Killing me softly. Le mani della politica sulla Fondazione di Vignola?

Nella giornata di oggi, lunedì 29 aprile, si riunisce il Consiglio della Fondazione di Vignola per approvare il bilancio d’esercizio 2012 e per nominare i quattro componenti per il nuovo Consiglio, così da completare la squadra dei quindici, tra i quali verrà eletto il nuovo presidente – tutte le voci confermano un accordo per l’elezione di Massimo Valerio Manfredi (vedi). Che a sua volta avrebbe anche già scelto il vicepresidente (secondo quanto previsto dall’art.16 dello Statuto il Consiglio elegge il vice presidente su proposta del presidente), nella persona di Claudia Baracchi, professore associato di filosofia morale all’Università di Milano-Bicocca. Vedremo nei prossimi giorni se questi rumors saranno confermati. Una cosa in ogni caso appare già chiara: le procedure di nomina consegnano di fatto alla politica locale i vertici della fondazione. Non nel senso di una nomina di personale direttamente politico, ma nel senso del potere di scelta (di fatto) dei futuri vertici da parte del personale politico-amministrativo locale. I rappresentanti della cosiddetta “società civile” che pure siedono nel Consiglio sono in larga parte nominati su indicazione politica. Si realizza in tal modo il venir meno di uno dei primi gradi di autonomia, visto che la scelta degli esponenti della “società civile” da nominare o cooptare non appartiene più, in larga parte, alla “società civile” stessa. Nel passaggio dalla presidenza di Giorgio Cariani (1994-2005) alla nuova presidenza, passando per gli otto anni della presidenza di Giovanni Zanasi, si realizza questa parabola discendente della “società civile” locale. Che, addirittura, vedrà, nei prossimi giorni, affidare per la prima volta la presidenza della Fondazione di Vignola ad una figura che non appartiene alla comunità locale! Qual è il senso di questa operazione se non l’espropriazione, ora non più mascherata, della locale società civile?

La Rocca di Vignola illuminata dalla particolare luce del tramonto (foto del 31 marzo 2013)

La Rocca di Vignola illuminata dalla particolare luce del tramonto (foto del 31 marzo 2013)

PS Pur con significative incertezze vi sono “anticipazioni” che circolano circa  i quattro (futuri) cooptati dal Consiglio uscente. Difficile dire in anticipo se effettivamente attendibili. Comunque, più facilmente prevedibile è il nome di Giuseppe Baccolini, manager, ex-capogruppo DS a Spilamberto, consigliere uscente (mandato 2009-2013) in precedenza nominato dal comune di Spilamberto (pdf), ma non indicato dal sindaco di Spilamberto in questa tornata (confidando, forse, in una cooptazione da parte del consiglio uscente?). Ha un curriculum di grande interesse Claudia Baracchi, classe 1962, professore associato di filosofia morale all’Università di Milano-Bicocca e con esperienze di insegnamento negli Stati Uniti, tra l’altro associate professor alla New School for Social Research di New York (vedi). Magari è casuale, ma la prof.ssa Baracchi terrà un ciclo di conferenze su “filosofia antica e arte della vita” presso la biblioteca Auris di Vignola dal 4 al 22 maggio (pdf). Al terzo posto Massimo Bazzani, classe 1954, medico e presidente del Gruppo di Documentazione “Mezaluna” dal 1998. Mentre il quarto cooptato (una donna) sarebbe tra coloro che non hanno autorizzato la pubblicazione del CV (forse per via di legami con componenti di rilievo dell’attuale consiglio?).

Particolare della Sala delle Colombe, nella Rocca di Vignola, dopo il restauro (foto del 23 settembre 2012).

Particolare della Sala delle Colombe, nella Rocca di Vignola, dopo il restauro (foto del 23 settembre 2012).

PPS Comunque sia, nel giro di pochi giorni il nuovo Consiglio sarà formato, assieme agli altri organi statutari della fondazione. I nodi critici circa la Fondazione di Vignola, oltre all’effettiva “autonomia” dal potere politico locale (un tema attuale anche con le nuove “procedure” di nomina dei consiglieri: vedi), riguardano la rivisitazione della mission, dato il contesto ora profondamente cambiato (la grave crisi economica in atto) (vedi) e le modalità di “trasparenza e dialogo” affinché la Fondazione di Vignola sia davvero un patrimonio della comunità (vedi). A cui si aggiungono i costi, da rivedere verso il basso, degli organi statutari (circa 220mila euro all’anno per presidente, vicepresidente, comitato di gestione, consiglio e collegio sindacale sono davvero troppi).

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2 Responses to Killing me softly. Le mani della politica sulla Fondazione di Vignola?

  1. lanfrancoviola2011 ha detto:

    Proprio in quanto un costo di 220.000 € all’anno per la normale gestione degli organi statutari sono uno SPROPOSITO,ritengo che ,visto l’andazzo attuale della “politica” ed ancor più della “para-politica”,nessun reale cambiamento potrà avvenire all’interno del nuovo Consiglio, con nuove nomine.
    Se dovessi scommettere, scommetteri 2 a 1 che non ci sarà la nomina di Massimo Valerio Manfredi.
    Meglio evitare confronti diretti.
    Spero ,per il bene di Vignola, di sbagliarmi

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Lanfranco, i miei pronostici li ho già esplicitati. La riflessione che mi impegna (e mi intriga) è come fare per garantire alla Fondazione di Vignola, una delle tante fondazioni italiane di origine bancaria, una sua effettiva autonomia, visto che si tratta, secondo la legge, di un ente privato, però al servizio della collettività. Nella sua non lunga storia la Fondazione di Vignola ha avuto, sino ad ora, tre diversi presidenti. Il primo (1991-1994), Franco Rabitti, era in contemporanea anche presidente della banca Cassa di Risparmio di Vignola (era il periodo subito successivo alla separazione banca-fondazione). Il secondo, Giorgio Cariani, notaio, per il periodo 1994-2005. Il terzo, Giovanni Zanasi, avvocato, per il periodo ora giunto al termine (2005-2013). Secondo me vi sono diversi segnali che “testimoniano” di una progressiva perdita di autonomia della fondazione. Certo, che formalmente rimane ed è ribadita, ma nella sostanza si attenua. E’ davvero così? Ne vogliamo parlare? I meccanismi di nomina, cambiati, se ben ricordo, tra 2004 e 2005 (con la modifica dello Statuto), oggi consegnano “di fatto” un ampio “controllo” agli enti locali. La nomina di Valerio Massimo Manfredi, che ho previsto da tempo, soffre dunque di due debolezze (indipendenti da qualità e competenze della persona – su cui è comunque legittimo avere diverse opinioni). In primo luogo enfatizza questo “controllo” degli enti locali, visto che la proposta di candidatura di Manfredi, con ogni probabilità, è stata pensata dalla politica locale (probabilmente più a Modena che a Vignola). In secondo luogo, come ho più volte ribadito, si rinuncia per la prima volta a mettere un esponente della società civile locale a capo di una fondazione che però è una fondazione “comunitaria”, ovvero che è e si vorrebbe radicata sul territorio. A qualcuno il titolo del post può apparire un po’ forte, ma in realtà riflette abbastanza bene la situazione di oggi. Non era invece certamente così negli anni della presidenza di Giorgio Cariani (1994-2005).

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