Osteria delle Parole: giovedì 5 settembre a Vignola, di Alessia Pesci

Per intervenire non è necessario essere esperti, basta venire come si è con la propria esperienza di vita. Non è necessario parlare si può anche solo ascoltare. Non è necessario essere cittadini impegnati basta essere uomini e donne aperti e interessati ad un  confronto che non metta subito in campo il pregiudizio, ma che si lascia interrogare; che non vuole avere subito ragione, ma che accoglie con gratitudine chi è capace di insinuare dubbi e domande. Di cosa stiamo parlando? Di “Osteria delle parole”. Una originale formula che unisce convivialità e riflessione sul “vivere bene”. Giovedì 5 settembre ore 18.30 sarà all’Osteria della Luna in centro a Vignola (pdf).

Marc Quinn, The Zone (Where Time Meets Space), 2012, olio su tela (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia - foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, The Zone (Where Time Meets Space), olio su tela, 2012 (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia – foto del 6 agosto 2013)

È innegabile che si sia compiuto un grande passo avanti non solo nella cultura dei popoli latini, ma per tutto il mondo. Prima la Bolivia nel 2007, poi l’Ecuador nel 2008. Due paesi che hanno fatto del “buen vivir”, cioè il vivere in armonia con la natura e il prossimo, uno dei principali assi tematici costituzionali. Perché partire dal concetto di “buon vivere”? Perché rappresenta, a mio avviso, un’alternativa e pone l’esigenza di stipulare un nuovo contratto sociale che recuperi la dimensione etica e spirituale dei rapporti fra tutte le creature del pianeta. Se proviamo ad assumere il concetto del buen vivir è allora necessario re-imparare a osservare il contesto, a interrogarsi sui problemi, porre domande e formulare ipotesi a partire da un nuovo sguardo ecologico (cioè ripulito) e curioso. Tre sono le questioni che pongo.

Marc Quinn, Life Breathes the Breath (The Road), scultura in bronzo, 2012 (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia - foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Life Breathes the Breath (The Road), scultura in bronzo, 2012 (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia – foto del 6 agosto 2013)

Prima questione: Per avere un dialogo, che comporta la creazione di un terreno di confronto, occorre consapevolezza sui propri punti di riferimento. Oggi i punti di riferimento sono cambiati è difficile riconoscerli e si è investiti dalla cosiddetta crisi dei valori.  La crisi dei valori è solo un fenomeno negativo oppure può rappresentare un punto di passaggio? I valori non sono immutabili e assoluti. Quali contesti allora sperimentare per riattivare il dialogo tra uomini e donne, adulti e giovani, cittadini e istituzioni?
Seconda questione: il dialogo comporta un reciproco apprendimento, sapersi interrogare, lasciarsi interrogare e c’è bisogno di un dialogo centrato sui propri punti di vista, per accrescere una consapevolezza vera dei meccanismi attorno a sé, mai come ora in controtendenza con il mito dell’emotività, che nata come conquista degli anni passati, sta diventando un meccanismo di controllo del consenso pubblico.
Terza questione: il dialogo richiede tempo e spazio. Tempo: il tempo dei bambini, dei giovani, degli adulti, il perdere tempo, ma anche tempo per approfondire per conoscere ciò che l’altro mi porta, tempo per costruire un linguaggio comune che permetta di rispondere alla severità dell’oggi, per ricercare parole che traducano esperienze vitali, serve tempo per riconoscersi.  Spazio: luoghi riservati al dialogo, spazi urbanistici, spazi liberi, spazi di autonomia e spazi di cittadinanza,  spazi pubblici in cui accrescere il concetto di cittadinanza e in cui l’amministrazione di riacquisire fiducia e consenso, spazi di autonomia.

Un bimbo in pose davanti ad un'opera in bronzo di Marc Quinn (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia - foto del 6 agosto 2013)

Un bimbo in posa davanti ad un’opera in bronzo di Marc Quinn (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia – foto del 6 agosto 2013)

Credo che un po’ tutte queste questioni abbiamo portato, un gruppo di associazioni (LAG, Il Faro, Avis, ACE ed altre) accompagnate dal Centro servizi del volontariato di Modena, a vedere in “Osteria delle Parole – traiettorie volontarie di cibo e pensiero”  uno spazio e un tempo in cui convivialità e dialogo trovano una bella espressione. Giovedì 5 settembre 2013 riprendono quindi le proposte di “Osteria delle Parole – traiettorie volontarie di cibo e pensiero”, evoluzione del progetto Osteria 2.0, l’iniziativa approdata a Vignola nel settembre 2011 in occasione dell’anno europeo del volontariato. L’idea alla base del progetto è quella avuta da un gruppo di associazioni di volontariato del territorio intenzionate a parlare e a far parlare le persone su temi di interesse comune e sulle attività di volontariato. Il clima dell’osteria permette alle persone di  fermarsi, sedersi ad un tavolo in compagnia di altre persone per  rifocillarsi di cibo, pensieri e parole condite dai temi cari alle associazioni promotrici.

  • Il primo appuntamento sarà giovedì 5 settembre 2013 a partire dalle 18.30 all’Osteria della Luna – piazza Boncompagni 3 a Vignola. Qui si potrà assaporare, tra una chiacchierata e l’altra, l’ottima pizza fornita  dalla pizzeria Si la Pizza di Savignano s/P.
  • Il secondo appuntamento sarà ad Ottobre – domenica 20 – a partire dalle 18.30 presso il pub La terra di Mezzo a Magazzeno di Savignano s/P, iniziativa inserita all’interno della settimana della salute mentale.

Alessia Pesci

Qui il pieghevole dell’iniziativa (pdf). Per info e prenotazioni e-mail vignola@volontariamo.it, cell. 345-3148491.

Riproduzione di un'opera di Marc Quinn (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia - foto del 6 agosto 2013)

Riproduzione di un’opera di Marc Quinn (Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia – foto del 6 agosto 2013)

Dalla Costituzione della Bolivia
Articolo 8
I. Lo Stato assume e promuove come principi etici e morali della società plurale: ama qhilla, ama llulla, ama suwa (non essere pigro, non essere bugiardo, non essere ladro), suma qamaña (vivere bene), ñandereko (vita armoniosa), teko kavi (buona vita), ivi maraei (terra senza male) e qhapaj ñan (cammino o vita nobile).
II. lo Stato si regge sui valori di unità, uguaglianza, inclusione, dignità, libertà, solidarietà, reciprocità,  rispetto, complementarietà, armonia, trasparenza, equilibrio, uguaglianza di opportunità, equità, sociale e di genere nella partecipazione; benessere comune, responsabilità, giustizia sociale, distribuzione e redistribuzione dei prodotti e dei beni sociali per vivere bene.

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