I dolori del giovane Mislei (segretario del PD di Vignola)

Non c’è solo una fase di grande disorientamento dopo le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 – quando dal “governo del cambiamento” si è precipitati, senza neppure capire bene come, all’inciucio PD-PDL per il governo Letta (uso volutamente l’orribile espressione “inciucio” in omaggio a chi, in quei giorni, proclamava solennemente “mai con Berlusconi” e poi si è accomodato in questo “governo di servizio”, magari entrandovi a far parte – seppur dalla “porta di servizio” di un posto da viceministro). A ciò infatti si aggiunge la tribolazione di un’amministrazione vignolese che ogni giorno che passa evidenzia sempre più la propria incapacità di fare alcunché di innovativo o anche solo di significativo per la città, pur a fronte della più grave crisi economica da ottant’anni a questa parte (vedi). Come se ciò non bastasse, si aggiunge poi un’ulteriore tribolazione: le dimissioni del presidente del consiglio Giancarlo Gasparini, consigliere comunale del PD, con osservazioni critiche sull’operato del sindaco e sull’atteggiamento che questi esibisce verso la città (vedi). Il dissenso è stato, una volta tanto, reso pubblico mettendoci la faccia (altri avrebbero preferito “negoziare” una rendita o un posto da cui proseguire la carriera politica). Sono questi i problemi con cui è costretto a confrontarsi Daniele Mislei, da un anno e mezzo segretario del PD di Vignola – senza che la città abbia avvertito alcunché di nuovo dallo scorrere della lista dei segretari cittadini (vedi). Occupiamoci qui dei dolori del partito vignolese e del suo segretario – basta e avanza.

Un manifesto della campagna elettorale di Bersani per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 (foto del 9 gennaio 2013, stazione FS di Bologna)

Un manifesto della campagna elettorale di Bersani per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 (foto del 9 gennaio 2013, stazione FS di Bologna)

[1] Da tempo ho formulato la mia diagnosi sul PD locale (che evidenzia una condizione di crisi ancora più acuta di quello nazionale). Scrivevo, infatti, a commento dell’elezione di Mislei a segretario del locale circolo PD, nel novembre 2011: “Il primo deficit del PD, oggi, è un deficit di elaborazione politica – una tara ereditaria che si porta dietro da un po’ e su cui le pagine più illuminanti sono state scritte da Salvatore Biasco in un acuto libriccino: Per una sinistra pensante (vedi). Perché il PD locale recuperi capacità di elaborazione debbono essere ribaltati come guanti i processi di formazione degli orientamenti politici (frantumare i gruppi decisionali ristretti e introdurre trasparenza), ovvero occorre fare un salto di qualità nelle modalità di discussione (oggi assolutamente ritualistiche), nella capacità di analisi della realtà (occorre la capacità di partire dai dati!), nella gestione del conflitto interno (conflitto di “visioni”, non di poltrone – l’unico che oggi accenda gli interessi) e così via.” Mi sembra che nessuno di quei nodi critici sia stato non dico risolto, ma neppure affrontato. Anzi ho l’impressione che ancora oggi si stenti a riconoscere quei problemi, ovvero si stenti a formulare una diagnosi del “malessere” del PD (non serve a molto consolarsi del fatto che gli altri partiti stanno ancora peggio – se ci si riferisce al PDL, infatti, è evidente che lì il suo ancora incontrastato leader non ha bisogno di un partito, bastandogli un duraturo comitato elettorale!). Persa l’occasione di analizzare luci ed ombre dei dieci anni di amministrazione Adani (vedi), il PD vignolese non è stato in grado di elaborare alcunché di significativo su nessuno dei temi che da tempo dovrebbero stare in agenda, ma non si sono mai neppure affacciati ad essa:

  • la fusione dei comuni, ovvero la trasformazione dell’Unione Terre di Castelli (per intero o per sue parti) in un “comune unico” – chi ne ha più sentito parlare (vedi)? Qual è la posizione del PD di Vignola e del PD del territorio in merito? Non pervenuto.
  • il PSC ovvero la pianificazione territoriale per i prossimi 15-20 anni. C’è un pensiero in merito? Non è dato sapere. Anzi, da un lato sta lo slogan imposto dalla campagna elettorale del 2009 (“stop al consumo di territorio non compromesso”: vedi), dall’altro i documenti sino ad ora resi pubblici dove si prospetta ancora consumo di territorio (seppure meno che in passato: vedi). A parte queste contraddizioni, nessun contributo significativo.
  • la governance della “holding” comune – che vuol poi dire rapporti con HERA Spa e gli altri enti “partecipati” o con le aziende di servizio più importanti (dalla Azienda Usl di Modena, a SETA o TPER per la mobilità, ecc. ecc.), sia per dare attuazione agli impegni referendari (quelli espressi dalla “sovranità popolare”), sia per garantire, tramite trasparenza e partecipazione degli utenti, un puntuale circuito di pianificazione, controllo e rendicontazione. C’è qualche idea in merito o si ritiene che va tutto bene così?
  • infine sta il tema della “democrazia locale”, ovvero della partecipazione dei cittadini alle decisioni più importanti sul futuro della città. Dopo i primi esperimenti andati male (es. “Via della partecipazione”: vedi) l’amministrazione Denti ha smesso di frequentare il tema. Tanto che, dopo aver promesso in campagna elettorale di presentare ogni anno il bilancio comunale ai cittadini in assemblee pubbliche, ha preferito rimangiarsi l’impegno e fare finta di niente (vedi). Dell’inconsistenza del pensiero “partecipativo” dell’amministrazione Denti abbiamo poi avuto altri esempi illuminanti: dalla rinuncia alla “progettazione partecipata” per il parco di via di Mezzo (vedi) alla mal congegnata (dunque inutile, ma costosa: 84mila euro! – vedi) fase di “ascolto strategico” per il PSC. In mezzo a queste macerie il PD ha una propria opinione? Ha una propria idea su come rivitalizzare l’esangue democrazia rappresentativa locale? Pare di no.

Sono segni del fatto che i meccanismi di apprendimento sono bloccati. L’apparato neuronale (collettivo) gira a vuoto! Chi nei mesi scorsi ha avuto un sussulto d’entusiasmo vedendo l’allora ministro Fabrizio Barca proporsi quale guida per il PD dovrebbe interrogarsi seriamente circa il fatto che il messaggio più forte del documento di Barca è quello che dice che il PD deve recuperare capacità di “mobilitazione cognitiva” (vedi)! Segno evidente che oggi non c’é. O almeno che non ce n’é in misura sufficiente. Se ci pensate a modo non è una bella constatazione (è come se al PD avessero diagnosticato una forma – magari ancora non grave – di alzheimer!).

L'Italia giusta. Era il 18 gennaio 2013 (foto scattata alla stazione FS di Bologna centrale)

L’Italia giusta. Era il 18 gennaio 2013 (foto scattata alla stazione FS di Bologna centrale)

[2] Non solo si è progressivamente erosa la capacità di elaborazione politica e di “mobilitazione cognitiva”. Ma le vecchie pratiche di occupazione delle istituzioni sono state mantenute in vita, con esiti, se possibile, sempre più deludenti o paradossali. Prima la vicenda di Giuseppe Novembre, nominato dal sindaco Daria Denti nel consiglio di amministrazione dell’ASP G.Gasparini avendo come principale titolo quello di essere il segretario dei GD dell’Unione Terre di Castelli (vedi). Ora la nomina a presidente della Fondazione di Vignola di Valerio Massimo Manfredi (vedi) – certo non uomo di partito, ma “intellettuale organico” (sic) – come testimonia la sua partecipazione al momento finale della campagna del PD in occasione delle recenti elezioni politiche (vedi). Comprensibile che goccia dopo goccia il vaso sia traboccato! Altro che mobilitazione delle migliori energie intellettuali e morali della società italiana (o locale)! Si pratica, invece, una selezione chirurgica, dove la presenza di capacità è fattore contingente e la lealtà politica fa premio su tutto! Di fronte a tutto ciò il segretario Daniele Mislei allarga le braccia incapace di esprimere alcunché di significativo.

La prima pagina de la Repubblica del 21 aprile 2013 (foto scattata alla biblioteca Auris)

La prima pagina de la Repubblica del 21 aprile 2013 (foto scattata alla biblioteca Auris)

[3] Sull’uno e sull’altro fronte – quello della “elaborazione politica” (o mobilità cognitiva) e quello della spinta alla meritocrazia e al superamento delle nomine per “fedeltà al partito” (o forse, oggi, alla corrente o al clan!) non mi sembra che Daniele Mislei e la sua segreteria abbiano dato un contributo minimamente significativo. Non uno dei vecchi problemi, quelli che il PD si trascina, purtroppo, dalla nascita, ha avuto una qualche risposta o anche solo ha visto impostare un percorso per la risoluzione. Anzi ad essi se ne sono aggiunti dei nuovi – in termini di linee di frattura interne al partito locale in merito alla valutazione dell’operato del sindaco Daria Denti. Le reazioni alle dimissioni sono state improntate alla minimizzazione o, strumentalmente, all’incredulità (di chi, però, ha sino ad allora colpevolmente “nascosto sotto il tappeto” i problemi che venivano evidenziati – in alcuni casi dallo stesso Gasparini). Mi sembrano tutte contraddizioni che non si ha nessuna voglia di prender sul serio e di affrontare per davvero. Vien buono allora un brano del libro richiamato dal titolo, quando Werther scrive all’amico: “Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell’uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell’abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra” (lettera del 21 giugno). Ecco, ho l’impressione che i “binari dell’abitudine” abbiano già prevalso anche sul giovane Mislei. Che dolori!

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3 Responses to I dolori del giovane Mislei (segretario del PD di Vignola)

  1. roberto monfredini ha detto:

    Ottima analisi. Mi fa tornare indietro di due anni, a quando ti mandai quel primo scritto del comitato no biomasse inalca, che in sintesi rappresentava la mancanza di trasparenza a livello comunale, provinciale (provincia AIA) e consiglio provinciale, regionale con le risposte ondivaghe. Quell’esperienza fu la cartina tornasole di quello che tu ora scrivi, la mancanza di trasparenza che si nota quando si viene cacciati da un consiglio comunale solo per le video riprese (2009 castelvetro con denuncia alla magistratura) o ora per le video riprese delle commissioni consiliari (giugno 2013 a Castelvetro, intervento dei vigili).
    Il problema supera il concetto di partito. E’ l’etica istituzionale, cioè quello che viene dato per scontato in qualsiasi paese europeo come diritto acquisito da noi viene etichettato come partitico. Basta solo fare riferimento alla penosa mancanza di risposte da parte di tutte le istituzioni italiane, ministeri, regioni, ecc. Quando invece in solo 24 ore dall’europa ti arriva la risposta. E’ la politica che invece di tutelare l’etica e soffiare sulla crescita democratica, ha usato la parola democrazia per gestire un potere locale. Quelli nominati sono il risultato di questo processo.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Intanto quasi si dimezzano gli iscritti al PD nazionale, passati da 820.607 del 2009 a 500.163 nel 2012. Della serie: come dissipare entusiasmo ed “energie morali ed intellettuali”, per riprendere l’espressione di Veltroni. E a livello locale? Non è dato sapere.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/13/partito-democratico-linciucio-va-mentre-tessere-vanno-a-picco/654850/

  3. Pippi ha detto:

    Adoro Barca, ma la sua sparizione ha un sapore molto amaro. Di rinuncia. Scrivere è importante, ma la mobilitazione si fa in piazza.
    Questo manca a tutti. Siamo italiani e la storia non ci ha insegnato niente. Grandi uomini come Goethe ecc. ecc. lo sapevano da secoli o millenni. Ciò premesso dato il contesto terrificante in cui viviamo sarebbe ora di usare i cartelli in piazza come un tempo. E come un tempo passare per le vie del paese con auto dotata di tanto di altoparlante. … soldi per altre amenita’ non ce ne sono. Tanto vale spendere il proprio tempo per una vita migliore.
    Grazie Andrea del tuo enorme impegno. Spero tu abbia un delfino perchè lasciarci così è una sorta di abbando triste e demotivante!

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