“Civicamente Samoggia”: una lista civica per il nuovo comune di Valsamoggia

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Più di cinquanta persone si sono trovate venerdì sera, 17 maggio, a Bazzano per dar vita ad una nuova lista civica: “Civicamente Samoggia”. Il nuovo comune di Valsamoggia, la cui data di nascita è fissata per l’1 gennaio 2014, ha dunque già da oggi una lista civica impegnata a prepararsi per le elezioni comunali del 2014, quando i cittadini saranno chiamati non più ad eleggere cinque sindaci (Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno), ma l’unico sindaco del nuovo comune di Valsamoggia. La nuova lista nasce dall’unione di 5 liste civiche già presenti sul territorio e nei consigli comunali (Civicamente Bazzano, Gente di Castello, Civicamente Crespellano, Civicamente Monteveglio, Monteveglio Bene Comune) e con l’apporto della lista Civica giovani per Savigno.

Un momento dell’assemblea del 17 maggio a Bazzano, dove si è costituita la lista civica “Civicamente Samoggia” (foto del 17 maggio 2013)

Un momento dell’assemblea del 17 maggio a Bazzano, dove si è costituita la lista civica “Civicamente Samoggia” (foto del 17 maggio 2013)

Che un tale passaggio, nient’affatto banale, sia avvenuto con facilità è la conseguenza del lavoro gomito a gomito fatto nel percorso per la costituzione del comune unico, contrastato dalle liste civiche comunali non perché contrarie a priori all’idea della fusione dei cinque comuni, ma perché ritenuto incompleto e non convincente il “simulacro” di progetto proposto (vedi). Comunque, l’unione di più liste civiche comunali e la nascita di un’unica lista civica su scala più ampia (quella del nuovo comune di Valsamoggia) è una buona occasione per riflettere sul fenomeno delle liste civiche e sul ruolo che queste giocano in questo territorio tradizionalmente amministrato dal PD (e relativi “antenati”).

Un momento dell'assemblea del 17 maggio a Bazzano, dove si è costituita la lista civica "Civicamente Samoggia" (foto del 17 maggio 2013)

Un momento dell’assemblea del 17 maggio a Bazzano, dove si è costituita la lista civica “Civicamente Samoggia” (foto del 17 maggio 2013)

[1] Anche all’incontro bazzanese di venerdì sera sono emersi in modo nitido i temi chiave della mobilitazione civica:

  • abbandono di un modello di sviluppo economico basato sul consumo di risorse non rinnovabili;
  • ricerca di un rapporto più equilibrato con l’ambiente (e ciò che ne consegue in termini di gestione dell’acqua e dei rifiuti, impiego di fonti energetiche rinnovabili, ecc.);
  • nuove modalità della democrazia locale con meno delega ai rappresentanti, più partecipazione, ricerca di un maggiore coinvolgimento della cittadinanza nell’assunzione delle decisioni più importanti per la città ed il territorio;
  • tutto ciò unito ad una forte sfiducia nei confronti dei partiti – in molti casi originata da una conoscenza ravvicinata del loro modo di operare.

Da tempo le liste civiche presenti nei comuni della Valle del Samoggia propongono questi contenuti, sino ad ora da posizioni di minoranza. Il nuovo comune di Valsamoggia apre però nuove chances anche grazie al cambio di regole elettorali, conseguenti al superamento della soglia dei 15.000 abitanti e dunque al passaggio, per l’elezione del sindaco, ad un sistema a doppio turno. Con il nuovo sistema non è necessaria la costituzione di rassemblement anche eterogenei per risultare competitivi (per i comuni con meno di 15.000 abitanti l’elezione prevede un turno unico e la lista che ottiene più voti, anche se non raggiunge il 50%, ottiene sia la maggioranza consiliare che il sindaco). Per il comune di Valsamoggia, dunque, il tema sarà quale delle liste o raggruppamenti oggi di minoranza (centrodestra, M5S o “civici”) potrà portare l’attuale maggioranza, incentrata sul PD, al ballottaggio. Puntando poi a giocarsela alla pari al secondo turno (operazione che a Parma, ad esempio, è riuscita al M5S) – un tema analogo vale per la realtà vignolese (vedi).

Uno dei loghi proposti, poi scartato (foto del 17 maggio 2013)

Uno dei loghi proposti, poi scartato (foto del 17 maggio 2013)

[2] Prima che sugli scenari del 2014 è tuttavia opportuno ragionare sui contenuti e sui movimenti in atto, sulla loro elaborazione ed appropriazione che riguarda, in verità, un fronte assai ampio. Non c’è dubbio, infatti, che pure il PD stia progressivamente (ma faticosamente) cercando di appropriarsi di alcuni di questi contenuti: più tutela ambientale, nuovo modello di sviluppo, nuove concezioni di democrazia locale – sino ad oggi con risultati del tutto insoddisfacenti. Di ciò, ovviamente, c’è una spiegazione. Dietro alle tribolazioni del partito di maggioranza relativa in questi territori si legge un circuito non proprio virtuoso fatto di due componenti: una perdita di capacità di elaborazione (una sinistra sempre meno capace di “pensare”: vedi) ed un rapporto troppo stretto, tipico di chi ha governato senza alternanza per decenni, con i piccoli o grandi “poteri forti” del territorio (dal mondo delle grandi cooperative, ai “cavatori”, alle multiutilities, peraltro nate dall’aggregazione delle municipalizzate, ma progressivamente autonomizzatesi fino ad espropriare gli enti locali di know how e capacità di governo). A tutto ciò si sommano processi decisionali tipicamente impostati in modo top-down: nel partito la partecipazione è organizzata non più come un libero confronto argomentativo, ma come processo che deve generare la decisione auspicata, già concordata al vertice della piramide decisionale. Per questo motivo il processo deliberativo è volto assai più ad orientare verso od a giustificare scelte già individuate (con tecniche che vanno dal restringimento dei tempi – decidere è urgente! – come modalità per bloccare gli approfondimenti e la discussione, al rilascio selettivo e controllato dell’informazione, ecc.,) piuttosto che a promuovere un confronto argomentativo dagli esiti aperti. Ciò, inevitabilmente, traduce la discussione in un “rituale” (e ciò a sua volta determina un deficit di apprendimento). I due temi più importanti dell’agenda politica in Valsamoggia possono essere letti con questo schema interpretativo: il progetto di fusione (verso il comune unico) ed il nuovo PSC. Quest’ultimo non fa altro che riprodurre i modelli di “sviluppo” del passato, basato sul consumo di territorio, solo leggermente frenato (prevede ancora un incremento residenziale di 5.600-7.000 unità abitative), in uno dei territori dove l’urbanizzazione ed il consumo di territorio agricolo è stato più forte nell’ultimo decennio (la situazione è analoga sul fronte vignolese e dell’Unione Terre di Castelli: vedi). Il primo è stato condotto in modo verticistico, evitando di dispiegare ampi percorsi di partecipazione (non sempre facilmente controllabili!), ma offrendo all’ultimo dei “surrogati” come l’Iniziativa di Revisione Civica – che in effetti è stata del tutto ininfluente (vedi)! Chi da lungo tempo siede nei palazzi del governo locale finisce con il mantenere una riserva mentale verso ogni processo di allargamento della partecipazione e di rinnovamento della democrazia locale (che come ogni forma di “democrazia rappresentativa” alimenta alla lunga distacco e sfiducia nei cittadini e pertanto necessita di correttivi ed integrazioni in termini di “partecipazione” e “dispositivi deliberativi”: vedi). Visto che ogni allentamento del controllo sui processi decisionali, ogni inclusione di nuovi soggetti (con i requisiti necessari affinché ciò avvenga con efficacia: più informazione, più trasparenza, nuove arene deliberative, più occasioni di democrazia diretta) fa saltare il tradizionale e consolidato meccanismo top-down.

Il 17 maggio a Bazzano si è decisa l'unione delle cinque liste civiche del territorio della valle del Samoggia: nasce "Civicamente Samoggia" (foto del 17 maggio 2013)

Il 17 maggio a Bazzano si è decisa l’unione delle cinque liste civiche del territorio della valle del Samoggia: nasce “Civicamente Samoggia” (foto del 17 maggio 2013)

[3] La sfida delle liste civiche come la neo costituita “Civicamente Samoggia” non riguarda però solo i contenuti. Riguarda anche la “forma” della politica, ovvero il rifiuto della politica come professione. A livello locale l’impegno dentro ad un partito e l’accesso alle cariche amministrative prefigura, per alcuni, l’inizio di una carriera politica che, in alcuni casi, porta a “vivere di politica”. L’unica “carriera” a cui aspirano invece gli esponenti “civici” è il servizio al territorio, giocato magari in ruoli diversi (in consiglio comunale, quando si riesce ad essere eletti, diversamente in associazioni, comitati, gruppi di lavoro – sempre dunque manifestando un legame con il territorio e la comunità), ma sempre come attività temporanea o parziale. Tuttavia, la rinuncia a fare della politica una professione (dunque a tempo pieno) non implica, almeno a livello locale, alcun handicap in termini di sviluppo di competenze e capacità. Ed offre, invece, un surplus in termini di credibilità. La crescita dei livelli di scolarizzazione e lo sviluppo di occupazioni intellettuali produce da tempo livelli di abilità cognitiva diffusi che consentono, a fronte di un impegno minimamente continuativo verso le vicende amministrative e del governo locale, di sviluppare expertise almeno pari a quelli degli amministratori locali. Il resto lo fa il gruppo, ovvero il “gioco di squadra” (specializzazione tematica, divisione del lavoro, coordinamento, costruzione di network allargati). Sono tutti elementi che gli esponenti “civici” della Valsamoggia hanno già esibito nel corso di questi anni, accelerati, anzi, proprio dal percorso della fusione dei comuni. Con la mossa di venerdì 17 maggio si accreditano dunque come credibili competitori per le elezioni comunali del 2014. Adesso viene il difficile – è doveroso aggiungere! Ma le premesse per una buona prova, con credibili prospettive di arrivare al governo del nuovo comune, ci sono tutte. Buon lavoro dunque!

Il volantino dell'assemblea del 17 maggio.

Il volantino dell’assemblea del 17 maggio.

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4 Responses to “Civicamente Samoggia”: una lista civica per il nuovo comune di Valsamoggia

  1. Mauro ha detto:

    Un augurio a questa lista civica , beh civica, proprio non la considero, e sono anche soddisfatto che alcuni cavalli di ritorno per accattivar si il vostro voto si sono iscritte a partiti che poi hanno ricevuto una sonora bocciatura dal territorio. Rimanere civici è difficile , mettersi un etichetta è facile. Pensate che tea di voi ci sono amministratori trombati dal PD e che si sono spostati per riavere una seggiolino, attenti la gente non ha l’anello al naso !

  2. Simone Rimondi ha detto:

    Dispiace x Mauro, ma qui cavalli di ritorno non ce ne sono, ci sono tutti i civici delle vecchie liste del 2009 più molti nuovi cittadini. Nessun cacciatore di sgabelli, con noi più facile perderne di poltrone che vincerne.

  3. Marco Maccaferri ha detto:

    Potrei affermare che la stragrande maggioranza di tutti coloro che si impegnano in politica locale lo fanno gratuitamente per un impegno civico inseme a tanti altri impegni di volontariato sul territorio, sia fuori che dentro ai partiti. L’approccio dell’ultimo paragrafo mi è sembrato eccessivo da questo punto di vista.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Sì Marco, la stragrande maggioranza di chi fa politica a livello locale lo fa come “volontario”, ovvero come attività del tempo libero, dovendo dedicarsi primariamente allo studio o al lavoro. Non è una novità e non c’é nulla nell’articolo che contrasti con questo dato di fatto (peraltro assolutamente positivo). Ma è altrettanto vero che una parte, certo del tutto minoritaria, trasforma la politica in una professione. Non è invece questa un’opportunità a disposizione (anche lo volesse) per chi si impegna in una lista civica. Lo è invece per chi opera all’interno di un partito. Ad esempio, conosco persone, all’interno del PD, che non hanno mai lavorato e che hanno vissuto esclusivamente di politica. Prima sindaci, poi consiglieri o assessori provinciali o regionali e così via. E’ quanto ho scritto: “l’impegno dentro ad un partito e l’accesso alle cariche amministrative prefigura, per alcuni, l’inizio di una carriera politica che, in alcuni casi, porta a “vivere di politica”. Non voglio neppure dire che questo sia un male (ci può stare anche che una parte svolga la politica “come professione”), a patto che ci sia anche una parte almeno ugualmente consistente per cui l’impegno in politica è una parentesi all’interno di una (normale) carriera lavorativa. Dunque, non c’é nulla che mi sembra eccessivo in quanto scritto. Se qualche sindaco PD coltiva oggi l’ambizione di fare carriera fino ad arrivare in parlamento, ciò è sostanzialmente precluso ai “civici” – proprio in considerazione del carattere locale delle liste. Per questo si può affermare che l’unica carriera a cui aspirano gli esponenti civici è “il servizio al territorio”.

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