Una modesta proposta/10. Salvare il murales di Blu presso la palazzina ex-Enel

A Bologna, grazie ad un atto di “guerriglia artistica” compiuto da Blu, street artist di fama internazionale (vedi), non sarà abbattuto Xm24, lo spazio sociale di via Fioravanti (vedi). L’iniziativa è riuscita grazie alla realizzazione di un grande muralesOccupyMordor – su una delle pareti del centro sociale (vedi). Il fatto singolare è che un murales di Blu è presente anche a Vignola, in un edificio che dovrà presto essere abbattuto per realizzarvi una palazzina di edilizia residenziale pubblica, ovvero “case popolari”.

Il murales di Blu presso la palazzina ex-Enel (foto del 6 luglio 2013)

Il murales di Blu presso la palazzina ex-Enel (foto del 6 luglio 2013)

Si tratta della sede ex-Enel alla confluenza tra via per Sassuolo e via Caselline. Il progetto è stato contestato da diversi gruppi consiliari, non perché non servano case popolari a Vignola, ma per via della localizzazione (vedi). Si poteva pensare, infatti, di spendere i circa 2 milioni di euro destinati a quell’intervento ad acquistare e ristrutturare alloggi in centro storico, l’area più degradata della città dal punto di vista dell’edilizia residenziale (vedi), contribuendo così ad un processo di riqualificazione di cui purtroppo non c’è traccia nei piani dell’amministrazione Denti. Comunque sia, sta di fatto che la palazzina ex-Enel verrà presto abbattuta e con essa le opere di street art ospitate sui suoi muri, tra cui il murales di Blu. Qui ovviamente non c’è l’ambizione di salvare il murales di Blu bloccando il progetto. Però quell’opera, assieme a quelle che la circondano, potrebbe essere salvata nella memoria grazie ad una puntuale rilevazione fotografica o alla realizzazione di un video che poi raccolga anche le immagini della demolizione. E magari con la realizzazione di una mostra per riflettere sul fenomeno dell’arte realizzata “a margine” dei circuiti canonici, istituzionali. Almeno questo andrebbe fatto. Perlomeno vediamo di preoccuparcene prima che sia troppo tardi. Prima che le ruspe entrino in azione.

Il murales di Blu presso la palazzina ex-Enel di via Caselline. Un dettaglio (foto del 6 luglio 2013)

Il murales di Blu presso la palazzina ex-Enel di via Caselline. Un dettaglio (foto del 6 luglio 2013)

PS Qui un album fotografico dei murales alla palazzina ex-Enel su flickr. Bisogna anche ricordare che un altro murales di Blu è presente a Vignola all’interno dell’ex-Lavatoio oggi gestito dal Circolo Ribalta.

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6 Responses to Una modesta proposta/10. Salvare il murales di Blu presso la palazzina ex-Enel

  1. sergio smerieri ha detto:

    Io lo fotograferei e riprodurrei il tutto sulla bellissima palazzina della centrale di coogenerazioneo che altro è…. come porta d’ingresso a Vignola…per ovviare a quello squallido cubo di cemento.

  2. giancarlo ha detto:

    Vignola ha una certa tradizione nel distruggere murales, basti pensare a quello della ex casa del popolo andato perduto per fare posto a modifiche strutturali dell’edificio e ora visibile sono in foto dell’epoca. Era un opera importante perché poteva vantare i migliori esponenti dell’arte di sinistra del tempo, credo che fra loro ci fosse anche Guttuso.
    Ma torniamo a noi, l’arte di strada la Street art non è affatto una espressione di serie B ma un importante modo di rappresentare la realtà attuale. Basti pensare a Jean-Michel Basquiat, famoso writer e pittore statunitense. È stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d’arte. Dunque è un espressione artistica rilevante del nostro tempo. È quindi doveroso che si conservi almeno nella memoria. Sono assolutamente d’accordo che si documenti attraverso una rilevazione fotografica e magari lo si faccia coinvolgendo i fotografi che abbiamo a Vignola e dintorni. Sarebbe un ulteriore valorizzazione artistica del murales. Ma andando oltre mi chiedo cosa insegni questa vicenda. È chiaro che negli ultimi anni la cultura nella nostra città sia stata delegata alle varie associazioni che hanno operato sul territorio . Pensiamo ad esempio alle presentazioni di libri che da anni sono organizzate dalle librerie del territorio, pensiamo alle mostre d’arte da quelle del gruppo degli artisti a quelle recenti della parrocchia di Vignola sulla grafica dell’espressionismo. Insomma tanta roba ma poco coordinata, poco marketing e quindi poca visibilità. È riportata in altra sede ma una delle carenze espresse in questi anni dall’UTC è quella di non essere riuscita ad offrire un immagine coesa di un territorio. Ad esempio pensiamo al turismo . Abbiamo il mercato della terra del Venerdì ma non abbiamo l’offerta dei nostri prodotti tipici nelle varie feste che si organizzano nei paesi dell’Unione. Che ci vuole a proporre in ogni occasione prodotti quali l’aceto balsamico, il prosciutto di Modena, il parmigiano reggiano, le ciliegie, la torta Barozzi, il nocino, il lambrusco di Castelvetro o le castagne di Zocca?
    Uno delle proposte commerciali emergenti è il cosiddetto Food and beverage marketing e noi che possiamo vantare prodotti di assoluta eccellenza non lo sfruttiamo? Mi sembra folle e assai miope.
    In ultimo la proposta di Sergio di abbellire una delle porte d’ingresso a Vignola sia sensata. Indubbiamente il cubo di cogenerazione accanto al centro commerciale non sono certo in sintonia col nostro centro storico, Avevamo un’altra criticità entrando a Vignola attraverso ponte Muratori. Il rudere del distributore che in estate è fortunatamente mimetizzato dalla spontanea crescita di arbusti e piante autoctone. L’immagine che si presenta ai visitatori diventa magicamente e grazie a madre natura , una macchia verde. Auguriamoci che col tempo avvenga questo miracolo anche in prossimità della circonvallazione.

  3. Io so ha detto:

    Case popolari per chi? che non c’è lavoro a vignola e dintorni … si danno contributi per l’affitto agli italiani (perchè hanno contribuito in termini di tasse) e risparmi.

    Per il resto … la street art a vignola è stata dominata da quel puppo tarone di rune … che dovrebber pulire con la lingua la sua osessione patologica di scrivere il suo nick ovunque. Invece paghiamo per pulire , o meglio … per lasciare immerdato muri di privati e strutture pubbliche (non in decadimento o abbandonate come la palazzina dell’enel che li quindi non è un problema)

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Qualcuno si è accorto che anche a Modena esistono diverse opere di Blu. Michele Fuoco, sulla Gazzetta di Modena del 17 dicembre scorso, ha scritto un articolo per richiamare l’attenzione sulla presenza di “murales” di Blu a Modena, dopo che il prestigioso giornale inglese “The Guardian” ha collocato Blu tra i dieci migliori writers al mondo:
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2013/12/17/news/a-modena-i-graffiti-del-geniale-blu-il-re-dei-writers-1.8318067
    Ovviamente la street art non è affatto universalmente riconosciuta come arte. Giustamente nel commento precedente si richiama l’attenzione sulla linea di demarcazione tra arte di strada ed imbrattamento muri. Mi sembra comunque che i riconoscimenti ottenuti (non da ultimo quello di “The Guardian”) possano far ritenere Blu un artista a tutti gli effetti, con opere meritevoli di tutela (anche se l’arte di strada si caratterizza proprio per la sua temporaneità e caducità). L’episodio bolognese da cui le mie considerazioni ed il mio appello ha preso spunto – la rinuncia all’abbattimento di un edificio a causa della presenza di un’opera di Blu – dovrebbe “insegnare” qualcosa anche alla provinciale Vignola. Spero dunque che l’amministrazione comunale non faccia finta di niente e con ACER Modena metta a punto una soluzione di salvaguardia dell’opera presso la palazzina ex-Enel.

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Anche a Bologna si perdono “pezzi di Blu”, come rileva il Corriere di Bologna del 19 febbraio 2015: “Un altro pezzo di Blu che rischia di staccarsi da Bologna. Vabbè, allargherà le braccia qualcuno, è il graffitismo l’arte precaria per antonomasia, esposta com’è alle intemperie e all’incuria. Però. Un però c’è sempre, soprattutto se siamo a Bologna e se Blu, nativo di Senigallia, ha deciso di stabilire la sua dimora in città e istoriarne i muri di opere più o meno transitorie. Siamo il capoluogo con la più alta concentrazione di graffiti di questo artista, proclamato tra i migliori writer del mondo dal quotidiano britannico The Guardian, eppure anno dopo anno, mattone dopo mattone, intonaco dopo intonaco, ce ne liberiamo come se fosse la cosa più fastidiosa del mondo.” Qui l’articolo completo:
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2015/19-febbraio-2015/elefante-blu-ora-rischia-davvero-paradosso-un-artista-precario-2301004218767.shtml

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    A Bologna, sembra grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, stanno progettando una mostra di street art, con le opere staccate dai muri. Tra gli artisti contemplati anche Blu – “il nostro Banksy, insomma.” Viene ancora più rabbia a pensare alla distruzione dell’opera di Blu sulle pareti esterne della palazzina ex-Enel, demolita quest’anno. Un gruppo di esperti, guidati da Luca Ciancabilla, storico dell’arte, “ha deciso di lanciare una sfida prima di tutto di natura culturale a artistica: fare in modo che i graffiti d’autore (qui non si parla certo di muri imbrattati e «tag») possano entrare nelle sale dei musei, salvarli dall’inevitabile distruzione a cui sono destinati nei cantieri che demoliscono le ex zone industriali, terreno prediletto di azione degli street artist; e renderli, soprattutto, fruibili potenzialmente a tutti. Una sfida culturale che potrebbe far brillare Bologna ben oltre i propri confini. Se sarà vinta. Perché le resistenze è già presumibile saranno diverse: quelle dei critici contrari all’operazione di distacco delle opere (anche se condannate a essere abbattute assieme ai muri su cui hanno vissuto per anni, via via dimenticati); quelle, forse, degli stessi artisti, graffitari spesso volutamente inafferrabili di cui si conoscono i nomi d’arte ma quasi mai quelli all’anagrafe, geneticamente e politicamente avversi a essere inquadrati.” Le opere candidate sono ovviamente, in primo luogo, quelle realizzate in aree soggette a riqualificazione, dove quindi i cantieri in corso (o futuri) le distruggerebbero. Esattamente lo stesso contesto della palazzina ex-Enel.

    Qui l’articolo completo (da Corriere di Bologna di oggi, 27 dicembre 2015) riguardante questa interessantissima iniziativa. Che comprensibilmente ha origine a Bologna, città attenta all’arte contemporanea (tanto da averne fatto una missione per il Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – pur nella consapevolezza che in tal modo è difficile avere poi grandi numeri di visitatori).
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cultura/2015/26-dicembre-2015/blu-ericailcane-piano-grande-mostra-graffiti-salvati-2302373938752.shtml

    Questo progetto è criticato da una parte della comunità dei writer. Ne dà conto Il Corriere di Bologna (ma solo l’edizione cartacea di oggi, 27 dicembre, a pagina 4). Il bolognese Alessandro Ferri, in arte Dado, esprime contrarietà al progetto: “Quelle opere sono fatte per svanire, nascono e muoiono con il messaggio che intendono mandare. ‘Strapparle’ e collocarle fuori dal contesto dove sono state realizzate equivale a uccidere la loro identità.” E’ una valutazione che mi è stata rappresentata da Luca Lattuga (writer ai tempi delle opere vignolesi di Blu, ed anzi organizzatore di quegli eventi che hanno portato alla loro realizzazione). Aggiunge Dado: “Parliamo di opere che sono state concepite per ‘esistere’ in quei luoghi e solo lì. Sono effimere per definizione, estemporanee, chi le ha realizzate voleva mandare un messaggio destinato a svanire col tempo. Staccarle e portarle altrove significa azzerare la poetica che le contraddistingue.”

    Non condivido questa posizione, ma riflette un dibattito che attraversa tutto il mondo dell’arte. Le intenzioni dell’artista debbono prevalere su quelle dei fruitori? E’ possibile interpretare un’opera d’arte al di là delle intenzioni dell’artista? E’ possibile “usare” un’opera d’arte al di là delle intenzioni dell’artista? Si sta discutendo di questo. E per me la risposta è sì, soprattutto se l’artista realizza opere che poi “abbandona”, consegnandole di fatto alla città ed alle comunità che la abitano. Se alcune di queste comunità, se alcuni degli abitanti della città, ritengono di valore quelle opere (non mi riferisco ovviamente al valore economico) e si organizzano per dare loro una second life, questa è un’operazione assolutamente legittima. Certo, vengono de-contestualizzate (strappate dal luogo fisico in cui sono state impiantate in origine) nel portarle in un museo o in una mostra. Ma l’effetto ri-contestualizzazione può essere fatto – almeno come surrogato – grazie alla fotografia che riproduce quelle opere nel contesto originario. Insomma, ci sono buoni motivi per non lasciare quelle opere in balia del tempo, dell’incuria, della trasformazione della città. Indipendentemente dalle intenzioni degli autori.

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