Carlo Bruzzi sulla partecipazione al PSC: la commedia degli equivoci

In due interviste a quotidiani locali (Modena Qui e Il Resto del Carlino) Carlo Bruzzi, sindaco di Castelnuovo e assessore al PSC dell’Unione Terre di Castelli, ha replicato alle critiche sul “percorso partecipativo” al PSC. Ovviamente si guarda bene dal rispondere alle cinque domande rivoltegli tramite questo blog (vedi). Come troppo spesso succede a chi conquista, certo democraticamente, un po’ di potere, la strategia prescelta è quella di non rispondere alle obiezioni vere, ma di rispondere invece alle obiezioni che nessuno ha sollevato. Così il compito risulta decisamente più facile. Io replico qui a mia volta. Non che pensi di chiarire alcunché (Bruzzi continuerà a non rispondere nel merito), ma almeno a beneficio degli osservatori vorrei sgombrare il campo dagli equivoci. Smacchiare il giaguaro – la si può mettere anche così. Vediamo.

Un momento dell'incontro pubblico sul PSC (tema trattato: agricoltura e attività produttive) tenutosi a Castelnuovo Rangone (foto del 28 gennaio 2013)

Un momento dell’incontro pubblico sul PSC (tema trattato: agricoltura e attività produttive) tenutosi a Castelnuovo Rangone (foto del 28 gennaio 2013)

[1] “Decidere è un nostro dovere” – dice Bruzzi, come se qualcuno avesse contestato il fatto che la responsabilità delle decisioni sta in capo alle istituzioni. “Spetta a noi amministratori, investiti democraticamente della responsabilità di fare certe scelte. Non è il nostro mestiere?” (Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2013) “Terremo conto delle osservazioni della gente, ma non ci sottrarremo dalla responsabilità di decidere” (Modena Qui, 3 febbraio 2013) La precisazione da un lato è inutile, visto che nessuno ha preteso che fossero i partecipanti (o i cittadini) a decidere il PSC. Dall’altro lato è fuorviante, perché non riconosce quella che è la vera obiezione. Il fatto è che negli incontri pubblici i cittadini hanno svolto delle osservazioni critiche agli elaborati presentati dai tecnici. Hanno presentato degli argomenti a sostegno di tali critiche. A queste osservazioni chiedono una risposta. Non chiedono di decidere al posto degli amministratori. Chiedono, però, che se invitati a fare osservazioni, queste osservazioni vengano poi prese sul serio. Ovvero ad esse amministratori e tecnici diano una risposta. Questo Bruzzi non l’ha previsto. Ed è assai singolare. Lui spera di cavarsela rassicurando “terremo conto delle osservazioni della gente”. Ma così a nessuno è dato sapere di quali osservazioni si terrà conto e perché. Invece è responsabilità degli amministratori rispondere proprio a questo punto. Ovvero dire: abbiamo accolto le osservazioni a, b e c per questi motivi. Ed abbiamo respinto le osservazioni d, e ed f per questi motivi. Solo in questo modo si dimostra che il “gioco partecipativo” è condotto seriamente. Solo in questo modo la partecipazione al PSC apre chances di apprendimento collettivo. E testimonia della volontà all’apertura ed alla trasparenza delle istituzioni. Ecco, spero che detto in questo modo il punto sia chiaro. Anche per Bruzzi.

L'ultimo incontro tematico (tema trattato: ambiente) sul PSC, a Spilamberto (foto del 4 febbraio 2013)

L’ultimo incontro tematico (tema trattato: ambiente) sul PSC, a Spilamberto (foto del 4 febbraio 2013)

[2] Ma Bruzzi non si ferma qui. A chi contesta l’uso delle previsioni demografiche (gonfiate) per legittimare la previsione di nuova edilizia residenziale (vedi – i documenti di piano prospettano l’esigenza di 7.300 unità abitative in più al fine di “rispondere” ad una crescita demografica del 20%) Bruzzi osserva: “Ad esempio c’è chi nella domanda ‘Di quante case avremo bisogno nel 2025?’ ha visto una nostra intenzione a costruire per forza. Non regge, proprio perché il PSC non regola l’edificazione. Serve invece a ‘preparare’ il territorio perché possa rispondere alle presunte esigenze future, ma è uno strumento flessibile, che non impone un’unica strada per fare le cose” (Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2013). E poi anche: “Il PSC, che non è un PRG, non assegna dei diritti a edificare. Sono poi i singoli Comuni, nell’ambito del tetto massimo di crescita prevista e stimata, che in base ai piani quinquennali [chiamasi POC], vanno a tradurre le proprie esigenze in termini di diritti edificatori, nei limiti e negli ambiti stabiliti dal PSC” (Modena Qui, 3 febbraio 2013). Ma questo sembra il gioco delle tre carte. Ovvero dello spostamento della “responsabilità” da uno strumento (PSC) all’altro (POC). In realtà questo non è un equivoco, è proprio un punto controverso. Un punto su cui è bene che si accenda la discussione pubblica. Il fatto è che, come successo anche in passato (vedi), i documenti di piano compiono una mistificazione: usano un “ragionamento” errato per ipotizzare la crescita demografica e una volta stimata che la popolazione crescerà del 20% dicono che è bene prevedere fino a 7.300 unità abitative in più. E’ proprio questo “ragionamento” che merita di essere criticato. Ed in effetti è stato criticato (vedi). Non c’entra la distinzione tra PSC e POC (i “piani quinquennali” di cui parla Bruzzi). Certo, i POC implementano il PSC per step successivi. Ma se il PSC è basato su ragionamenti sbagliati (es. su previsioni demografiche gonfiate), chi impedisce che venga data realizzazione ai conseguenti scenari di crescita edilizia solo perché vi sono forti interessi materiali dietro? Non è forse un film che abbiamo già visto? In ogni caso qui un po’ di cittadini chiedono che venga presa seriamente la loro osservazione. Ovvero che ad essa venga data una puntuale risposta. Invece Bruzzi si limita ad alzare le spalle e andare avanti.

Ecco la tabella che usa le "previsioni" demografiche (calcolate in modo discutibile) per giustificare la previsione di 7.300 unità abitative in più sul territorio dell'Unione (foto del 21 gennaio 2013)

Ecco la tabella che usa le “previsioni” demografiche (calcolate in modo discutibile) per giustificare la previsione di 7.300 unità abitative in più sul territorio dell’Unione (foto del 21 gennaio 2013)

[3] “Siamo ancora nella fase dell’ascolto” – è il terzo equivoco messo in campo da Bruzzi (Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2013). “Questa fase di ascolto è decisiva per fare in modo che l’amministrazione, nel compiere le proprie scelte abbia presente tutto il ventaglio delle opinioni emerse sulle singole questioni per fare i conti con esse” (Modena Qui, 3 febbraio 2013). Certo, la partecipazione fin qui realizzata (una cinquantina di interviste, cinque incontri pubblici a tema) è stata organizzata come momento di ascolto (ascolto “strategico” è stata battezzata!). Ovvero secondo il modello dell’ascolto selettivo, per usare le parole di Yves Sintomer (vedi): gli amministratori ascoltano i cittadini e poi decidono quello che vogliono senza seguire una regola e senza neppure dover giustificare la decisione presa. Come osservato al punto [1] io invece ritengo non che debbano essere i cittadini a decidere, ma che agli argomenti che questi avanzano, specie laddove sorreggono osservazioni critiche, debbano essere date risposte (ovvero o si accolgono o si replica con contro-argomenti). In realtà Bruzzi compie una mistificazione. La “fase dell’ascolto” dovrebbe essere la fase iniziale. Quella che precede il lavoro dei tecnici, ovvero l’elaborazione dei documenti di piano. Invece qua tutto il lavoro dei tecnici è già stato svolto! Ed i documenti di piano sono pronti da tempo! La nuova bozza del “documento preliminare” è porta la data di due anni fa (marzo 2011: vedi)! Poi è stata perfezionata, certo, ma è da tempo pronta per aprire la conferenza di pianificazione! Poiché così stanno le cose non ha senso, adesso, la “fase d’ascolto”. Ha senso la discussione delle previsioni e delle linee dei documenti di piano. Cosa che non è stata fatta, tanto che a differenza di altre amministrazioni (es. Modena) le bozze dei documenti di piano non sono state messe a disposizione dei cittadini e delle forze sociali interessate. Ma con questo argomento torniamo esattamente da dove la vicenda aveva avuto inizio, ovvero alle cinque domande fatte agli amministratori ed a Bruzzi, assessore al PSC, in primo piano (vedi). Ce la farà a rispondere puntualmente o preferirà continuare con la commedia degli equivoci?

Le domande poste dai "facilitatori" ai gruppi di lavoro nell'incontro di Savignano del 21 gennaio 2013. Vogliamo farla bene questa discussione? Vogliamo rispondere alle osservazioni critiche?

Le domande poste dai “facilitatori” ai gruppi di lavoro nell’incontro di Savignano del 21 gennaio 2013. Vogliamo farla bene questa discussione? Vogliamo rispondere alle osservazioni critiche?

PS Qui il testo dell’intervista a Carlo Bruzzi apparso su Modena Qui del 3 febbraio 2013 (pdf). Qui invece l’intervista su Il Resto del Carlino del 16 febbraio 2013 (pdf). Come riporta l’introduzione all’intervista sul Carlino, ai 5 incontri pubblici sul PSC le presenze totali sono state 364 (meno dello 0,5% dei residenti dei cinque comuni). Tra questi “11 stakanovisti che non si sono persi nemmeno un incontro” (ci sono anch’io tra questi). Il percorso di “partecipazione” verso il PSC è a fisarmonica. Mancando un’idea chiara di come organizzare la partecipazione gli amministratori si muovono in modo reattivo. Hanno dunque pensato di aggiungere un incontro che si terrà l’1 marzo, allo Spazio Eventi L.Famigli di Spilamberto (qui l’invito in pdf). All’incontro sono invitate le realtà associative. Ma poi vi sarà presentato il resoconto dei cinque incontri tematici svolti tra gennaio e febbraio. Ed i 364 partecipanti a quegli incontri, quelli che hanno fornito le considerazioni sintetizzate nei resoconti? Non è chiaro se saranno invitati oppure no.

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2 Responses to Carlo Bruzzi sulla partecipazione al PSC: la commedia degli equivoci

  1. l’invito a cui si fà cenno è rivolto ai “Presidenti delle Associazioni del Territorio”,cioè a tutte quegli interessi consociativi,consolidatisi nel tempo,che hanno portato alla drammatica situazione attuale.
    Un proverbio recita “Cane non mangia cane.”
    Cioè Presidente non disturba Presidente.”
    Tutti, compreso il Sindaco di Firenze, oramai hanno preso coscienza che bisogna evitare nuovo CONSUMO DI TERRITORIO, con nuove edificazioni,così forzando il RECUPERO E LA RISTRUTTURAZIONE degli Edifici VUOTI del Centro Storico,per porre le basi dello sviluppo dell’Industria Turistica di Vignola ( e non solo ) come Città d’Arte.
    Tutti,ma non gli assessori cresciuti a pane e cooperative.
    Fortunatamente,qualunque previsione facciano,si rivelerà sbagliata,così preparando finalmente la loro dipartita politica.

  2. sergio garagnani ha detto:

    Io, non conosco la realtà demografica dei paesi della TERRA deiCASTELLI,ma conosco quella di Castelnuovo Rangone,ogni 3/4 persone decedute si svuotano 2 appartamenti.Dimostrazione è che non costruisce nessuno o quasi.Può essere che costruisca il municipio,visto che si ritrova un ufficio tecnico degno di un palazzinaro romano,ma non credo visto il buco di bilancio creato dal sindaco Alperoli.

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