Istituzioni, lobbies, comitati, cittadini. Una risposta al ministro dell’ambiente Clini, di Roberto Monfredini

Le cosiddette opposizioni ambientali in nome della protezione dell’ambiente e della salute hanno costituito terreno di coltura per il proliferare della malavita organizzata.” Così ha dichiarato il ministro dell’ambiente Corrado Clini nei giorni scorsi (vedi). Certo, poi ha fatto intendere di riferirsi alla realtà del Sud Italia, ma anche in tal caso non si giustifica il fare di ogni erba un fascio. “In Italia sono state usate motivazioni ambientali per bloccare opere che invece avrebbero avuto effetti positivi sull’ambiente – ha quindi proseguito. A partire dagli anni Ottanta c’è stato un fiorire di comitati e e di movimenti che hanno costruito le loro fortune su queste motivazioni bloccando opere infrastrutturali. Questo vale per tutto, dai trasporti al ciclo dei rifiuti“. Comprensibile che queste dichiarazioni non siano state apprezzate da molti cittadini impegnati, attraverso “Comitati”, per la tutela della salute e del territorio. Qui la risposta di Roberto Monfredini del Comitato No Impianto a biomasse Inalca (vedi).

Incontro "SOS ambiente", promosso dal Comitato No Impianto a biomasse Inalca a Castelnuovo il 5 febbraio 2013 (foto del 5 febbraio 2013)

Incontro “SOS ambiente”, promosso dal Comitato No Impianto a biomasse Inalca a Castelnuovo il 5 febbraio 2013 (foto del 5 febbraio 2013)

Il 23 gennaio scorso l’European Environment Agency (EEA) ha pubblicato il rapporto “Late lessons from early warnings” (vedi), dove analizza l’applicazione del principio di precauzione ed i fattori che l’hanno ostacolato anche quando sarebbe stato ragionevole adottarlo. Sotto accusa il vorace mondo dell’industria: “In alcuni casi le aziende hanno messo i profitti a breve termine prima della sicurezza pubblica, nascondendo o ignorando l’evidenza del rischio (…) In altri, gli scienziati hanno minimizzato i rischi, a volte sotto la pressione di interessi costituiti” (vedi). Il Ministro Clini fa parte di un governo che, come per ciascuno dei 27 paesi membri dell’Unione Europea, deve sottostare in materia ambientale alle leggi approvate dal Parlamento Europeo. Ma appare evidente che non ci siamo. Le due interpretazioni sono opposte. Da un lato l’Europa afferma che le lobby industriali premono corrompendo le commissioni, il parlamento e i propri governi per manipolare dati e ricerca e per influenzare i provvedimenti normativi al fine di trarne un profitto a brevissimo termine. Dall’altro il nostro ministro afferma che i comitati spontanei di cittadini che spesso vivono con iniziative di raccolta fondi che vanno dalle cene con i sostenitori, alla vendita di vino e formaggio, faciliterebbero la penetrazione della mafia e della illegalità. Che ci sia qualcosa che non è chiaro nel pensiero del ministro è evidente a tutti. Già lo si capiva con la frase riferita alla vicenda dell’Ilva di Taranto: non esiste correlazione dimostrata fra le patologie e l’ambiente. Ma questo di oggi è un passo successivo. Vorrei dunque spiegare brevemente al signor ministro cosa sono i comitati, quelli che si costituiscono ed operano per la tutela dell’ambiente e della salute. Come ho già scritto quasi un anno fa (vedi), non sono rappresentativi di alcuna maggioranza,  impegnano sforzi su ambiti che non sono di loro competenza,  ma diventano importantissimi quando quella che si chiama politica (ma a volte sconfina nell’affarismo e nell’intrallazzo) si sposta dalla parte del più forte, che è l’industriale, facendo venir meno quello che è il cardine rappresentativo della funzione dell’eletto, cioè la trasparenza. In questo scenario i cittadini perdono la capacità di giungere a conoscenza delle reali motivazioni di decisioni che trasformano la realtà ambientale. Viene calato dall’alto un progetto già deciso in altre sedi, spesso per movimentazioni economiche di dubbia utilità collettiva (ma di evidente utilità per i privati che le propongono). Ma che poi porta assai spesso a ripercussioni negative sulla salute dei cittadini .
Faccio presente al signor ministro che i cittadini dei Comitati (con la C maiuscola), sono in primis rispettosi delle leggi. Anzi perseguono i loro scopi richiedendo il rispetto puntuale delle leggi. Ricordo invece che il 7 agosto 2012 il Governo di cui il ministro Clini fa parte ha approvato la combustione del grasso di categoria 1 come fonte rinnovabile (vedi), ma il fatto è che il grasso animale di categoria 1 “fonte rinnovabile” non esiste, in quanto è rifiuto! Non è fonte rinnovabile! Ed il ministro lo ha dovuto scrivere anche nella sua legge (come condizionalità: “qualora soddisfi l’art. 184 bis della 152/06″).
Il ministro certamente sa che il Ministero dell’ambiente non risponde a nessun cittadino quando la domanda non riguarda i fiorellini di campo. E sa invece che l’Europa, all’opposto, risponde per iscritto a qualsiasi richiesta anche del più impotente cittadino. Anche scrivendo come semplice cittadino, come signor Clini, anziché come ministro, otterrà risposta in pochi giorni dall’EFSA , dalla DGSANCO, dall’EEA.

Zonizzazione, comune per comune, in base ai livelli di inquinamento da PM10 e NO2. Slide presentata dal Comitato No Impianto a biomasse Inalca (foto del 9 marzo 2012)

Zonizzazione, comune per comune, in base ai livelli di inquinamento da PM10 e NO2. Slide presentata dal Comitato No Impianto a biomasse Inalca (foto del 9 marzo 2012)

Il problema non sono i comitati che fanno da apripista alla criminalità, signor ministro! Il problema è quel sistema su cui ha scritto l’Agenzia Europea per l’Ambiente e che vede operare un processo perverso tra interessi privati aggressivi, mondo scientifico compiacente, istituzioni porose incapaci di resistere alla pressione delle lobbies.
Se i cittadini si muovono in Comitati è perché la sera, dopo aver lavorato in ceramica o in un macello, si lavano la faccia a vanno alla polisportiva per capire cosa si vuole realizzare sul territorio in cui vivono. Spesso essendone venuti a conoscenza per caso, in assenza completa delle più elementari regole di informazione e coinvolgimento. Spesso in questi comitati ci sono laureati che possono, gratis, studiare, analizzare, cercare di capire. E spesso si confrontano con le ritualità delle Conferenze di servizi e delle AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), a volte viziate da illegalità praticate con l’avvallo di diversi  attori. Ed anche con risposte ad interrogazioni a sindaci, presidenti di provincia, presidenti di giunta regionale composte se non con righe formali o con strafalcioni scritti pensando di essere immuni e sopra le parti.
E’ chiaro che le parole del ministro aprono immediatamente le porte a quei soggetti  economicamente forti che vedono in queste affermazioni la possibilità di sfruttare il momento per applicare quel metodo che proprio l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha stigmatizzato.
Vale la pena ricordare al signor Ministro che se, per ora, non bruciano a Castelvetro 84 tonnellate al giorno di carcasse e grassi di categoria 1, le peggiori, è per merito di un Comitato (vedi). Se non bruciano rifiuti speciali a San Dalmazio è per merito di un Comitato. Se è fermo l’impianto di bitume di Magazzino di Savignano è per merito di un Comitato (vedi). Se non si scava fino alle falde per estrarre ghiaia a Savignano, San Cesario, Castelfranco Emilia, Bazzano è per merito di un Comitato. E potrei andare avanti per ore. Questi Comitati sono madri e padri di famiglia che non hanno incrinato il sistema produttivo (che a lei è tanto caro) e hanno provato a difendere quello che è rimasto della salute, sperando di non vedere nascere solo bambini asmatici.

Roberto Monfredini

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4 Responses to Istituzioni, lobbies, comitati, cittadini. Una risposta al ministro dell’ambiente Clini, di Roberto Monfredini

  1. Stefano C ha detto:

    Bravo Monfredini. Corrado Clini è peraltro stato definito da un articolo dell’Espresso dell’anno passato: “l’americano” perchè da documenti segreti emerge come da dirigente di alto livello del Ministero dell’Ambiente fosse considerato, dal presidente Bush, uomo su cui contare per sostenere le sue posizioni contrarie all’applicazione del protocollo di Kioto o al bando del bromuro di metile. E’ il ministro il cui decreto sul trasporto dei rifiuti di Roma in alcuni siti di proprietà dello stesso gestore attuale delle discariche romane, è stato bocciato dal TAR.
    E’ il ministro che sull’ILVA ha aperto un conflitto istituzionale con la magistratura che, sulla base di evidenza scientifiche inoppugnabili, intendeva tutelare la salute degli abitanti di Taranto. E’ l’uomo che Greenpeace nel 1996, in polemica con le sue posizioni sull’incenerimento di rifuti tossici, candidava ironicamente a Ministro dell’industria. Note sono le sue posizioni di sostegno all’energia nucleare…Dobbiamo dire di più?

  2. roberto monfredini ha detto:

    oggi la commissione ambiente del ministero ha bocciato il trattamento dei rifiuti in cementifici con il voto contrario del ministro clini, detto questo

  3. Roberto Adani ha detto:

    Un contributo ad un tema interessante.
    Sinceramente non mi ritrovo in toto in questa rappresentazione della realtà, o perlomeno mi appare come parziale. Le vostre considerazioni, anche giuste, vanno contestualizzate a mio parere. Per prima cosa, conosco diversi imprenditori del nostro territorio, la maggior parte di loro non provano nessun piacere a non rispettare regole, a licenziare persone o addirittura ad inquinare. Hanno in genere lo stesso patrimonio di valori di coloro che si impegnano in comitati, anzi non di rado ne fanno parte, vivono con le loro famiglie su questo territorio spesso vicino alle loro fabbriche. In realtà siamo tutti piuttosto fragili di fronte alla crisi, al cambiamento e al mondo. Lo sono i cittadini, lo sono ancora più le imprese, lo è all’ennesima potenza la politica. Se dovessi proprio stilare una classifica mi sembra che la politica in generale abbia il terrore anche solo del pericolo della nascita di un comitato in quanto spesso è incapace di confrontarsi presa com’è dalla sindrome del consenso. Diciamo anche per completezza che possiamo invidiare all’Europa la capacità di fare rispettare le regole agli industriali, ma anche ai cittadini ed anche ai comitati di questi ultimi. Nel senso che in Europa un investimento che rispetti le regole si può fare e condurre a termine nei tempi previsti, con la necessaria trasparenza ma anche con la necessaria serietà e chiarezza del diritto in modo che se qualcuno programma un investimento che rispetta tutte le norme lo possa portare a termine anche se non dovesse piacere a quel territorio. In Italia invece tutto è incerto e gli eventuali comitati diventano un elemento ulteriore di incertezza, solo perché non c’è nessuna certezza dei diritti. Un investitore tedesco non riesce a comprendere il nostro sistema, le regole si possono sempre interpretare a seconda delle pressioni, degli interessi o delle paure, i percorsi per avere una espressione chiara dell’arbitro, il giudice, sono lunghissimi e sempre incerti nel loro esito. In un tale contesto non saprai mai a priori quanto dovrai pagare al funzionario perché decida, al politico perché resista, alla criminalità organizzata perché ti lasci stare, e a volte anche all’associazione ambientalista perché abbassi i toni. Non sono assolutamente d’accordo con Clini, ma è vero che ci sono diversi soggetti in questo paese che approfittano della debolezza e della poca chiarezza del sistema e delle regole. In questo contesto i comitati sono il minore dei mali, anche se anche loro approfittano della debolezza e della vischiosità del sistema. Perché diciamo anche il contrario e cioè che in questo paese anche un iniziativa assolutamente legittima e rispettosa delle regole può essere ostacolata e rallentata a tal punto da farla fallire, anzi il più delle volte non parte nemmeno. Non dimentichiamo poi un aspetto, che abbiamo poco da invidiare ( parlo sempre della nostra regione)al resto d’Europa per qualità dei luoghi di lavoro e qualità delle regole. Le regole sulla sicurezza alimentare ad esempio sono molto più stringenti in Italia che nel resto d’Europa Conosco diverse imprese europee che possono essere a malapena confrontate con i nostri stabilimenti industriali dei primi anni cinquanta. E’ un sistema e una cultura industriale la nostra, da difendere e da salvare per quanto possibile. Il problema non sono comunque i comitati, che è bene che si formino e facciano valere le loro ragioni e le loro perplessità, o anche solo le loro insicurezze e paure, il problema è la debolezza del resto, in particolare amministrazione pubblica e politica. Perché se è normale che i comitati si focalizzino su un tema e non siano quindi portatori di interessi generali, che spesso vivano per un tempo determinato e quindi non abbiano la responsabilità nel tempo delle scelte, questo non è normale per il sistema dei partiti. Non è normale per il funzionamento di una democrazia, avere partiti personali che spariscono con la sparizione del leader o che non si possono riformare perché non ci sono i meccanismi per eliminare il leader e perché farlo significherebbe il suicidio dell’intero partito, non è normale che non ci siano partiti che durano nel tempo e che si assumono nel lungo periodo la responsabilità delle proprie scelte, non è normale che non ci siano partiti con meccanismi democratici che garantiscono la democrazia interna, ma anche la capacità di decidere e di assumere la responsabilità della decisione nel tempo, anche di cambiarla se necessario. A me è successo più di una volta di assumere decisioni assieme ai cittadini sulla spinta di un comitato, che dopo un certo tempo hanno indotto la nascita di un nuovo comitato contrario a quella decisione, solo se ci sono meccanismi democratici, trasparenza e soggetti politici portatori di interessi generali c’è la possibilità che i comitati di cittadini siano elementi di crescita e di miglioramento delle decisioni, altrimenti non c’è certezza che un insieme di legittime istanze provenienti da diversi comitati di cittadini nel tempo generino un buon risultato complessivo, non per noi, ma per i nostri figli.

  4. roberto monfredini ha detto:

    forse il dott Adani , nel suo intervento non ha compreso il senso dell’intervento , e cioè che l’Europa ha certificato , con l’Agenzia Ambientale (EEA ) che la Piaunura Padana è il territorio più inquinato dell’Europa , forse non sa dalla cartografia della stessa Regione ( legge 51 ) che Modena è la Provincia più inquinata della Regione ER , e per paradosso ,Modena ,proprietà transitiva , è la città più inquinata d’Europa , forse se legge lo studio Sentieri del Ministero apprende che i quattro Comuni da bonificare sono proprio quelli del comprensorio ceramico nei quali le correlazioni positive sono statisticamente evidenziabili per varie patologie , dall’asma , all’ipertensione a malattie neurodegenerative , lo studio Previeni del Ministero ha certificato la presenza di diossina in 9 uova su 10 a livello ruspante , soprattutto octadiossina , prodotta , dicono i tecnici dagli inceneritori ., e per ultimo stiamo prelevando 25 milioni di mc di acqua ogni anno in più dalle falde della Regione .
    non sto a parlarle dello studio MonitER in quanto sui parti pretermine forse conosce già i dati .
    ebbene i comitati , spesso sono formati anche da imprenditori , da quelle persone coscienziose che lei ha identificato così bene , e che sono la nostra ricchezza ,a volte , ma è un altro l’imprenditore che si lega con la politica e se lei avesse partecipato alla assemblea di pochi mesi fa in tema di trasparenza avrebbe visto un copione ripetersi , ogni comitato porta esperienze simili ed i progetti finiscono nei cassetti in quanto viziati fin dall’inizio di gravi illegalità, e le illegalità le solleva sempre il comitato di riferimento .
    quindi il problema non sono i comitati dei cittadini , il problema sono i politici che hanno invaso territori di non loro competenza ,ed i cittadini si raggruppano in comitati quando comprendono che è a rischio la loro salute ,se sono ancora in tempo .
    è finito il tempo delle deleghe .

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