Elezioni politiche 2013. Cosa succederà?

Alle elezioni politiche di domenica 24 e lunedì 25 febbraio è ragionevole attendersi una vittoria della coalizione di centrosinistra (PD-SEL-ecc). Si chiuderebbe così il lungo “ciclo berlusconiano”. Se le cose andranno così sarà una buona notizia per l’Italia. Ma il rischio che le buone notizie si fermino qui c’è tutto. Gli ultimi sondaggi resi pubblici stimavano il PD tra il 30 ed il 33% (dopo che, subito a ridosso delle primarie per la leadership, era arrivato al 35-36%). SEL è stimata a circa il 4%. Potrebbe succedere che la coalizione guidata da Pierluigi Bersani vinca le elezioni ottenendo una percentuale di voti inferiore alla coalizione PD-IdV guidata da Veltroni alle politiche del 2008. Possiamo dare già per certo, invece, che il numero degli elettori sarà inferiore in valore assoluto (allora alla Camera furono 12.095.306 per il PD e 1.594.024 per l’IdV: vedi). Insomma, il PD (il centrosinistra) andrà a vincere le elezioni perché perderà meno elettori rispetto al centrodestra (la coalizione guidata da Berlusconi ottenne il 46,81% dei voti nel 2008; oggi ne prenderebbe circa il 15-17% in meno). Questo è il primo dato da cui partire se si vuole capire cosa sta succedendo.

Igor Mitoraj, Testa di San Giovanni, 2006 (foto Artefiera, 27 gennaio 2013)

Igor Mitoraj, Testa di San Giovanni, 2006 (foto Artefiera, Bologna, 27 gennaio 2013)

[1] Quello che succederebbe, dunque, non è lo spostamento dell’elettorato da destra verso sinistra (certo, c’è anche questo movimento). Ma in primo luogo il movimento, per entrambe le due principali coalizioni (quella capeggiata da Berlusconi e quella capeggiata da Bersani), è un movimento verso il basso, ovvero di ridimensionamento del numero dei rispettivi elettori. Sarà la miglior capacità di tenuta del PD a garantirgli la vittoria (data per certa alla Camera; con qualche incertezza di più al Senato), anche se probabilmente non riuscirà a replicare la performance del 2008 (quando però aveva perso)! Sarà dunque solo grazie alle alchimie del giustamente odiato Porcellum che la coalizione centrata sul PD (con il 35-38% dei voti, poco più di un italiano su tre) vincerà queste elezioni, conquistando la maggioranza dei parlamentari alla Camera (e forse anche al Senato). Perché il ridimensionamento della galassia Berlusconiana non determina un avanzamento della coalizione centrata sul PD (che finirà con il vincere pur prendendo meno voti che nel 2008, quando perse)? E perché la coalizione di centrosinistra non crescerà, pur nel contesto di una drammatica crisi economica? Non certo per la presenza, a sinistra, di “Rivoluzione civile” di Ingroia, inchiodata attorno alla soglia del 4%. Perché dunque il PD non riuscirà a mobilitare neppure tutti gli elettori che nel 2008 gli avevano assicurato il voto? Ci sono almeno due ragioni per questo.

Mei Xian Qiu (foto Artefiera, 27 gennaio 2013)

Mei Xian Qiu (foto Artefiera, Bologna, 27 gennaio 2013)

[2] La prima ragione attiene a fattori esterni, ovvero alla differente offerta elettorale ed in particolare alla presenza della “lista civica” Monti, ma soprattutto alla presenza del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. E’ chiaro che la competizione che queste due forze politiche esercitano verso il PD procede lungo traiettorie diverse. Monti costituisce un’offerta in grado di attrarre almeno un po’ dell’elettorato liberal del PD, dopo che il partito si è spostato a sinistra, rientrando in un alveo “socialdemocratico” (ne consegue un’enfasi sul tema della “centralità del lavoro” e un affidamento sulla CGIL per la corrispondente formulazione di politiche – un esito che io trovo poco convincente, ma su cui non posso argomentare qui).  D’altro canto questo spostamento verso sinistra del PD ha in parte cannibalizzato SEL, ridimensionando il suo appeal elettorale. Ma non c’è solo l’asse destra/sinistra (pertinente per alcuni ambiti, ma non per altri) in gioco. C’è anche quello politica/antipolitica ed è qui che il M5S ha conquistato ampi spazi (vedi). Come ci ricordano tutti i sondaggi d’opinione la politica ha raggiunto un punto bassissimo di credibilità tra gli italiani e su questo deficit di legittimità dei partiti (vedi) Beppe Grillo ha costruito le sue fortune. Pur avendo messo in campo “primarie” e “parlamentarie” (secondo modalità non del tutto convincenti: vedi) e nonostante qualche (troppo) limitata iniziativa in parlamento (es. sui rimborsi elettorali, ridimensionati) il PD non è stato in grado di segnare una forte discontinuità su temi come riforme istituzionali, partecipazione dei cittadini, costi della politica. In parte questi erano temi coltivati dallo sfidante di Bersani, Matteo Renzi, che certamente avrebbe rappresentato un argine più robusto e credibile al risentimento verso la “casta”. Bersani, invece, si muove con maggior continuità e dunque il partito paga lo scotto di un messaggio forte e duro (e con qualche ragione) del M5S.

Giuseppe Veneziano, Mc Mao, 2011 (foto Artefiera, 29 gennaio 2012)

Giuseppe Veneziano, Mc Mao, 2011 (foto Artefiera, Bologna, 29 gennaio 2012)

[3] Ma il non travolgente appeal del PD ha pure un’ulteriore ragione, questa volta interna. Che sta sotto il nome di deficit di elaborazione. Che lo si guardi da sinistra (da un punto di vista socialista) o dal centro (da un punto di vista liberal) il PD viene identificato con un partito caratterizzato da bricolage programmatico, ovvero da una visione programmatica non sufficientemente coerente, da una scarsa capacità di identificazione dei problemi, da una troppo superficiale e contingente formulazione di proposte. E’ una diagnosi che accomuna pensatori che si collocano su versanti opposti, come Michele Salvati (area liberal) e Salvatore Biasco (da sinistra). Nel suo ultimo libro (vedi), Biasco parla di una sinistra italiana “poco avezza a una elaborazione che guardi oltre la contingenza e sia capace di sfidare il consenso dei media” (p.120). Manca nel partito un vero luogo di analisi e di elaborazione programmatica. Ancora Biasco osserva: “il progetto per il paese resta sostanzialmente molto sfumato. Chi si aspettasse che dai nuovi posizionamenti del partito [il riferimento è alla nuova fase aperta dalla segreteria di Bersani] si fosse passati a uno sguardo di lungo periodo che avesse posto gli interrogativi rilevanti sugli indirizzi strategici del paese rimarrebbe deluso” (p.123) (un esempio di indeterminatezza è la “carta d’intenti”, poi trasformata con qualche ritocco in documento programmatico: vedi). Le stesse convinzioni le ha espresse in più occasioni anche Michele Salvati, evidenziando l’handicap di una cultura politica che troppo risente delle zavorre del passato (cfr. Salvati M., “Mario Monti e un governo per l’Italia”, Il Mulino, n.6, 2012, pp.972-982).

Fidia Falaschetti, Vota Pino Occhio, 2010 (foto Artefiera, 27 gennaio 2013)

Fidia Falaschetti, Vota Pino Occhio, 2010 (foto Artefiera, Bologna, 27 gennaio 2013)

[4] “Le elezioni sono anche sempre un momento di non verità” – così afferma Pasquale Pasquino in un commento su l’ultimo numero de Il Mulino (n.1, 2013, p.66). Per formarsi un’idea sulla politica e sull’offerta politica sono il momento peggiore. Servirebbe infatti un’osservazione continuativa sul lungo periodo, visto che la storia passata di una forza politica (le proposte fatte, le cose realizzate, gli impegni assunti e rispettati oppure no) sono il miglior indicatore di quanto essa vorrà e saprà fare nel futuro. Per questo dico subito che, pur auspicando una vittoria del centrosinistra (lista civica Monti inclusa), non sono affatto fiducioso sulla capacità del PD di guidare il paese verso quella forte innovazione di cui necessita. Certo, una vittoria del centrodestra sarebbe disastrosa (ma ad oggi è da ritenersi del tutto improbabile). Ma non basta questo per giungere a pensare che sarà il centrosinistra a guida PD ad imprimere quella svolta di cui questo paese ha bisogno. Non lo sarà innanzitutto perché il deficit di elaborazione di cui sopra non è cosa che si recuperi volontaristicamente in pochi mesi. Il PD ha avuto cinque anni di opposizione per elaborare la sua visione ed i suoi programmi, ma su troppi punti questi sono ancora indefiniti (quando non “sfasati” rispetto ai bisogni del paese). E’ singolare, ad esempio, che dopo aver ceduto per lungo tempo alle sirene del federalismo (certo corretto come “federalismo solidale”) – cosa che ritengo un errore imperdonabile – il PD non sia in grado di formulare una propria visione su come correggere gli errori del Titolo V della Costituzione (introdotti proprio dal centrosinistra nel 2001). Tant’è che lo stesso Bersani, pur riconoscendo con onestà intellettuale ciò che non va nelle nuove norme costituzionali, non sa far altro che affidare il tema ad un futuro forum interdisciplinare tra esperti (vedi il suo intervento su Il Sole 24 ore del 28 settembre 2012: pdf). E’ ugualmente singolare, ad esempio, che il PD sia il veicolo del messaggio che la Costituzione italiana è “la costituzione più bella del mondo” – precludendosi la possibilità di intervento sulle parti evidentemente disfunzionali (non solo il Titolo V, ma anche le norme sul rapporto parlamento-governo). Vi è un deficit di elaborazione sul versante del funzionamento dei servizi pubblici che non patiscono solo un problema di adeguata dotazione finanziaria, ma di standard qualitativo (un aspetto che riguarda più i modelli organizzativi ed il “potere” che viene riconosciuto all’utente). Non è un caso, tanto per fare un esempio, che nel programma del PD sulla scuola è ben focalizzato il tema della dispersione scolastica (da contrastare) e dell’edilizia scolastica (da qualificare), mentre rimane assai sfumato il tema vero della scuola italiana che è la bassa performance dell’intero sistema – un problema che riguarda non minoranze (svantaggiate), ma maggioranze di studenti (e di famiglie)! Non è un caso, di nuovo, che al PD manchi una cultura della tutela del consumatore e della tutela dell’utente della pubblica amministrazione (probabilmente anche perché sindacato e dipendenti pubblici sono categorie elettoralmente importanti per il PD) – lo sperimento ogni giorno come utente delle ferrovie di una regione rossa (vedi). Non è un caso, infine, che la proposta veltroniana di de-politicizzare le nomine in sanità sia stata lasciata cadere o che nessuno nel PD abbia mai pensato di far sedere nel Collegio di direzione delle aziende sanitarie una rappresentanza degli utenti! Ma qui, nei servizi del welfare state, si annidano fonti di disuguaglianze che non sono da meno di quelle che si riscontrano nel mercato del lavoro! In conclusione non mi faccio illusioni sulla capacità incarnata attualmente dalla coalizione di centrosinistra di guidare il cambiamento del paese verso più opportunità e più uguaglianza. L’esito delle elezioni del 24 e 25 febbraio è importantissimo. Ma per i cittadini che vogliono questo cambiamento l’impegno inizia nel momento stesso della proclamazione dei risultati.

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9 Responses to Elezioni politiche 2013. Cosa succederà?

  1. Commento lucido e comprensibile,ma con un unico limite : la data.
    Sarebbe andato bene qualche anno fà,oggi dimostra quanta fatica si faccia ad essere in sintonia con gli umori ed i sentimenti di un popolo a cui fino ad oggi il sistema partitico-politico aveva precluso ogni vera alternativa.
    Siamo nel III Millennio e c’è il WEB anche se ancora pochi sembrano essersene resi conto.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Lanfranco, penso che i sondaggi che hanno accompagnato questa campagna elettorale tutt’altro che entusiasmante non possano sbagliare di molto. Ci saranno differenze di qualche punto percentuale. Magari il M5S sarà il secondo partito, superando il PDL. Ma non penso che alla camera possa vincere altro se non la coalizione di centrosinistra. Ed al Senato se questa non ottiene la maggioranza potrà comunque contare sulla disponibilità ad una alleanza di legislatura con il raggruppamento Monti. Una alleanza che avrà comunque meno del 50% dei voti, ma grazie al meccanismo elettorale potrà avere maggioranza dei seggi. Questa è la fotografia dei sondaggi fino a qualche giorno fa. Difficile che possa cambiare in misura significativa. Con questo passaggio si giungerà, finalmente, a chiudere il ciclo berlusconiano. Sarebbe già un primo elemento positivo. Il secondo elemento positivo è che una alleanza incentrata sul PD, dunque una maggioranza politica (non la “strana alleanza” che ha retto il governo “tecnico” Monti), esprime una maggiore attenzione e sensibilità alla sofferenza sociale che la crisi sta determinando nel paese. Riconosciuto questo esprimo di nuovo il mio scetticismo sull’adeguatezza programmatica del PD. Che pure è il partito che dovrebbe dimostrare maggiore capacità di elaborazione, se non altro per l’organizzazione e le risorse di cui dispone. Vedo invece da tempo un partito zavorrato da una cultura politica del passato, dove prevale l’orientamento a brevissimo termine, contingente, e dove ha troppo peso il posizionamento di persone, clan, correnti con finalità tattica, rispetto alla serietà del dibattito interno. Comprensibile che con queste caratteristiche non susciti grandi entusiasmi – tanto da non riuscire neppure a mantenere i voti del 2008 (questa è la mia previsione). Ma detto questo del PD va anche riconosciuto che il resto dell’offerta politica, se misurata in base alla capacità di offrire un progetto per il paese, è di qualità decisamente inferiore. E questo potrà essere certificato dai diversi pesi elettorali. Può darsi che M5S raggiunga (o anche superi) il 20%. Ma in ogni caso il PD sarà ancora il primo partito. Certo il fatto che la coalizione di centrosinistra vinca con solo il 35-38% è un segnale d’allarme. Comunque, ci ragioneremo con calma tra un paio di giorni. Per quanto riguarda il fatto che io non sia in sintonia con gli umori e i sentimenti del “popolo” hai probabilmente ragione. Ma ti confesso che non è un mio obiettivo. Mi accontenterei di dire qualcosa di interessante. Che possa offrire spunto di riflessione.

      • Ciao.Andrea.Tu dici :” Il secondo elemento positivo è che una maggioranza incentrata sul PD [..]esprime una maggiore attenzione e sensibilità alla sofferenza sociale […] ”
        Nemmeno si trattasse di on Ordine Religioso.
        Chi come me e te, vive in questa regione dovrebbe avere la consapevolezza che nulla di quello che è stato,nell’Economia,come nella Gestione della Cosa Pubblica è merito o demerito solo del PD.
        Per tanti anni è’ stata la “Mosca cocchiera” che diceva al Paese BUE,dove andare.
        Chi ha avuto a che fare con chi la Politica la agisce nelle Amministrazioni, e nei CdA,attraverso atti e fatti concreti,ha imparato che da sempre l’ultima loro proccupazione è stato il Bene Comune. e/o aziendale
        INTERNET e l’€uro e la GLOBALIZZAZIONE, hanno modificato PER SEMPRE, da oltre 12 anni,gli scenari Europei ed italiani,portandoci in un Futuro di cui nessuno è stato in grado di capire la portata,non per cattiva volontà,ma proprio per fisiologica incapacità.
        Anche perche da molto,troppo tempo,i sodali venivano selezionati sempre al ribasso.
        Più eri stupido,meglio era ,perchè così “loro” non avrebbero corso il rischio di essere sostituiti e mandati a casa.
        Lo sai che il Presidente Nazionale della Confesercenti è in quella posizione dal 1995 ?
        Per meriti,capacità,intrapprendenza ?

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ interessante ragionare su quali “contrapposizioni” si giocano queste elezioni politiche 2013. Destra/sinistra? Berlusconi/anti-Berlusconi? Certo, sono presenti, ma in tono minore. Europa/anti-Europa non ha molta presa. Oltre a queste, quella che si afferma è vecchio/nuovo, partiti (tutti) contro il “resto del mondo”.
    “Era cominciata con Bersani contrapposto a Mario Monti. Era l’impostazione originaria di molti, per esempio degli amici dell’Unità, che attribuivano alle elezioni il compito di decidere fra il ripristino della centralità della politica e il protrarsi di un commissariamento tecnocratico del paese” – così inizia il suo editoriale su Europa, Stefano Menichini. Per poi concludere: “Non sono i centristi di Monti a chiudere la Seconda repubblica, bensì il popolo di Beppe Grillo. È tra M5S e Pd che si apre il vero confronto-scontro, almeno nell’immediato. E non è neanche una novità: è così dalla primavera scorsa, Parma e Sicilia erano stati messaggi chiari, ai quali il Pd reagì uscendo dalla staticità ed entrando nella stagione delle primarie.” Qui l’articolo completo:
    http://www.europaquotidiano.it/2013/02/23/cosi-diventa-una-scelta-piu-drammatica/
    E qui una bellissima vignetta di Makkox sui tormenti di Bersani:
    http://www.ilpost.it/makkox/2013/02/23/doveravate/

    • Forse,come esempio, non c’entra niente o forse sì!
      Dall’ufficio stampa del Comune di Modena, in data 28/01/2013 :” Giacobazzi in Consiglio:Piano ex Fonderie nel Nuovo PSC.
      Sono venuti meno i presupposti economici per poter realizzare il progetto partecipativo (?),di riqualificazione delle ex Fonderie di via Ciro Menotti, non resta che sperare che l progetto sia ammesso alla seconda fase dei finanziamento del Piano nazionale per le città,da cui è stato escluso in prima battuta.
      [ omissis] Il progetto partecipato è costato 94mila €uro,il Bando 66mila,la redazione del piano di recupero 80mila; ”
      TOTALE 240MILA €uro,
      A Ferrara anni fà, è stato fatto qualcosa di simile con il Progetto del Teatro Verdi, rimasto incompleto e il cui incarico di progettazione fu dato al genero del Maestro Abbado.
      I lavori furono iniziati e poi lasciati incompiuti,tanto che se occupò anche il Gabibbo.
      A Modena almeno ancora non hanno iniziato gli appalti con qualche Cooperativa.
      Vi è andata bene!
      Questa è la “politica” che la gente non vuole PIU’!

  3. Luciano Credi ha detto:

    Stando ai primi dati abbiamo a Vignola un voto quasi inesistente per Ingroia, che rappresenta ben 2 amministratori della nostra giunta (problema politico ma non solo vignolese, insomma anche quando il PSI era al potere con la DCI a Roma, localmente si alleava con il PCI, ora tante giunte sono PD, PRC, IDV, PDCI ma a Roma si sono presentati con candidati separati)…

    Lega inesistente dico giustamente perché la bravura di Marco Sirotti come animatore dell’oratorio, da cui penso d’aver imparato tante cose, che ha portato al secondo turno Fiorini nel 2009, in questi anni qualcuno l’ha notata politicamente parlando?
    Ma ora che i suoi ragazzi animati negli 90 (gruppo oratorio ADAMS) hanno la pancia piena, venendo dal nulla quasi tutti hanno fatto carriera, perché essere cattivi coi comunisti, come lo erano in epoca liceale?

    PDL tiene…

    M5S vera opposizione…

    Gli astenuti (io fiero di esserlo, ma giustificato da operazione chir.), anche a Vignola ci sono ma meno che altrove…

    Alla resa dei conti nazionalmente parlando i nodi vengono al pettine per tutti rossi e neri, senza bisogno di essere milanisti.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!» (Bartali). Scrivevo, in un commento qui sopra, “che i sondaggi che hanno accompagnato questa campagna elettorale tutt’altro che entusiasmante non possano sbagliare di molto.” Invece hanno sbagliato di tantissimo. La prima cosa tutta sbagliata e da rifare sono gli istituti che fanno indagini demoscopiche per la campagna elettorale. Veniamo al resto. (1) Alla Camera il PD prende 8.642.700 voti, pari al 25,4%. Perde 3,5 milioni di voti rispetto al 2008, quando aveva perso le elezioni. Questo dato evidenzia quanta fiducia e speranza è stata dissipata con la gestione del partito (lo stillicidio che ha portato alle dimissioni di Veltroni) e, probabilmente, anche con il sostegno al governo Monti. La chances di rinnovamento – una delle cose più apprezzate dagli elettori -, la candidatura di Renzi, è stata bruciata. Se pensiamo che il PD era accreditato al 30-33% comprendiamo cosa è successo nelle ultime due settimane, oltre all’errore compiuto dai sondaggisti (plausibilmente nel non prevedere la distribuzione di qualche milione di indecisi, elettori dell’ultima ora); (2) La coalizione di centrosinistra vince comunque alla Camera (con 10.047.507 voti, pari al 29,5%) ed ottiene 340 seggi, il 55%. E qui il centrosinistra deve ringraziare il Porcellum. La coalizione guidata da Berlusconi prende 9.923.100 voti (29,1%). Tra centrosinistra e centrodestra c’è uno scarto di appena 124.407 voti. Un testa a testa assolutamente imprevisto. (3) Alla Camera il primo partito è il Movimento 5 Stelle che ottiene più voti del PD (M5S ha 8.688.545 voti, pari al 25,5%). (4) L’esito al Senato cancella ogni prospettiva di vittoria per il centrosinistra, che pure anche lì ottiene il numero maggiore di voti tra le coalizioni (9.686.398, pari al 31,6%). Che però si traducono solo in 120 seggi (113 del centrosinistra, più altri 7 delle formazioni collegate in Trentino e Valle d’Aosta). Neppure con il sostegno della Lista Monti (che al Senato ottiene il 9,1% dei voti e 18 senatori) il centrosinistra raggiunge la maggioranza di 158 senatori, ma si ferma a 138. Il fatto è che il centrosinistra perde non solo dove era da tempo previsto (Veneto) o nelle regioni incerte (Lombardia e Sicilia). Perde anche in molte regioni del Sud dove invece era stata prevista la sua vittoria (Abruzzo, Campania, Puglia!, Calabria). (5) Il risultato elettorale segna dunque un “ritorno” di Berlusconi, dato per “morto” (politicamente parlando) prematuramente. Ma soprattutto evidenzia che sulla frattura destra/sinistra si è innestata fortissima la frattura politica/antipolitica, ovvero un sentimento “antisistema” (“Mandiamoli a casa tutti”) attivato in modo straordinario da Beppe Grillo con il suo Tsunami Tour. Ed è un movimento che ha eroso consensi (qualche milione di elettori) proprio al PD (che pure aveva cercato di limitare i danni con “primarie” e “parlamentarie”). Dunque anche per il PD ed il centrosinistra, dati comunque per vincenti da tutti gli analisti a pochi giorni dal voto (magari necessitanti del sostegno della Lista Monti) vale l’affermazione di Bartali: «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!».

    Sul tema leggere le interessanti considerazioni di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi:
    http://www.lastampa.it/2013/02/26/cultura/opinioni/buongiorno/pancia-e-sentimento-la-rivolta-contro-le-elite-di-una-nuova-comunita-sTSd8ZfOE5qOYDh2DlXPqK/pagina.html

    E di Stefano Menichini, direttore di Europa (che però, avendo dovuto chiudere il pezzo prima del responso finale delle urne, sbaglia due dati: il Piemonte che, al senato, rimane al centrosinistra; e il PD che non è più il primo partito!):
    http://www.europaquotidiano.it/2013/02/25/dove-la-vittoria/

  5. lanfrancoviola2011 ha detto:

    cari lettori
    ora che i dati sono ufficiali vi confesso che di molti di essi ero a conoscenza,in quanto un amico che ha lavorato in passato per molti anni al Senato a Roma,veniva informato dai suoi amici e mi informava di come sarebbero andate le votazioni.
    I sondaggi che sono stati pubblicati,fino all’ultimo,come TUTTA LA STAMPA ,era manipolata dal SISTEMA,nella speranza che non succedesse quello che è POI successo.
    INVANO!

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Così Ilvo Diamanti: “Quel che i sondaggi non sono stati in grado di percepire è il cambiamento che stava avvenendo, perché è stato troppo violento ed è avvenuto, secondo me in modo non confessato e molto forte come una specie di onda, e ha colpito soprattutto chi non ti aspettavi. Questa è la cosa che colpisce di più. Diciamoci la verità: il risultato di Berlusconi è stato un po’ più alto del previsto, ma non tanto. Io lo avevo al 20,5, ha preso un punto in più. Ci sta. Quello che nessuno di noi aveva previsto era il Pd al 25. È come se non fossimo riusciti a rilevare una scossa che era molto più violenta del previsto, anche perché siamo abituati, con gli strumenti che abbiamo di ponderazione, a ridimensionare le scosse.”
    http://www.reset.it/caffe-europa/il-naufragio-del-centrosinistra-e-dei-sondaggi

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