Ciliegia di Vignola IGP: la partenza è in salita

La partenza dell’IGP – ha affermato l’assessore provinciale all’agricoltura Luca Gozzolicomplice anche il maltempo, è stata difficile, come tutti gli inizi”. In realtà, bisogna aggiungere, alcuni inizi sono più difficoltosi di altri. Più difficoltosa del dovuto è certamente risultata la partenza della Ciliegia di Vignola IGP. Nessuno se ne compiace, visto che il prodotto contribuisce tuttora, anche se in modo sempre meno rilevante (vedi), all’economia del territorio. I cittadini di Vignola, però, dovrebbero essere posti nella condizione di capire cos’è successo, come è andata la prima campagna IGP che si sta ora chiudendo e quali obiettivi – declinati in modo misurabile (visto che di “marketing” ne abbiamo già troppo) – ci si è posti con il riconoscimento dell’IGP. Invece che affidarsi ad eventi buoni per i mass media (come l’acquisto di 562 kg di ciliegie IGP da parte di uno sceicco di Abu Dhabi – lo 0,017% della produzione cerasicola locale! – andato sulla stampa in questi giorni) bisognerebbe adottare un principio di trasparenza sulle politiche locali, producendo anno dopo anno un report che fa capire alla comunità vignolese qual è il contributo della cerasicoltura alla produzione di ricchezza del territorio, come questa evolve, cosa ci possiamo realisticamente aspettare dal futuro – con o senza l’IGP.

"Tentatrici" - la nuova confezione predisposta dal Consorzio per le ciliegie non-IGP (foto del 9 giugno 2013)

“Tentatrici” – la nuova confezione predisposta dal Consorzio per le ciliegie non-IGP (foto del 9 giugno 2013)

[1] Un po’ di trasparenza l’ha prodotta Arcadio Boschi, produttore locale, visto che è stato il primo a richiamare pubblicamente l’attenzione della comunità vignolese su alcuni aspetti non convincenti del disciplinare della Ciliegia di Vignola IGP (vedi). Le considerazioni svolte da Boschi, su cui sino ad allora tutti gli attori coinvolti (amministrazione comunale e Consorzio in primis) non avevano proferito parola, erano fondate, tant’è che ieri in conferenza stampa sono state ribadite sia dal direttore del Consorzio Walter Monari, sia dall’assessore provinciale all’agricoltura Luca Gozzoli. Verrà dunque chiesta la modifica del disciplinare visto che questo esclude ben 14 varietà di ciliegie prodotte localmente (per un confronto tra l’IGP di Vignola e quello di Marostica: vedi). Già qualche mese fa il presidente del Consorzio della ciliegia tipica di Vignola Andrea Bernardi aveva addossato la responsabilità dell’esclusione al Ministero dell’Agricoltura che avrebbe “ritenuto ammissibili solo quelle [varietà] con almeno 20 anni di presenza sul territorio” (così su Il Resto del Carlino del 28 marzo 2013: pdf). Al proposito sarebbe opportuno fare un po’ di chiarezza. Dal 2001 la Ciliegia di Marostica ha ottenuto l’IGP per un certo numero di varietà, poi ampliato nel 2012 (non l’anno dopo!) (vedi). Visto che esiste un precedente viene da chiedersi: anche nel caso di Marostica l’IGP è stato riconosciuto alle varietà “con almeno 20 anni di presenza sul territorio”? Se NO bisogna chiedersi come mai il Consorzio vignolese non è riuscito ad ottenere lo stesso trattamento di Marostica. Se SI’ viene da chiedersi se davvero vi sono chances per una revisione del disciplinare (nel senso dell’inclusione di nuove varietà) dopo un solo anno. Nell’uno come nell’altro caso un po’ di trasparenza non farebbe male. Tanto per capire se davvero è il Ministero che opera in modo schizofrenico e dunque difficilmente prevedibile o se invece sono i nostri “attori locali” che non sanno bene come muoversi. In ogni caso la strada è in salita. Almeno per quanto riguarda la trasparenza.

La tradizionale confezione della Ciliegia di Vignola - non compare ancora la sigla IGP (foto del 9 giugno 2013)

La tradizionale confezione della Ciliegia di Vignola – non compare ancora la sigla IGP (foto del 9 giugno 2013)

[2] “Per la prima campagna, hanno aderito al marchio IGP 496 produttori (436 produttori semplici, 60 produttori confezionatori) e 14 centri di confezionamento per una superficie di circa 350 ettari coltivati e pari al 65 per cento della produzione totale. I dati ufficiali della campagna 2013 saranno disponibili solo in agosto ma si stima che la produzione del comprensorio ammonti a circa 30 mila quintali, in linea con quella dello scorso anno ma, a causa del maltempo, molto più bassa della media della zona che è di circa 50 mila quintali.” Così recita il comunicato stampa n.368 della Provincia di Modena (rilasciato ieri, 10 luglio 2013: vedi). Se guardiamo ai produttori, dunque, meno del 50% di essi ha fatto richiesta di adesione al disciplinare per l’IGP (i produttori del territorio della Ciliegia di Vignola IGP sarebbero circa un migliaio, secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Modena). La percentuale potrà salire il prossimo anno. Dal punto di vista delle quantità, però, la percentuale di prodotto IGP è con ogni probabilità assai più basso. I dati raccolti da Modena Qui che il 7 luglio scorso ha voluto dedicare un articolo al tema sono paurosamente bassi: “la ciliegia IGP è nettamente minoritaria rispetto a quella anonima. Si attende un dato medio attorno al 5%, ma è ancora in fase di calcolo” (pdf). Il 5% di IGP sul totale della produzione sembra davvero troppo basso – staremo a vedere non appena verranno diffusi (se verranno diffusi) i dati della campagna 2013, cosa che è attesa per agosto. I dati dei conferimenti di ciliegie IGP al mercato ortofrutticolo citati nell’articolo non sono proprio esaltanti: 4,5% il 10 giugno, 0% il 14 giugno, 21% il 30 giugno, 25% il 3 luglio. Ho personalmente controllato i quantitativi conferiti al mercato ortofrutticolo di Vignola nella giornata del 20 giugno (vedi). Totale ciliegie conferite: 218,21 quintali. Ciliegie IGP conferite: 32,42 quintali (pari al 14,85% del totale). L’analisi dei conferimenti rende evidente che non è solo una questione di “diverse varietà” – anche per le varietà IGP i maggiori quantitativi conferiti sono infatti non-IGP, segno che anche quando potevano i produttori non hanno aderito all’IGP, almeno per quest’anno. Ma forse questo era messo in conto – si sa che i processi di adozione di un’innovazione seguono una curva ad S. In ogni caso risulta evidente che c’è da lavorare per diffondere l’adesione all’IGP e che per ottenere una maggiore diffusione bisognerà rappresentare in modo adeguato “costi & benefici” dell’IGP per i singoli produttori.

Stand di un produttore in occasione di "Vignola E' tempo di ciliegie" (foto del 9 giugno 2013)

Stand di un produttore in occasione di “Vignola E’ tempo di ciliegie” (foto del 9 giugno 2013)

[3] Insomma, i benefici dell’IGP non sono ancora evidenti ai produttori. Questo ci dicono i primi dati. In aggiunta a ciò sappiamo anche – specie grazie all’intervento di Arcadio Boschi (vedi) – che solo un sottoinsieme delle produzioni locali rientrano nel disciplinare. Mentre non è chiaro se l’attesa di una modifica del disciplinare (per includervi nuove varietà) già dalla prossima campagna (maggio 2014) abbia fondamento oppure sia semplicemente un modo per “guadagnare tempo”. Insomma, nel breve termine non sarà l’IGP che cambierà il volto (ed il peso relativo nell’economia locale) della cerasicoltura di Vignola e dintorni. In questo contesto fa dunque sorridere il commento alla notizia dell’acquisto di 562 kg di Ciliegie di Vignola IGP (varietà Ferrovia e Lapins – altro che ciliegia Moretta!) da parte di uno sceicco di Abu Dhabi, sulla stampa locale del 9 luglio scorso (qui l’articolo riportato su Modena Qui del 9 luglio 2013: pdf). 562 kg sono l’equivalente di 20-25 alberi raccolti – che da questi “quantitativi” qualcuno possa affermare che “con questo successo la ciliegia di Vignola si sta definitivamente imponendo, sui mercati internazionali, come prodotto di pregio e di qualità” (così il comunicato stampa) sembra decisamente eccessivo. Intendiamoci. La notizia è senza dubbio positiva. Ma onestà intellettuale vorrebbe che un tale evento non venga letto come una svolta epocale. Che in effetti oggi non c’é. Le difficoltà del settore rimangono tutte: si riduce il numero delle aziende, cresce l’età media dei conduttori, si riduce la Superficie Agricola Utilizzata (vedi). Sarà interessante vedere se l’IGP sarà in grado di invertire questo trend. I primi dati ci dicono che è meglio non farsi illusioni. Certo è che un po’ più di trasparenza non guasterebbe.

Alberi di ciliegi abbattuti nelle basse vignolesi (foto del 12 settembre 2010)

Alberi di ciliegio abbattuti nelle basse vignolesi (foto del 12 settembre 2010)

PS Certo, l’IGP ha evidenti vantaggi: rende più riconoscibile un prodotto e lo lega ad un determinato territorio (nel caso della Ciliegia di Vignola IGP si tratta di un territorio di 28 comuni, di cui 15 in provincia di Modena e 13 in quella di Bologna). La commercializzazione è agevolata, dunque. Vignola, inoltre, ne ottiene un ulteriore beneficio visto che il suo nome ottiene ancora più visibilità e risonanza. Ciò nonostante è bene riconoscere che costi e benefici dell’operazione non si spalmano in modo omogeneo su tutti gli attori della filiera coinvolta. Qualcuno ottiene più benefici di altri. A qualcuno sono caricati costi in misura maggiore. Un’analisi di questo tipo sarebbe alquanto illuminante – ma nessuno vorrà farla (Consorzio in primis).

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4 Responses to Ciliegia di Vignola IGP: la partenza è in salita

  1. Boschi Arcadio ha detto:

    Mi spiace contraddire l’assessore provinciale all’agricoltura Luca Gozzoli, ma il maltempo con il flop clamoroso dell’IGP della ciliegia di Vignola non c’entra nulla (evidentemente non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire).
    Io produttore dilettante di ciliegie ho fatto l’IGP (il 90% delle mie ciliegie rientrano nella lista di quelle autorizzate) il problema e’ che non le voleva nessuno.
    Ho dovuto restituire tutto l’imballaggio IGP che avevo preso.
    Se ho fatto l’IGP (controvoglia) era solo per capire meglio dal di dentro cosa voleva dire, perche’ molte cose non le conoscevo.
    Per farla breve cosa e’ successo:
    immaginatevi una massaia che va a fare la spesa e si trova davanti due cestini di ciliegie, uno contrassegnato come IGP e l’altro no (anonimo). Cosa distingue i due cestini oltre a un po’ di inchiostro?
    Quello anonimo contiene le nuove varieta’ di ciliegie (non rientranti nella lista IGP) molto piu’ belle e grosse di quelle tradizionali di Vignola e inoltre fattore non indifferente costa meno.
    Quindi perche’ pagare di piu’ per avere un prodotto piu’ brutto.
    Cio’ ha determinato la morte della ciliegia IGP di Vignola.
    Il produttore ha incassato di piu’ con la ciliegia anonima che con l’IGP, in quanto ci sono meno costi.
    Prima avevamo il nome Vignola adesso l’abbiamo svenduto e per riaverlo dobbiamo pagare un ente certificatore. Questo e’ il costo in piu’ nel cestino di ciliegie. Come al solito spendiamo soldi per far girare della carta, spendiamo in servizi non nella sostanza.
    E di questi tempi la gente bada alla sostanza.
    Le balle certificate e strombazzate sui giornali si ritorcono contro a tutti quei politicanti che credono di far calare dall’alto al popolo plebeo i loro doni.
    Il punto come al solito e lo torno a dire e’ il metodo con cui si fanno le cose.
    Chiedere trasparenza e’ una pia utopia.
    Se io fossi stato al posto di una di quelle persone probabilmente avrei fatto anche di peggio.
    Quindi il punto non sono le persone il punto e’ che non ci sono delle regole precise entro cui queste si muovono.
    La prima regola e’:
    RENDERE CONTO DEL PROPRIO OPERATO.
    Tutti hanno agito senza il consenso dei produttori.
    Hanno agito per conto dei produttori senza averne il titolo.
    Per capirci meglio:
    pretendo un documento scritto inviato a tutti i produttori dove io Tizio accetto che venga fatta l’IGP.
    Se la maggioranza dice si allora si va avanti.
    Se il Ministero dell’Agricoltura avanza delle pretese assurde Tizio lo deve sapere.
    La seconda regola e’ il RISPETTO.
    Rispetto per una categoria (coltivatori diretti) che da’ da mangiare agli altri senza ormai avere piu’ un reddito e cosa piu’ importante mantenendo l’ambiente (anche se ormai l’aspirazione massima per chi ha un po’ di terra e’ che questa diventi edificabile).
    Rispetto soprattutto da tutti quei professoroni e laureati a stipendio fisso che sentenziano sui giornali.
    Rispetto verso chi lo stipendio c’e’ l’ha variabile per le bizzarrie del tempo e per la stupidita’ di qualcuno.
    Mi fermo qua anche se le cose da dire sono tante, mi preme pero’ aggiungere:
    Attenzione:
    esiste ancora il marchio Vignola per la Susina tipica,
    se a qualcuno viene in mente di fare l’IGP anche per questa…. beh stavolta non la passa liscia

    Boschi Arcadio

    • sergio smerieri ha detto:

      è sempre bello leggerti Arcadio..mi piacerebbe leggere anche la risposta del ex-candidato sindaco a Vignola… si degnerà?

  2. antonio tavoni ha detto:

    Lasciando da parte il discorso su come si è arrivati all’IGP in questo modo…

    io però per affrontare l’argomento parto da una riflessione: ma perchè bello = grosso?

    Io quest’anno ho mangiato ciliegie grosse come gavettoni e che in effetti sapevano solo d’acqua e altre delle nuove varietà che erano invece davvero buone. Così come ho trovato alcune morette e duroni “vecchio stampo” (sicuramente più piccoli…) sia davvero ottimi che in altri casi piutosto scarsini…

    Morale, correggetemi se sbaglio, ma a me sembra che sul piano della qualità del sapore ciliegie venute su bene sia “vecchie” che “nuove” siano ottimi prodotti.

    Forse grandi differenze sono da cercare in altri aspetti: maggiore produttività delle nuove varietà, maggiore resistenza a parassiti e malattie, maggiore durata e “trasportabilità” di frutti sicuramente più compatti e con una buccia più spessa. E questi sono tutti aspetti su cui il consumatore può fare spallucce, ma che invece chiaramente impattano in modo sostanziale su chi produce, commercializza e vende.

    Questo può bastare ad abbandonare le vecchie produzioni e a dedicarsi solo alle nuove? Economicamente parlando forse sì. Ma poi però spiegatemi dove sta la differenza tra le ciliegie “di Vignola” e quelle coltivate in Veneto, in Puglia o… in Turchia (dove mi dicono essere peraltro parecchio avanti su ricerca e commercializzazione)! Per non dire di Canada e Stati Uniti, che però data la distanza non entrano in concorrenza diretta sul prodotto fresco.
    E che futuro ha la nostra produzione quando altre aeree fanno un prodotto uguale al nostro e lo commercializzano molto più di noi?

    Mi chiedo allora una cosa. Siccome tra l’altro l’IGP ha una valenza di carattere culturale e dovrebbe sottolineare il legame storico di un dato prodotto a un dato territorio, invece di forzare le maglie delle denominazione per inserire nuovi prodotti “internazionali”, non sarebbe meglio stringere queste maglie ai soli prodotti verament legati al territorio e pensare a due strategie diverse per il prodotto marchiato e per quello non marchiato?

    Credo che l’IGP possa avere successo solo se fa sì che i consumatori in un ampio bacino riconoscano e acquistino la ciliegia IGP di Vignola preferendola a ciliegie non marchiate o a marchi di altri territori.

    Io non sono tanto preoccupato da chi fa la spesa a Vignola che, se non compra l’IGP, compra comunque una ciliegia coltivata a Vignola, sono più preoccupato da chi fa la spesa a Milano, a Roma o a Firenze. E’ almeno su questa scala che si misura il successo dell’IGP. Ed è in questo modo che si dovrebbero registrare e leggere i numeri. Meglio ora con l’IGP? Meglio prima? In cosa si può fare meglio?

    Qua si aggiungerebbe il problema della rete distributiva, cioè di chi è in grado di andare a vendere e di guadagnare su questi mercati e di come e in che misura questa ricchezza va poi a ricadere sui produttori e sul territorio… e solo qest’argomento meriterebbe un post intero!

  3. monica ha detto:

    Il problema è che come sempre anche stavolta ci sono stati i soliti furbetti che hanno confezionato ciliegie della Puglia o similari in cestini IGP…allora mi domando…se davvero questo marchio dovrebbe aver una valenza a carattere culturale ecc. ecc. a cosa ci serve spendere più soldi,tempo e fatica x confezionarlo quando poi non ci sono veri e propri controlli?oppure i controlli ci sono stati ma hanno guardato ad occhi chiusi?!?

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