PSC: molto cemento, poca intelligenza

Il principale nodo critico della pianificazione territoriale non sta tanto nell’incapacità di individuare il futuro auspicabile, visto che tanto i progettisti, quanto gli amministratori sanno bene cosa è desiderabile e curano dunque questa dimensione “narrativa” (il PSC dell’Unione Terre di Castelli, per quello che è dato vedere, è zeppo di richiami alla “rigenerazione urbana” o “ambientale”, alla tutela del paesaggio, ecc.). Esso sta piuttosto nello scarto, rilevabile a posteriori, tra il “progetto” e la sua “realizzazione”. La pianificazione disegna, per così dire, scenari “da favola”, ma le realizzazioni sono assai più “prosaiche” e deludenti. Si parla di tutela della campagna, ma cresce il cemento (vedi). Si decanta il fiume – proprio nel momento in cui sono sconvolte struttura e paesaggio fluviale (vedi). Si inneggia ai centri urbani, ma si progettano nuovi “poli d’attrazione” destinati a svuotarli ancora di più (vedi). E così via. Per questo sarebbe importante un dibattito, ben articolato, tramite cui analizzare criticamente i documenti di piano. Invece a circa un mese dall’avvio della Conferenza di pianificazione i cittadini non sanno ancora praticamente nulla del nuovo PSC – ad oggi sono accessibili solo una “bozza di documento strategico” (sic) e una “relazione di sintesi” dei documenti di piano (vedi). I documenti di piano, già pronti da tempo, non sono resi accessibili (anche quando assolutamente innocui, come il Quadro conoscitivo); mentre altri documenti, scaturiti da un percorso di “ascolto” (sic) metodologicamente fallato,  sono subito divenuti obsoleti e inutili (vedi). Tuttavia, anche quel poco che è stato ad oggi divulgato solleva interrogativi e fa sorgere perplessità. Vediamo.

Popolazione residente nei comuni di Castelnuovo, Castelvetro, Savignano, Spilamberto e Vignola, rilevata al censimento della popolazione (1861-2011).

Popolazione residente nei comuni di Castelnuovo, Castelvetro, Savignano, Spilamberto e Vignola, rilevata al censimento della popolazione (1861-2011).

[1] I dati del censimento della popolazione (Istat 1861-2011) evidenziano in modo chiaro il modello insediativo che si è realizzato sul territorio provinciale negli ultimi decenni: progressivo abbandono della montagna; limitatissima crescita della popolazione nella bassa modenese (con l’eccezione di Carpi); forte crescita della città di Modena e della sua cintura (Nonantola, Soliera, Castelfranco); ancora più forte crescita insediativa nella fascia pedemontana (distretto di Sassuolo, con il boom anni ’60 e ’70; distretto di Vignola, con continuità sino ad oggi). La fascia pedemontana è dunque quella su cui si è concentrata il maggior carico della crescita demografica provinciale. Ed è anche quella ambientalmente più fragile (conoide del Panaro e del Secchia), ad esempio per la presenza di falde acquifere non profonde, intaccate dalle attività umane, o per la forte spinta all’urbanizzazione della campagna e della collina (sprawl). Inoltre, non solo qui la crescita demografica è stata più forte, ma si registrano anche i valori più alti di densità insediativa a livello provinciale (Vignola è al primo posto a livello provinciale, con 1.063 abitanti per kmq! Castelnuovo è al 6° posto, con 624 ab/kmq; Spilamberto al 9°, con 411 ab/kmq – su 47 comuni della provincia). Questi dati non dovrebbero invitare ad una forte cautela nel prospettare un’ulteriore crescita insediativa (che il PSC prevede di circa il 20% in quindici anni)? Invece i documenti di piano esibiti sino ad ora evidenziano un chiaro “pregiudizio” a favore dell’ulteriore urbanizzazione (vedi).

Densità abitativa (n. abitanti per kmq) nei 47 comuni della provincia di Modena. Il comune con la densità abitativa più alta è Vignola: 1.063 abitanti per kmq!

Densità abitativa (n. abitanti per kmq) nei 47 comuni della provincia di Modena. Il comune con la densità abitativa più alta è Vignola: 1.063 abitanti per kmq! La linea rossa rappresenta la media provinciale: 255,06 abitanti per kmq.

[2] Il PSC è infarcito della retorica dell’intercomunalità. Invece sia che si tratti di insediamenti residenziali, sia che si tratti di insediamenti produttivi le scelte di localizzazione non sono sostenute da alcun ragionamento “di sistema”. Eventuali nuovi insediamenti residenziali, infatti, dovrebbero essere localizzati dove risultano ambientalmente più sostenibili. Ma non c’è alcun ragionamento di questo tipo nei documenti di piano, che anzi articolano comune per comune gli insediamenti ritenuti necessari per soddisfare i fabbisogni abitativi stimati! Ancora peggio, se possibile, avviene con i nuovi insediamenti produttivi. Solo 2 delle 4 “nuove aree” (che pure si dicono “individuate come aree di zona vasta che superano la dimensione comunale” – vedi pag.12 della “bozza documento strategico”) hanno caratteristiche di intercomunalità, ovvero di area vasta:

  • si tratta dell’area tra Castelnuovo e Spilamberto, ed in prossimità del casello autostradale, finalizzata a nuovi insediamenti e de-localizzazioni dell’industria agroalimentare;
  • e dell’area produttiva, peraltro già presente, a sud di Spilamberto, sul confine di Vignola, in cui sarà localizzato anche il futuro tecnopolo (vedi).

Le altre due aree non hanno nessun carattere di intercomunalità e rispondono, dunque, ad altre logiche. Così è per l’insediamento di un ambito di innovazione produttiva (sic) nell’ex-mercato ortofrutticolo di Vignola che, semmai, va a depotenziare l’area più vocata per l’innovazione, che è quella circostante il tecnopolo. Questo progetto insediativo nell’ex-mercato, nel centro di Vignola, sembra avere piuttosto una funzione eminentemente simbolica. Svolgendo anche la funzione di occupare uno spazio che altrimenti potrebbe essere, questo sì, destinato a “cittadella del cibo” od a funzioni similari! Ugualmente di rilievo solo comunale è l’ambito a Castelvetro in zona Sant’Eusebio (risponde forse ad una logica speculativa?).

Confronto tra la popolazione 1861 e 2011 dei 47 comuni della provincia di Modena. I comuni sono ordinati, da sinistra a destra, in base alla percentuale di crescita avuta in questi 150 anni. Al primo posto Vignola, passata da 3.238 abitanti nel 1861 a 24.344 nel 2011 (+651%).

Confronto tra la popolazione 1861 e 2011 dei 47 comuni della provincia di Modena. I comuni sono ordinati, da sinistra a destra, in base alla percentuale di crescita avuta in questi 150 anni. Al primo posto Vignola, passata da 3.238 abitanti nel 1861 a 24.344 nel 2011 (+651%).

[3] I documenti sino ad oggi resi pubblici non possono nascondere le numerose criticità ambientali che caratterizzano questo territorio. Dati puntuali ed analisi approfondite non sono ancora state rese pubbliche, ma già l’elenco dei titoli delle criticità o degli elementi di sofferenza è impressionante.

  • Per quanto riguarda le acque sotterrane “l’Unione risulta essere il territorio della Provincia con la maggiore estensione di aree classificate ad ‘alta vulnerabilità’.” (Relazione di sintesi, p.10).
  • “La qualità dell’aria rappresenta il tema ambientale più critico dell’Unione, in conformità ad una situazione regionale che si situa tra le peggiori d’Europa” (Relazione di sintesi, p.39). Ed anche: “i comuni dell’Unione presentano problemi di qualità dell’aria, con particolare riferimento a PM10 e all’ozono” (Relazione di sintesi, p.11).
  • La frequente contiguità tra aree industriali e residenziali “provoca diffusi episodi di conflitto tra classi acustiche superiori al salto consentito pari a un livello acustico” (Relazione di sintesi, p.11).
  • Si rilevano anche “problematiche strutturali della rete acquedottistica e fognaria” (Relazione di sintesi, p.38).
  • Forte è lacriticità del paesaggio del fiume Panaro a valle della briglia di Vignola, Ponte Muratori (Relazione di sintesi, p.9).
  • Mentre “gli studi di ecologia del paesaggio confermano un peggioramento qualitativo prolungato nel tempo” – e continua tutt’oggi “il processo di frammentazione della rete ecologica” (Relazione di sintesi, p.10).
  • A cui si aggiunge il tema delle cave esaurite da “rigenerare” e di un’attività estrattiva decisamente impattante ancora per parecchi anni a venire!
  • Lo “sprawl” che ha caratterizzato negli ultimi due decenni l’ambito rurale ha già cambiato in modo irreversibile il paesaggio, degradandolo, come testimoniano numerosissimi episodi. Che non sono di decenni fa, ma nascono da atti dei consigli comunali di questi anni o, addirittura, di oggi: la lottizzazione Bersella a Castelvetro – perfetto esempio di “villettopoli” in campagna (vedi); i nuovi insediamenti residenziali sul crinale della collina di Spilamberto, in via Collecchio; o la nuova edilizia residenziale sulla collina di Campiglio o nelle basse vignolesi verso Marano (Impresa Mancini).
  • Allo stesso tempo il patrimonio edilizio esistente, non da ultimo anche a causa del ritardo del PSC (la relativa legge regionale è del 2000, nel 2013 questo territorio non ha ancora un PSC!), è in larghissima parte energeticamente inefficiente (anche per questo, parlare oggi di “incentivare l’edilizia ecosostenibile e la riqualificazione energetica” suona decisamente ironico).

Insomma, i motivi per ribaltare la logica che ha guidato la costruzione del PSC non mancano! Perché non si definisce prima che cosa è ambientalmente sostenibile e poi si ragiona sul fabbisogno di edilizia residenziale o di insediamenti produttivi? Ed anche: è conciliabile questa ulteriore crescita dell’urbanizzato (con stima della crescita della popolazione del 20% rispetto ad oggi) con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas con effetto serra?

Indice di crescita della popolazione dei comuni di Castelnuovo, Castelvetro, Savignano, Spilamberto e Vignola. La popolazione del 1861 è fatta uguale a 100.

Indice di crescita della popolazione dei comuni di Castelnuovo, Castelvetro, Savignano, Spilamberto e Vignola (confrontato con l’indice di crescita della popolazione della provincia di Modena). La popolazione del 1861 è fatta uguale a 100.

[4] L’ultima considerazione riguarda la “strategia” (sic) che dovrebbe guidare lo sviluppo economico locale. L’eredità del passato, nelle sue manifestazioni più evidenti, è chiaramente identificata: eccellenze enogastronomiche e produzioni di punta agroalimentari. Ma se giustamente si riconosce che l’economia del territorio non è riconducibile al modello del “distretto”, occorre evidentemente impostare una vera strategia di mantenimento della differenziazione produttiva, ed anzi di suo ulteriore sviluppo. E’ del tutto insufficiente dire che l’identità agro-alimentare è “l’asse centrale delle politiche dei prossimi 15 anni” (Documento strategico, p.10). Così come è opportuno fare un discorso veritiero sull’agricoltura e la sua capacità di innovazione (ad oggi l’età media degli agricoltori è superiore ai 60 anni!). Per il resto il “documento strategico” si connota per un’evidente mancanza di … strategia! Mentre nel 2006 si prefigurava per questo territorio nientepopodimeno che il diventare il “parco europeo dell’ospitalità” (vedi), oggi questa prospettiva è ritenuta irrealistica (ma i sindaci di oggi erano quasi tutti nelle giunte del 2006!). “Per il territorio dell’Unione non si può parlare di una vera e propria economia turistica riconoscibile nella sua attuale configurazione e neppure è ipotizzabile credibilmente nello scenario di prospettiva” – sta scritto nella Relazione di sintesi (p.26). Forse è anche vero, ma allora risulta ancora più evidente che non si può prescindere da un qualche tipo di industria (e relativi servizi)! Risulta ancora più evidente la mancanza di una visione chiara sulle realtà dell’innovazione locale già presenti (meccanica avanzata? green economy? cos’altro?) da far crescere per realizzare nuove traiettorie di sviluppo economico! Come se non bastasse, a ciò si aggiunge il tema del commercio che, per quanto in sofferenza, rappresenta comunque un settore di rilievo nell’economia del distretto. Da un lato si ribadisce la centralità dell’associazione centri urbani – commercio (è la politica dei “centri commerciali naturali”). Dall’altro si prospetta, infiocchettandolo con espressioni tipo “cittadella del cibo”, una nuova area commerciale (con 11.000 mq di superficie di vendita e insediamento di medio-grande distribuzione) nell’area dell’ex-Sipe (vedi). Di nuovo: dove sta la strategia?

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3 Responses to PSC: molto cemento, poca intelligenza

  1. roberto monfredini ha detto:

    bellissima analisi che condivido , è venuta a mancare la cultura che lega la creatività alla realizzazione dei progetti .
    se un comune ha un PRG del 1982 ,è inutile che si metta a fare programmi di PSC , prima deve attuare il nuovo PRG poi semmai si concorderà con gli altri per un PSC. ( 31 anni senza PRG significa 31 anni a suon di variante, e quando il tempo si allunga in questo modo significa che siamo nel modus operandi col quale si salta a piedi pari la programmazione territoriale e si lascia tutto al “libero scambio” nel quale il comune recita un ruolo di intermediario .

  2. lanfrancoviola2011 ha detto:

    ” nel quale il comune recitaun ruolo di intermediario.” (interessato)

  3. sergio smerieri ha detto:

    sembra però che abbiano studiato questo…e bene anche

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