Tre artisti locali alla Casa della cultura di Mulino di Savignano: Paolo Salvioli, Corrado Fochetti, Lauro Silvestri

Ancora pochi giorni (la mostra chiude domenica 11 novembre) per poter vedere le opere di tre artisti locali: Paolo Salvioli, Corrado Fochetti, Lauro Silvestri. Sono esposte dal 27 ottobre alla Casa della cultura di Mulino di Savignano (ricavata nella ex scuola dell’infanzia di Mulino e inaugurata il 13 settembre scorso: vedi). La mostra è organizzata dall’associazione culturale Ponte Alto – Giuseppe Graziosi e merita certamente una visita. Mi hanno particolarmente colpito alcuni quadri di Corrado Fochetti, artista spilambertese che non conoscevo. E da qui sviluppo qualche riflessione sulle politiche culturali, sui luoghi della cultura e sulla loro importanza per le nostre comunità – aggiungendo considerazioni ad un tema già trattato più volte (vedi).

Corrado Fochetti, Donna, 1986 (foto del 4 novembre 2012)

[1] Con il titolo “I tre Bohémien” la mostra presenta alcune opere di tre artisti locali. Paolo Salvioli (1934-1986), pisano di origine, ma poi stabilitosi a Vignola dove ha coltivato la pittura ad olio e realizzato numerosi disegni a carboncino. Lauro Silvestri, classe 1941, unico vivente dei tre e tutt’ora attivo: autodidatta come poeta e come pittore. E Corrado Fochetti (1943-2006), originario di Spilamberto ed a cui la sua città ha dedicato una bella mostra antologica nel 2008 (Corrado Fochetti – Cinquant’anni di pittura), a due anni dalla morte, raccogliendo più di 100 opere rese disponibili da tanti privati cittadini. Non ho avuto modo di vedere la mostra spilambertese del 2008 (comprendeva anche 36 gigantografie esposte nel centro storico cittadino: vedi), ma alcuni quadri esposti oggi a Mulino di Savignano sono davvero notevoli e costituiscono un invito a conoscere la vita e le opere di questo pittore autodidatta la cui vita artistica, iniziata nella seconda metà degli anni ‘50, si è svolta pressoché interamente a Spilamberto e nei paesi limitrofi, con solo poche tappe espositive a Modena e Bologna.  Comunque, la mostra savignanese prosegue fino a domenica 11 novembre, con i seguenti orari: giovedì e sabato 16-19; festivi 10-12 e 16-19. Merita una visita.

Corrado Fochetti, Figura, 1987 (foto del 4 novembre 2012)

[2] Una mostra di artisti locali è anche un invito alla riflessione sui mondi dell’arte. Sulla presenza di artisti locali e sulla circolazione delle loro opere. Sul loro partecipare o meno alle correnti dell’arte contemporanea – ed attraverso quali percorsi ciò avviene. Sul perché alcuni abbiano successo ed altri invece no. Sul perché, ad esempio, del successo di Keith Haring (1958-1990: vedi), ma non di Corrado Fochetti (accostamento certo provocatorio, ma non del tutto insensato). E’ questione di opere, della loro “qualità”? Di capacità di partecipare al “sistema dell’arte” (critica, galleristi, istituzioni)? Semplicemente di “luogo in cui si esercita l’arte” (New York versus Spilamberto)? Intervistato da Luigi Barozzi, Fochetti rispondeva al proposito: “non ho mai avuto legami con galleristi, e questo atteggiamento ha condizionato la mia vita, e non solo dal lato artistico. Un pittore dovrebbe farsi vedere, dovrebbe proporsi per ottenere qualche risultato, ma ciò mi è stato impossibile a causa del mio modo di essere, troppo chiuso e riservato” (così nel catalogo della mostra spilambertese, p.90). Eppure mi sembra evidente che diverse opere di Fochetti costituiscano un patrimonio il cui valore non è stato adeguatamente riconosciuto. Riflettere sulla sua vicenda aiuta a comprendere meglio il sistema dell’arte contemporanea. Ed invita a gettare un cono di luce sul ricco tessuto degli artisti locali, anche quando la loro “fama” non va oltre i confini di un ristretto territorio (e ciò indipendentemente dalla qualità delle loro opere).

Corrado Fochetti, Composizione, 1972 (foto del 4 novembre 2012)

Forse i grandi «giacimenti culturali» di questo nostro paese sono paradossalmente tali con ogni probabilità perché, oltre e al di fuori delle evidenti grandiosità monumentali e dei riconosciuti maestri storici e contemporanei di ogni campo espressivo, essi presentano intricati grovigli di storie, di situazioni e di figure, attive e interagenti in ogni ambito classificato come locale, che contribuiscono a fecondare come una sorta di humus, mantenendolo vivo, partecipe e produttivo. A riproporre riflessioni di questo tipo mi ha indotto l’occasione di considerare il lavoro di Corrado Fochetti, pittore di provincia per scelta e ammissione, molto prolifico di disegni e dipinti amatissimi e collezionati nella sua zona, ma pressoché sconosciuto fuori da Spilamberto e dintorni” – così scrive Nadia Raimondi, storica dell’arte e curatrice del saggio critico nel catalogo della mostra spilambertese del 2008. Forse non sarebbe male provare a sviluppare un “catalogo” degli artisti “minori” o anche semplicemente meno conosciuti della valle del Panaro (o anche provincia di Modena o dell’Emilia-Romagna). E forse sarebbe d’obbligo provare a realizzare un luogo, una pinacoteca o, meglio, un “museo” degli artisti locali dell’Unione Terre di Castelli (sempre ammesso che questo territorio intenda davvero proporsi unitariamente – innanzitutto ai propri cittadini), in cui presentare le opere, le vite, le interconnessioni o differenziazioni, ecc. Sino ad ora nessuna istituzioni si è posta questo obiettivo, eppure sarebbe di grande importanza perseguirlo. E’ in ogni caso la vitalità di questo tessuto che mantiene aperta la possibilità di avere artisti “emergenti”, ovvero in grado di conquistare una posizione di visibilità nel panorama artistico contemporaneo. Anche se, con ogni probabilità, sono i fenomeni di “matching” tra l’ampio gruppo degli artisti e le istituzioni dell’arte a determinare riconoscibilità e successo.

Due disegni a carboncino di Paolo Salvioli (foto del 4 novembre 2012)

[3] Un’ultima considerazione va riservata al contenitore, questa nuova struttura (ex scuola dell’infanzia di Mulino) provvisoriamente adibita a “Casa della cultura” (l’edificio, in via A.Costa 112, è di proprietà  di un fondo Immobiliare che l’ha concessa all’amministrazione comunale per tre anni) ed assegnata in gestione all’associazione culturale Ponte Alto – Giuseppe Graziosi, già in passato promotrice di eventi culturali di forte interesse (da ultimo una mostra e convegno per i 100 anni della nascita di Pompeo Vecchiati: vedi). Tutto ciò in attesa di completare la realizzazione del “polo culturale” definitivo presso la casa ristrutturata dell’artista savignanese Giuseppe Graziosi (sempre a Mulino, in viale Michelangelo). “Intendiamo organizzare convegni, eventi, mostre, esposizioni e conferenze per mettere in giusta luce il valore di personaggi come Giuseppe Graziosi, Arsenio Crespellani, Pompeo Vecchiati, Evaristo Pancaldi e Gaetano Trenti” – questa la presentazione della mission dell’associazione culturale all’atto della nascita, nel 2006 (vedi). Associazione che oggi si propone di gestire la nuova Casa della cultura di Mulino non solo lungo questa direttrice, ma creando anche occasioni di apprendimento e di produzione artistica e culturale su diversi fronti: arte figurativa, musica, teatro.

La casa ristrutturata di Giuseppe Graziosi a Mulino di Savignano, destinata a far parte, speriamo in un futuro prossimo, del polo della cultura di Savignano (foto del 12 luglio 2009).

Come testimonia questa prima mostra (mostra inaugurale della nuova struttura, peraltro) l’intento è quello di valorizzare innanzitutto il legame con il territorio e con gli artisti locali. Non è certo questo un elemento di novità nell’offerta culturale delle realtà di provincia. La sfida vera, dunque, starebbe nel farlo in modo tale da dare consapevolezza sul sistema dell’arte moderna e contemporanea, ovvero sui percorsi (più o meno coronati da successo) degli artisti locali; sui network locali, nazionali o anche internazionali entro cui si sviluppano le loro carriere artistiche; sulle particolarità del mercato dell’arte locale e così via. Insomma, il tema vero, a mio modo di vedere, è dare “riflessività” all’arte locale. Farne qualcosa di più di un’occasione per suscitare sentimenti ed emozioni (anche se già solo questo è affare tutt’altro che banale). A tutto ciò, poi, si aggiunge il tema di contribuire a produrre “dal basso” le politiche culturali di questo territorio, sollecitando sia un sistematico confronto e coordinamento tra gli enti culturali, sia l’impegno ad addivenire al più presto ad un “piano strategico della cultura” per il territorio dell’Unione Terre di Castelli – per non cadere nella “trappola” di affidarsi solo ai grandi eventi (vedi). Un compito che, a dispetto della sua importanza, è stato sin qui colpevolmente trascurato (vedi).

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3 Responses to Tre artisti locali alla Casa della cultura di Mulino di Savignano: Paolo Salvioli, Corrado Fochetti, Lauro Silvestri

  1. roberto monfredini ha detto:

    Dice Odd Nerdrumm, quello che io ritengo il massimo pittore vivente: io sono l’iceberg e il critico è il titanic, è stato il titanic ad affondare.
    http://www.oddnerdrum.com/frame_odd.htm

  2. giancarlo ha detto:

    Indubbiamente una mostra interessante e stimolanti le tue riflessioni. Da semplice appassionato d’arte mi permetto di fare alcune considerazioni. La prima sul concetto di visibilità dell’artista. L’esempio più interessante è senza alcun dubbio Corrado Fochetti. la sua pittura mi pare abbia sia stata influenzata da alcuni informali degli anni 50/70. sia italiani sia stranieri. Certe cose di Vincenzo Balsamo degli anni 70 ne sono un esempio, altri possono essere Pablo Picasso e Georges Braque nel loro periodo cubista. Ma il punto che tu sollevi non è questo bensì come può essere esportata l’arte o meglio l’artista dalla provincia alla grande ribalta. Indubbiamente il ruolo del gallerista è importante anche se non vitale. Un esempio è van Gogh, il più dilettante dei maestri dell’arte del novecento. Con una seria patologia comportamentale ma un genio assoluto, è riuscito a cambiare la storia dell’arte. Pensiamo ad esempio al disegno famoso dei Mangiatori di patate per comprendere la rottura con l’arte del tempo. Certo aveva come amico Gauguin ma la stima nascevaanche dal valore. Ricordiamo che la forza espressiva delle opere è il punto di partenza. Poi ci sono pittori più o meno valorizzati ma il talento è l’elemento discriminante. Altro esempio padano Antonio Ligabue. In genere i mercanti d’arte riescono a valorizzare un artista ma se non c’è il quid ben presto le operazioni commerciali tendono col tempo ad affievolirsi. penso ad esempio a certi quadri di Cascella un autore molto valorizzato nelle vendite televisive ma inesistente nelle aste. Ecco un altro esempio (anche qui da prendere con le pinze perchè ci sono aste dove acquisti fittizi servono l solo ai mantenere le quotazioni di certi artisti) il giudizio del pubblico di esperti collezionisti e mercanti . Anche qui ci sono aste e aste. Ad esempio quelle internazionali danno maggiori garanzie, Un aspetto che invece mi piace condividere con te è la vicinanza tra territorio e movimento artistico, queste case della cultura come anche il palcoscenico degli amici dell’arte a Vignola rappresentano quella ribalta aperta a tutti per far comprendere il senso artistico di una popolazione
    Ritengo poi che vi sia un altro strumento per valorizzare la cultura di una città ossia esporre le opere del collezionismo privato per rendere da unlato fruibile un patrimonio che esiste e dall’altro vedere il livello culturale. In questo penso che si debbano impegnare maggiormente le istituzioni, ad esempio i comuni e le fondazioni. Certo che queste operazioni hanno un senso se c’è un fronte comune ovvero se nonvengono condotte dai singoli comuni ma , ad esempio nel nostro caso dall’UTC.
    Un rimprovero mi viene di farlo agli assessori alla cultura dei nostri comuni. L’unico artista contemporaneo e locale che ha esposto alla biennale è di Savignano: GIOVANNI MANFREDINI . nessuna istituzione lo ha citato, peccato per l’occasione persa . anche questo è un modo per valorizzare la ricerca culturale di un territorio.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Giancarlo, in campo artistico io sono ancora più “dilettante” di te, ma su alcune questioni la discussione mi appassiona. Tu dici che il “talento è l’elemento discriminante” per portare un artista alla ribalta. Nella pigura figurativa, quando si trattava di “riprodurre” la realtà, era evidente in cosa consisteva il talento. Con l’arte contemporanea, però, la faccenda è divenuta terribilmente più complicata. Attribuire il successo al “talento” è divenuto una sorta di tautologia, visto che il talento trova come indicatore migliore il successo. Ecco il tema è questo. Certo, accanto alla tecnica esecutiva conta anche (o soprattutto?) la capacità concettuale di “dischiudere” nuovi mondi, nuovi modi di vedere o percepire le cose … Ma nella complessità e articolazione delle proposte artistiche ho l’impressione che, al fine della “visibilità” e del “successo”, il ruolo delle istituzioni (musei, critica, riviste d’arte, gallerie, aste, ecc.) svolga un ruolo non secondario. Comprendere l’arte contemporanea, saper rispondere alla domanda posta da Angela Vettese: “ma questo è un quadro?”, od a quella di Francesco Bonami: “Lo potevo fare anch’io”, significa saper spiegare perché certi “oggetti” sono riconosciuti come opere d’arte di valore ed altri no. Un tema, per la verità, su cui si era già esibito Marcel Duchamp nel 1917 con il famoso orinatoio firmato.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Duchamp
    Talento? Insomma, un concetto come minimo da precisare. Ma per questa discussione conviene affidarsi a qualche bel libro. Comunque, è una riflessione che mi ha stimolato il vedere alcune delle opere di Corrado Fochetti esposte a Mulino di Savignano. Forse una sua maggiore partecipazioni alle “istituzioni” dell’arte contemporanea ne avrebbe cambiato, almeno un po’, la carriera artistica.
    L’altro tema da mettere a fuoco è se sull’arte moderna e contemporanea e sugli artisti sorti in questo territorio le istituzioni locali sono in grado di sviluppare un “progetto culturale” degno di questo nome. Sino ad ora non è stato così. Lo evidenzia, nella tristezza del declino, la parabola del Museo dell’Assurdo – MUSA di Castelvetro:
    https://amarevignola.wordpress.com/2012/09/07/cosa-ci-facciamo-con-questi-musei-ancora-sul-musa-c/
    Lo evidenzia l’assenza di un luogo, una pinacoteca od un museo, dedicato agli artisti locali: da Giuseppe Graziosi a Giovanni Manfredini che tu citi. Ma non sarebbe neppure sufficiente predisporre un luogo – se davvero si vuole fare un’operazione di qualità. Perché il tema vero dovrebbe essere quello di “rappresentare” in che cosa ciascun artista è radicato sul territorio ed in che cosa, invece, non lo è. Quello di ricostruire la rete di relazioni che fanno da sfondo, da supporto o da ostacolo allo sviluppo artistico di ciascuno di loro. E quante di queste relazioni sono giocate localmente e quante, invece, in ambito nazionale od internazionale. Insomma, non si tratterebbe solo di “presentare” gli artisti locali, ma anche far vedere come nasce un artista e quanto, nel bene o nel male, il luogo in cui è nato e vissuto contribuisce alla sua carriera. Comunque, mi rendo conto che si tratta di pensieri ancora grossolani. Mi piacerebbe vedere un lavoro per mettere meglio a fuoco queste tematiche, ovvero per costruire un vero progetto culturale per questo territorio (partecipato, come deve necessariamente essere – è ovvio). Ma vedo che nessuno se ne dà pena. E se si pensa ad una rete dei musei locali è solo per apporre loro un logo (il “museo diffuso”). Mi sembra che voliamo davvero basso. Anzi, forse non voliamo affatto.

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