Una modesta proposta/9. Istituire la consulta comunale della bicicletta

Vorrei essere smentito, ma non ricordo una sola azione significativa condotta dall’amministrazione Denti per la promozione dell’uso della bicicletta. In ciò l’amministrazione vignolese si muove in controtendenza, almeno rispetto alle città ecologicamente più attente (tra cui Ferrara, Reggio Emilia, Bolzano, Bologna e Modena). Invece la promozione di un sistema alternativo di mobilità urbana è un obiettivo assai importante, per ragioni ecologiche, economiche e di salute. Non che non se ne parli nei documenti programmatici. E’ che, semplicemente, alle parole non seguono fatti. E le parole sono poi così generiche da fare dubitare che dietro ad esse ci siano idee vere. Ma se l’assessore alla “viabilità” (Mauro Montanari) o quello al “benessere” (Daniele Santi) non sanno che pesci pigliare, perché non mobilitare cittadini ed associazioni, ad esempio tramite una “consulta comunale della bicicletta”? Lo sta facendo proprio in questi giorni il comune di Bologna (vedi) e potrebbe essere il caso di seguirne l’esempio. Vediamo perché.

Bici in Corso Italia. Servono forse più rastrelliere? (foto del 13 agosto 2012)

Bici in Corso Italia. Servono forse più rastrelliere? (foto del 13 agosto 2012)

[1] Sino ad ora la maggior parte delle amministrazioni comunali che voleva dimostrare il proprio impegno sul fronte della promozione della mobilità ciclabile citava i km di piste ciclabili realizzate. Questo numerino (che per Vignola era pari a 21: 21 km di piste ciclabili al termine dell’amministrazione Adani) è certo importante, ma in realtà dice ancora poco (a proposito, con l’amministrazione Denti la rete di ciclabili si è allungato di 0,5 km circa a seguito della sistemazione di via Cesare Battisti – anche questo un progetto ereditato dalla giunta Adani). Lo certifica Legambiente che sulla mobilità ciclabile ha sviluppato da tempo competenze di alto profilo: “Per anni si è sempre pensato che l’estensione di piste ciclabili per abitante potesse essere un indicatore importante di confronto tra centri urbani e rappresentativo dello sviluppo interno alla città, ma se poi approfondiamo l’analisi della qualità di piste e percorsi ciclabili, continuità, confort, conflittualità e promiscuità con i pedoni, per non parlare della manutenzione e della regolarità della segnaletica orizzontale e verticale soprattutto nelle intersezioni, allora scopriamo che parlare solo di km è molto riduttivo” (cfr. Legambiente, Bici in città, Bologna, 3 marzo 2012: pdf). Occorrono cioè indicatori più sofisticati che abbiano a che fare non solo o non tanto con le infrastrutture, ma con i comportamenti effettivi. A tal fine alcune città si sono impegnate a monitorare (e misurare) il “modal split”, ovvero la ripartizione modale degli spostamenti, suddividendoli tra pedoni, ciclisti, trasporto pubblico, moto, auto. Senza conoscere questo “modal split” e la sua evoluzione nel tempo è impossibile valutare l’efficacia delle politiche (se mai ci fossero) di promozione della mobilità ciclabile. (A proposito. I documenti preparatori del PSC riportano i dati del “modal split” per l’Unione Terre di Castelli, ma derivanti dal censimento Istat della popolazione e soprattutto aggiornati al 2001! Si evidenzia comunque una riduzione della quota di spostamenti effettuati “a piedi, bici, altro” dal 34,2% del 1991 al 26,7% del 2001).

Una delle rare nuove rastrelliere installate in centro storico, via Garibaldi (foto del 20 aprile 2013).

Una delle rare nuove rastrelliere installate in centro storico, via Garibaldi (foto del 20 aprile 2013).

[2] Non è un caso che nel parlare di mobilità si usi spesso l’espressione “sistema”. Come vale per l’uso dell’automobile, così anche per l’uso della bici è richiesto un “sistema” di infrastrutture e servizi. Il fatto è che nel corso degli anni i diversi elementi che componevano il “sistema” della mobilità ciclabile si sono impoveriti fino a, in molti casi, scomparire (un esempio banale banale: negli anni ’30 a Vignola c’era una decina di depositi di bicicletta! vedi). Oggi, dunque, occorre pianificare una ricostruzione del “sistema” della mobilità ciclabile, in larga parte con soluzioni ed attori nuovi. Servono certo piste ciclabili, ma anche una viabilità che riduce, a vantaggio di ciclisti e pedoni, la “prepotenza” delle automobili (più “Zone 30”, ovvero limiti di velocità più bassi nei centri urbani). Servono rastrelliere per parcheggiare le bici nei luoghi pubblici più frequentati (oggetti rari a Vignola!). Servono luoghi custoditi in cui lasciarle quando si vuole proseguire a piedi il percorso in città (luoghi in cui, magari, abbinare anche attività di riparazione). Servono nuove soluzioni per scoraggiare i furti – in crescita ovunque negli ultimi anni (vedi). Servono segnaletica e mappe delle ciclabili. Servono dispositivi di integrazione tra modalità diverse di mobilità: es. bici-treno (vedi). Oltre a tutte queste componenti hardware, serve però anche un nuovo software: ovvero competenze, motivazioni, comportamenti. Serve dunque un’azione capillare e costante di informazione sui benefici che l’uso della bici (e la rinuncia all’auto) produce in termini di ambiente, salute, risparmio. E serve un’azione di “organizzazione”, di messa in rete dei soggetti impegnati o interessati (a vario titolo; pubblici e privati) a promuovere la mobilità ciclabile (sempre in questi giorni a Bologna è prevista una manifestazione ciclistica con il coinvolgimento delle aziende dotate di mobility manager). Insomma, servirebbe un progetto. Un piano per la mobilità ciclabile a Vignola, fatto di azioni e di attori, da sviluppare nel tempo, da monitorare e misurare. Tutte cose rispetto a cui l’amministrazione Denti si è rivelata refrattaria.

Rubata la bici, resta solo la ruota - in via Libertà (foto del 12 agosto 2012)

Rubata la bici, resta solo la ruota – in via Libertà (foto del 12 agosto 2012)

[3] Il cambiamento del “modal split” verso un uso più diffuso della bici richiede tuttavia anche una mobilitazione della pluralità dei soggetti interessati a promuovere una mobilità più attenta all’ambiente o comportamenti più orientati alla promozione del benessere. L’istituzione di una “consulta comunale della bicicletta” potrebbe aiutare su due fronti. Da un lato a mettere in rete i soggetti interessati, aiutando la promozione di sinergie. Dall’altro lato ad attivare un dispositivo di pungolo e di controllo sociale nei confronti dell’amministrazione comunale, affinché intensifichi l’impegno verso le politiche di mobilità ciclabile (e sostenibile). E’ di questi giorni l’iniziativa del Comune di Bologna (vedi) che tramite un avviso pubblico ha avviato la procedura di costituzione della “consulta comunale della Bicicletta”, con l’intento di “promuovere l’utilizzo della bicicletta e sostenere politiche attive per la mobilità ciclabile” (qui il testo dell’avviso: pdf). La soluzione bolognese limita i partecipanti alla categoria delle associazioni, ma non v’è ragione per un tale restringimento dei potenziali coinvolti: istituzioni pubbliche (es. scuole), aziende ambientalmente sensibili, singoli individui (virtuosi nell’uso della bici) dovrebbero ugualmente essere ammessi. Perché non impegnarsi su questo fronte anche a Vignola?

In assenza di rastrelliere ci si arrangia come si può - piazza Contrari (foto del 17 marzo 2013).

In assenza di rastrelliere ci si arrangia come si può – piazza Contrari, palazzo Barozzi (foto del 17 marzo 2013).

PS Annualmente viene realizzata a Vignola, nel mese di settembre, la Festa del ciclismo con “biciclettata popolare” (nel 2012 è stata realizzata la 34° Festa del Ciclismo – 33° Biciclettata Popolare). L’evento è certamente importante per offrire periodicamente un’occasione di svago in bici, anche con finalità promozionale. Per quanto gli eventi siano importanti (vedi), politiche efficaci di promozione della mobilità ciclabile richiedono tuttavia la predisposizione di un sistema di facilitazioni. Richiedono routines.

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One Response to Una modesta proposta/9. Istituire la consulta comunale della bicicletta

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Grazie al contributo di 575.000 euro del Ministero dell’Ambiente il Comune di Bologna avvia i lavori per costruire la “tangenziale della bicicletta”. Una vera e propria circonvallazione ciclabile che, lunga oltre 2 km, permette di collegare in modo tangenziale le piste radiali che già entrano ed escono dal centro storico (ma non sempre con continuità). Si inizia dunque a mettere a sistema la viabilità ciclabile cittadina! Qui la news completa:

    http://www.comune.bologna.it/news/tangenziale-della-bicicletta

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