Un forno per cuocere il pane fatto con la terra cruda, di Monica Bononcini

Il forno di terra al termine dei lavori!

In questo post Monica Bononcini, già intervenuta in passato a proposito di crisi economica (vedi), di orticoltura naturale (vedi) ed in merito al mercatino dei prodotti biologici presso l’Azienda agricola “La Bifolca” di Vignola (vedi), racconta l’esperienza e le motivazioni della realizzazione di un forno per cuocere il pane fatto con la terra cruda. Il processo di recupero di competenze manuali che da tempo non abbiamo più si associa alla possibilità di nuove occasioni di socialità. E se ci trovassimo a cuocere il pane nel forno “di vicinato”?

Costruzione della volta tramite intelaiatura in legno rivestita di terra cruda.

La terra è l’ingrediente principale ed è terra a km 0 quella del luogo in cui lo si costruisce, la unisci alla sabbia di fiume, se necessario, anche quella a km super 0 da noi, la paglia km 0, l’acqua…quella di pozzo a km super 0000. Si comprano i mattoni refrattari, ma volendo se si hanno mattoni vecchi di quelli che erano fatti a mano sarebbe anche meglio. Si comprano le tavelle e la calce per il basamento e la canna fumaria. Noi abbiamo usano mattoni di recupero per il basamento. La nostra padrona di casa, Maria Miani, che come noi e più di noi, ha fortemente voluto questa costruzione, ha la terra, terra dell’alveo del fiume, che non ha bisogno di nulla, la sabbia è già nei suoi componenti.
Siamo ormai abituati ad essere dipendenti dai supermercati, dalla tecnologia. Possiamo al massimo assemblare (e ormai soltanto Ikea ce lo lascia fare) ma dipendiamo totalmente per qualsiasi cosa. Compriamo il formaggio grattugiato, compriamo il pane, le lasagne o compriamo la pasta secca, la besciamella e il ragù e poi assembliamo, ma non puoi certo dire che hai cucinato! Hai assemblato! Compriamo le auto, i telefoni, tutti oggetti che poi se hanno qualche problema dobbiamo buttarli o se và bene portarli da un professionista che sa fare solo quello e per i telefoni aggiustano solo, forse quelli della loro marca.
Siamo passati in pochi anni dalla generazione che faceva tutto in casa alla generazione che in casa assembla. In America non costruiscono più le cucine, ma solo angoli con frigorifero e forno a microonde e ci stanno provando anche qui, con case mignon che hanno angoli cottura nella sala perché non si cucina ma si riscalda.
Il forno ha bisogno di tempo per accenderlo, tempo “par fer so la lègna e i stac”, ma di legna per il forno, la campagna ne ha sempre. E se il forno diventa del quartiere? E se si decide un giorno di accensione e il vicinato viene a cuocere il pane tutti insieme? La legna che basta per uno è perfetta per 10 e mentre cuoce si fanno su gli stecchi per le prossime volte. Le persone stanno insieme, in mezzo alla campagna.

Al lavoro per impastare i materiali per costruire il forno (a destra Monica Bononcini).

Non possiamo più permetterci di comprare tutto già pronto, non possiamo permetterci che altri facciano ciò che ora (noi senza lavoro convenzionale) abbiamo il tempo di fare da soli, non possiamo permetterci (noi tutti) di comprare cose che se si rompono non si aggiustano. E tutto ciò potrebbe portare ad un consumo energetico più sostenibile e ad un sempre minore spazio per le cose usa e getta, meno rifiuti che non si recuperano, meno oggetti da costruire certo, ma che sono costruiti meglio con pezzi di ricambio. Invece di impiegare la mano d’opera nel costruire oggetti usa e getta per poi aver bisogno di mano d’opera per smaltirli o a cercare di recuperarli, dovremmo pensare di usarla per costruire oggetti migliori che si aggiustano, che hanno tutti i pezzi sostituibili, che le persone possano curarle per anni e anni anche da sole. Che quando si comprano si comprano per necessità vera e pensando al futuro.
La crisi sta forse invertendo la tendenza o almeno potrebbe riuscirci (vedi). Ma ci sono già persone che hanno perso le conoscenze di base e io ero una di quelle, “an so mater via gnanc al verduri”, non sapevo fare la conserva di pomodoro, e nemmeno fare il pane, né sapevo cosa fosse la “pasta madre”, mia madre prima di me aveva smesso da decenni di fare queste cose (anche se delle lasagne e dei tortellini ne ha fatto un’arte). In questa ottica credo che si debba tentare nella propria vita di trovare lo spazio per riappropriarci di tutte quelle conoscenze che ci rendano indipendenti dalla “grande distribuzione” dal “grande fratello commerciale”.
Una volta l’educazione dei figli era quella di portarli all’indipendenza da tutto, lasciare loro la conoscenza per sopravvivere e non morire di fame. Ora siamo a scomparti stagni, ci sono persone che sanno solo fare pochissime cose che prese a sé stanti non hanno valore. Ci sono posti di lavoro dove la competenza è così limitata che se un giorno rimani senza un lavoro non puoi riciclarti in nessuna azienda diversa.
E’ ora di ripristinare il nostro bagaglio di sopravvivenza, io ho iniziato con il pane, poi con la conserva di pomodoro, poi abbiamo deciso che non potevamo dipendere da Hera per cuocerci il pane e così mi hanno finanziato il corso per imparare a fare un forno speciale, che di speciale non ha nulla se non che da noi non lo hanno mai visto ma che invece per moltissimi stranieri (dalla Russia all’Africa) è la normalità, anzi è casa. E la soddisfazione di creare qualcosa con le proprie mani e la terra, sono in pochi a sapere cosa significhi. Il pane cotto a legna ha un sapore antico e buonissimo.

L’imboccatura del forno di terra.

Il forno di terra cruda ha bisogno di manutenzione e cura? Certo! Abbisogna soprattutto essere tenuto vivo facendogli fare il suo mestiere. Ha bisogno di legna e fuoco, di persone che ci credano, un po’ di terra e acqua per le manutenzioni più importanti e di tutto il ben di dio che cuocendo nel forno a legna sarà mille volte più buono: pane, focacce, mele, cipolle, pizze, torte…

“Impara l’arte e mettila da parte” è un detto antico e fondamentale, che dobbiamo recuperare.

Monica Bononcini

PS Chi voglia ulteriori informazioni o consulenze per la realizzazione di un forno di terra può rivolgersi a Monica: m.bononcini@omnib.it

Annunci

One Response to Un forno per cuocere il pane fatto con la terra cruda, di Monica Bononcini

  1. Luigi del Gaudio ha detto:

    Vi consiglio di vedere questo, e i video successivi, per visionare la realizzazione di un forno in terra cruda in Africa da parte dell’associazione Bartolomeo Petrucci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: