Ciliegia di Vignola IGP. Ecco cosa non va/2, di Arcadio Boschi

Mi spiace contraddire l’assessore provinciale all’agricoltura Luca Gozzoli (qui una sintesi delle sue dichiarazioni: vedi),  ma il maltempo con il flop clamoroso dell’IGP della ciliegia di Vignola non c’entra nulla (evidentemente non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire). Io produttore dilettante di ciliegie ho fatto l’IGP (il 90% delle mie ciliegie rientra nella lista di quelle autorizzate). Il problema è che non le voleva nessuno. Ho dovuto restituire tutto l’imballaggio IGP che avevo preso.

"Tentatrici" - la nuova confezione predisposta dal Consorzio per le ciliegie non-IGP (foto del 9 giugno 2013)

“Tentatrici” – la nuova confezione predisposta dal Consorzio per le ciliegie non-IGP (foto del 9 giugno 2013)

Se ho fatto l’IGP (controvoglia) era solo per capire meglio dal di dentro cosa voleva dire, perchè molte cose non le conoscevo. Per farla breve, ecco cosa e’ successo. Immaginatevi una massaia che va a fare la spesa e si trova davanti due cestini di ciliegie, uno contrassegnato come IGP e l’altro no (anonimo). Cosa distingue i due cestini oltre a un po’ di inchiostro? Quello anonimo contiene le nuove varieta’ di ciliegie (non rientranti nella lista IGP) molto più belle e grosse di quelle tradizionali di Vignola e inoltre, fattore non indifferente, costa meno. Quindi perchè pagare di più per avere un prodotto più brutto? Ciò ha determinato la morte della ciliegia IGP di Vignola. Il produttore ha incassato di più con la ciliegia anonima che con l’IGP, in quanto ci sono meno costi.
Prima avevamo il nome Vignola adesso l’abbiamo svenduto e per riaverlo dobbiamo pagare un ente certificatore. Questo è il costo in più nel cestino di ciliegie. Come al solito spendiamo soldi per far girare della carta, spendiamo in servizi non nella sostanza. E di questi tempi la gente bada alla sostanza.
Le balle certificate e strombazzate sui giornali si ritorcono contro a tutti quei politicanti che credono di far calare dall’alto al popolo plebeo i loro doni. Il punto come al solito – lo torno a dire – é il metodo con cui si fanno le cose. Chiedere trasparenza é una pia utopia. Il punto non sono le persone. Il punto è che non ci sono delle regole precise entro cui queste si muovono.
La prima regola é: “rendere conto del proprio operato”. Tutti hanno agito senza il consenso dei produttori. Hanno agito per conto dei produttori senza averne il titolo. Per capirci meglio: pretendo un documento scritto inviato a tutti i produttori dove io Tizio accetto che venga fatta l’IGP. Se la maggioranza dice “sì” allora si va avanti. Se il Ministero dell’Agricoltura avanza delle pretese assurde Tizio lo deve sapere (vedi).
La seconda regola è: “rispetto”. Rispetto per una categoria (coltivatori diretti) che dà da mangiare agli altri senza ormai avere più un reddito e cosa più importante mantenendo l’ambiente (anche se ormai l’aspirazione massima per chi ha un po’ di terra é che questa diventi edificabile). Rispetto soprattutto da tutti quei professoroni e laureati a stipendio fisso che sentenziano sui giornali.
Rispetto verso chi lo stipendio c’e l’ha variabile per le bizzarrie del tempo e per la stupidità di qualcuno. Mi fermo qua anche se le cose da dire sono tante.
Mi preme però aggiungere: Attenzione! Esiste ancora il marchio Vignola per la Susina tipica, se a qualcuno viene in mente di fare l’IGP anche per questa…. beh stavolta non la passa liscia.

Arcadio Boschi

PS Un primo post di Arcadio Boschi sulla Ciliegia di Vignola IGP ha meritoriamente scoperchiato la “pentola” dell’IGP, dando il via ad un’operazione trasparenza (vedi). Senza questo intervento sapremmo assai poco sulla gestione dell’ottenimento dell’IGP e sugli effetti del disciplinare. Ora tutti gli attori coinvolti sono un po’ più impegnati nel rendere conto e in termini di trasparenza.

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9 Responses to Ciliegia di Vignola IGP. Ecco cosa non va/2, di Arcadio Boschi

  1. luca gozzoli ha detto:

    disponibile a un confronto con il Sig. Arcadio Boschi, quando e dove vuole.
    lg

  2. Stefano Lugli ha detto:

    Una proposta da “esterno” che ha la passione della ciliegia: un confronto pubblico trasparente con tutti gli attori coinvolti, in primis i produttori. Questo per trovare soluzioni condivise da tutti e scelte decise da tutti, a maggioranza, non dai soliti furbetti del quartierino. Stefano Lugli

  3. gigi ha detto:

    sarò breve l’i.g.p. serve alle industrie per poter disporre di un “certificato” poco costoso utile a un marketing per il posizionamento del prodotto in un paese estero. ricordo a tutti la differenza tra l’aceto balsamico di modena igp e il tradizionale dop. ora produrre ciliegie igp (a basso valore emotivo) per il mercato locale è un pò come mettere il metano alla ferrari. inoltre faccio notare che anche il produttore che ha scritto, è predisposto a un prodotto non territoriale, e lo rivela quando parla dei due cestini. altrove sanno far fruttare molto bene la territorialità. probabilmente quello che l’autore dell’articolo non capisce che non siamo più “territorio” cioè comunità che ha memoria di sè ed è capace di trasformarla in mkt. tutti gli stakholder portano il peso di questa sconfitta. università, agricoltori, associazioni imprenditoriali, associazioni del cibo, politici (65 anni di governo) diciamo così: “se la sono tirata con l’eno(molto)gastronomia(poco)”. adesso, meglio lasciar perdere la nostra storia che non produce denaro e piantare piante che fanno robe belle. tanto chi se le ricorda le cose “tipiche”!

  4. Mirco ha detto:

    IGP è stato un grossissimo sbaglio noi eravamo contentissimi di questa scelta di poter avere un marchio sul nostro prodotto di qualità … ma come sempre chi fa le leggi non è chi lavora … chi disegna le confezioni non le ha mai provate … ci siamo ritrovati fregati !!!! e la spesa per aderire è stata elevata ! ci siamo ritrovati a non poter portare in giro per le fiere il nome Vignola quel nome quei colori che ci distinguevano tra la folla se non con le confezioni con l’igp e questo è già un colpo basso soprattutto perché noi onesti le regole le rispettiamo invece negozianti che sventolano il nome e i colori di vignola con cataste di duroni vecchi , inguardabili rossi a loro nessuno si azzarda a far multe o vigliare … ma parliamo delle confezioni quel maledetto plexiglass sopra le padelle !!!! ma chi è l’inventore !!! 1 un frutto cosi’ delicato chiuso da una lastra di plexiglass come si comporta ??? ecco chiedetelo con i contadini che hanno cestinato intere partite causa condensa dopo l’uscita dalle celle … 2 tutti i compratori delle piazze hanno un vizio … quello di sollevare la cestina e guardarla sopra sotto e tutt’attorno …. dopo le prime partite IGP arrivate in piazza i mediatori hanno urlato a gran voce a tutti i contadini NON FATE L’IGP non si piazza nulla cosi’ !!! Quest’anno sono sceso nelle piazze e ho fatto il mio lavoro come sempre con il cuore ho spiegato e fatto conoscere a tantissime persone i nostri prodotti le varie differenze tra le varie qualità il giusto metodo di conservazione e come distinguere un prodotto fresco da uno raccolto giorni prima l’importanza della filiera corta dei prodotti a km0 il tutto contornato con kg e kg di assaggi gratuiti ma con un grande vuoto il NOSTRO marchio Vignola NON doveva sparire cosi’

  5. Mirco ha detto:

    Gigi io invece ho puntato sulla nostra storia sulla qualità dei prodotti certo si fa un’altro tipo di mercato ed è un mercato di nicchia che non ti permette sbagli ( il prodotto nelle confezioni deve essere sempre bello raccolto alla gusta maturazione e soprattutto FRESCO ) la gente non è stupida è solo ignorante ma nel senso buono non sa non conosce e ci vuole solo molta pazienza io a tutti i clienti dico sempre prima di comprare assaggiate ! un durone nero I un ferrovia se assaggiato schiaccerà un qualsiasi durone bomba ! Quest’anno abbiamo iniziato l’incontro con i GAS una realtà bellissima una realtà sana abbiamo fatto degustazioni e riunioni con loro , queste sono le persone che ci aiuteranno con il passaparola a far conoscere la nostra tradizione e il consumo a km0 un cliente soddisfatto vale molto di + di un marchio igp …

    • gigi ha detto:

      e questa è la risposta giusta. almeno secondo me. quando il produttore si rivolge al suo territorio e come contadino attiva il concetto di km 0 e se può la multifuzionalità della propria azienda, non può che “raccogliere” successi. la campagna e i km 0 sono un ottimo veicolo di mkt molto più forte degli igp disegnati dall’hera. c’è una esperienza bella che si chiama http://www.lacampagnadicasatua.it è un esempio di novità positiva.

  6. Boschi Arcadio ha detto:

    La frittata ormai e’ stata fatta.
    Credo che ormai si sia creata una nicchia, una “elite” in cui rimarra’ confinata la ciliegia con il marchio di Vignola.
    Si parla quest’anno di meno del 10% di IGP.
    E credetemi il maltempo non c’entra nulla, anzi per fortuna che c’e’ stata un produzione scarsa, in questo modo i prezzi sono stati accettabili e IGP o non IGP qualcosa si e’ portato a casa.
    E’ evidente che l’IGP fatta cosi’ non ha futuro.
    Come uscirne?.
    Sicuramente se tutte le varieta’ vengono incluse e’ un beneficio anche perche’ la ricerca che fa l’Universita’ e’ importante e nuove varieta’ non possono partire con l’handicap.
    (C’e’ da chiedersi da che parte sta il ministero dell’Agricoltura).
    Inoltre bisognerebbe pensare come ridurre i costi, dall’imballaggio alla lavorazione, curare un po’ meglio il prodotto finale.
    Ad es. l’IGP di quest’anno era nei cartoni dell’anno scorso con il marchio Vignola e il tutto chiuso sopra da una orribile copertina di plastica trasparente.
    Si dice che l’IGP permette di avere finanziamenti dalla Comunita’ Europea. Beh se volete il mio parere io da questi “signori” non voglio nulla anche perche’ ci odiano e se ti danno qualcosa alla lunga se lo riprendono con gli interessi.

    Pero’ scusate a parte qualche appassionato vignolese di ciliegie non vi sembra che manchi qualcuno in questo dibattito?
    Dove sono i produttori ?.
    Evidentemente non interessa piu’ di tanto oppure c’e’ molta rassegnazione.

    Io stesso non sono un produttore nel vero senso della parola, sto rubando la scena ad altri che avrebbero piu’ titoli di me.

    Sono si figlio di un “pomaro”, ma do una mano ai miei famigliari che hanno della terra. Il mio e’ stato piu’ uno sfogo da Vignolese che da produttore.
    Ho lavorato per 20 anni come Ing. Elettronico presso l’Awax del Gruppo Fabbri di Vignola (facevo le macchine per l’imballaggio nel settore alimentare, i classici vassoietti incelofanati e mi occupavo della parte elettronica il “motion” cioe’ motori, uP ecc.).
    Nel 1985 quando inizio’ l’attivita’ dell’Awax per tre anni con il laboratorio chimico della Fabbri Arti Grafiche provammo a rendere un po’ piu’ lunga la vita della ciliegia all’interno del vassoio. In modo che potesse avere una piu’ facile commercializzazione.
    Qualcosa si era ottenuto si era arrivati a quasi 10 giorni in piu’ di vita, ma pero’ il metodo costava troppo e fu abbandonato.
    Se dico questo e’ per sottolineare come la mia visione sia un po’ privilegiata dal fatto che sono coinvolto sia come dipendente di una Multinazionale, sia come produttore agricolo, quindi non per merito mio, ma le circostanze mi permettono di avere una visione un po’ piu’ ampia e ho avuto a che fare con apparati Statali (che Dio li abbia in gloria), quindi le vicissitudini del Sign. Monari le capisco.

    Ritornando all’IGP bisogna pensare che la ciliegia e’ un prodotto delicato e la sua commercializzazione dura un mese, non lo si puo’ paragonare alla mela (che si conserva in frigo e che ha una commercializzazione che dura tutto l’anno).
    Il marchio Vignola non ce lo “rubava” nessuno.
    Tutte queste cose i produttori, i commercianti, i concessionari lo sanno e sono sempre stati contrari all’IGP (io questo l’ho scoperto dopo il mio intervento).

    Per finire e forse per trarre una morale se volete:
    mi sembra che la politica in Italia stia esagerando, vuole intromettersi in cose che non la riguardano. La sua presenza nell’economia in generale e’ ormai troppo invadente.
    Non si accorge di non esserne all’altezza e rimedia solo figurette.

    Con i nuovi mezzi di comunicazione i piccoli imbrogli o le disonesta’ intellettuali sono facilmente smascherabili.

    P.S: l’emiro del Dubai le ciliege di Vignola le ha comprate anche l’anno scorso, quando non c’era nessun IGP.

    scusate ma adesso torno al mio lavoro di Ingegnere, provate ora a interpellare qualche produttore vero.

    Boschi Arcadio

  7. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La revisione del disciplinare della Ciliegia di Vignola IGP era stata annunciata per la stagione 2014, dopo che diversi produttori avevano lamentato l’esclusione di importanti varietà prodotte su questo territorio. Invece per il 2014 non se ne farà nulla. Mentre Luca Gozzoli, assessore provinciale all’agricoltura, aveva annunciato la trasmissione della richiesta di revisione già nell’estate 2013, oggi sappiamo che è stata trasmessa solo il 26 febbraio 2014. Tutto slitta dunque alla stagione 2015. Se va bene. Sarebbe opportuno che consorzio della Ciliegia di Vignola IGP ed enti locali operassero in trasparenza – cosa che ad oggi non c’è. Sarebbe opportuno, cioè, informare gli operatori ed i cittadini (anche questi ultimi, certo, visto che il comune di Vignola ha garantito 40mila euro a supporto dell’operazione IGP) dell’andamento dell’IGP nella prima stagione. Insomma, anche qui servirebbe un po’ di trasparenza e rendicontazione per contrastare l’opacità endemica di questo paese. Comunque, intanto gli aggiornamenti forniti dal direttore del consorzio Andrea Molinari:
    http://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2014/04/10/ciliegia-di-vignola-strategica-una-sola-igp-per-tutte-le-varieta-coltivate/37563?

    Nell’articolo si dice che: “Il Consorzio della ciliegia della susina e della frutta tipica di Vignola ha inviato richiesta di modifica al disciplinare di produzione della ciliegia Igp di Vignola il 26 febbraio 2014 alla Regione Emilia-Romagna. La notifica è stata successivamente pubblicata il 26 marzo sul Bollettino della Regione Emilia Romagna. A questo punto dovranno passare almeno 30 giorni prima che la proposta venga inoltrata al ministero dell’Agricoltura e poi successivamente a Bruxelles per il via libera definitivo. Per questo motivo, nella migliore delle ipotesi, la modifica dell’Igp sarà comunque operativa dal 2015.” Speriamo bene.

    Andrea Molinari dichiara: “Abbiamo chiesto di integrare nel disciplinare le varietà ampiamente coltivate sul territorio e che non sono state inserite inizialmente a causa di problematiche burocratiche. Non possiamo permetterci di continuare ad avere metà varietà autorizzate e metà varietà non autorizzate per il danno economico che questo causa. Per ovviare a questa situazione, l’anno scorso, abbiamo deciso di valorizzare il prodotto rimasto fuori dal riconoscimento utilizzando il marchio ‘Tentatrice’: una produzione che ha comunque le caratteristiche qualitative dell’Igp, ma che rischiava di essere svilita ed emarginata. Non possiamo permetterci altre stagioni utilizzando due marchi diversi per lo stesso prodotto. La burocrazia deve capire che la produzione ha le sue esigenze. Dobbiamo inserire tutte le varietà più importanti del nostro territorio all’interno del programma di produzione”. Ovviamente la colpa è della “burocrazia”.

    E per finire un po’ di dati: “Complessivamente il 2013 è stato un anno abbastanza positivo con circa 25 mila quintali di ciliegie prodotte complessivamente (normalmente però ne vengono prodotte 50-60 mila quintali) di cui 12 mila e 500 quintali marchiati Igp. I prezzi per entrambi i prodotti sono stati soddisfacenti. Speriamo che il 2014 non sia peggiore del 2013 a causa del proseguire della crisi economica, che potrebbe portare ad un’ulteriore contrazione dei consumi di ortofrutta.” Fonti informali stimavano decisamente più in basso la produzione IGP. Aspettiamo comunque i dati ufficiali – se mai arriveranno.
    La lista civica Vignola Cambia ha presentato al proposito un’interrogazione il 24 settembre 2013. Ma è tuttora priva di risposta da parte dell’amministrazione comunale (e per legge una risposta andrebbe data entro 30 giorni). Ma la trasparenza – si sa – è richiesta da tutti, ma mai praticata da chi amministra.

  8. Stefano Lugli ha detto:

    Scusate, ma perché sempre attaccare e criticare?

    E’ accaduta una cosa meravigliosa, che ha destato sorpresa e stupore, che ha superato i limiti delle normali prevedibilità, un vero e proprio miracolo! E questa volta non di San Gennaro da Napoli ma di Nazario e Celso da Vignola.

    “… par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare” (Dante, 1304, Divina commedia).

    “… il 2013 è stato un anno abbastanza positivo con circa 25 mila quintali di ciliegie prodotte… di cui 12 mila e 500 quintali marchiati Igp” (Monari, 2014, Gazzetta di Modena)

    Non credevo ai miracoli, ma devo ricredermi.

    A Vignola sono riusciti a certificare IGP il 50% delle ciliegie con le sole 13 varietà ammesse dal disciplinare di cui otto ricoverate in terapia intensiva nell’ospedale di campo vignolese o già tumulate da tempo nel cimitero locale.

    Una vera e propria resurrezione. Buona Pasqua a tutti.
    Stefano Lugli

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