PSC: come usare le previsioni demografiche (fallaci) per dire che servono ancora 7.300 case!

Lunedì sera (21 gennaio) a Mulino di Savignano si è tenuto il primo dei 5 incontri pubblici di presentazione del PSC dei 5 comuni dell’originaria Unione Terre di Castelli. Chi, tra i partecipanti, ha un minimo di esperienza di queste cose ha subito capito che questo “percorso partecipativo” (sic) non produrrà nulla di significativo, nonostante la voglia di molti cittadini di contare qualcosa. Ha capito anche che il PSC stesso si sta risolvendo in un’operazione di bassa qualità. Il mix di progettisti svogliati (è da più di sei anni che ci lavorano!) ed amministratori incompetenti, oltre a “facilitatori” che rinunciano ad organizzare una “partecipazione vera”, ha generato un prodotto di bassa qualità. Come è risultato visibile sin dal primo incontro, in cui si è cercato di utilizzare “proiezione demografiche” non disinteressate per legittimare la costruzione di ulteriori case (7.295 unità abitative, per la precisione). Da qui al 2025. Vediamo.

La sala della "casa della cultura" a Mulino di Savignano stipata di cittadini per ascoltare la prima relazione sul PSC (foto del 21 gennaio 2013)

La sala della “casa della cultura” a Mulino di Savignano stipata di cittadini per ascoltare la prima relazione sul PSC (foto del 21 gennaio 2013)

[1] E’ la terza volta che i tecnici di CAIRE, i progettisti incaricati del PSC, prospettano evoluzioni demografiche “gonfiate” per legittimare ulteriore urbanizzazione del territorio. Era già successo nel 2008, quando il primo “Documento preliminare” era stato approvato dalle giunte municipali (vedi). Era successo di nuovo con la bozza del secondo “Documento preliminare”, quello presentato alle nuove amministrazioni nel marzo 2011 (vedi). Di nuovo succede oggi, nel gennaio 2013, quando ci si approssima alla conclusione dell’iter di redazione dei documenti di piano. Segno evidente che il “mandato politico” è: bisogna costruire ancora. Ed in effetti a questo portano i “ragionamenti” (sic) fatti dai progettisti ed illustrati l’altra sera a Savignano: +7.295 unità abitative sul territorio dell’Unione Terre di Castelli da qui al 2025 (di cui 4.084 come “previsioni dei PRG vigenti confermate” e 3.211 conseguenza di “politiche di riqualificazione”). Nel caso tutti questi alloggi venissero poi effettivamente occupati la popolazione potrebbe crescere di 15-20.000 abitanti, passando così dai 71.141 del 2010 agli 85-90.000 del 2025. Ma questi “apprendisti stregoni” della demografia (e soprattutto dell’edilizia!) hanno trascurato alcune cose. In primo luogo è fallace il procedimento di prendere la crescita demografica del passato e di proiettarla, seppur con correzioni, nel futuro. Vedremo perché. In secondo luogo hanno fatto i conti senza l’oste, ovvero senza l’ambiente ed i vincoli infrastrutturali e territoriali.

La tabella riepilogativa della proposta di nuova edilizia residenziale: 4.084 unità dalla conferma delle previsioni dei vigenti PRG, a cui si aggiungono 3.211 unità da programmi di riqualificazione. Per un totale di 7.295 unità abitative in più sul territorio dell'Unione Terre di Castelli (foto del 21 gennaio 2013)

La tabella riepilogativa della proposta di nuova edilizia residenziale: 4.084 unità dalla conferma delle previsioni dei vigenti PRG, a cui si aggiungono 3.211 unità da programmi di riqualificazione. Per un totale di 7.295 unità abitative in più sul territorio dell’Unione Terre di Castelli (foto del 21 gennaio 2013)

[2] Chissà perché quando si commissiona un “piano” a degli urbanisti di mestiere questi arrivano inevitabilmente alla conclusione che servono più case. E per giungere a questa conclusione si inventano la “demografia fai-da-te”, in cui tutti i fattori espansivi sono enfatizzati, mentre sono nascosti tutti quelli che vanno in direzione opposta. Il ragionamento dei progettisti del CAIRE è semplice: le loro previsioni demografiche dicono che al 2025 la popolazione residente sul territorio dell’Unione Terre di Castelli arriverà a 85.304 abitanti (e Vignola arriverà a 30.012 abitanti!) e per dare una casa a tali persone (+6.324 nuclei famigliari nell’Unione; +2.296 a Vignola) occorre costruire case. Cos’è che non va in questo ragionamento?

  • Innanzitutto la sua circolarità. Se non si costruiscono case non ci sarà crescita demografica. Ma la crescita demografica, secondo loro, rende necessaria la costruzione di case. Detta così è brutale, ma serve per far vedere che la crescita demografica non è un “dato naturale”, né un fatto ineluttabile. Innanzitutto perché la comunità locale, senza apporti esterni, non cresce. Non è cresciuta negli ultimi vent’anni (anzi!) e non crescerà in futuro (il saldo naturale è attorno allo zero, e se ora è un po’ positivo ciò è dovuto alla presenza di stranieri: 15-17% della popolazione). Se la popolazione di questo territorio è cresciuta in questi anni è essenzialmente perché c’è stata un’offerta di alloggi a minor costo rispetto alla città (es. Modena e Bologna). Per ragioni economiche e per ragioni “di contesto” (meglio stare a Castelnuovo Rangone che nella periferia di Modena) questo territorio ha drenato abitanti dalla città e dai territori che offrono maggiori opportunità occupazionali (la città, il distretto ceramico). Il territorio ha svolto, in una certa misura, la funzione di “dormitorio” rispetto a bacini con maggiore offerta di occupazione. In ogni caso, quanta offerta di alloggi prevedere nei prossimi quindici anni è una decisione eminentemente politica!
  • Che l’obiettivo sia poi quello di costruire ancora risulta evidente dal fatto che nessuno si è preso la briga di fare un censimento delle unità abitative sfitte, che indubbiamente coprono già una parte (consistente?) di un’eventuale fabbisogno insediativo futuro. Non è singolare questo? Sì lo è. E questa “disattenzione” si giustifica solo con la volontà di costruire comunque! A prescindere.
  • Si consideri poi un ulteriore fatto. Fino a pochi anni fa i comuni capoluogo di provincia (mi riferisco sia a Modena che a Bologna) erano rassegnati a perdere abitanti. Adesso non più. Bologna ha approvato qualche anno fa un PSC espansivo. Modena sta facendo altrettanto. E’ in atto, dunque, un tentativo di ri-centramento della popolazione sulle città più grandi, che sono anche quelle che offrono più posti di lavoro. Ed in questo modo di ridurre il pendolarismo. Questo vuol dire ridurre la pressione abitativa sui comuni della cintura e della fascia pedemontana. Di questo effetto i progettisti non hanno tenuto alcun conto. L’evoluzione demografica, in altri termini, dovrà considerare anche quali strategie attuano i territori circostanti!
  • Infine forse un po’ di considerazione va posta anche alla crisi economica in atto che sta riducendo gli afflussi di immigrati (specie dal Sud Italia, ma anche dall’estero). Questi ancora crescono, ma assai meno rispetto a qualche anno fa. Questo è un dato che in larga parte sfugge ai tecnici CAIRE che tengono in considerazione i dati anagrafici solo fino al 2010. Dopo non li hanno più aggiornati! I dati 2011 e 2012 (già disponibili) evidenziano una significativa riduzione dei processi migratori. Un aspetto su cui non hanno fatto alcun ragionamento. Insomma nessuna previsione dell’impatto e durata della crisi.
Andrea Pillon di Avventura Urbana, incaricata di gestire il processo di "ascolto strategico e partecipazione" (foto del 21 gennaio 2013)

Andrea Pillon di Avventura Urbana, incaricata di gestire il processo di “ascolto strategico e partecipazione” (foto del 21 gennaio 2013)

[3] Ma la cosa più singolare dell’incontro di lunedì e dei “ragionamenti” (sic) demografici di tecnici e facilitatori (sì, perché anche i facilitatori di Avventura Urbana si sono accomodati in questo pregiudizio: servono case!) è che nessuno ha detto che il ragionamento da fare doveva essere ribaltato. Ovvero si doveva partire dal chiedersi: quanto carico antropico, quante persone, quante unità abitative, quante automobili, ecc. può ancora reggere questo territorio senza mettere a rischio l’ecosistema? Nessun “tecnico” ne ha parlato! Eppure tra i documenti di piano ce n’è uno che dovrebbe trattare della Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale. Ma non è stato neppure citato! Rifiuti, acqua, energia, mobilità (le strade sono sempre quelle, i centri storici pure – davvero dobbiamo pensare di mettere un +20% di automobili in circolazione su questo territorio?), reti fognarie e sistemi di depurazione, ecc. pongono vincoli in termini di sostenibilità. Su questi aspetti nell’incontro non è stato citato un dato, non è stato proposto alcun ragionamento da parte dei tecnici di CAIRE. La conclusione è dunque semplice: il mandato “politico” che i progettisti hanno ricevuto non può che essere questo: costruire ancora (+7.295 unità abitative), in modo più soft rispetto al passato, ma ancora! Ribadisco: dove sta scritto che al 2025 Vignola deve raggiungere i 30.000 abitanti? L’unica consolazione della serata è che il 99% degli oltre cento cittadini presenti ha respinto con forza questi prospettiva “espansionista”, dicendo in sostanza: “basta costruire case”!

Le domande poste dai "facilitatori" di Avventura Urbana per i partecipanti ai gruppi di lavoro. Già le domande, però, contengono un "pregiudizio" a favore dell'espansione edilizia! (foto del 21 gennaio 2013)

Le domande poste dai “facilitatori” di Avventura Urbana per i partecipanti ai gruppi di lavoro. Già le domande, però, contengono un “pregiudizio” a favore dell’espansione edilizia! (foto del 21 gennaio 2013)

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2 Responses to PSC: come usare le previsioni demografiche (fallaci) per dire che servono ancora 7.300 case!

  1. GB ha detto:

    Come direbbe Derek Zoolander ” …Vignola deve essere almeno tre volte più grande…”. Dobbiamo puntare a 100.000 abitanti! …ho sempre avuto un grande rispetto per i tecnici!

  2. roberto ha detto:

    Quello che sta accadendo con il psc è allucinante.

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