Una cerimonia per i cittadini stranieri diventati italiani. Ma senza di loro.

Nella mattina di sabato 18 maggio si è tenuta, presso la Rocca di Vignola, una cerimonia per celebrare pubblicamente l’acquisita cittadinanza italiana dei neo-cittadini (prima “stranieri”) residenti a Vignola. L’amministrazione comunale ha inteso così onorare un impegno affidatole dal Consiglio Comunale, su proposta della lista di cittadini Vignola Cambia nel lontano dicembre 2010 (qui il testo della mozione, modificata in corso di approvazione: pdf). Come spesso succede con l’amministrazione Denti le “prescrizioni” del consiglio sono state bellamente ignorate (l’organizzazione della cerimonia sarebbe dovuta avvenire con il coinvolgimento dei diretti interessati, i neo-cittadini, e dei consiglieri comunali – tutto ciò non è avvenuto). Ma l’aspetto più singolare è che alla cerimonia mancavano i diretti interessati! Di neo-cittadini italiani adulti ce n’erano non più di una decina!

Il tavolo delle autorità. Da sinistra: il vicepresidente del consiglio comunale Marco Santunione; il sindaco Daria Denti; l'assessore alla formazione Maria Francesca Basile (foto del 18 maggio 2013)

Il tavolo delle autorità. Da sinistra: il vicepresidente del consiglio comunale Marco Santunione; il sindaco Daria Denti; l’assessore alla formazione Maria Francesca Basile (foto del 18 maggio 2013)

Mentre sappiamo che i neo-cittadini “invitati” erano circa 200 (“a tale cerimonia sono stati invitati tutti i neo cittadini che hanno acquisito la cittadinanza dal 2009 ad oggi” – così sta scritto nel comunicato stampa n.45 del 16 maggio 2013: pdf) (per i dati sugli ottenimenti della cittadinanza italiana a Vignola per il periodo 2009-2011: vedi). Certo, poiché la cerimonia è stata inserita in una seduta del consiglio comunale dei ragazzi (della Scuola media L.A.Muratori) un po’ di alunni stranieri, diventati cittadini italiani assieme ai loro genitori, erano presenti e sono stati invitati a ritirare gli “attestati” per i loro genitori. Ma, evidentemente, è una cosa diversa celebrare pubblicamente l’ottenimento della cittadinanza italiana con chi quella cittadinanza l’ha richiesta, ha affrontato l’ostica burocrazia italiana, l’ha lungamente attesa (servono in genere 3-4 anni che, così, si aggiungono ai dieci di residenza continuativa in Italia necessari) ed infine ottenuta. Perché il senso di una tale cerimonia pubblica è anche quella di creare legame tra questi neo-cittadini (italiani e stranieri) e le istituzioni pubbliche, in primo luogo quelle locali. Peccato perché nulla, nella cerimonia congegnata dall’assessore Maria Francesca Basile, è stato fatto per dare un po’ di protagonismo a questi neo-cittadini (mi riferisco in primo luogo agli adulti):

  • non li si è coinvolti nell’organizzazione dell’evento (come invece esplicitamente prevedeva la mozione consiliare);
  • non si è data loro la parola (perché non organizzare, invece, la narrazione di alcune testimonianze esemplificative delle loro esperienze?);
  • non li si è neppure coinvolti nella preparazione di quel minimo di festeggiamenti che sempre segue una tale cerimonia (perché, ad esempio, non invitare tali neo-cittadini a portare un piatto tipico del loro paese? – lo si fa per le feste negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, lo si poteva fare, a maggior ragione, in questa occasione!) – un “rinfesco” è stato gentilmente offerto dal Comitato gemellaggi (non so però spiegarmi il nesso).
Un momento della cerimonia "Benvenuti italiani" nella Sala dei Contrari (foto del 18 maggio 2013)

Un momento della cerimonia “Benvenuti italiani” nella Sala dei Contrari (foto del 18 maggio 2013)

Insomma, una singolare “celebrazione”! Pochi i “celebrati” (non è chiaro in che modo sono stati fatti gli inviti; se si è pensato che forse il sabato mattina non era il momento migliore per chi anche in quel giorno lavora; ecc.). Praticamente inesistente il pubblico (due cittadini italiani più qualche consigliere comunale) – non è che basta scrivere nel comunicato stampa (sic) “la cittadinanza è invitata a partecipare”. Un sindaco, massima autorità civile, arrivato in ritardo (ma non è una novità) e intenzionato a chiudere sbrigativamente la questione (tanto da non trovare neppure l’occasione per stringere la mano ai pochissimi neo-cittadini adulti presenti alla cerimonia). Ed un consiglio comunale dei ragazzi – bravissimi, per carità – chiamato a surrogare una comunità assente. Davvero una gran tristezza. Ma non c’è pezza. Senza “intelligenza emotiva” anche una tale cerimonia che pure evoca significati ricchi e profondi, diventa un evento fatto di formalità e, al più, di folklore – salvato solo dalla vivace presenza degli alunni della scuola media. Un’ultima considerazione. Più che un evento-spot, unico nei cinque anni di una legislatura, bisogna avere il coraggio di far diventare routine la consegna pubblica della cittadinanza italiana. Mettendo al centro i neo-cittadini, adulti in primo luogo, e le loro famiglie. E con l’intento di usare questo momento pubblico per creare legami. Per dare il messaggio, anche con le azioni del rito, della vicinanza delle istituzioni. Tutte cose che nella “cerimonia” del 18 maggio non c’erano.

Abderrazak (a sinistra) e Ahmed (a destra), conosciuti quando ero assessore alle politiche sociali, con la pergamena consegnata nell'occasione (foto del 18 maggio 2013).

Abderrazak (a sinistra) e Ahmed (a destra), conosciuti quando ero assessore alle politiche sociali, con la pergamena consegnata in occasione della cerimonia “Benvenuti italiani” (foto del 18 maggio 2013).

Nota. La proposta di un “rito” per la consegna della cittadinanza agli stranieri è stata formulata per la prima volta su AmareVignola, sulla scorta di quanto avviene da tempo in alcune città, in un post del 24 ottobre 2009 (vedi). Ulteriori considerazioni sono state svolte nel post “Facciamo di Vignola una città cantiere di cittadinanza” del 10 giugno 2012 (vedi). Solo pochi giorni fa, a Modena, il ministro per l’integrazione Cécile Kyenge Kashetu ha partecipato alla cerimonia di conferimento della cittadinanza ad alcuni cittadini stranieri, divenuti neo-cittadini italiani (vedi).

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