Fondazione di Vignola: al via l’era di Valerio Massimo Manfredi

Con la prima dichiarazione pubblica il neopresidente ha commesso anche una piccola gaffe istituzionale. “Non sono stato io a cercare questo incarico e prima che i sindaci della zona mi contattassero per sollecitare la mia candidatura, ne ero lontano mille miglia” (così al Resto del Carlino, 10 maggio 2013, p.23). Manfredi svela d’un sol colpo quello che in molti pensavano, ma nessuno poteva dire. La sua partecipazione al bando degli enti locali (Vignola e Spilamberto) per il Consiglio della fondazione non è stata spontanea, ma spintanea. Il bando stesso, come risulta ora in modo evidente (ma lo si era già intuito vedendo le scelte fatte dai sindaci), era una foglia di fico per coprire l’assoluta discrezionalità della scelta che, anzi, era già stata prefigurata prima di decidere della procedura (che in effetti è stata implementata in modo del tutto scoordinato tra gli enti con potere di nomina: vedi). La formula  dell’avviso pubblico dava l’idea dell’apertura, ma i “vincitori” erano già definiti (uno dei tanti esempi di “cambiare tutto perché nulla cambi”), a partire dal nuovo presidente. Come era facilmente prevedibile, peraltro. E come, in effetti, era stato previsto (vedi).

Inusuale vista sulla Rocca di Vignola (foto dell'1 gennaio 2012)

Inusuale vista sulla Rocca di Vignola (foto dell’1 gennaio 2012)

[1] La vicenda delle nomine alla Fondazione di Vignola è un’ottima lezione di “realismo politico” per il cittadino. La si potrebbe raccontare sotto forma di dialogo tra un cittadino sospettoso ed un cittadino ingenuo. Il cittadino sospettoso ha buon gioco, anche grazie alla (prima) dichiarazione di Manfredi in veste di presidente, a spiegare che era già tutto prestabilito sin dall’inizio. Infatti la candidatura di Manfredi è stata sollecitata dai sindaci (lo ha detto lui stesso), evidentemente con la prospettiva di renderlo presidente. Modo singolare di “salvaguardare l’autonomia della Fondazione tenendo fuori la politica” (dichiarazione di Daria Denti, Il Resto del Carlino, 11 maggio 2013, p.25), visto che il presidente è “scelto” dai sindaci (che sono politicamente di parte) – altro che “fondazione di comunità”, ente privato espressione della “società civile”! E visto che è stato scelto un candidato che manifesta un evidente legame con il partito! Tanto che venerdì 22 febbraio 2013 Valerio Massimo Manfredi è intervenuto alla chiusura della campagna elettorale del PD, nella città di Modena, per le elezioni politiche (vedi). Il cittadino sospettoso ha dunque di nuovo buon gioco nello smascherare la realtà. Al cittadino ingenuo non rimane che prendere atto che un conto sono le dichiarazioni ufficiali, un altro la realtà. Oppure no?

Luce del tramonto sulla Rocca di Vignola (foto del 31 marzo 2013)

Luce del tramonto sulla Rocca di Vignola (foto del 31 marzo 2013)

[2] “Le sue capacità di divulgatore culturale sono indiscutibili, così come la sua rete internazionale di relazioni ad alto livello e la sua esperienza in campo promozionale. E’ la persona adatta a portare il nome di Vignola e la sua Rocca nel mondo, ad attirare nuove attenzioni sulla nostra città e sulle sue risorse da valorizzare” – è ancora Daria Denti, a difesa dell’operazione-Manfredi (operazione che, pare, sia stata “guidata” da Luca Gozzoli, coordinatore di zona del PD). In fondo se Vittorio Sgarbi è stato chiamato a fare il sindaco di Salemi (TP), ci può ben stare che Valerio Massimo Manfredi (vedi), di Piumazzo (Castelfranco Emilia), venga chiamato (sì, chiamato – adesso lo possiamo dire) a fare il presidente della Fondazione di Vignola. La logica è la stessa, in fondo. La celebrità prima di tutto. Nella (mancata) discussione sull’opportunità o meno di questa scelta sono emersi due “argomenti” contro la nomina Manfredi. Un primo argomento tira in ballo la “funzionalità”: conoscenza della comunità locale, tempo a disposizione, competenze ad hoc (che sono assai diverse da quello del “divulgatore culturale”) sarebbero requisiti importanti per ricoprire in modo adeguato la posizione di vertice della Fondazione. E’ tutto da vedere se questo handicap potrà essere superato con la composizione del nuovo Comitato di gestione. A me, però, sembra almeno ugualmente forte un secondo argomento. La Fondazione di Vignola è un patrimonio della comunità, non solo per la comunità. Mi sembra dunque assai singolare che a suo capo non sia messo qualcuno che a questa comunità (Vignola, Spilamberto, Savignano e Marano) appartiene. E non che non ve ne siano di persone, di questa comunità, con le giuste competenze (magari con minore popolarità, certo). Ma i sindaci (anche questo oggi lo possiamo dire) hanno voluto fare altre scelte (vedi il punto 1 – e ciò che ne consegue: vedi).

La Rocca dalla campagna vignolese (foto del 13 aprile 2013)

La Rocca dalla campagna vignolese (foto del 13 aprile 2013)

[3] Detto questo, è bene comunque guardare avanti. Chi ha governato la Fondazione di Vignola negli ultimi anni (il presidente Giovanni Zanasi nel periodo 2005-2013) lascia comunque un’istituzione in salute, sia dal punto di vista della gestione del patrimonio (che è cosa fondamentale!), sia dal punto di vista delle procedure operative (confronto con gli stakeholder locali, bandi periodici per l’erogazione di contributi, processi di base di rendicontazione). Per impostare la nuova fase – l’era Manfredi – sarebbe buona cosa proseguire con coraggio su quella strada, compiendo ulteriori passi in avanti in direzioni peraltro già indicate su AmareVignola:

  • più trasparenza nell’erogazione dei contributi (vedi). Non ci vuole molto ad impostare un programma di total disclosure, con una Fondazione che, per prima, pubblica i progetti, le valutazioni di questi, le valutazioni ex-post circa i risultati conseguiti;
  • più partecipazione della “comunità” nella definizione degli indirizzi e nella verifica dei risultati conseguiti – se davvero questa vuole essere una “fondazione di comunità” (vedi);
  • un po’ di “intelligenza” per pensare ad una fondazione al servizio della comunità, ovvero impegnata sul fronte su cui anche questo territorio (assai più che le città capoluogo) è più sofferente: la costruzione del “futuro”, ovvero di un nuovo sentiero di sviluppo economico per questo territorio (vedi). Per fare ciò potrebbe essere necessario rivedere la mission, ovvero gli ambiti privilegiati d’intervento (vedi). Anche per questa ri-valutazione servirebbero percorsi innovativi ed aperti, di coinvolgimento della comunità e di confronto con le “energie” e le “intelligenze” presenti sul territorio.

Sarà a partire da questi obiettivi che sarà possibile, già molto presto, valutare la nuova presidenza e il nuovo Consiglio.

PS Oggi su Il Resto del Carlino un articolo ha riportato le valutazioni (critiche) delle minoranze sulla scelta di Valerio Massimo Manfredi come presidente della Fondazione di Vignola (Il Resto del Carlino, 11 maggio 2013, p.25: pdf). Molti argomenti sono condivisibili, ma, ad essere sincero, stonano i tempi. Le stesse cose dette prima della nomina sarebbero risultate più convincenti. Peccato.

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6 Responses to Fondazione di Vignola: al via l’era di Valerio Massimo Manfredi

  1. Diana Manzini di Vignola ha detto:

    Buongiorno sig. Paltrinieri, vorrei scrivere tre note riguardanti la Fondazione.
    – trovo assurda e non condivisibile l’affermazione della nostra “master – izzata” sindaca Denti quando spiega il perchè della scelta Manfredi “visibilità…nel mondo..ecc” quasi, quasi, fossi nel prof. mi offenderei, in quanto non scelto “per le capacità, l’intelligenza, la sapienza ecc.ecc.” ma per queste esteriorità che, alla Fondazione, servono “fino a mezzogiorno” come si suol dire.
    – la sicerità del prof. Manfredi non è criticabile ma, criticabile forse è che abbia accettato, pur sapendo di non avere il “tempo fisico” da dedicare ad un Ente che, invece, per continuare a funzionare bene ha necessità di una presenza continua e attenta (come faceva l’avv. Zanasi). Non si tratta di una della tante assiociazioni dove il presidente può anche essere soltanto una figura di rappresentanza; qui serve qualcuno che GUARDI E ASCOLTI CON ATTENZIONE IL TERRITORIO, SIA PRESENTE e DECIDA su questioni molto, ma molto importanti per la Comunità.
    – in ultimo, chieda a chi di dovere di rendere pubblici i curriculum, almeno i primi 10 “classificati”, poi lei li pubblichi qui: credo che in molti le sarebbero grati!.

    Per concludere, desidero dire che non ho nulla contro il prof. Manfredi che, anzi, stimo e ammiro molto sin dai tempi del Liceo dove frequentava una delle mie figlie, ma è troppo impegnato!.

    Ringrazio per l’ospitalità, saluto e…continui così, io la seguo spesso.
    Diana

  2. stefano ha detto:

    Carissimo Andrea, l’importante è avere il coraggio di esprimere le proprie idee : ognuno ha i propri tempi !!!

  3. cittadino vignolese ha detto:

    condivido pienamente tutti i discorsi effettuati fino ad ora sul fattore che anche la fondazione si sta politcizzando (anche se probabilmente lo e’ gia’ da anni)a discapito di tutto,ma un ente come la fondazione dovrebbe avere una gestione tecnica e non politica e l’abrogazione di molti contributi sono solamente a livello politico e non vorrei che siano anche favoritismi che qualcuno deve al comune una buona poltrona in comune fa’ fare questo ed altro.
    In periodi di crisi Nazionale servirebbero segnali forti anche da parte degli enti locali,invece , come in tutto il resto del paese,ognuno pensa al potere e agonfiarsi il portafoglio a discapito dei propri concittadini,il problema del tempo che puo dedicare o non dedicare il nuovo presidente alla Fondazione,e’ un falso problema rispetto a quello che comunque percepira’ un elevato stipendio sicuramente visto quanto prendeva l’ex presidente e quello stipendio lo percepira’ senza fare nulla,se non delegando il suo staff di lavoro..quindi la domanda viene spontanea,era veramente necessario nominare presidente una persona che difficilmente potra’ portare veramente qualcosa alla nostra comunita’? se e’ stato eletto solo per una questione di immagine,non era meglio fargli fare degli spot pubblicitari?in fondo sarebbe costato meno e il suo valore alla fondazione sarebbe stato lo stesso.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Riporto il testo che Angelo Fregni, uno dei candidati al consiglio della Fondazione di Vignola, ha trasmesso agli organi di stampa, agli altri candidati, ai consiglieri comunali. In questa lettera informa di aver presentato un esposto al giudice di pace.

    Gentilissimo Direttore,
    non sarà un caso, a proposito di Fondazioni bancarie e della loro gestione, che in questi giorni siano saliti agli onori della cronaca due enti dei quattro presenti nella nostra Provincia che tanto danno in termini di risorse e supporti ai bilanci delle amministrazioni locali ed alla gestione del welfare e della cultura nelle nostre comunità.
    La Fondazione CR Modena per bocca del suo Presidente ha comunicato, come la stampa ha brutalmente riportato, di non volere più “riciclati” negli organismi di governo se non dopo un periodo sabbatico di due anni scuotendo la suscettibilità di Sindaco e neo Deputato Baruffi che si sono offeso il primo ed indicato come fosse “ben altro” il problema il secondo.
    La Fondazione di Vignola a sua volta, grazie agli amministratori dei Comuni che hanno titolo a nominare loro rappresentanti, sembra vittima di una eccessiva voglia di visibilità o di sindrome da potere degli amministratori in parola.
    Non essendo in discussione la figura del Prof. Valerio Massimo Manfredi ed il suo cv non si capisce però perché questi, che abita al di fuori del territorio sul quale opera la Fondazione e non ha presentato il proprio cv con la formalità richiesta dalle delibere assunte dalle stesse amministrazioni, non sia stato escluso dalla selezione per i candidati al Consiglio di Amministrazione dell’ente prima ancora di valutarne professionalità e competenze ed oggi subisca contestazioni circa la sua nomina a Presidente della Fondazione per questi motivi.
    Poiché è da ritenere che, data la caratura del personaggio, i Sindaci proponenti abbiano ritenuto poter contravvenire alle norme da loro stessi imposte, abbiamo il risultato che il prof. Manfredi è oggetto di contestazione e sconta la brutta figura, secondo me non a lui imputabile, di considerarsi al di sopra delle regole e dello Statuto della Fondazione ed i Sindaci in parola hanno coscientemente messo in crisi trasparenza e credibilità delle amministrazioni di cui sono responsabili per una voglia di visibilità e di potere come sopra detto.
    Aggiungo poi, a proposito di rispetto delle regole imposte, che all’atto della presentazione della mia candidatura al Consiglio della Fondazione presso i Comuni di Vignola e Spilamberto, ho scoperto che gli addetti al protocollo non erano stati istruiti circa le modalità di presentazione delle candidature stesse tanto che, a Vignola l’addetta mi ha prima chiesto di presentare la documentazione “come avevano fatto gli altri prima di me” quindi ha preso la delibera alla quale mi ero attenuto per la presentazione per fotocopiarla, ha cercato di interpellare il suo dirigente per avere indicazioni su come comportarsi e, non avendolo trovato disponibile, ha accettato che io presentassi il plico “così come era scritto sulla delibera” da me fornita.
    Analoga scena un’ora dopo al Comune di Spilamberto, dove ho potuto esprimere perplessità e rimostranze ad un Assessore che mi ha assicurato la sua solidarietà.
    Nel merito ho avanzato un esposto al Giudice di Pace presso la Provincia di Modena con l’obbiettivo di verificare se e per quale motivo si continui da parte degli amministratori a considerare i propri amministrati cittadini di serie B salve le eccezioni da loro stessi individuate.
    Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.
    Angelo Fregni

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nella giornata di oggi è stata resa pubblica la nomina dei 3 componenti del Comitato direttivo della Fondazione di Vignola, effettuata nella seduta del Consiglio tenuta martedì 28 maggio. Su proposta del Presidente sono stati nominati Mauro Tabellini, Barbara Vecchi, Gloria Vignali. Chiare le competenze di Tabellini che, come riporta il comunicato, “vanta una pluridecennale esperienza a capo del settore finanziario del Gruppo Iris Ceramiche e reca in dote al Comitato elevatissime competenze di gestione patrimoniale”. Qui una delle ultime news che lo riguardano, apparsa su Il Sole 24 Ore del 16 febbraio 2012:
    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-02-16/minozzi-riporta-holding-italia-090438.shtml?uuid=Aa9hwesE
    Più difficili da illustrare le “competenze” degli altri due componenti. Diciamo allora: una (Barbara Vecchi) in rappresentanza del sindaco di Spilamberto (con il suo nome si è perlomeno evitata la nomina nel comitato di Luca Gozzoli, ex-sindaco di Spilamberto, coordinatore del PD della zona di Vignola e capogruppo PD in consiglio provinciale – nonostante una certa sua insistenza), l’altra (Gloria Vignali) in rappresentanza del sindaco di Vignola (al proposito il comunicato evita di ricordare che è l’attuale presidente di Vignola Grandi Idee). E’ la forza del “clan” – si potrebbe commentare. Barbara Vecchi è stata scelta tra i nominati nel Consiglio della Fondazione, in cui dunque lascia un posto libero. Il sindaco di Spilamberto dovrà dunque procedere ad una nuova nomina (plausibilmente tra coloro che avevano presentato candidatura al “bando” con scadenza il 15 marzo scorso – sarebbe singolare che il sindaco prescindesse da quella lista; sarebbe “dispendioso” fare un nuovo bando).

    Come insegna ogni buon manuale di tattica politica, le “bad news” relative ai nomi (due su tre) vanno accompagnate con “aperture”. Ed in effetti il comunicato stampa rilasciato ne contiene alcune:
    (1) “è stato inoltre dato mandato al costituito Comitato di esperire tutte le iniziative opportune al fine di verificare la possibilità di ridurre – fatta salva l’efficienza – i costi di funzionamento della Fondazione.” Insomma si proverà a tagliare un po’ i costi di funzionamento, oggi pari a circa 220mila euro all’anno per presidente, vicepresidente, comitato di gestione, consiglio e collegio sindacale. Sarebbe una buona cosa. Lasciamo i commenti, però, dopo che avremo visto i fatti.
    (2) “Il Consiglio ha inoltre deciso di istituire al proprio interno quattro commissioni (economia, scuola, cultura, scienza e ricerca) con il compito – in una prima fase – di raccogliere nei rispettivi ambiti le istanze e le necessità del territorio. In ciò affiancheranno e sosterranno il Comitato ed il presidente nella programmata operazione di ascolto del Territorio che dovrà portare all’approvazione, entro il mese di Ottobre del documento programmatico pluriennale. In tale atto, deliberato dal Consiglio, saranno tracciate – unitamente alla scelta dei settori rilevanti – le linee
    strategiche di intervento della Fondazione di Vignola per il prossimo triennio. L’istituzione di tali commissioni nasce da una precisa istanza del Presidente, volta a valorizzare il ruolo del Consiglio e le personalità e le esperienze che lo compongono. Sempre nell’ambito del percorso di ascolto del territorio il Presidente e il Comitato provvederanno ad organizzare nei prossimi giorni un calendario di incontri sia con gli enti e le istituzioni locali sia con le associazioni più attive sul territorio.” Insomma, si apre una fase di ascolto, come peraltro suggerito in un precedente post (vedi al punto 2):
    https://amarevignola.wordpress.com/2013/04/26/fondazione-di-vignola2-trasparenza-e-dialogo-si-puo-fare-di-piu/
    Purtroppo sembra di capire che questo percorso di ascolto sarà impostato come una serie di momenti “privati”, anziché “pubblici”, confermando l’impostazione “feudale” dell’operare della Fondazione. Ovviamente le cose possano essere impostate in modo diverso (basta che ci sia la volontà) – ad esempio come incontri o “seminari” pubblici in cui a chi ritiene di avere qualcosa di significativo è data la possibilità di intervento. In questo modo l’attenzione si sposta sulla forza degli argomenti che i partecipanti sono in grado mobilitare, mentre la dimensione della “pubblicità” favorisce quello che i teorici della democrazia deliberativa chiamano il “lavaggio delle preferenze”, ovvero la spinta alla ricerca dell’interesse collettivo (anche solo per il fatto di sapere di essere sotto gli occhi della collettività). Ne potrebbe dunque conseguire un’esercizio interessante di argomentazione collettiva e di auto-consapevolezza per questa comunità locale. Visto che, come si afferma, la Fondazione non è solo PER la comunità locale, ma è anche DELLA comunità locale.

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ultimo sviluppo per quanto riguarda il consiglio della Fondazione di Vignola. Dopo le dimissioni di Barbara Vecchi a seguito della sua nomina nel Comitato di gestione (l’organo esecutivo composto da presidente, vicepresidente e tre componenti esterni al consiglio) il sindaco di Spilamberto ha provveduto ad una nuova nomina. Lo hanno appreso per primi i consiglieri comunali di Spilamberto, secondo quanto riportato nella cronaca della seduta consiliare del 22 luglio fatta da La Carbonara Blog: “In apertura è stata letta la lettera di dimissioni del Consigliere Graziella Nardini (Pdl-Lega) che entra a far parte, su proposta del Sindaco Francesco Lamandini, del Consiglio della Fondazione di Vignola. Le subentrerà come primo dei non eletti, Loris Cristoni, che non era presente ma ha fatto sapere di non voler aderire a nessun gruppo. A sua volta a Vignola Graziella Nardini ha sostituito Barbara Vecchi, anche lei di Spilamberto, divenuta membro del Comitato di Gestione della stessa Fondazione. Nel Consiglio presieduto da Valerio Massimo Manfredi sono già presenti gli spilambertesi Giuseppe Baccolini e Tullio Zini.”
    http://www.lacarbonarablog.it/?p=27768&fb_source=pubv1
    Graziella Nardini, consigliere comunale a Spilamberto, era tra coloro che avevano partecipato al “bando” per la formazione del consiglio della Fondazione, per la parte di nomina degli enti locali. Il suo CV era dunque stato reso pubblico ed è accessibile qui:
    https://amarevignola.files.wordpress.com/2013/04/nardini-graziella.pdf
    Le sue dimissioni da consigliere comunale sono dovute (e debbono avvenire prima della nomina) visto che lo statuto della Fondazione di Vignola prevede l’incompatibilità tra cariche amministrative negli enti locali e ruolo di consigliere della Fondazione.

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