 70% degli individui nel decile più basso e quasi il 35% del secondo decile più basso).

Reddito disponibile equivalente medio per decili di reddito disponibile equivalente, valori 2011 (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

Reddito disponibile equivalente medio per decili di reddito disponibile equivalente, valori 2011 (fonte: P.Silvestri e M.Baldini, Lo stato della società modenese. Prime evidenze dall’indagine ICESmo3)

[5] Questa fotografia dei cambiamenti intervenuti nel reddito delle famiglie modenesi nel 2002, 2006 e 2011 evidenziano processi di impoverimento in atto. La riduzione del reddito rispetto al 2002 e, soprattutto, al 2006 è un fenomeno quasi generalizzato (anche i tre decili più alti segnano una riduzione rispetto al 2006, ma una sostanziale parità rispetto al 2002). Ma spostandosi verso il basso cambia l’intensità.  E’ assai forte per i decili più bassi (-35% per il primo decile; – 19% per il secondo decile; -10% per il terzo decile). Questo per quanto riguarda il reddito. In effetti mancano ancora le elaborazioni dei dati relativi al patrimonio, ovvero alla ricchezza. Solo questi potranno evidenziare se ed in che misura i processi di contrazione del reddito intaccano anche la ricchezza, ovvero il patrimonio. Ovvero quanta parte del patrimonio accumulato nei decenni precedenti venga oggi impiegato per attenuare od assorbire la contrazione del reddito, al fine di mantenere un livello di consumi acquisito, un tenore di vita a cui non si vuole rinunciare. Una terza dimensione ancora riguarda la contrazione delle opportunità di lavoro per le giovani generazioni, ovvero di conquistare un’autonomia economica. Il ritardo dell’ingresso nel mercato del lavoro, così come la crescita della precarietà si traduce in minor reddito attuale e per il futuro (vedi).

[6] Disuguaglianza in forte aumento nell’ultimo decennio – nel primo intervallo per la crescita dei redditi alti, nel secondo per la forte diminuzione di quelli bassi. Povertà crescente e che colpisce soprattutto gli stranieri (circa il 15% della popolazione). Impatto della crisi molto forte sui giovani, contenuto sugli anziani. Questi, in conclusione, i tratti caratteristici emersi dall’indagine. “Due società nettamente separate” – conclude Baldini. Una sorta di frattura tra una parte della società pesantemente colpita ed una parte, ad oggi ancora maggioritaria, toccata poco o quasi per niente almeno nel reddito (preoccupata però della contrazione delle opportunità, es. per i figli, e del rischio di essere toccata non più marginalmente in futuro da processi di impoverimento). Questa è la fotografia che ci consegna l’indagine ICESmo3 dopo le prime elaborazioni.

PS del 24 novembre 2013: qui un’intervista del prof. Massimo Baldini, apparsa su Il Resto del Carlino – Modena del 22 novembre 2013, a commento dei dati sulle dichiarazioni dei redditi 2011 in provincia di Modena (pdf).

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4 Responses to Processi di impoverimento in una società benestante. Primi dati dall’indagine ICESmo3

  1. Dimer Marchi ha detto:

    Intanto grazie perché, come tu scrivi, negli ultimi anni è assai scarsa una discussione di merito sulla nostra situazione economica, sui punti e sulle ragioni di una crisi che presenta un conto salatissimo, sullo stato dei servizi sociali.
    Ancora qualche anno fa, parlo del 2009, quando in Commissione scuola a Savignano accennavo alla necessitò di correre ai ripari e di pensare a come ridisegnare l’intervento pubblico, c’era chi faceva spallucce e lamentava una nostra scarsa sensibilità/capacità, Purtroppo come nella favola di Esopo “Il lupo e la volpe” chi di spada ferisce…
    Ora paghiamo l’assenza del tempo prolungato alle medie e le ristrettezze per qualsiasi intervento di tipo compensativo o di sostegno all’offerta formativa, mentre aumentano le famiglie che non utilizzano la mensa o altre opportunità per potere risparmiare comunque.
    D’altra parte, come documenta bene questo blog, anche l’ultima presentazione del PSC sembra ancorata ad una dimensione precrisi, tutta quantitativa e assai poco innovativa.
    Dimer Marchi.

  2. Luciano Credi ha detto:

    Balle,

    si è vero processo d’impoverimento… ma la meritocrazia dovrebbe fare giustizia in epoca di crisi; Vignola a volte ha mostrato odio razziale anche solo per aver origini a 35 km di distanza pur essendo nato qui… figli di contadini a Vignola provenienti dalla montagna svendendo le loro origini hanno trovato l’eldorado qui, primi elettori PCI, poi Lega Poi forse grillo (va be in Francia quando fu eletto nel 1980 Mitterand il segretario del partito comunista disse che il problema della Francia erano gli immigrati che accettavano di lavorare a più basso costo, poi nel 90 quel partito non esisteva più c’era Le Pen ma ancora Mitterand)… io invece sono figlio di proprietari terrieri già prima dell’avvento del fascismo e naturalmente in una zona della provincia di Modena che agli inizi 900 era più ricca di Vignola… Con casa anche di proprietà 100 anni fa in centro Pavullo… Poi per caso, per amicizie i miei si sono ritrovati qui…

    Veramente io ho visto spesso il vignolese cantare la sua parabola fuori Vignola è spesso è stato pietoso… ma ci sono anche signor vignolesi… che quando c’è la crisi la vivono dignitosamente e non danno escandescenze razziali (non centrano i partiti in questo caso) come abbiamo visto in passato, quando poi di nascosto strumentalizzano gli immigrati.

    Tutti questi mancati comportamenti culturali in una parte minoritaria ma chiassosa di Vignola daranno molte chance di vittoria alla Denti per il 2014, io nella piccola attività politica candidato con liste di sinistra prima rappresentante d’istituto poi ultimamente quasi per caso al consiglio comunale, ho sempre diviso quel pò che avevo sfornato mediaticamente parlando dando visibilità a tutti e rimanendo in ombra per dare opportunità ai miei coetanei, ma forse per questo molti se ne sono approfittato nei miei confronti, spesso dotati non dico più di me ma bravi a piangere ( i montanari dicono i pianzan) e per questo giustamente i signori della sinistra al momento giustamente non hanno nessuna intenzione di ricandidarmi, vogliono mettere forse giustamente qualcuno che sappia essere duro con le opposizioni, insomma a tirar troppo la corda almeno con gente come me fin troppo mansueta si strappa, se ci saranno i mastini della sinistra nel 2014 è colpa anche di certe opposizioni e di vecchie cattive abitudini fatte di delegittimazioni per mangiare un pò di polenta, con meno grazia di Bertoldo.

    la civiltà di una società invece la si dovrebbe vedere proprio nei periodi di crisi.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nella giornata di oggi, venerdì 29 novembre, i risultati dell’indagine ICESmo3 sono stati presentati pubblicamente a Modena. Qui i materiali presentati dal gruppo dei ricercatori:
    http://www.capp.unimo.it/strumenti/ICESMO3.html
    E qui una breve presentazione giornalistica:
    http://www.modenatoday.it/economia/dati-inchiesta-redditi-poverta-modena-icesmo3-2013.html

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ancora Massimo Baldini richiama l’attenzione sui processi di “impoverimento” (o non-arricchimento) dei giovani, se confrontati con i coetanei di dieci anni prima. Insomma, si riducono le opportunità, si contraggono i redditi. “I giovani sono penalizzati dalla crisi. E anche quando hanno un lavoro, guadagnano meno dei giovani di dieci anni fa, mentre per gli anziani è vero il contrario. Se però si seguono nel tempo gli stessi gruppi di famiglie, si vede che la riduzione del reddito è stata un fenomeno più generalizzato.”
    Qui il testo completo da LaVoce.info:
    http://www.lavoce.info/giovani-lavoro-crisi-reddito/

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