Inquinamento dell’aria a Vignola: i dati 2012

I dati sull’inquinamento dell’aria dell’anno 2012 evidenziano ancora una situazione critica per la città di Vignola. In particolare anche nel 2012 sono superate le soglie di sicurezza relativamente a “polveri sottili” (PM10) e Ozono (O3). La situazione migliora leggermente rispetto al 2011 per le PM10, ma i limiti fissati per legge a tutela della salute della popolazione sono ampiamente superati. Peggiora invece ulteriormente per l’Ozono. Ovviamente questo succede su larga parte del territorio regionale, non solo a Vignola. La Regione Emilia-Romagna stenta a mettere in campo un’azione incisiva di contrasto, nonostante alcune modifiche all’Accordo di programma per la qualità dell’aria. Ancora meno incisiva risulta l’azione a livello locale: l’amministrazione comunale manca anche gli obblighi minimi informativi. Vediamo.

Numero di superamenti del valore soglia per PM10 (50microg/m3) ed Ozono (120 microg/m3) nel 2012 a Vignola (stazione ARPA di via Barella)

Numero di superamenti del valore soglia per PM10 (50 microg/m3) ed Ozono (120 microg/m3) nel 2012 a Vignola (stazione ARPA di via Barella). Come si vede i superamenti delle PM10 avvengono nel periodo invernale, quelli dell’Ozono nel periodo estivo.

[1] Grazie alla rete di monitoraggio predisposta dall’ARPA dell’Emilia-Romagna da diversi anni disponiamo dei dati sulla qualità dell’aria in diversi punti del territorio regionale. Dal 2009 la rete di monitoraggio include anche una centrale di rilevazione ubicata a Vignola, in via Barella (i dati relativi al 2012, però, potrebbero essere gli ultimi, visto che la revisione della rete di monitoraggio regionale ipotizza l’abbandono del punto-rilievi vignolese). Questo consente di verificare la qualità dell’aria sulla città di Vignola (ovviamente la concentrazione di sostanze inquinanti risulta significativamente più elevata nei pressi delle strade maggiormente trafficate: es. via Ponte Muratori e via Circonvallazione). I dati di questa rete regionale evidenziano un lieve e progressivo miglioramento, da qualche anno a questa parte, della qualità dell’aria. La situazione è buona in merito a metalli pesanti, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Benzene, Monossido di Carbonio. Qualche criticità  permane per il Biossido di Azoro (NO2). Più critica risulta invece la situazione relativa alle polveri sottili (P10) ed all’Ozono (O3). Il monitoraggio del particolato ultrafine (PM2.5), per cui l’Unione Europea ha predisposto valori limite da ottemperare a partire dal 2015, non evidenzia particolari criticità (è definito un Valore Limite annuale).

Valori medi e max mensili della concentrazione di PM10 a Vignola (anno 2012)

Valori medi e max mensili della concentrazione di PM10 a Vignola (anno 2012)

[2] Nella realtà vignolese si evidenziano, come in altre parti del territorio regionale, situazioni di criticità della qualità dell’aria relativamente alle polveri sottili (PM10) ed Ozono (O3). In particolare la situazione registrata dalla centrale ARPA di via Barella evidenzia una situazione per le PM10 un po’ migliore rispetto al resto del territorio provinciale monitorato (pianura e fascia pedemontana), ed invece una situazione un po’ peggiore per quanto riguarda l’Ozono (O3). In entrambi i casi, però, i dati vignolesi evidenziano un superamento delle soglie di sicurezza definite per legge. Per quanto riguarda le PM10, nel 2012 i superamenti delle soglie fissate per legge (50 μg/m3) sono stati 49 (la legge tollera fino a 35 sforamenti/anno). L’andamento nel periodo 2009-2012 risulta altalenante, visto che il grado di concentrazione nell’aria delle PM10 risente fortemente delle condizioni climatiche (che non sono pienamente omogenee nei diversi anni). In particolare le condizioni climatiche sembrano aver garantito condizioni benefiche dell’aria negli ultimi mesi 2012 quando si sono registrati solo 16 superamenti della soglia di 50 μg/m3, contro i 33 dei primi tre mesi dell’anno.

Valori medi e max mensili della concentrazione di Ozono nel 2012 a Vignola

Valori medi e max mensili della concentrazione di Ozono a Vignola (anno 2012)

[3] Diversamente dalle sostanze inquinanti citate, l’Ozono è un “inquinante secondario” (di tipo fotochimico), ovvero è prodotto dalla combinazione di più elementi presenti nell’aria, piuttosto che essere il frutto di emissioni dirette. Le più alte concentrazioni di Ozono si registrano nelle ore di massimo irragiamento solare dei mesi estivi (vedi le informazioni contenute nel Report ARPA relativo ai primi 9 mesi 2012 in provincia di Modena: pdf). La legge fissa diverse soglie di attenzione o allarme per l’Ozono. E’ definito un “valore obiettivo” di 120 μg/m3 (massimo giornaliero della media mobile su 8 ore, da non superare più di 25 volte/anno – come media su tre anni). Ad esso si aggiunge una “soglia di informazione” pari a 180 μg/m3 (media oraria) – al raggiungimento di tale soglia l’ente locale è tenuto ad informare la popolazione residente dei rischi dovuti all’esposizione a più alte concentrazioni di Ozono. Infine è definita una “soglia di allarme” nel momento in cui si raggiunge una concentrazione di Ozono pari a 240 μg/m3 (media oraria da non superare per più di 3 ore consecutive). Nel caso di Vignola, nel 2012, il “valore obiettivo” è stato superato 71 volte (uno dei valori più alti in provincia di Modena), mentre la “soglia d’informazione” è stata superata 5 volte (1 in maggio, 1 in giugno, 3 in agosto). Singolarmente l’amministrazione comunale ha però informato i cittadini di tale superamento solo in alcune occasioni, non in tutte (comunicato stampa n.79 del 31 agosto 2012; più una news solo web sempre dell’agosto 2012).

PM10: Numero di superamenti della soglia di legge nelle centraline di rilevazione della provincia di Modena (anni 2009-2012)

PM10: Numero di superamenti annui della soglia di legge nelle centraline di rilevazione della provincia di Modena (anni 2009-2012)

[4] Sugli effetti sulla salute umana della presenza delle PM10 rimando a quanto già segnalato l’anno scorso (vedi). Le politiche di miglioramento della qualità dell’aria richiedono misure maggiormente incisive di quelle tradizionalmente proposte da Regione ed enti locali. E’ vero che nel medio-lungo periodo si sono registrati miglioramenti (negli ultimi anni ha contribuito anche la contrazione dei consumi di combustibili ecc. a seguito della crisi economica), ma la situazione della qualità dell’aria non risponde ancora agli standard fissati per legge (con riferimento alla sicurezza per la salute umana). Il miglioramento, in altri termini, è molto lento (quando c’è). Proprio a fine 2012 la Regione Emilia-Romagna ha avviato il percorso per un nuovo Piano regionale integrato per la qualità dell’aria (vedi). A sua volta l’Accordo di programma sulla qualità dell’aria, stipulato dalla Regione e dagli enti locali più importanti, ripropone gli strumenti di sempre, solo leggermente potenziati (avrà per la prima volta durata triennale e, collegato ad esso, vi sono 35 milioni di finanziamenti in special modo finalizzati a ridurre l’impatto inquinante dei sistemi di mobilità – una goccia nel mare). A livello locale, invece, manca la minima voltà di predisporre un adeguato programma informativo – primo requisito per coinvolgere attivamente la cittadinanza nel cambiamento dei comportamenti (es. meno auto, più mezzi pubblici). Certo, promuovere una maggiore sensibilità sulla cattiva condizione dell’ambiente non è facile. Però bisogna almeno provarci!

Ozono: numero di superamenti per anno del "valore obiettivo" di Ozono (120 microg/m3) nelle stazioni di rilevazione della provincia di Modena (anni 2009-2012)

Ozono: numero di superamenti annui del “valore obiettivo” (120 microg/m3) nelle centraline di rilevazione della provincia di Modena (anni 2009-2012)

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7 Responses to Inquinamento dell’aria a Vignola: i dati 2012

  1. fausto ha detto:

    Bello. Fa piacere sapere che a qualcuno ancora interessa lo stato di salute dell’ambiente in cui viviamo.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Annualmente Legambiente pubblica un report sulla qualità dell’aria: Mal’aria. Qui il report regionale 2012, curato da Legambiente Emilia-Romagna:
    http://www.legambiente.emiliaromagna.it/2013/01/17/malaria-in-emilia-romagna/
    Vi sta scritto: “nel 2012 in tutti i principali centri urbani sono stati superati i livelli di polveri fini (PM10) con concentrazioni superiori a 50 milligrammi per metro cubo (µg/m) per più di 35 giorni in un anno, la soglia prevista dal Dlgs 155/2010.
    In generale è l’area della Pianura Padana a confermarsi come la zona più critica, con 18 città tra le prime 20 posizioni nella classifica dell’inquinamento atmosferico, anche a causa delle caratteristiche geomorfologiche che non favoriscono il ricircolo dell’aria. In quanto a qualità dell’aria, in Emilia-Romagna nessun capoluogo di provincia è promosso, facendo registrare nell’arco del 2012 dati decisamente allarmanti: la prima città per gli elevati e ripetuti livelli di PM10 è Parma con 115 giornate, seguita da Reggio Emilia (93), Rimini (88), Modena (85), Ferrara (77), Bologna (73), Piacenza (71), Ravenna (66) e infine Forlì (52).” Come sappiamo a Vignola le cose vanno un poco meglio (essendo la nostra città collocata nella fascia pedemontana), ma forse sarebbe più opportuno dire meno peggio. Il numero di “sforamenti”, così come il valore medio annuale delle PM10 è più basso rispetto a quello registrato nei comuni capoluogo di provincia (ma non è così per l’ozono!). Ma neppure la fascia pedemontana ha un’aria che rispetta i parametri di legge!

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Il 10 luglio su Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche di medicina, è stato pubblicato un saggio che riporta i principali risultati di uno studio coordinato dal Centro di ricerca danese sul cancro. Questo studio, durato 13 anni e relativo ad una popolazione sparsa per tutta Europa di 313mila persone (in Italia sono state coinvolte persone residenti a Roma e a Torino), ha individuato un chiaro nesso fra esposizione a polveri sottili e tumore al polmone (in particolare l’adenocarcinoma, la forma che colpisce anche i non fumatori). “I ricercatori sono riusciti a mettere in relazione i 2.095 casi di tumore al polmone insorti in quelle popolazioni nel periodo considerato con il livello di polveri alle residenze dei malati, riuscendo pure a correggere per potenziali effetti confondenti come il fumo, la dieta e il tipo di occupazione. Si è visto così che a ogni incremento di 5 μg/m3 di PM2,5 il rischio di tumore al polmone aumenta del 18%, e del 22% a ogni aumento di 10 μg/m3 di PM10. Più le polveri sono sottili, insomma, più sono nocive. E pare non esserci una soglia sotto la quale l’effetto cancerogeno – per quanto minimo – viene meno. Alcuni casi di tumori attribuibili agli inquinanti si sono registrati anche in persone esposte a livelli di polveri entro i limiti dell’attuale legislazione europea, che prescrive di non superare per il PM10 i 40 μg/m3 e per i Pm2,5 i 25 μg/m3.” Un secondo studio, anch’esso pubblicato su Lancet, ha invece evidenziato “un chiaro nesso causale fra l’aumento della concentrazione degli inquinanti nell’aria e il subitaneo aggravarsi dello scompenso [cardiaco]”. La notizia è stata diffusa sul Corriere della Sera del 10 luglio 2013. Qui il testo completo:
    http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_luglio_09/inquinamento-tumore-polmoni_282ca7e2-e8a9-11e2-ae02-fcb7f9464d39.shtml

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “L’inquinamento dell’aria può provocare il cancro. Lo dice la massima autorità oncologica mondiale, lo IARC (International Agency for Research on Cancer) di Lione, l’Agenzia che per conto dell’Organizzazione mondiale della sanità analizza e classifica agenti e sostanze per la loro capacità di provocare il cancro. L’inquinamento da polveri e sostanze assortite che affligge le nostre città è stato classificato nel gruppo 1, cioè sicuramente cancerogeno per l’uomo: come il cloruro di vinile, la formaldeide, l’amianto, il benzene, le radiazioni ionizzanti. Già lo IARC si era espresso sulla cancerogenicità di alcune sostanze che compongono il classico smog, come il fumo da diesel e il benzopirene. Ma in questo caso è l’intero “cocktail” – formato da combustioni da traffico, riscaldamento e emissioni industriali – ad aver ricevuto la scomoda qualifica.”
    Qui l’intero articolo dal Corriere della Sera del 17 ottobre 2013:
    http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_ottobre_17/inquinamento-dell-aria-provoca-cancro-0a4cb9ce-370f-11e3-ab57-6b6fcd48eb87.shtml
    Qui il rapporto completo “Air pollution and cancer” pubblicato dall’IARC – International Agency for Research on Cancer:
    http://www.iarc.fr/en/publications/books/sp161/index.php

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La dismissione della centralina di rilevazione della qualità dell’aria (PM10, PM2,5, azoto, ecc.) di Vignola ci ha privato di una importante fonte sui dati dell’inquinamento atmosferico locale. Certo, rimangono i dati ARPA relativi all’Emilia-Romagna, tra cui anche la provincia modenese, ma fino a pochi anni fa era a disposizione una fonte informativa specificamente vignolese. Eppure il tema della qualità dell’aria e dei suoi effetti sulla salute è di fondamentale importanza. Qui un articolo che mette assieme un po’ di informazioni:
    https://aspoitalia.wordpress.com/2017/02/05/piu-morti-che-in-guerra/

    Intanto l’inverno 2016-2017 risulta particolarmente critico. In alcune zone, in Emilia-Romagna, i limiti di allarme sono stati superati di 4 volte. Qui l’ARPA Emilia-Romagna spiega cosa è successo:
    https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=8394&idlivello=134

    “Cosa sta accadendo? Perché i valori delle polveri sono così elevati e soprattutto perché nelle stazioni di campagna (dette rurali di fondo), come San Pietro Capofiume (Bo) o Guastalla (Re), le polveri sono pari o più abbondanti rispetto alle stazioni di traffico dei relativi capoluoghi?

    Due le cause. La prima è di tipo meteorologico. Sulla Pianura Padana è presente da giorni uno strato d’aria calda che scorre su quello più freddo al suolo, determinando un´inversione termica tra i 600 e i 900 metri, che permane anche nelle ore diurne, e schiaccia verso il suolo tutti gli inquinanti; i venti sono calmi in tutto lo strato d’aria al di sotto dell’inversione termica. Questi due fatti concomitanti impediscono di fatto la dispersione degli inquinanti, che progressivamente si accumulano.

    La seconda causa dipende dalle polveri d’origine secondaria, cioè da quella parte di aerosol che si forma in atmosfera per effetto delle reazioni e trasformazioni fisico-chimiche a cui vanno incontro alcuni composti gassosi quando entrano in atmosfera. Queste polveri si vanno a sommare con quelle di tipo primario emesse direttamente dalle fonti emissive (riscaldamento, traffico, industria).

    Il fenomeno dell’inquinamento di tipo secondario è confermato anche dall’analisi dei dati derivanti dalle stazioni del “progetto Supersito” (Regione Emilia-Romagna e Arpae), posizionate a Bologna (area urbana) e San Pietro Capofiume (area rurale), e relativi a PM2.5, PM1 e alle particelle di aerosol comprese tra 0.28 e 10 micrometri, e che attestano l’accumulo di polveri anche di dimensioni notevolmente inferiori a PM10. In particolare, le frazioni maggiormente interessate da tale condizione risultano essere quelle comprese tra PM1 e PM2.5, caratteristiche del particolato che si forma in atmosfera per trasformazione fisico chimica. Se a questo si aggiunge il fatto che i valori elevati vengono osservati sia nelle stazioni di fondo rurale che urbano, in zone relativamente distanti dalle fonti di emissione di particolato primario come i grandi centri urbani, il cerchio si chiude.”

    Anche i dati più recenti sono preoccupanti (poi in ARPA vedono sempre un futuro roseo, ma vabbé):
    https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=8415&idlivello=134

    “L’analisi dell’emergenza di fine gennaio-inizio febbraio

    Tra fine gennaio e inizio febbraio, in Emilia-Romagna (come in tutto il bacino padano) si sono registrati valori molto alti di particolato nell’aria. Il PM10 in diverse giornate ha superato i 200 µg/m3 (il valore limite è 50) e anche i valori di PM2,5 sono stati eccezionalmente elevati.

    Arpae ha condotto uno studio della situazione, mettendo insieme i dati degli inquinanti rilevati dalla rete di monitoraggio, l´analisi chimica del particolato e le condizioni meteorologiche, per capire i meccanismi che hanno portato a concentrazioni così elevate di polveri.

    La situazione meteorologica molto particolare è stata la condizione principali per l’anomalo accumulo di inquinanti, che sono risultati elevati sull’intero territorio regionale, sia nelle città, sia in campagna. Un’eccezionale stabilità atmosferica sulla pianura Padana, l’inversione termica in quota, i venti calmi, la presenza di copertura nuvolosa senza piogge, l’afflusso di aria calda che ha ulteriormente schiacciato verso il suolo l’aria in pianura: con queste condizioni, le sostanze inquinanti presenti sono state concentrate in un volume sempre più piccolo, permettendo la formazione di grandi quantità di particolato secondario (quello non direttamente immesso in atmosfera, ma che si forma in seguito a reazioni chimico-fisiche).

    L’analisi chimica, condotta anche grazie alla strumentazione del progetto Supersito, ha confermato come quasi tutto il particolato presente nell’aria fosse della dimensione compresa tra PM1 e PM2,5 e quindi di origine secondaria.

    In questa situazione un ruolo chiave nella formazione del particolato secondario è dovuto alla presenza di elevate quantità, tipiche dei mesi invernali, di ossidi di azoto e di ammoniaca. Si è riscontrato invece un contributo minore, rispetto ad altre situazioni, della combustione di legna.

    Lo studio condotto da Arpae ha mostrato come ogni evento abbia proprie specificità e come le cause dell’inquinamento siano molteplici. Anche le soluzioni alla criticità della qualità dell’aria dovranno pertanto essere multisettoriali e integrate, come prevede il Piano aria integrato regionale.”

    Bisogna notare che nel sito web ARPA manca la sezione “effetti sulla salute” (o magari c’è, ma non è direttamente raggiungibile dalla sezione sulla qualità dell’aria – come invece dovrebbe essere!). Dunque ci si limita a dire “siamo da tempo sopra soglia”, senza spiegare quali sono gli effetti collaterali di questa situazione. E’ un modo anche questo di fare informazione ambientale (sterilizzata).
    Qui comunque la situazione degli ultimi 15 giorni in Emilia-Romagna:
    https://www.arpae.it/v2_aria_pm10.asp?idlivello=134

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Continuano le cattive notizie sulla qualità dell’aria 2016 in Emilia-Romagna. E siamo solo a febbraio! Molte città stanno per raggiungere in numero massimo consentito annuo (35) di “sforamenti” del valore delle polvere sottili. Un “bonus” che è già esaurito a febbraio!
    Qui la news dal sito web del Corriere di Bologna:

    “Il clima di certo non aiuta e le polveri tornano ben sopra i limiti di legge. Lunedì solo il piacentino, in tutta l’Emilia-Romagna, si è mantenuto sotto la soglia dei 50 microgrammi per metro cubo sulle pm10. Ma soprattutto, come risulta dai dati Arpae, è praticamente esaurito il bonus di sforamenti consentiti per il 2017: la centralina di via Timavo a Reggio Emilia ha fatto segnare la 33esima giornata di polveri sottili fuorilegge (su 35 a disposizione per le norme Ue) in nemmeno due mesi.

    Presto, anche altre la raggiungeranno, a partire da quella di Modena-Giardini (31 giornate di sforamenti), Fiorano Modenese (29), e Rimini-Flaminia (27).

    Bologna ha per ora fatto segnare 21 giornate con concentrazioni fuori norma di pm10 alla solita centralina di Porta San Felice. Ieri però a Bologna ha fatto peggio San Lazzaro, con 64 microgrammi di concentrazione media.

    Ancora una volta l’aria più densa di polveri in regione è toccata a Modena, coi 71 microgrammi per metro cubo registrati in via Giardini. Reggio ha raggiunto i 68 microgrammi, Parma i 65. Valori fuori norma anche in tutta la Romagna e il nord della regione, dai 59 di Rimini ai 58 di Ferrara, passando per valori leggermente più bassi nell’entroterra (54 a Forlì-Cesena) e a Ravenna (52). Per le province più colpite dell’Emilia-Romagna come giorni di sforamento consecutivi sulle Pm10, vale a dire Modena e Reggio Emilia, si tratta del nono giorno di valori fuori norma sugli ultimi dieci: curiosamente, nell’unico giorno di pausa, il 16 febbraio, entrambe hanno fatto segnare esattamente una media di 50 microgrammi per metro cubo. Non esattamente, insomma, una boccata d’aria fresca.”

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2017/21-febbraio-2017/smog-polveri-ancora-fuori-norma-quasi-esaurito-bonus-2017-2401303827282.shtml

  7. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Sosta bolognese del treno verde di Legambiente: si misura la qualità dell’aria davanti alle scuole. E i dati sono preoccupanti.

    “Si respira un’aria cattiva e si è assordati dal rumore davanti alle scuole cittadine. Lo dice Legambiente che pubblica i dati di fonometri e sensori delle polveri in occasione della sosta bolognese del Trenoverde. Nella prima quindicina di marzo, i volontari dell’associazione hanno misurato per un’ora i valori di Pm10 e rumore con risultati allarmanti. Alle “Carducci” di via Dante tra le 7,51 e le 8,51 la media di polveri è stata 87 microgrammi (contro i 50 di legge) per metro cubo d’aria quando le centraline Arpae come media giornaliera, misuravano 35. Non va meglio alle “Zappa” con 83 tra le 12 e le 13 nel momento dell’uscita degli studenti.”

    Qui l’articolo completo (la Repubblica – Bologna del 21 marzo 2017):
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/03/21/news/bologna_rumore_e_smog_alle_stelle_davanti_alle_scuole-161054824/

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