Un PSC poco partecipato. Qualche domanda a Carlo Bruzzi e Francesco Lamandini.

Breve ma intenso scambio di vedute lunedì sera a Castelnuovo con Francesco Lamandini e Carlo Bruzzi, rispettivamente sindaco di Spilamberto e di Castelnuovo. L’oggetto del contendere è questo strano “percorso partecipato” sul PSC. Che più va avanti, meno convince i partecipanti. Carlo Bruzzi vorrebbe cavarsela rimproverandomi di non cogliere la differenza tra “ascolto strategico” (che è quanto ora si starebbe facendo) e “partecipazione” (che avverrà in futuro, ma non si sa quando né come). Francesco Lamandini, invece, reputa arroganti ed irrispettose le mie critiche. Che sono indubbiamente severe. Ma lo sono perché – lo ribadisco per l’ennesima volta – tanto il lavoro sul PSC, quanto il progetto di “ascolto strategico e partecipazione” (un’integrazione prevista dalla delibera della giunta dell’Unione Terre di Castelli n. 14 del 23 febbraio 2012: pdf) risultano decisamente di bassa qualità (per una critica alla pseudo-partecipazione proposta da Avventura Urbana: vedi). Che le cose stiano così l’ho ampiamente argomentato. Comunque, ecco alcune domande che aiutano a comprendere.

Il terzo incontro pubblico sul PSC, dedicato alle aree produttive e l'innovazione, a Castelnuovo Rangone (foto del 28 gennaio 2013)

Il terzo incontro pubblico sul PSC, dedicato alle aree produttive e l’innovazione, a Castelnuovo Rangone (foto del 28 gennaio 2013)

  1. Dal 20 settembre 2012 al 4 febbraio 2013 si svolge il percorso di “ascolto strategico” gestito da Avventura Urbana (vedi). Chi ha partecipato agli incontri si è accorto che non vengono presentate le linee programmatiche del PSC, quello che gli amministratori intendono fare nei prossimi quindici anni e che risulta già fissato nei documenti di piano (al momento, però, non ancora resi pubblici). Ma non si può far finta che i documenti di piano non siano già stati elaborati! L’ascolto strategico ha senso all’inizio del percorso di progettazione, ma qui siamo alla fine, tanto che i documenti sono già elaborati (ma non ancora presentati pubblicamente) e la Conferenza di pianificazione è previsto abbia inizio a maggio 2013. A Carlo Bruzzi chiedo, che senso hanno questi incontri di “ascolto strategico” (sic), quando i documenti di piano sono già elaborati? Non sarebbe assai più sensato aprire una discussione vera su quelli?
  2. Il “timing definitivo” del “processo partecipato” (sic) al PSC prevede anche l’elaborazione, entro il 10 marzo 2013, di una “proposta di documento strategico” (pdf). Ma anche in questo caso è proprio il timing che non torna. Un “piano delle strategie” andrebbe definito a monte del lavoro di preparazione del PSC, non a valle! Dovrebbe infatti guidare il lavoro di progettazione, non seguirlo! Almeno in questo le precedenti amministrazioni avevano impostato correttamente la sequenza, approvando il “piano delle strategie” nel 2006 (comunque criticabile per diversi aspetti: vedi) e redigendo i documenti di piano del PSC nel 2007-2008. A Francesco Lamandini ed a Carlo Bruzzi chiedo: che senso ha abbozzare un “documento strategico” dopo che i documenti di piano del PSC sono già redatti in bozza?
  3. E’ con la delibera della giunta n.14 del 23 febbraio 2012 che l’Unione Terre di Castelli prevede una “ulteriore fase progettuale di Ascolto strategico e partecipazione, ai fini della migliore definizione del PSC, in conformità ai disposti dell’art.8 della legge regionale 20/2000 come modificata dalla L.R. 6/2009”. Per fare ciò si prevede una spesa “fino a 70.000 euro”. Questo “progetto di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini” è stato presentato ai sindaci nel mese di luglio. Vogliamo renderlo pubblico? Vogliamo far sapere cosa effettivamente contiene, ovvero come si pensa di organizzare la “partecipazione” dei cittadini – posto che ciò che è stato fatto sinora rientrerebbe nella categoria dell’ascolto strategico? Lo chiedo innanzitutto a Carlo Bruzzi che continua a sostenere che la “partecipazione” dei cittadini, quella vera, avverrebbe contestualmente alla Conferenza di pianificazione, che però è un momento riservato agli attori istituzionali, non ai cittadini! Caro Bruzzi, ci vuoi dunque dire come pensate di organizzare la “partecipazione” dei cittadini? Ci vuoi dire come pensate di spendere “fino a 70.000 euro” per l’ascolto strategico e la partecipazione?
  4. Il “timing definitivo” del “processo partecipato” (sic) non indica, in realtà, più nulla (o quasi) dopo la fase che sta per finire ora e che è denominata di “ascolto strategico” (ma sul poco senso di questa fase, fatta ora, si veda il punto 1). Prevede, in realtà, nel mese di aprile, “iniziative pubbliche di presentazione e confronto sui documenti approvati”. Ma non dice una parola in più, lasciando pensare che si tratti, di nuovo, solo di un ciclo di incontri pubblici. Viene da pensare che neppure Carlo Bruzzi sappia esattamente in cosa consisterà la “partecipazione”. Perché se il percorso di “ascolto strategico e partecipazione” è solo quello che è descritto nel “timing definitivo” allora è davvero ben poca cosa – e dispiace che l’expertise di Avventura Urbana sia spesa al ribasso a tal punto. E’ davvero tutto qui?
  5. Che l’Unione Terre di Castelli ed Avventura Urbana non credano alla partecipazione dei cittadini (che pure dovrebbero promuovere) risulta evidente anche dal sito web del PSC: www.psccastelli.it Esso si limita a mettere a disposizione documenti in formato pdf, ma non prevede alcuna piattaforma di redazione collaborativa di documenti, o di discussione pubblica delle idee che il PSC propone o di cui invece è privo. Non prevede alcun forum di discussione! Non prevede nessuna piattaforma wiki per la stesa collaborativa di documenti! L’unica form per lasciare commenti consente di trasmettere proprie osservazioni all’amministratore del sito, senza che sia chiaro (infatti NON è detto!) se anche gli altri partecipanti avranno possibilità di vederle! Anche in questo caso si chiede a Carlo Bruzzi: tutto qui? Possibile che con una spesa prevista “fino a 70.000 euro” non riusciate a predisporre una piattaforma web interattiva e collaborativa per dare ai cittadini la possibilità di fare commenti, proposte, domande?
Bassa la partecipazione all'incontro vignolese sul PSC, dedicato alle politiche per il sistema dei servizi (foto del 30 gennaio 2013)

Bassa la partecipazione all’incontro vignolese sul PSC, dedicato alle politiche per il sistema dei servizi (foto del 30 gennaio 2013)

Sono interrogativi che si uniscono a considerazioni sulla “povertà concettuale e metodologica” del percorso di “ascolto strategico e partecipazione” (vedi). La conclusione, dunque, non può che essere questa, come peraltro già scritto: “gli amministratori locali parlano di “partecipazione dei cittadini”, ma poi si rivelano scarsamente interessati a promuoverla e sprovvisti di quel minimo di competenza necessaria per impostarla in modo efficace” (vedi). Una riaffermazione di considerazioni già fatte. L’unica risposta possibile alle invettive di Francesco Lamandini.

Andrea Pillon, di Avventura Urbana, introduce l'incontro vignolese sul PSC (foto del 30 gennaio 2013)

Andrea Pillon, di Avventura Urbana, introduce l’incontro vignolese sul PSC (foto del 30 gennaio 2013)

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2 Responses to Un PSC poco partecipato. Qualche domanda a Carlo Bruzzi e Francesco Lamandini.

  1. Alessandro ha detto:

    Non si capisce come mai ad oggi la base elettorale non siluri questi pagliacci cosiddetti tecnici e politicanti ai nostri servizi.
    Non è plausibile pensare che determinati “illuminati” facciano i comodi loro su questioni che vanno a mutare l’aspetto sociale e ambientale di un paese intero.

    E’ d’obbligo che si utilizzino mezzi NON troppo limitanti come possibilità evolutiva, ma che abbiano un certo spessore in termini decisionali.

    Come appunto detto, piattaforme wiki, mini referendum (online) su questioni di scelte importanti, come posizionamento, sistemazione etc.
    Dove accidenti è la democrazia se altri (ma chi siete? chi vi ha nominati, non gli elettori mi spiace) vanno a decidere per i fatti loro cosa e come deve divenire Vignola e territori limitrofi?

    Non è democrazia perchè se io, piccola lobby, premo perchè la scelta possa venire in mio favore, ad esempio edificando su quei determinati terreni piuttosto che altri a 5 km di distanza, muto un quadro della situazione e vado a creare risvolti poco piacevoli.
    Non potrebbe invece esistere la pressione delle mini (che poi tanto mini non sono) lobby se i punti decisionali principali venissero demandati alla popolazione attraverso strumenti di decisione comune.

    E siamo sempre sul solito discorso, chi si astiene, ovviamente se viene preventiamente ed ACCURATAMENTE informato, significa esser disinteressato e quindi subirà le scelte altrui.
    Ma è sempre meglio che queste tematiche vengano decise da 100 cittadini piuttosto che da una “crew” o uno studio di tecnici formati da 10 persone, che per altro non si sa nemmeno chi siano.. Rifletteteci

  2. Lanfranco Viola ha detto:

    Scrivo questa nota dopo il clamorosa risultato delle Elezioni Politiche.
    Che sono andate oltre ogni più rosea aspettativa.
    A Ferrara Centro Storico dobbiamo ripartire ,prima del suo rilancio ,dal ripristinare il significato delle Parole,cosi chè ci si possa intendere.
    Non sarà facile in quanto,ormai per quasi tutti loro, “rimborsi elettorali”, significano FINANZIAMENTI e loro non hanno nessuna intenzione di rinunciarvi.

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