Il “giallo” delle querce abbattute in via Canobbia

Sono solo tre!” – risponde piccato il sindaco di Castelnuovo Carlo Bruzzi in merito all’allarme sulle querce “protette” abbattute in via Canobbia a Castelnuovo Rangone (vedi). Gli fa eco l’assessore all’ambiente Benedetta Brighenti: “Innanzitutto le piante abbattute sono 3 (e non 11 com’è stato segnalato)” (Il Resto del Carlino del 6marzo 2013). E aggiunge perentoria: “gli altri 8 ceppi risalgono a decenni fa”. Addirittura! Della vicenda si è interessato anche Marco Ranuzzini, capogruppo PD in consiglio comunale a Castelnuovo. Interrogando l’ufficio verde pubblico del comune di Castelnuovo, e dopo aver fatto un sopralluogo, afferma che gli alberi abbattuti sono 7: 3 querce, 1 noce, 1 olmo; a cui si aggiungono altri 2 alberi (querce?) abbattuti un po’ di tempo fa (vedi). Su questo blog io ho scritto invece di 11 alberi abbattuti, dopo un sopralluogo effettuato con le guardie ecologiche che per prime hanno segnalato l’episodio (vedi). Chi ha ragione? Quante sono le “querce” abbattute in via Canobbia? 3, 7 o 11? Grazie a Google Street View possiamo rispondere. E chiarire il “giallo” (così l’ha definito ironicamente Carlo Bruzzi). Ma questo caso segnala anche un più generale problema di rapporti tra amministrazione pubblica e cittadini, richiamando l’attenzione sull’esigenza di un’amministrazione “totalmente trasparente”. Cosa che oggi non è. Vediamo.

Via Canobbia (vista da est verso ovest). Sono indicate le querce n.1 e n.2 abbattute. In primo piano a sinistra sta un altro tronco, riportato (foto del 2 marzo 2013)

Via Canobbia (vista da est verso ovest). Sono indicate le querce n.1 e n.2 abbattute. In primo piano a sinistra sta un altro tronco, trasportato lì dal luogo dell’abbattimento (foto del 2 marzo 2013)

[1] Grazie a Google Street View possiamo ripercorrere via Canobbia nella situazione esistente nell’agosto 2011. Il tratto che ci interessa è quello compreso tra via Gualinga (a est) e l’incrocio con via Lingualunga a ovest (dove sulla destra della strada sta un campo di pannelli fotovoltaici). Chi avesse la pazienza di percorrere con Street View quel tratto di via Canobbia potrebbe contare gli alberi che compongono il filare sulla sinistra della strada. Nell’agosto 2011 erano 23. Oggi sono 15 (chiunque può controllare). Dunque, dall’agosto 2011 ad oggi ne sono stati abbattuti 8 (otto). Probabilmente, come comunicato dall’ufficio comunale a Ranuzzini, 2 degli 8 alberi sono stati tagliati un po’ di tempo fa (tra l’agosto 2011 ed il 2012). In effetti 2 degli 8 ceppi (si tratta di querce) si presentano “invecchiati” e probabilmente non sono il frutto di un taglio di questi giorni. Questa “indagine” ci porta dunque a riconoscere che da agosto 2011 ad oggi in via Canobbia sono stati abbattuti 8 alberi. Un primo intervento, se è vero quanto comunicato dall’ufficio comunale, ha portato all’abbattimento di 2 querce. Un secondo intervento, iniziato il 18 febbraio scorso, ha portato ad abbattere 6 alberi (4 querce, 1 olmo, 1 noce? o 6 querce?). Non 11, non 5, non 3.

Via Canobbia (da est verso ovest) vista su Google Street View, che riporta le immagini registrate ad agosto 2011. Sono indicate le querce n.1 e n.2 del filare di 23, oggi abbattute.

Via Canobbia (da est verso ovest) vista su Google Street View, che riporta le immagini registrate ad agosto 2011. Sono indicate le querce n.1 e n.2 del filare di 23 alberi, oggi abbattute.

Ancora oggi, tra l’altro, il filare è accompagnato da due cartelli, apposti dal comune di Castelnuovo un po’ di tempo fa, dove si dice che vi sono 21 esemplari di querce “protette” dalla Regione Emilia-Romagna. Se vi aggiungiamo 1 olmo ed 1 noce la somma fa 23, ovvero il numero esatto di alberi ancora oggi visibile tramite Street View. Oggi rimangono 15 alberi (tutte querce) e 8 ceppi, relativi agli alberi abbattuti. Il numero da noi inizialmente fornito non era corretto (vedi), ma anche i vari esponenti dell’amministrazione comunale di Castelnuovo non hanno fornito il numero esatto degli alberi abbattuti in questi giorni. La reticenza dell’amministrazione comunale (sindaco ed assessore) è singolare, visto che gli alberi abbattuti nel febbraio 2013 sono comunque 6! E quel che resta di questi 6 (così come per i 2 tagliati un po’ di tempo fa) è ancora oggi perfettamente visibile (come documentano le foto scattate in questi giorni). In alcuni casi (almeno 3 su 6!) le sezioni degli alberi non evidenziano alcun problema particolare che ne potesse giustificare l’abbattimento.

I ceppi degli 8 alberi abbattuti (tutte querce o 6 querce, 1 noce, 1 olmo?) con indicato la posizione nel filare di 23 alberi presenti in via Canobbia (percorsa da est a ovest) nell'agosto 2011 (foto del 2 e 7 marzo 2013)

I ceppi degli 8 alberi abbattuti (tutte querce o 6 querce, 1 noce, 1 olmo?) con indicato la posizione nel filare di 23 alberi presenti in via Canobbia (percorsa da est a ovest) (foto del 2 e 7 marzo 2013)

[2] Lamentandosi dell’allarme a suo dire lanciato inutilmente, il sindaco di Castelnuovo Carlo Bruzzi, aggiunge: “E pensare che una telefonata in comune o delle due guardie ecologiche o della giornalista [del Carlino] sarebbe stata sufficiente a chiarire il “giallo” e non creare inutili allarmismi” (così sul suo profilo facebook il 4 marzo). E’ davvero così? Sembra proprio di no, visto che neppure gli amministratori hanno detto veramente cos’è avvenuto in via Canobbia in questi giorni. E visto che ancora oggi i numeri forniti dal competente ufficio comunali NON corrispondono al numero di ceppi rilevabile lungo la via! Mi sono interrogato su questa vicenda perché è sintomatica di una condizione generale che contraddistingue sempre di più il rapporto esistente tra cittadini ed istituzioni pubbliche, ma anche dell’incapacità della pubblica amministrazione di elaborare una risposta adeguata. Di cosa si tratta? Della “crisi di fiducia” tra cittadini ed istituzioni. Un tema su cui Pierre Rosanvallon, noto politologo francese, ha scritto un libro acutissimo, intitolato Controdemocrazia. La politica nell’era della sfiducia, Castelvecchi, Roma, 2012 (vedi). Esaurita l’illusione di poter esercitare il potere (direttamente o tramite i propri rappresentanti) i cittadini aumentano le pratiche per controllarlo. La crescente sfiducia alimenta una proliferazione di episodi di controllo e contestazione. La contro-democrazia di cui parla Rosanvallon è dunque una “democrazia di sorveglianza”, basata sull’esercizio di “un potere ispettivo che impedisca un uso improprio del potere, ne smascheri gli illeciti, ne riveli le trame e permetta, per questa via , di limitare «dal basso» gli abusi di potere e il malaffare delle élite governanti” (citazione da Marco Revelli, Finale di partito, Einaudi, Torino, 2013, p.123: vedi). E’ evidente che la perdita di fiducia nelle istituzioni pubbliche (parlamento, partiti e, seppur in misura inferiore, amministrazioni locali) alimenta un inedito potere di scrutinio, ispezione e controllo sul loro operato. Non importa qui se a torto od a ragione (anche se difficile non riconoscere ragioni ai cittadini su questo tema – per una riflessione: vedi). Ciò che importa è vedere che la pubblica amministrazione e le istituzioni rappresentative continuano ad operare come se nulla fosse successo! Come se ancora godessero di piena fiducia da parte dei cittadini. Cosa che invece non è. La risposta più appropriata a questa sfida sta nell’aumento della trasparenza e nella capacità di fornire informazioni che, rendendo “comprensibili” i provvedimenti presi dalle amministrazioni, riduca le possibilità di dissenso e conflitto. Purtroppo pochissime amministrazioni stanno prendendo sul serio questa sfida. Ovvero pochissime amministrazioni stanno prendendo sul serio la sfida di “mettere il cittadino al centro”, adottando una trasparenza totale (total disclosure), rendendo pienamente leggibili, comprensibili le ragioni che stanno all’origine di certi provvedimenti, comunicando in modo nuovo (e credibile) il proprio operato. Proprio la vicenda di via Canobbia è esemplificativa di questo modo di fare. Un’amministrazione che avesse a cuore la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i propri cittadini si sarebbe sentita impegnata a comunicare in modo diverso quell’intervento di “potatura” su querce protette. Non avrebbe semplicemente messo un cartello segnaletico con scritto “Per lavori di potatura dalle ore 8:00 a fine lavori dal giorno 18/02/2013”. E la firma del responsabile del competente ufficio comunale.

Il cartello con indicazione dei lavori messo dall'amministrazione comunale di Castelnuovo. Tutto qui? (foto del 2 marzo 2013)

Il cartello con indicazione dei lavori messo dall’amministrazione comunale di Castelnuovo. Tutto qui? (foto del 2 marzo 2013)

Avrebbe invece perlomeno indicato un recapito telefonico a cui rivolgersi per chiarimenti. E, ancor più, avrebbe messo a disposizione tramite il web la scheda tecnica dell’intervento in cui il cittadino curioso o intenzionato ad esercitare la propria funzione di controllo avrebbe trovato l’indicazione del numero previsto di abbattimenti, le loro motivazioni e tutte le informazioni utili per verificare l’adeguatezza dell’intervento. Segnalando la disponibilità di materiale web pubblicamente accessibile nel cartello di cantiere (come a dire: vuoi verificare la correttezza dell’operato dell’amministrazione? Ti mettiamo a disposizione tutti gli elementi informativi necessari ….). Per contrastare la crescita della sfiducia, per contrastare il diffondersi della “crisi di fiducia” verso le istituzioni della democrazia e verso la pubblica amministrazione bisogna innovarne profondamente le modalità operative. Garantire trasparenza, piena leggibilità e comprensibilità, possibilità di controllo, coinvolgimento e partecipazione. Sarebbe bene non lasciare inascoltati questi segnali.

Via Canobbia alla data del 2 marzo 2013: gli alberi rimasti sono 15.

Via Canobbia alla data del 2 marzo 2013: le querce rimaste sono 15.

PS Sul “giallo” di via Canobbia rimarrebbero ancora alcune questioni. (1) La prima relativamente allo stato di salute degli alberi. Mentre per alcuni è evidente, guardando alla sezione del tronco, una condizione di malattia, per altri non è così. Era davvero necessario l’abbattimento di tutti? (2) La seconda in merito alla “valorizzazione” del legname. Che fine ha fatto la legna prodotta con l’abbattimento degli alberi? Tra l’altro se lo chiedono alcuni dei cittadini residenti lungo la via, visto che in più occasioni hanno assistito all’asportazione di tronchi e rami da parte di persone non riconoscibili come operatori incaricati dell’abbattimento. In ogni caso, l’amministrazione comunale ha concordato con la ditta incaricata dell’abbattimento una congrua valorizzazione di quel legname (la legna di quercia ha prezzi di circa 12-15 euro al quintale)?

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4 Responses to Il “giallo” delle querce abbattute in via Canobbia

  1. roberto monfredini ha detto:

    un piccolo particolare ma non insignificante , ad ogni albero abbattuto in molti paesi europei viene piantato un albero giovane in rapporto uno a due , uno abbattuto e due piantati, anche Castelnuovo ha piantato due alberi????????

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Qui invece la banca dati degli alberi monumentali dell’Emilia-Romagna, gestita dall’IBC, dove compare il filare di 21 esemplari di quercia di via Canobbia:
    http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/mtrees/treeDetail.htm?_flowExecutionKey=_c1F9A40C1-308C-8F1B-FD9E-539096014F04_k39CFB7E8-811C-3578-7F10-1EEB5E62CE09
    Scorrere fino alla scheda n.10 (di 13):

    Filare di 21 querce Castelnuovo Rangone Lingualunga Via Canobbia, 21
    Provvedimento della tutela: D.P.G.R. 79/91 35-20
    Caratteristiche oggetto tutelato
    Specie: Quercus sp (quercia)

    Valori di base
    Data: 23/4/2004
    Altezza media: 18 m
    Lunghezza filare: 200 m
    Numero individui: 21
    Distanza tra gli individui: 10 m
    Stato sanitario: ottimo
    Accessibilità: accessibile

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E qui il comunicato del comune di Castelnuovo Rangone, datato 5 marzo 2013: “In relazione all’articolo comparso su il Resto del Carlino il 3 marzo 2013 che imputava al Comune di Castelnuovo Rangone l’ingiustificato taglio di 11 esemplari di quercia in via Canobbia, siamo a precisare quanto segue. • Il filare di Querce (Quercus robur) posto in via Canobbia ha un vincolo Regionale di tutela con DPGR n. 79/1991, in cui ogni Comune che possiede alberature monumentali tutelate deve attenersi a un particolare protocollo di procedure al fine di ottenere le giuste operazioni di manutenzione arbori colturali. • Il filare, costituito da n° 21 esemplari di Querce, presentava già nel 1998 cattive condizioni fitosanitarie e funzionali, manifestando chiome stentate con seccume degli apici vegetativi e fori di penetrazione di coleotteri lignivori. Si sono osservati processi di degenerazione occulta del legno con probabili e forti danneggiamenti dell’apparato radicale. A fronte di una situazione pericolosa, trattandosi di una strada sottoposta a traffico veicolare e pedonale, il comune di Castelnuovo Rangone ha contattato il Servizio Fitosanitario Regionale per un sopralluogo e avere la conferma delle analisi compiute dai tecnici comunali • In data 07/08/2009 il servizio fitosanitario della RER confermava il cattivo stato di salute e la pericolosità funzionale/strutturale dell’alberatura e veniva consigliato un intervento di rimonda dal secco su tutte le chiome del filare e una particolare attenzione su alcune piante con forti problemi statici e a livello di colletto, con presenza di cavità carpofori fungini. • Nel 2011, il proprietario del terreno su cui sono poste le querce, richiamava l’attenzione dell’Amministrazione comunale sulla pericolosità della situazione e sul fatto che non si riteneva responsabile di eventuali conseguenze che le piante avessero potuto causare a persone e cose. • Solo nel 2012 sono stati reperiti i fondi necessari per poter eseguire l’intervento, in quanto nonostante la tutela e i dettami siano regionali sono invece comunali i fondi con cui bisogna intervenire. Intervento eseguito con tutti i crismi e le precauzioni che tali piante secolari richiedevano, rimonda dal secco, potatura con ramo di ritorno, abbassamento della chioma e abbattimento delle 3 querce (non 11) in stato di evidente pericolosità. • Sottolineamo che delle 11 querce citate solo 3 sono state realmente tagliate mentre gli altri 8 ceppi risalgono a decenni fa, non riusciamo nemmeno sinceramente a risalire al periodo di taglio. • Alcuni giorni prima dell’intervento sono stati avvisati i cittadini residenti nella zona limitrofa sui lavori e sulle modalità di messa in sicurezza che sarebbero state utilizzate. Siamo molto sorpresi che un importante organo di controllo e di tutela del territorio abbia pubblicamente segnalato un intervento senza saper riconoscere i nuovi abbattimenti dai quelli fatti in precedenza e senza NESSUNA forma di verifica, che sarebbe bastata per non generare infondati allarmismi. Siamo sorpresi però anche per la facilità con cui si è dato risalto alla segnalazione basata su presupposti superficiali e sbagliati.”
    http://www.comune.castelnuovo-rangone.mo.it/il_comune/uffici/urp__ufficio_relazioni_con_il_pubblico/taglio_delle_querce_in_via_canobbia_le_precisazioni_dell_amministrazione.htm

    In realtà il “giallo” si infittisce. Dice il comunicato: “Sottolineamo che delle 11 querce citate solo 3 sono state realmente tagliate mentre gli altri 8 ceppi risalgono a decenni fa, non riusciamo nemmeno sinceramente a risalire al periodo di taglio.” Ceppi che risalgono a “decenni fa”? Sarebbero completamente marciti. E in ogni caso Google Street View evidenzia che ad agosto 2011 il filare era composto da 23 alberi (tra cui le 21 Quercus sp). L’abbattimento degli 8 alberi (tra cui almeno 6 esemplari di Quercus sp) è dunque avvenuto di recente. Oggi infatti il filare è composto da 15 alberi (querce). Comunque, erano abbattimenti autorizzati?

  4. Paola Forghieri ha detto:

    Alcuni regolamenti obbligano a ripiantare tante piante quante ne servono per coprire la superficie di taglio dell’albero abbattuto.
    Il fatto è che nessuno dei nostri Comuni è dotati di un regolamento per la tutela del verde pubblico e privato, come stabilisce la legge. A Spilamberto è stato chiesto con una mozione che risale al 2010, approvata all’unanimità, ma ancora oggi non c’è traccia di nessun regolamento. Hanno le mani (e le accette) libere!

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