Comune unico anche nelle Terre di Castelli? Facciamo chiarezza

Il 23 novembre una dichiarazione di Luca Gozzoli, coordinatore del PD per il distretto di Vignola, è apparsa sulla stampa locale per promuovere la causa del “comune unico” anche nelle Terre di Castelli. La scelta dei tempi non è lasciata al caso. Due giorni dopo, infatti, si sarebbe tenuto il referendum sul comune unico della Valsamoggia (vedi). E’ facile leggere in questo calcolo dei tempi l’intenzione di cavalcare l’onda montante della fusione dei comuni conseguente alla vittoria dei sì nei cinque comuni del bolognese. Ma i conti erano stati fatti senza l’oste. Fosse stato un surfista, Luca Gozzoli sarebbe stato spazzato via da un’onda rispetto a cui aveva preso male le misure. L’esito del referendum in Valsamoggia, infatti, ha messo nei guai chi pensava che la strada verso il comune unico fosse oramai spianata (vedi).

Afro, Natura morta (particolare), 1948, GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (foto del 24 novembre 2012)

L’appello di Gozzoli, tuttavia, è stato prontamente raccolto da Stefania Gasparini, segretario provinciale FP-CISL, e da Patrizia Palmieri, coordinatrice CGIL dell’area di Vignola. “I tempi sono maturi per un ulteriore scatto in avanti verso l’innovazione amministrativa, per la quale serve coraggio e consapevolezza” afferma Stefania Gasparini. Mentre Patrizia Palmieri aggiunge: “anche noi siamo per lo studio e che si faccia in fretta. Per capire, innanzitutto, se la fusione è una strada percorribile”. Bene. Dico subito che anch’io sono da tempo favorevole a realizzare uno studio di fattibilità (lo dico dal 2010: vedi) per verificare i pro ed i contro delle due possibili opzioni in merito all’assetto istituzionale: rafforzare ulteriormente l’Unione di comuni o invece superarla mediante una o più aggregazioni di comuni. E’ una posizione che ho assunto da tempo (e che non ho cambiato, a differenza di Luca Gozzolipdf). Avendo, anzi, contribuito a far emergere il tema in ambito locale (vedi) – assieme al giovane consigliere PD di Spilamberto, Umberto Costantini (vedi). Però dalla tribolata vicenda della Valsamoggia (vedi) ho anche imparato che il tema della “fusione” va maneggiato con qualche accortezza. E’ dunque bene chiarire preliminarmente alcune cose, ancora di più se si ha davvero a cuore la sorte di un progetto così ambizioso.

Giuseppe Capogrossi, Superficie 512, 1958, GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (foto del 24 novembre 2012)

[1] Il primo punto su cui ci deve essere la massima chiarezza è che lo “studio di fattibilità” è uno studio il cui esito non è predeterminato. Insomma, è una cosa seria, non uno strumento di propaganda per far passare una decisione già assunta. Lo dico perché vedo invece, nelle dichiarazioni di questi giorni, un atteggiamento singolare: quello per cui lo studio di fattibilità porterà necessariamente a dare il via al progetto del comune unico. E’ quanto lascia intendere Luca Gozzoli, quando afferma “se vogliamo usare uno slogan allora diciamo ‘Oltre l’Unione Terre di Castelli, il coraggio di una scelta verso un nuovo futuro’.Ma il risultato dello studio di fattibilità non è già scritto: magari invece che “oltre l’Unione” esso produrrà buoni argomenti per “più Unione”! Questo invece è un passaggio importante, oltre che ragionevole. Lo spettro delle forze politiche che è disposto ad approvare l’avvio dello studio di fattibilità è assai più ampio di quello delle forze che amministrano questi comuni (vedi). Ma la disponibilità c’è solo a condizione che lo studio di fattibilità sia uno studio vero, ovvero non dall’esito predeterminato. In cui mettere a confronto le diverse opzioni disponibili: fusione dei comuni (tutti assieme? A blocchi?) o rafforzamento dell’Unione. Su questo il messaggio deve essere chiarissimo.

Osvaldo Licini, Amalassunta n.2, 1950, GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (foto del 24 novembre 2012)

[2] Che cosa insegna l’esperienza della Valsamoggia? Detto brutalmente: che il PD da solo non ce la fa a mobilitare il consenso necessario per un’approvazione convinta del progetto nel necessario passaggio referendario (vedi). Non ce la fa nonostante la “gioiosa macchina da guerra comunicativa” dispiegata: la passerella di “testimonial” di rilievo nazionale (D’Alema, Camusso, Franceschini); un sondaggio “taroccato” o comunque condotto maldestramente (sondaggio SWG condotto per conto del PD di Bologna e pubblicato su la Repubblica Bologna del 28 settembre 2012: con sovrastima dei sì di circa il 15%: pdf); l’Iniziativa di Revisione Civica quale surrogato di un vero percorso partecipato (vedi); lo sbandieramento dei milioni di euro di contributi annunciati da Regione e Stato; ed infine il “miraggio” di un polo scolastico superiore a servizio del territorio (come se questa improbabile operazione avesse più chances se a richiederlo ci fosse un comune unico anziché cinque comuni concordi sul progetto). E neppure è sufficiente l’endorsement di tutte (o quasi – l’unica che non ha voluto dare indicazioni di voto pro-fusione ai propri associati è stata l’Ascom Confcommercio: vedi) le associazioni economiche e sindacali. Nonostante la sproporzione dei mezzi in campo a vantaggio dei sostenitori del sì, i perplessi del no hanno avuto la maggioranza in due dei cinque comuni (Bazzano e Savigno) (vedi). Qualcuno pensa che una marcia solitaria del PD su questo tema (o anche con l’appoggio di partiti satellite e liste civetta) possa ottenere da noi un risultato diverso? Qualcuno pensa che se il progetto non dovesse essere pienamente convincente potrebbe essere fatto passare ugualmente al di sopra della testa dei cittadini? E’ bene dunque sin dall’inizio predisporre un percorso inclusivo che punti a coinvolgere lo spettro più ampio possibile delle forze politiche (che ovviamente condividano l’obiettivo di esplorare questa opportunità), coinvolgendole anche – tanto per essere chiari – nella “cabina di regia” (piuttosto che lasciarli fuori dalla porta) dello studio di fattibilità (ed in quello che seguirà). Anche perché l’unico modo di fare uno studio di fattibilità come si deve è quello di includere preventivamente le possibili obiezioni, così da dare solidità all’impianto dell’analisi e della proposta.

Enrico Prampolini, Dissonanze n.1, 1955, GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (foto del 24 novembre 2012)

PS A proposito. Luca Gozzoli parla di un “documento comune” del PD della zona Terre di Castelli che invita “ad avviare, in tempi stretti, gli studi di fattibilità necessari a sondare concretamente l’ipotesi dell’unificazione” (Gazzetta di Modena del 23 novembre 2012, p.26: pdf), anche se però nessun documento di questo tipo è ancora stato approvato dai comitati direttivi PD del territorio. Magari ci si arriverà. Ma ancora oggi prevalgono i distinguo e le differenze nelle posizioni tra sindaci (ricordo che Giorgio Montanari, sindaco di Castelvetro, ed Emilia Muratori, sindaco di Marano, si sono espressi contro, seppure senza argomentare), come peraltro emerso non appena il dibattito è divenuto pubblico (vedi). Certo che già parlare di un “documento” e poi non essere in grado di renderlo pubblico non è proprio un buon inizio …

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2 Responses to Comune unico anche nelle Terre di Castelli? Facciamo chiarezza

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ci sono chances per un percorso inclusivo e partecipato? Solo se questo viene chiesto con forza. Basta guardare quello che sta succedendo sul versante del “nuovo” PSC, gestito sinora come fosse affare esclusivo dei sindaci (forse neppure tutti), piuttosto che delle città interessate:
    https://amarevignola.wordpress.com/2012/09/20/al-via-in-sordina-il-percorso-di-ascolto-strategico-sul-psc/
    Inoltre occorre considerare che, dopo aver rinunciato nel 2011 e nel 2012, a partecipare al bando regionale per i contributi agli studi di fattibilità per fusioni di comuni, si arriva ora a fine legislatura. Lo studio di fattibilità potrebbe, certo, essere (forse) completato entro la fine della legislatura e dunque costituire uno dei temi della prossima campagna elettorale delle elezioni comunali 2014. Non è chiaro se questo è il disegno. In ogni caso ciò significa consegnare la conduzione dell’eventuale percorso (in Valsamoggia tra la presentazione dello studio di fattibilità ed il referendum è passato più di un anno) ai futuri amministratori. Che potrebbero essere anche diversi da quelli odierni (e per Spilamberto di certo lo saranno). Comunque, oggi l’aspetto più importante è dire con chiarezza cosa si intende fare e come.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Tre comuni modenesi a nord di Modena (Cavezzo, Medolla e San Prospero) stanno da tempo lavorando al progetto di aggregarsi, ovvero di costituire un unico comune. Fanno parte dell’Unione di comuni Area Nord (include 9 comuni):
    http://www.comunimodenesiareanord.it/
    Già dal punto di vista delle dimensioni ci sono condizioni ottimali rispetto all’ipotesi di fusione, oltre ad una elevata omogeneità socio-territoriale. Sono infatti 3 comuni di dimensioni simili: 7.400 abitanti circa Cavezzo, 6.300 Medolla, 5.900 San Prospero. Il progetto di fusione, dunque, non può essere letto come un’annessione di un piccolo comune ad un comune più grande, ma davvero come aggregazione per “avere più forza”. Lo studio di fattibilità è già stato realizzato, ed anche questo è un aspetto positivo. Oggi il PD locale chiede agli amministratori di accrescere ulteriormente il numero di servizi da gestire in forma associata (come azione propedeutica al successivo “salto” verso il comune unico). E, soprattutto, chiede “un progetto di legislatura costituente” da sottoporre al voto degli elettori alle prossime elezioni amministrative del 2014. Insomma, hanno sin qui saputo muoversi con coerenza verso un obiettivo ambizioso e condivisibile (il confronto con il dibattito disordinato e sin qui inconcludente svolto nell’Unione Terre di Castelli è istruttivo). Il nuovo comune, se nascerà, avrà una popolazione di poco meno di 20.000 abitanti. Ci sono dunque tutti gli ingredienti per un progetto ragionevole. Ora si tratta di vedere se sapranno confezionarlo. Riporto intanto le dichiarazioni rilasciate il 7 dicembre da Massimo Michelini, coordinatore PD dell’Area Nord.

    Verso la fusione dei Comuni di Cavezzo, Medolla e San Prospero
    Il Pd e i Consigli comunali interessati approvano un percorso con due tappe già delineate. Il commento di Massimo Michelini, coordinatore Pd dell’Area Nord:
    «Nelle scorse settimane il Pd di Cavezzo, Medolla e San Prospero attraverso i suoi organismi dirigenti ha elaborato un ordine del giorno, immediatamente dopo approvato nei rispettivi Consigli comunali, che chiede alle Giunte di procedere a un progressivo allineamento dei servizi partendo dall’unificazione degli uffici tecnici e degli strumenti urbanistici, che dovrà avvenire nel corso di questa legislatura. Il documento politico assume particolare rilevanza nella seconda delle tappe previste: la presentazione di un progetto di legislatura costituente in vista delle elezioni amministrative del 2014 che vedrà impegnati i futuri amministratori eletti nella fusione dei Comuni come punto qualificante della legislatura stessa. Nel mese di ottobre la presentazione dello ‘studio di fattibilità per il processo di fusione’ ha fornito conferme in merito al miglioramento dei servizi per i cittadini, all’utilità economica e alla migliore programmazione del territorio che deriverebbe dalla fusione a tre. La crisi economica, la riforma delle Province, gli eventi sismici del 20 e 29 maggio, la costruzione dell’autostrada Cispadana rappresentano solo alcuni motivi, fra i tanti, che hanno accelerato il bisogno di ripensamento e nuova immaginazione di servizi e territorio. Pensiamo fermamente che la fusione dei 3 Comuni rappresenti una opportunità e una risposta ai cambiamenti radicali in cui siamo immersi. Per questo ci impegneremo con i tempi volutamente ampi sopra indicati a fornire la necessaria informazione e la più ampia partecipazione popolare al percorso delineato».

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