Ferrovia Vignola-Bologna: prigionieri sul treno bloccato da un principio d’incendio

Da anni la sociologia studia l’interazione tra organizzazione ed incidenti tecnologici. Chernobyl e lo Space Shuttle Columbia sono i casi più eclatanti. “Buchi” nelle procedure organizzative possono agevolare o scatenare l’insorgere di incidenti catastrofici. Gli incidenti, a loro volta, sono test interessanti della funzionalità organizzativa. Piccoli incidenti tecnologici si verificano con una certa frequenza – è uno dei costi del progresso. E quando si verificano pongono sotto stress le organizzazioni che hanno in carico quelle tecnologie, rivelando a volte aspetti di fragilità organizzativa, quando non vera e propria disorganizzazione. Un caso siffatto si è verificato ieri, venerdì 14 giugno, sulla linea ferroviaria Bologna-Vignola.

La cabina dell'ATR220 fermo per guasto. Si vede sulla destra la porta dell'armadio elettrico aperto e attraverso il vetro il capotreno che sta camminando sui binari. Sullo sfondo si intravvede la sagoma della stazione di Muffa (foto del 14giu2013)

La cabina dell’ATR220 fermo per guasto. Si vede sulla destra la porta dell’armadio elettrico aperto e attraverso il vetro il capotreno che sta camminando sui binari. Sullo sfondo si intravvede la sagoma della stazione di Muffa (foto del 14giu2013)

Si è trattato del treno 11493, in partenza da Bologna alle 18.16 e diretto a Vignola. Subito prima della stazione di Muffa – sono le 18.55 circa – un botto in cabina. Il treno, uno dei nuovi ATR 220, si ferma. Il personale di macchina spalanca la porta della cabina, mentre si attiva il sistema antincendio, spruzzando acqua nell’area degli armadi elettrici lì presenti. Dopo poco si capisce che c’è stato un fenomeno di surriscaldamento con un principio di incendio. Niente fiamme, solo un po’ di fumo. Il treno è fermo in mezzo alla campagna, circa 200 metri prima della stazione di Muffa. I passeggeri chiedono cosa succede. Macchinista e capotreno, due donne che sapranno gestire con fermezza la situazione, spiegano che il treno si è fermato e non potrà ripartire. Si dovrà attendere un treno in soccorso, per rimorchiare fino a Bazzano l’ATR guasto. Intanto vengono staccate le batterie. Il sistema di condizionamento dell’aria non funziona, visto che il treno è spento. La temperatura interna sale. E si scaldano pure gli animi. Alcuni passeggeri chiedono di poter scendere dal treno – lo fanno con insistenza soprattutto alcuni passeggeri che dovevano scendere alla stazione di Muffa, poche centinaia di metri più avanti (la stazione si vede dalla cabina di guida). Intanto si formano code ed intasamenti al passaggio a livello di Muffa, visto che le sbarre sono abbassate oramai da diversi minuti (e lo resteranno fino a quando non verranno alzate con la procedura manuale, dopo diversi minuti, quando il capotreno, armato di bandierina, andrà a presidiare il passaggio). Il capotreno comunica freneticamente con la centrale operativa di Casalecchio – DCO – e con i tecnici che a distanza cercando di supportarlo nella diagnosi del guasto e nella valutazione sul da farsi.

Il macchinista comunica tramite cellulare con i tecnici aziendali (foto del 14 giugno 2013)

Il macchinista comunica tramite cellulare con i tecnici aziendali (foto del 14 giugno 2013)

Tra una cosa e l’altra, annunciando ogni volta l’imminente arrivo del treno “in soccorso”, il tempo passa. Trascorre un’ora e mezza dal momento del guasto – isolati e rinchiusi in un treno fermo a duecento metri dalla stazione di Muffa. Finalmente arrivano alcuni tecnici polacchi della Pesa – l’azienda costruttrice dei treni. Infine alle ore 20.30 si abbassano le sbarre del passaggio a livello di Muffa, segno che il treno “di soccorso” da tempo atteso da Bazzano sta arrivando. Alle 20.35 i due treni entrano in contatto e si procede con la manovra di aggancio. Alle 20.50 il treno riparte, ma si ferma subito – con grande delusione dei passeggeri. Due minuti dopo riparte definitivamente, raggiunge la stazione di Muffa dove ferma rapidamente e quindi riparte per Bazzano, dove arriva alle 21.08. Lì i passeggeri, circa un centinaio, scendono. Una parte procede con mezzi propri. Una parte attende per qualche minuto l’arrivo del treno 11531 da Bologna (arriveranno a Vignola alle 21.25 circa). Partenza alle 18.16 da Bologna, arrivo alle 21.25 a Vignola. Tre ore e dieci minuti il tempo impiegato – la maggior parte del quale bloccati sul binario prima della stazione di Muffa. Sì, non è una gran performance, neppure in occasione di un tale “incidente tecnologico”. Che peraltro ha dato la possibilità ai passeggeri di venire a conoscenza delle fragilità organizzative di TPER, ovvero della mancanza di un’organizzazione in grado di gestire senza troppi affanni un evento imprevisto ed imprevedibile (ma possibile) come questo. Qui tre criticità riscontrate.

  • Per oltre un’ora dal momento del guasto il personale di macchina non sapeva da che parte sarebbe arrivato – se lato Bologna o lato Bazzano – il treno di soccorso (per il traino del treno guasto). Nessuno in grado di dare loro indicazioni sufficientemente precise su quanto l’azienda stava approntando per risolvere il problema. Si è poi saputo che un primo treno destinato al soccorso in partenza da Bologna non è effettivamente partito. D’altro canto a Bazzano era fermo dalle 19 il treno 11492, che è quello effettivamente intervenuto, ma solo un’ora e mezzo dopo (alle 20.30) senza che nessuno abbia saputo spiegare perché. La gestione dell’informazione, dall’azienda al personale di bordo e da questo ai passeggeri, è stata semplicemente scandalosa. Per essere chiaro: non è la buona volontà che è mancata, ma proprio l’organizzazione (in situazione di emergenza).
  • Il macchinista ha comunicato, nelle conversazioni telefoniche con i tecnici preposti all’assistenza, di non aver mai effettuato praticamente una manovra di aggancio di due ATR220. Nessuna pratica, ma solo teoria durante il corso di formazione alla guida dei treni polacchi. Bisogna riconoscere la singolarità di ciò. Poiché sono eventi che non possono essere esclusi, ma anzi succedono (l’azienda ci dirà, magari, con quale frequenza) una prova pratica di aggancio tra treni dovrebbe far parte del know how di ogni macchinista.
  • Ultimo punto critico è stato quello della gestione dei passeggeri ed in particolar modo di quelli con destinazione Muffa, la stazione davanti a cui si è fermato l’ATR220. Il personale di bordo ha ribadito continuamente la norma per cui per ragioni di sicurezza nessun passeggero poteva scendere dal treno. Ma, appunto, tra i passeggeri ce n’erano alcuni a cui bastava fare a piedi un tragitto di 200 metri per raggiungere la destinazione. E ad un certo punto, dopo mezz’ora di attesa, hanno iniziato a protestare. Due signore hanno infine approfittato di un momento di apertura delle porte (capotreno e tecnici andavano dentro e fuori) e sono uscite a dispetto delle indicazioni del personale di bordo. Peraltro un altro passeggero, qualificato per interventi in emergenza grazie ad un corso da vigile del fuoco, era stato fatto scendere in precedenza ed aveva raggiunto il vicino passaggio a livello per dare una mano a “disbrigare” l’ingorgo formatosi. Comunque, in casi del genere è opportuno gestire la situazione con flessibilità, preoccupandosi della sicurezza dei passeggeri, ma riconoscendo anche che possono esserci esigenze particolari da considerare. Si poteva, ad esempio, organizzare il gruppo dei passeggeri con destinazione Muffa ed accompagnarli fino alla stazione, facendo loro percorrere con le dovute cautele il tratto di binario di 200 metri che li separava da quella. Altrimenti poi qualcuno … scappa (e la questione della sicurezza va a farsi friggere).
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3 Responses to Ferrovia Vignola-Bologna: prigionieri sul treno bloccato da un principio d’incendio

  1. Marcello Mattioli ha detto:

    Magari un sistema antincendio più serio (non ad acqua) non avrebbe impedito al treno di ripartire

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      I dettagli tecnici bisogna che sia TPER o FER a fornirli. Io sono solo un profano-passeggero che ha assistito alla scena. Per terra in cabina si era formata una pozzanghera, neppure troppo grande. Visto che il liquido era trasparente ho immaginato fosse acqua (o una miscela con ampia parte di acqua). Il dispositivo antincendio si è effettivamente attivato, tanto che il personale di bordo ha subito pensato ad un principio di incendio (o anche – all’inizio – a qualcuno che si fosse chiuso in bagno a fumare!).

  2. stefano sirotti ha detto:

    posso aggiungere che, essendo sul treno vignola-bologna delle 18.45, noi siamo stati fatti scendere dal capotreno che non ha fornito alcuna informazione ed assistenza, della serie “arrangiatevi io non so niente”. quindi ognuno s’è arrangiato come ha potuto telefonando ad amici e parenti per proseguire o tornare a vignola.ciliegina sulla torta, le sbarre del passaggio a livello di bazzano sono rimaste abbassate tutto il tempo, causando un caos infernale.

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