Il mio voto NO alla fusione dei comuni della Valsamoggia, di Alessandro Lolli, sindaco di Bazzano dal 1992 al 2004

Ho ricevuto questo testo contro “questa” fusione dei 5 comuni della Valle del Samoggia da  Alessandro Lolli, sindaco di Bazzano dal 1992 al 2004. Non conosco Alessandro, ma le sue considerazioni sono molto simili a quelle di molti altri cittadini che ho avuto l’occasione di incontrare in questi mesi, seguendo il progetto della fusione. Non è un NO pregiudiziale e per gli argomenti che svolge merita considerazione.

Museo archeologico A.Crespellani di Bazzano. Corredo Villanoviano (foto del 13 febbraio 2010)

Non andare a votare al referendum sulla fusione. Questo il primo pensiero, lontano però dalle mie idee e principi, che hanno sempre ritenuto fondamentale la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Non andare a votare, questa volta, avrebbe rappresentato una presa di posizione “politicamente corretta”. Non legittimare, con il voto, un referendum (anche se solo consultivo) promosso troppo di fretta, che taglia la testa alla discussione, le cui regole di attuazione, fra l’altro, sono state rivisitate in corso d’opera.
La ragione principale dell’astensione significa, per l’appunto, non legittimare un percorso troppo veloce, accelerato, per alcuni sospetto, esercitato a forza “di muscoli”, che ci porta a compiere una scelta di grande importanza storica: una revisione fondamentale del nostro assetto istituzionale. Una vera e propria riforma costituente. Come poter pensare di compiere ciò attraverso opere minime: uno studio poco approfondito, insufficienti serate con i cittadini e con le associazioni, altre con “star” della politica nazionale e del mondo sindacale (Finocchiaro, D’Alema, Camusso, Franceschini…..) incongrue al tema in discussione? E ancora,  tramite la distribuzione di depliants promozionali, non del tutto equilibrati fra le posizioni del sì o del no, sostenuti economicamente dalle istituzioni pubbliche?
Per dare maggiore credibilità al percorso, inoltre, si è “scovata” questa stravagante iniziativa della “revisione civica” (di origine americo-australiana), curata, fra l’altro, dagli stessi professionisti incaricati della promozione pubblicitaria del referendum, che ha affidato a 20 persone il giudizio sulla validità o meno della fusione (vedi).
Si può pensare che tutto questo possa essere ritenuto sufficiente per compiere un passaggio che rischia di mandare nell’oblio anni di storia e la vita istituzionale dei Comuni della nostra vallata, in una scelta di non ritorno e che, nel migliore dei casi, sarà condivisa da una minoranza dei cittadini (anche se questa sarà acclamata come la maggioranza al referendum)?

Abbazia di Monteveglio (foto del 12 giugno 2005)

Ciò nonostante andrò a votare, e anche se il mio voto potrebbe apparire di tipo conservatore, voterò NO a questa fusione. La mia posizione per il NO non è pregiudiziale. Sono stato uno dei promotori dell’Unione dei Comuni in una prospettiva che prevedeva anche il loro accorpamento. Già nel 1992, insieme ai sindaci dei Comuni della vallata, abbiamo condiviso e praticato un percorso comune, i primi passi verso la gestione associata dei servizi, non sempre del tutto riuscita, nella ricerca della loro  efficienza ed economicità, nella prospettiva di addivenire, anche, ad un unico comune (qui l’articolo Un unico comune per la valle del Samoggia, “Il Melograno”, giornalino del Comune di Bazzano, del luglio-agosto 1992: pdf; e qui la proposta, del dicembre 1992, per la costituzione dell’Unione dei Comuni: pdf).
Perché NO? La fusione deve rimanere un obiettivo primario che va, però, costruito nel tempo, iniziando innanzitutto dai cittadini. Occorre creare nella comunità un “senso di appartenenza” al territorio di vallata a cominciare da quello provato nei confronti del proprio paese. Questo delicato equilibrio va costruito passo dopo passo, lentamente, in maniera slow, caratteristica di pregio che ci distingue positivamente da altre realtà cittadine. Si rischia, altrimenti, di creare un’ammucchiata solo formale che punta esclusivamente a vantaggi di tipo economico e tecnocratico, mettendo in secondo piano gli aspetti socio-culturali che caratterizzano una comunità.
Bisogna invece far nascere e/o riscoprire nei cittadini un’identità che sia caratterizzata principalmente dagli aspetti della solidarietà, della socialità, del sentirsi parte, in un quadro ovviamente sempre più qualificato di efficienza e funzionalità dell’apparato pubblico.
Il programma elettorale delle liste che governano i nostri comuni prevedeva, in un’ottica di fusione futura, un percorso di studio, di approfondimento e di consultazione, comprendente anche quella di tipo referendario da intraprendere durante la legislatura. Ma da qui, ad un approdo alla fusione, operato in modo secco e deciso, ce ne passa… E’ legittimo, di conseguenza, pensare che questa azione appartenga  a strategie dell’apparato politico che sta dietro ai nostri amministratori; qualcuno dice “piovuta dall’alto”. Viene da chiedersi se sia finalizzata ad un reale interesse pubblico o se, invece, di parte.
Votare NO, perché costituire la fusione non può essere determinato forzatamente dall’abbaglio di promesse di finanziamenti straordinari (pubblici, per cui tolti da…) che si renderanno forse disponibili da parte regionale e statale o dal potersi esimere temporaneamente dal rispetto del patto di stabilità economica (accordo fra gli stati della Comunità Europea, teso a ridurre l’indebitamento della pubblica amministrazione),“privilegi” questi che potrebbero comportare differenze fra i cittadini: di serie superiore (quelli dei comuni che si fondono) e di serie inferiore (tutti gli altri). Ciò significa che un cittadino che risiede in un territorio “in fusione” avrà forse la fortuna di vedere  realizzati i propri diritti rispetto ad altri. Strano concetto di democrazia (ci potremmo aspettare, a tal proposito, un aumento demografico significativo).
Tutto ciò avviene, fra l’altro, in un periodo di importanza storica per quanto attiene l’assetto istituzionale del territorio bolognese: la nascita della Città Metropolitana.
Già la legge n°142/1990 prevedeva l’istituzione delle città metropolitane, fra le quali Bologna. Oggi il decreto legge n°95/2012 ne prevede l’attuazione di fatto, a partire dal 1 Gennaio 2014.
Come non pensare che questo nuovo ente rappresenterà il massimo livello di governo locale per gli anni a venire? Nemmeno il Sindaco di Bologna, scomodato anche lui a sponsorizzare “la fusione”, in un recente dibattito pubblico, ha dimostrato di sapere e sa oggi, cosa significherà Città metropolitana. Quali nuove funzioni, competenze e assetto istituzionale sul territorio? Nuove circoscrizioni come gli Arrondissement di Parigi (vedi) o mantenimento dell’attuale assetto, riproponendo così una Provincia appena soppressa? Non è forse il caso di fermarsi un attimo, prendersi un po’ di tempo per riflettere, approfondire la discussione, a livello locale e metropolitano, per quello che vogliamo costruire, possibilmente, attori alla pari, insieme, tutti?

Parco di sculture di Ca’ la Ghironda, Ponte Ronca, Zola Predosa (foto del 16 aprile 2006)

Un NO non pregiudiziale e definitivo. Un  NO  temporaneo, che conceda per l’appunto un tempo più lungo per l’approfondimento, la riflessione, per la condivisione eventuale o meno di questo progetto. Intanto, è utile cercare di migliorare i servizi associati già in essere a livello di Unione di Comuni. Dimostrare, attraverso l’esercizio praticato, l’effettiva economicità ed efficienza della gestione associata. Ricercare condivisione, attraverso una reale dimostrazione di ciò che può rappresentare opportunità e convenienza. L’opera di sensibilizzazione della cittadinanza è stata operata in quest’ultimo periodo temporale, in occasione della campagna per il voto al referendum, quando invece questo momento doveva solo rappresentare la sintesi di un lavoro più lungo. Molti i contributi importanti, ma che non hanno potuto offrire, a causa dei tempi, opportunità per un dibattito approfondito. Si deve creare nel tempo, nei cittadini, attraverso i servizi fatti insieme, senso di appartenenza al territorio, senza strumentalmente usare argomenti di richiamo, dal tono pubblicitario, che appartengono più al mercato che alla politica.
Si usa, ad esempio, la promessa della realizzazione della scuola secondaria superiore, senza aver approfondito, attraverso studi o convegni fra esperti del settore e la gente, la validità di tale progetto. Già a pochi chilometri di distanza (Casalecchio o Vignola) si possono trovare tutti gli indirizzi di studio esistenti. Invece di costruire cattedrali nel deserto, non è forse il caso di  migliorare il servizio di trasporto pubblico? Altro argomento dal carattere promozionale riguarda il risparmio della spesa per gli amministratori. Questo si potrebbe già da ora realizzare diminuendo sensibilmente il numero degli assessori. Due-tre assessori più il Sindaco, per i nostri Comuni, potrebbero essere sufficienti. Un’altra promessa riguarda la riduzione delle imposte conseguenti ad un risparmio della spesa. Sarà così?
Poi ci sono le ragioni del cuore, ovvero la mia storia… Gli anni vissuti a Bazzano. L’infanzia, l’adolescenza, la vita vissuta fra le strade, le case, i colori, i rumori, gli odori, i volti del paese, del  mio piccolo, grande paese. Sicuramente non sarà questo ciò che provano i miei figli o le persone che vengono da luoghi diversi.

Alessandro Lolli, sindaco di Bazzano dal 1992 al 2004

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5 Responses to Il mio voto NO alla fusione dei comuni della Valsamoggia, di Alessandro Lolli, sindaco di Bazzano dal 1992 al 2004

  1. Pino ha detto:

    Nei discorsi di chi voterà No al referendum mi colpisce il richiamo alla propria storia come scrive Lolli, alla propria identità culturale. Mi sfugge il motivo che induce loro a credere che la fusione possa minacciare questo loro vissuto, questa loro identità, come se d’un colpo, una cultura dominante, egemone (ma quale?), fosse lì pronta a divorare quelle “locali”.

  2. Ferdinando Rimondi ha detto:

    Non si liquida una riflessione che mette in discussione non le scelte ma il metodo in modo sbrigativo e pregiudiziale. Soprattutto ad uno che si è impegnato fortemente per unire. A Sandro ho già risposto personalmente, perchè non ritengo opportuno vengano strumentalizzate le sue parole. Invito per cui tutti a valutare ciò che Sandro ha scritto, evitando di voler dimostrre i suoi torti, solamente perchè ha espresso pareri discordanti dai propri. Ricordo che quando esprimiamo una opinione, essa non è verità, ma un semplice parere personale e che i pareri contrastanti, sono quelli che più ci aiutano a riflettere e crescere.

  3. antonio ha detto:

    Vorrei ringraziare Sandro per l’onestà intellettuale e la libertà personale e culturale dimostrate con questa pubblica confessione delle ragioni del No. Vorrei davvero che questo atteggiamento fosse diffuso, condiviso, rispettato e considerato la vera ricchezza che questi territori hanno espresso nel tempo.
    Il modello scolastico, la cooperazione, la struttura democratica dei quartieri in emilia sono state il frutto di animate discussioni partecipate aperte animate e a volte conflittuali che si sono dimostrate in grado di esprimere quelle straordinarie esperienze che tutto il mondo ha studiato, analizzato e copiato. Oggi la cappa di omertà, falso unanimismo, buonismo puzzolente e fastidio per le opposizioni sono espressione di una sofferenza democratica che quelli che amano questa terra e non il loro orticello, individuano come il vero ostacolo al cambiamento ed alla ripresa dalla crisi.
    Ma qualcosa sta cambiando e a volte vado a riposare con un filo di speranza.

  4. Arrigo Vignali ha detto:

    Condivido pienamente l’articolo di Alessandro Lolli.
    La paura maggiore di fronte a questa fusione non e’ quella di perdere la propria identita’ , ma e’ la chiara visione di un PROGETTO POLITICO che non definisce una rassicurante prospettiva: troppi dubbi, troppe risposte non date ai cittadini.
    Ricordiamoci che questa e` una strada senza ritorno…dove ci portera`?

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Come ho scritto nella “prefazione” le argomentazioni di Alessandro Lolli mi sembrano improntate al buon senso. Ho osservato il percorso verso-il-referendum e mi sono stupito del modo maldestro con cui le amministrazioni PD (che vuol poi dire i 5 sindaci) lo hanno gestito. Con quello che potremmo chiamare un approccio neo-corporativo: accordo e mobilitazione delle associazioni di categoria, sindacati, altri partiti. Ma accordi “al vertice”. Sempre bypassando i cittadini. Sempre tralasciando di lavorare seriamente a produrre buoni argomenti (dati di bilancio, seria analisi dei costi e non solo dei benefici, ecc.). Dunque trasformando la decisione per il sì in un “atto di fede”, una interpretazione della politica in perfetto stile schmittiano. Le cose, in realtà, potevano andare diversamente. Ma anche questa conduzione evidenzia la pochezza di un gruppo dirigente.

    Qui invece una news sui dati che la Regione metterà a disposizione su partecipazione al referendum ed esiti:

    Domenica 25 novembre, i risultati sul referendum nella Valle del Samoggia (Bo) saranno disponibili online in tempo reale sul sito dell’Assemblea legislativa: http://www.assemblea.emr.it. I cittadini residenti nei comuni di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno (in totale quasi 30 mila persone) saranno chiamati a pronunciarsi sul progetto di fusione che prevede la nascita di un nuovo, unico comune al posto dei cinque attuali. Due i quesiti sottoposti agli elettori: il primo chiede se si è favorevoli o meno all’unificazione; nel secondo si chiede di esprimersi in merito al nome del nuovo comune nato dalla fusione, scegliendo tra una rosa di quattro denominazioni: Samoggia, Valle del Samoggia, Valsamoggia, Samodia.

    Sul portale dell’Assemblea legislativa è già online una sezione dedicata al referendum consultivo (http://www.assemblea.emr.it/referendum-val-samoggia), con le informazioni sui comuni interessati, sulle modalità di voto (orari, seggi, documenti necessari, ecc.) e sul procedimento legislativo regionale che ha portato al referendum. Un parte è poi riservata ai numeri: l’affluenza alle urne (alle ore 14 e quella definitiva delle 22) e i risultati finali relativi ai due quesiti, il tutto per ciascun comune al voto:
    http://www.assemblea.emr.it/referendum-val-samoggia/risultati-referemdum

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