Fine vita tra gli inquinanti? Un hospice a Solignano di Castelvetro, di Roberto Monfredini

Apprendo da notizie di stampa, dalla registrazione del Consiglio comunale, e dalla delibera in merito, che vi è l’intenzione di realizzare un hospice a Solignano di Castelvetro. Data la delicatezza della tipologia  di struttura da realizzare sorgono alcune domande e riflessioni innanzitutto sulla sua localizzazione, che avverrebbe all’interno di una delle aree più inquinate del nostro territorio. Insomma, proprio lì? Perché?

Hans Arp, Decoupage, 1961 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Hans Arp, Decoupage, 1961 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Innanzitutto cos’è un hospice? Ce lo dice il Ministero della Salute: “una struttura sanitaria residenziale per malati terminali. In altri termini si tratta di un luogo d’accoglienza e ricovero temporaneo, nel quale il paziente viene accompagnato nelle ultime fasi della sua vita con un appropriato sostegno medico, psicologico e spirituale affinché le viva con dignità nel modo meno traumatico e doloroso possibile” (vedi). E’ con la legge n.39 del 26 febbraio 1999 che viene adottato un programma (con una dotazione finanziaria di 206 milioni di euro) per la diffusione degli hospice sul territorio nazionale. Nella Regione Emilia-Romagna gli hospice sono 21 (vedi), la maggior parte a gestione pubblica, e garantiscono una copertura di circa 0,6 posti letto per 10.000 abitanti (uno dei valori più alti in Italia, secondo solo alla Lombardia). Mentre in provincia di Bologna sono 4 (di cui 3 – Bellaria, Bentivoglio, Casalecchio – gestiti dalla Fondazione Seragnoli: vedi), a Modena ce n’è uno solo, presso il Policnico (con 10 posti letto: vedi; 10 posti letto sui 273 presenti in Emilia-Romagna, dunque appena il 3,7%). Risponde dunque ad un bisogno effettivo l’attivazione di uno o più hospice aggiuntivi in provincia di Modena. Ma allora la questione è questa: è forse Solignano  il luogo più adeguato alla realizzazione di un hospice, visto che è attraversato da arterie importanti di comunicazione, visto che non esistono parchi o luoghi alberati nei quali eventualmente essere portati, visto che è inserita nei SIN (i Siti di Interesse Nazionale da bonificare) dal Ministero come luogo da bonificare sia per la scarsa qualità dell’aria che per l’inquinamento delle falde da fanghi ceramici? Visto che Solignano non è che un aggregato di case lungo una strada provinciale frammiste a capannoni, non ha una piazza, o un luogo nel quale si possa parlare decentemente di vivibilità abitativa e residenziale? Visto che nello studio del Ministero della salute denominato “Sentieri 2012” (vedi) nell’area Sassuolo-Scandiano-Castelvetro sono evidenziati maggiori rischi per la salute dovuti alla presenza di sostanze inquinanti (tra cui piombo)? Eppure il sindaco, Giorgio Montanari, non ha dubbi:  “l’area individuata, che meglio risponde ai criteri professionali, culturali, tecnici, urbanistici ed economici, nonché di adeguato impatto ambientale, attualmente è di proprietà del Comune ed è nella zona nord di Solignano Nuovo, vicino al centro civico.
Invece qualche dubbio, a pensarci a modo, viene. Quali sono i criteri  professionali, culturali, urbanistici  ed economici  per la localizzazione di un hospice ai quali risponde perfettamente Solignano? Sarebbe importante chiarire questi 4 punti. Visto che di Solignano non abbiamo ora mappe dell’inquinamento atmosferico se non riferite a prima del 2004. Visto che ora del Comune di Castelvetro si attende la correlazione dallo studio “Sentieri” del Ministero della Salute, per le patologie in relazione all’ambiente. Visto che a Solignano esistono funzionanti 2 atomizzatori ceramici  ed è un continuo passare di automezzi pesanti carichi di polvere atomizzata destinata a tutte le ceramiche della zona.

La localizzazione ipotizzata per l'hospice, nei pressi del Centro Civico di Solignano, con evidenziati i principali "detrattori" ambientali (mappa elaborata da Google Earth)

La localizzazione ipotizzata per l’hospice, nei pressi del Centro Civico di Solignano, con evidenziati i principali “detrattori” ambientali (mappa elaborata da Google Earth)

Per quale motivo una struttura di tale importanza non viene prima dibattuta con i residenti di Solignano, al centro civico ad esempio, confidando in una partecipazione dei cittadini, per esporre l’idea, raccogliere tesi, mostrare dati, portare a conoscenza dei cittadini la motivazione che spinge in tale direzione, presentare il presidente della Fondazione e le motivazioni della stessa, i costruttori che hanno dato la disponibilità, raccogliere critiche e poi solo successivamente deliberare nel chiuso del Municipio?
L’ipotesi di collocazione dell’hospice prevede la sua ubicazione nei pressi del Centro civico di Solignano, in linea d’aria a 620 metri dalla Suincom, a 990 metri dalla Sapi che ora raddoppia la propria capacità col progetto di ampliamento, a 640 metri da un importante allevamento suinicolo, a 600 metri dalla costruenda pedemontana, a 3,1 km dall’Inalca cha ha l’autorizzazione a macinare carcasse animali di categoria 1. Praticamente sarebbe inserita a fianco del maggior centro italiano di trattamento rifiuti animali. La preoccupazione degli amministratori, anche nell’ultima assemblea tenutasi a Castelnuovo, è quella che le aziende che realizzeranno i progetti dei SOA animali, Sapi e Inalca, dovranno attenersi al non procurare odori nauseabondi ai residenti. Primo interessato è proprio Solignano oltre che Castelnuovo (si veda la Valutazione d’Impatto Ambientale per Sapi e Inalca e mappatura con zonizzazione degli odori presentata dal Sindaco di Castelnuovo pochi mesi orsono). Sarebbe ridicolo creare una struttura simile in un luogo nel quale tra la percentuale di polveri sottili e la puzza delle aziende insalubri di cat 1 e 3, la qualità della vita andrebbe a ridursi anche negli ultimi istanti! Sorge spontanea una riflessione: non era meglio forse Castelvetro con la sua distanza dalla zona ceramiche e dal polo carneo di prodotti e rifiuti? O Levizzano?
Si legge sulla Gazzetta di Modena del 12 maggio 2013 (vedi): “Anche se non c’è ancora un’idea precisa delle tempistiche, c’è già un’idea su come reperire i 5 milioni di euro che occorrono: «La Fondazione Simonini potrà erogare una parte dei fondi – spiega il sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari – poi c’è già l’interessamento di alcuni industriali del territorio. Crediamo a questo punto di essere uno dei Comuni più accreditati per ospitare questa struttura, che ci interessa particolarmente. Naturalmente, il Comune concederà gratuitamente il terreno sul quale sarà costruita». Inoltre, una volta reperita questa cifra, l’intenzione è di creare una seconda fondazione, che permetta il funzionamento e la gestione della struttura stessa.” Anche in questo caso sorgono interrogativi che meriterebbero una risposta. Perché una Fondazione (la Fondazione Adolfo Simonini: vedi), o come in questo caso proposto, due fondazioni, una per la realizzazione e una per la gestione? Ma, di nuovo, perché proprio quella localizzazione?

Giuseppe Bergomi, Naba rannicchiata in poltrona, 2012 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Giuseppe Bergomi, Naba rannicchiata in poltrona, 2012 (foto Artefiera Bologna, 27 gennaio 2013)

Viene da chiedersi innanzitutto la richiesta di tale impegno da chi deriva. E’ l’Azienda Sanitaria che ha visto in Solignano il luogo ideale per tale struttura sanitaria? È la Fondazione Simonini che vede questa necessità come primaria? È il costruttore a cui fa riferimento il Sindaco nel comunicato che vede in questo una utilità per Solignano? E’ il Comune stesso che diventa imprenditore tramite la Fondazione? Manca in sintesi il soggetto attuatore.
Dato che il Ministero della Salute destina circa 79.000 euro a posto letto e che in questo caso si parla di 22 posti programmati, si arriva ad una somma prossima ai 2 milioni di euro di finanziamenti (se la tabella del Ministero è ancora valida essendo del 2012 e pare a esaurimento come spesa  per la RER). Sarebbe opportuno conoscere l’entità del finanziamento pubblico, se esiste ancora, visto che il Sindaco di questo nel comunicato e nella delibera non ne accenna; la trasparenza nella aggiudicazione dell’opera con soggetti privati (es. sponsor e costruttori), il ruolo della fondazione (o delle fondazioni).
Mi sarei invece aspettato un percorso assai diverso:

  1. l’Azienda Sanitaria presenta al Comune una richiesta avendo individuato in Castelvetro una zona ideale per uno sviluppo di tale struttura in linea con la legge del 2000 e gli stanziamenti del 2012;
  2. il Comune con i sanitari convoca una pubblica assemblea nella quale si spiega il progetto;
  3. al termine di un percorso partecipativo si decide se approvare o no la struttura in quel contesto;
  4. il Comune emette un bando pubblico per l’assegnazione  e per la realizzazione dell’opera;
  5. si porta a conoscenza dei cittadini l’importo finanziato dal pubblico e la parte della Fondazione, logicamente nella completa trasparenza amministrativa essendovi finanziamenti pubblici e agevolazioni fiscali per le fondazioni;
  6. si chiarisce il ruolo della Fondazione  e si richiede la trasparenza sul web della stessa con pubblicazione di bilanci, statuto, composizione del consiglio  d’amministrazione, registrazione regionale, in quanto si inizia un percorso di collaborazione con il Comune, e si chiarisce il ruolo della seconda fondazione che deve essere creata per gestire l’hospice;
  7. si cercano nel territorio appezzamenti di terreno che possano offrire migliore comfort data la delicatezza della struttura, ad esempio Levizzano o Castelvetro stesso, escludendo le zone di Solignano e Cà di Sola e S.Eusebio, visto che sono industriali;
  8. si elencano i nomi delle ditte interessate alla realizzazione dell’opera sia per la realizzazione che per la gestione o sponsorizzazione con i relativi importi disponibili e le motivazioni di questo interessamento.

Perché non si riesce o non si vuole costruire un percorso trasparente?

Roberto Monfredini

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2 Responses to Fine vita tra gli inquinanti? Un hospice a Solignano di Castelvetro, di Roberto Monfredini

  1. Roberto Bergonzini ha detto:

    Caro Roberto, ti chiedi: “Perché non si riesce o non si vuole costruire un percorso trasparente?”
    La risposta è: “Non è nella natura di tutti gli uomini essere democratici e trasparenti”
    Condivido completamente la tua analisi. Purtroppo sono certo che coloro i quali hanno la responsabilità di dirigere, condizionare la procedura di realizzazione del progetto, siano totalmente incapaci di seguire le indicazioni, direi sagge e logiche, proposte nel tuo intervento. Hanno già dato prova, in diverse circostanze, di questa evidente incapacità.

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