Good bye tecnopolo?

Il cantiere partirà entro dicembre 2011 e si concluderà entro il 2012” – così recitava il comunicato stampa dell’Unione Terre di Castelli del 3 agosto 2011, relativo all’acquisto dell’area su cui realizzare l’opera (pdf). Nulla di tutto ciò è avvenuto, se non l’acquisto dell’area e la posa di un grande cartellone, forse scaramantico, con scritto “si può fare!”. Del cantiere, invece, nessuna traccia. Non ha preso il via entro il 2011, come annunciato. Non ha preso il via neppure entro il 2012. Ad oggi, 18 marzo 2013, non c’è alcun segnale di un imminente avvio dei lavori. Anzi, secondo quanto dichiarato dal presidente della Fondazione di Vignola (riportato sulla Gazzetta di Modena del 13 marzo 2013, p.24: pdf), i lavori partirebbero “probabilmente tra un anno”. Insomma, un’altra opera che non vedrà la luce entro questa legislatura (dopo polo scolastico e polo della sicurezza). Ci si dovrà accontentare solo della posa della prima pietra! Anzi, speriamo che almeno questa effettivamente avvenga. Proviamo comunque a guardarci dentro, a chiederci di cosa si tratta e se avrà mai un impatto significativo sull’economia di questo territorio (cosa di cui è lecito nutrire qualche dubbio).

Il cartello collocato nell'area del futuro tecnopolo recita "Si può fare!". Intanto però il 2011 è passato, il 2012 è passato e passerà anche il 2013 senza che prenda il via il cantiere per realizzare la sede del tecnopolo (foto del 26 febbraio 2013).

Il cartello collocato nell’area del futuro tecnopolo recita “Si può fare!”. Intanto però il 2011 è passato, il 2012 è passato e passerà anche il 2013 senza che prenda il via il cantiere per realizzare la sede del tecnopolo (foto del 26 febbraio 2013).

[1] Un po’ di storia del progetto è salutare perché evidenzia un aspetto (il suo progressivo ridimensionamento) a cui bisogna porre attenzione per valutare quanto oggi si sta per realizzare. L’idea di un Parco Scientifico e Tecnologico nell’area ex-Sipe è stata “accarezzata” per la prima volta alla fine degli anni ’90, ma è solo con l’Accordo di programma del 2004 che esso sembra poter diventare realtà (allora l’area dell’insediamento, com’è noto, era quella delle SIPE basse). Accordo poi modificato nel 2009, anche per recepire le richieste della proprietà (Green Village Srl) su una diversa “caratterizzazione” dell’insediamento commerciale corrispondente nelle “alte” (vedi). Questo originario progetto (Parco tecnologico della meccanica avanzata MechPark Sipe, 2004) prevedeva il recupero di circa 10.000 mq di superficie coperta, per il 60-70% da destinare ad aree di insediamento di imprese (erano stimate 45-60 imprese insediate), per la restante parte a servizi ed aree comuni (sala conferenze-auditorium, aule formazione, aule multimediali, sale per videoconferenza, biblioteca e centro documentazione, bar/ristoro, ecc.). Per la sua realizzazione si prevedeva il ricorso a risorse private (circa 20 milioni di euro ottenuti tramite oneri di urbanizzazione tramite un accordo di pianificazione; alla gestione, invece, erano destinati i proventi riscossi come ICI). Tali accordi hanno consentito di recepire questo progetto come parte del “tecnopolo modenese” quando (nel 2009-2010) la Regione Emilia-Romagna ha lanciato il programma della Rete Regionale per l’Alta Tecnologia (ovvero la rete dei 10 “tecnopoli”: uno per provincia, ad eccezione di Bologna in cui sono previsti due “tecnopoli”). Poi, com’è noto, il progetto è saltato per le difficoltà finanziarie di Green Village Srl e per il contenzioso aperto da questa con il comune di Spilamberto. L’azzardo della costruzione dell’operazione “parco tecnologico” dal rapporto con una società finanziaria con capitale inadeguato è esploso con la crisi finanziaria – su questo critici ed opposizioni qualche ragione ce l’hanno. Comunque, il venir meno del finanziamento dei privati ha praticamente azzerato le risorse del progetto ed è stato il principale fattore del ridimensionamento. Va dato atto alle amministrazioni comunali coinvolte di essere riuscite a “salvare” il progetto, certo grazie alla “collaborazione” della Regione Emilia-Romagna, con lo spostamento dell’ubicazione (2011): dall’area Sipe basse all’area Sipe alte, all’interno di una zona artigianale realizzata a fine anni ’90. Ma il prezzo pagato è davvero molto alto. Il logo “tecnopolo” può ancora essere esibito presso questo territorio (cosa che i sindaci fanno puntualmente), ma la “sostanza” che quel logo doveva rappresentare è stata fortemente ridotta. Il che fa sorgere interrogativi sull’impatto che il progetto potrà avere sulla realtà produttiva locale – quando infine verrà alla luce.

Pianta della sede del "tecnopolo" (foto di una slide proiettata in occasione della presentazione presso il Teatro Ermanno Fabbri del 16 aprile 2012)

Pianta della sede del “tecnopolo” (foto di una slide proiettata in occasione della presentazione presso il Teatro Ermanno Fabbri del 16 aprile 2012)

[2] L’operazione di spostamento della localizzazione del pezzetto di tecnopolo locale (preparata tra fine 2010 e primavera 2011, con l’individuazione dell’area e l’acquisizione del parere favorevole allo spostamento da parte della Regione) viene completata nell’estate 2011. Con la delibera del consiglio dell’Unione Terre di Castelli il 28 luglio 2011 si procede all’acquisto della nuova area ed alla ri-localizzazione, con “migrazione” dalle Sipe basse alle Sipe alte. L’area in questione (nel comune di Spilamberto, ma al confine con Vignola) è delimitata da via Confine (a sud) e dalla strada comunale via Coccola ad ovest. E’ di proprietà di ICEA Scarl e fa parte del comparto di iniziativa privata denominato “Le Alte ex Sipe Nobel” (lotto 22; il terreno è identificato al catasto al Foglio 35, Particelle 505, in zona omogenea di tipo D, sottozona DI3), misura 1.940 mq ed è stata acquistata per 446.200 euro. Secondo il progetto preliminare, essa ospiterà un edificio su due piani di circa 1.350 mq. L’intervento avrà un costo complessivo di circa 1,6 milioni di euro, di cui 750.000 euro di contributo regionale e la restante parte di 850.000 euro a carico dell’Unione Terre di Castelli (operazione finanziata con la vendita di azioni Hera). Insomma, il progetto è stato “salvato”, ma il prezzo pagato è un forte ridimensionamento (la superficie attualmente prevista è il 14% di quanto previsto in origine). In ogni caso l’avvio dei lavori, annunciato per il dicembre 2011, è rinviato. Forse al 2014. Così almeno “annuncia” il presidente della Fondazione di Vignola (Gazzetta di Modena del 13 marzo 2013, p.24: pdf), senza che alcuno senta il bisogno di una precisazione, di una conferma, o di una rettifica. Così dunque sarà.

Rendering del "tecnopolo" nelle Sipe basse secondo il progetto del 2004. In questo caso la superficie coperta era di 10.000 mq (immagine dal sito www.sipespa.eu)

Rendering del “tecnopolo” nelle Sipe basse secondo il progetto del 2004. In questo caso la superficie coperta era di 10.000 mq (immagine dal sito http://www.sipespa.eu)

[3] Ma il “tecnopolo” comunque si farà! E da subito! Così annuncia il presidente della Fondazione di Vignola, Giovanni Zanasi, in scadenza di mandato (vedi). Lo fa con una dichiarazione alla Gazzetta di Modena (13 marzo 2013, p.24). Faccio notare, ce ne fosse bisogno, l’assordante silenzio del sindaco di Vignola, nonché presidente dell’Unione Terre di Castelli (terminerà il mandato tra un anno e deve gestire una lunga e impegnativa campagna elettorale – meglio non esporsi su temi scomodi). Sarà, purtroppo, l’ennesima “riduzione” di un progetto già ampiamente ridotto! Insomma, un “francobollo di tecnopolo”. Dice Zanasi: “Tre anni fa abbiamo avuto la conferma che sull’area ex Sipe non si poteva procedere con il progetto, ma la nostra fondazione ha messo da parte 500mila euro per iniziare a finanziare il nuovo tecnopolo: partiamo con una versione ridotta e in una sede provvisoria, in attesa che i lavori nell’area di via Confine partano definitivamente [sic!], probabilmente tra un anno. Per le attività del 2013 stanziamo una cifra intorno ai 100mila euro utili per contribuire all’insediamento delle prime aziende. Nel 2014, per il programma di accelerazione d’impresa e la formazione nelle scuole, stanzieremo 120mila euro e l’anno seguente saranno altre 110mila”. In realtà l’annuncio del presidente della Fondazione di Vignola fa sorgere due interrogativi. Innanzitutto, è certamente una buona cosa partire comunque, con “una versione ridotta e in una sede provvisoria”. Ma perché solo ora? Perché non si è partiti due anni fa, nel 2011, quando si è ridefinita la localizzazione del nostro mini-tecnopolo? Risulta così evidente che si è perso qualche anno in cui l’attività poteva essere avviata e sperimentata, per poi essere ricondotta entro la sede definitiva una volta che questa fosse terminata. Invece si parte solo oggi, nel 2013. In secondo luogo l’annuncio porta alla luce il tema delle risorse economiche con cui verrà finanziata l’attività del nostrano tecnopolo. La Fondazione di Vignola metterà circa 100mila euro all’anno. E’ una somma risibile, a ben vedere. Del tutto inadeguata se l’obiettivo è quello di incidere significativamente sulla traiettoria di sviluppo dell’economia locale. Vedremo quanto metteranno enti locali ed altri enti. In ogni caso si conferma l’impressione che con queste risorse, questa attività (accoglienza di spin-off di secondo livello e, forse, servizi alle imprese locali) non avrà alcun impatto significativo sull’economia del territorio. Ovviamente spero di sbagliarmi. Ma l’impressione è che, anche in questo caso, fondazione ed enti locali abbiano rinunciato a fare scelte vere in termini di allocazione di risorse. Se qui ci si gioca davvero un pezzo del futuro del nostro territorio allora bisogna dire con chiarezza che queste risorse sono del tutto inadeguate! La Fondazione di Vignola, come peraltro gli enti locali, ha fatto una scelta “continuista”, quando invece bisognava introdurre una forte discontinuità nell’allocazione delle risorse. Stiamo vivendo una crisi che si sta rivelando catastrofica e per fronteggiarla occorre ridefinire le priorità – cosa che nessuna istituzione pubblica, neppure la fondazione, ha avuto il coraggio di fare (vedi). Ma di questo pagheremo le conseguenze.

L'area che ospiterà in futuro (quando?) il "tecnopolo", nel comune di Spilamberto, alla confluenza tra via Confine e via Coccola (foto del 12 gennaio 2013)

L’area che ospiterà in futuro (quando?) il “tecnopolo”, nel comune di Spilamberto, alla confluenza tra via Confine e via Coccola (foto del 12 gennaio 2013)

PS. L’articolista della Gazzetta, Stefano Luppi, si fa prendere la mano e scrive: “Sarà Vignola a ospitare il primo tecnopolo emiliano …”. Caro Luppi non è così. Il primo “tecnopolo emiliano” (sempre di “pezzi” di tecnopolo si parla, in realtà) è operativo dalla fine del 2009 presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli, con 6 nuovi laboratori di ricerca industriale (vedi). Altri pezzi sono nel frattempo partiti, anche se l’intero programma regionale è in evidente ritardo. In ogni caso non è Vignola la prima realtà a partire!

PPS Ultime parole famose.

  • Il 18 ottobre 2010 la Gazzetta di Modena riporta le dichiarazioni di Daria Denti, sindaco di Vignola: “Tecnopolo e Sipe non sono legati”. E poi annuncia che è stato “consegnato un progetto sull’impianto di laboratori da 12mila metri quadrati all’assessore regionale Giancarlo Muzzarelli” (pdf). Oggi quei 12.000 mq sono diventati 1.350. Mi si è ristretto il tecnopolo!
  • Il 10 maggio 2011 è il giornalista del Carlino, Valerio Gagliardelli, che illustra le magnifiche e progressive sorti del locale tecnopolo: “[Il progetto esecutivo] Dovrà essere pronto entro la fine dell’anno, – anzi, l’obiettivo dichiarato è arrivare a Natale col cantiere avviato – pena il rischio di veder sfumare un finanziamento regionale da 750mila euro che è già stato stanziato” (pdf).
  • Qui, invece, il testo del comunicato stampa dell’Unione Terre di Castelli del 3 agosto 2011. Messaggio perentorio: “il cantiere partirà entro dicembre 2011 e si concluderà entro il 2012” (pdf). Ma dai!
  • Il 12 gennaio 2012, infine, è la volta di Francesco Lamandini, sindaco di Spilamberto, che tramite la Gazzetta di Modena afferma: “I lavori partiranno tra qualche mese, prima dell’estate. Il ritardo rispetto all’iniziale tabellino di marcia (la partenza dei lavori era stata annunciata per fine 2011 o inizio 2012) è stato dovuto ad alcune difficoltà ora risolte” (pdf). Come abbiamo visto il 2011 è passato. Il 2012 è passato. Siamo a marzo 2013 e del “cantiere avviato” non c’è traccia!
  • Dopo questa data i sindaci si fanno muti. L’ulteriore slittamento è comunicato, quasi di soppiatto, dal presidente della Fondazione di Vignola (pdf).
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3 Responses to Good bye tecnopolo?

  1. Stefano C ha detto:

    Da tecnopolo a minitecnopolo a…
    e intanto i tetti degli edifici delle SIPE basse continuano a crollare e un patrimonio edilizio e culturale di immenso valore, per non parlare dell’importanza delle aree rinaturalizzate dell’intorno, se ne va in malora. Si acquistano a prezzi opinabili terreni liberi (SIPE alte) e se ne prevede la costruzione, alla faccia del “consumo di suolo zero”. La montagna di denaro spesa finora rimane assolutamente improduttiva.
    In tutto questo il sindaco di Spilamberto autorizza e difende in consiglio comunale i “giochi di guerra” che si svolgono quasi ogni fine settimana anche negli edifici semicrollati nel disprezzo delle più elementari norme di sicurezza. Esiste una autorità che possa porre fine a questa incuria e spreco?

  2. Filippo ha detto:

    Sarà la parola “polo” che porta male perchè anche il polo della sicurezza doveve già essere quasi finito come si evince dagli accordi con la Regione Emilia Romagna

  3. Gesualdo ha detto:

    Comperato il terreno!? Ma se il comune di Vignola è proprietario di oltre 3500 mq di terreno dietro il distributore Esso a fianco del bar Confine!!!!!!!

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